sabato 27 agosto 2011

Recensione: "Hunger Games" di Suzanne Collins

Dopo una lunga attesa, ecco che arriva la recensione di Hunger Games.
Ho dovuto procastinare più volte la lettura perchè ero piena di arretrati più urgenti e inoltre, essendo stata in vacanza una settimana, ho dovuto limitare la mia scorta di libri... Ma tutto è bene quel che finsce bene.
Spero solo che l'Immenso Ordine dei Bibliotecari mi perdoni per la consegna con ben 20 giorni di ritardo. Chiedo umilmente venia.


TITOLO: Hunger Games
AUTORE: Suzanne Collins
EDITORE: Mondadori
PREZZO: €17.00


TRAMA:
Quando Katniss urla "Mi offro volontaria, mi offro volontaria come tributo!" sa di aver appena firmato la sua condanna a morte. È il giorno dell'estrazione dei partecipanti agli Hunger Games, un reality show organizzato ogni anno da Capitol City con una sola regola: uccidi o muori. Ognuno dei Distretti deve sorteggiare un ragazzo e una ragazza tra i 12 e i 18 anni che verrà gettato nell'Arena a combattere fino alla morte. Ne sopravvive uno solo, il più bravo, il più forte, ma anche quello che si conquista il pubblico, gli sponsor, l'audience. Katniss appartiene al Distretto 12, quello dei minatori, quello che gli Hunger Games li ha vinti solo due volte in 73 edizioni, e sa di aver poche possibilità di farcela. Ma si è offerta al posto di sua sorella minore e farà di tutto per tornare da lei. Da quando è nata ha lottato per vivere e lo farà anche questa volta. Nella sua squadra c'è anche Peeta, un ragazzo gentile che però non ha la stoffa per farcela. Lui è determinato a mantenere integri i propri sentimenti e dichiara davanti alle telecamere di essere innamorato di Katniss. Ma negli Hunger Games non esistono gli amici, non esistono gli affetti, non c'è spazio per l'amore. Bisogna saper scegliere e, soprattutto, per vincere bisogna saper perdere, rinunciare a tutto ciò che ti rende Uomo.

GIUDIZIO:
 




RECENSIONE:
Mi sono avvicinata alla lettura di questo libro con aspettative piuttosto alte (viste le recensioni strepitose trovate in rete) e devo dire che non mi ha delusa. 
La prima cosa che ho pensato leggendolo è stata: "Finalmente un'avventura degna di questo nome".
Fin dal principio si intuisce che questo è uno young adult molto diverso dalla media (o almeno dalla media di questi anni); è un racconto ricco di azione, disperazione e, a volte, crudeltà. L'ambientazione è diversa, cruda...scordatevi i licei e le piccole cittadine di proviancia americane.
Anche la protagonista differisce piacevolmente dalla norma. E' pragmatica, furba, interessante e soprattutto per nulla interessata ad una relazione. Quindi dimenticatevi di trovare una storia d'amore (almeno in parte). Tutto quello che Katniss vuole è salvare prima sua sorella, poi se stessa. Punto. 
La storia è narrata in maniera coinvolegente e verosimile (per quanto possibile, ovvio), non si fa nessuna fatica a calarsi in quel mondo immaginario e non si può che ammirare la grande maestria di Katniss nell'arte della sopravvivenza. Il fatto poi che ci sia qualche accenno al romanticismo è solo una sfaccettatura della storia, che quindi non ruota intorno a questo punto. (Da qui occhio allo spoiler) Non si capisce bene se ed a che punto la protagonista inizi a provare dei sentimenti per il compagno Peeta, e comunque l'amore (almeno per grandissima parte della storia) è solo un modo come un altro per riuscire a sopravvivere. 
Beh, inutile continuare oltre. L'ho trovato interessante e coinvolgente tanto che, dopo una prima pausa forzata, l'ho finito tutto d'un fiato. E non vedo l'ora di vedere come va avanti.
Katniss e Peeta si metteranno insieme? Non importa. La vera domanda è: riusciranno a sopravvivere?

Quattro stelline senza esitazione.

CITAZIONE:
«Che i settantaquattresimi Hunger Games abbiano inizio, Cato. 
Che comincino per davvero.»

Estrapolata così dal contesto probabilmente per molti questa frase non avrà senso, ma leggendola dopo gli avvenimenti che hanno portato alla sua pronuncia, vi assicuro che dà una tale sensazione di trionfo e cinismo che ti fa sentire un tuttuno con la protagonista. O almeno così è stato per me.

A presto, 
Serena

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