venerdì 21 ottobre 2011

Recensione: "La ragazza di fuoco" di Suzanne Collins


TITOLO: La ragazza di fuoco
AUTORE: Suzanne Collins
EDITORE: Mondadori
PREZZO: € 17.00


TRAMA: 
Non puoi rifiutarti di partecipare agli Hunger Games. Una volta scelto, il tuo destino è scritto. Dovrai lottare fino all'ultimo, persino uccidere per farcela. Katniss ha vinto. Ma è davvero salva? Dopo la settantaquattresima edizione degli Hunger Games, l'implacabile reality show che si svolge a Panem ogni anno, lei e Peeta sono, miracolosamente, ancora vivi. Katniss dovrebbe sentirsi sollevata, perfino felice. Dopotutto, è riuscita a tornare dalla sua famiglia e dall'amico di sempre, Gale. Invece nulla va come Katniss vorrebbe. Gale è freddo e la tiene a distanza. Peeta le volta le spalle. E in giro si mormora di una rivolta contro Ca-pitol City, che Katniss e Peeta potrebbero avere contribuito a fomentare. La ragazza di fuoco è sconvolta: ha acceso una sommossa. Ora ha paura di non riuscire a spegnerla. E forse non vuole neppure farlo. Mentre si avvicina il momento in cui lei e Peeta dovranno passare da un distretto all'altro per il crudele Tour della Vittoria, la posta in gioco si fa sempre più alta. Se non riusciranno a dimostrare di essere perdutamente innamorati l'uno dell'altra, Katniss e Peeta rischiano di pagare con la vita...

GIUDIZIO: 
 



RECENSIONE:
[Attenzione allo spoiler!]
Nel leggere e recensire questo libro mi è venuto naturale suddividere il giudizio in due sezioni distinte.
Inizialmente ho trovato che la partenza fosse un po' zoppicante: la linea degli eventi faticava ad ingranare lasciaNdomi il più delle volte indifferente o annoiata. Pian piano poi (un po' come un diesel) il tutto comincia lentamente a carburare e ad interessare maggiormente. Sarà l'astinenza dall'adrenalina che ha caratterizzato il volume precendente, sarà il pessimismo dilagante, ma fino ad una buona metà della 'Parte Seconda' (suddivisione interna) il libro mi è sembrato un po' sottotono. E' stato una sorta di climax di sensazioni negative (sfiducia, oppressione, rabbia, disperazione...) che l'autrice ha ben rappresentato riuscendo infine ad avvincere il lettore (anche se quando ho letto della 75^ edizione ho rischiato di lanciare il libro fuori dal finestrino del treno per la frustrazione). Ad ogni modo, quando si ritoRna a respirare aria di Hunger Games, dopo un iniziale scoramento, il tutto riprende ritmo come ai vecchi tempi. Da un certo punto di vista mi sembra che questo rispecchi un po' anche la mentalità della protagonista, Katniss: è una ragazza che dà il meglio di sè in azione, pensare nei momenti di quiete non è esattamente il suo forte. E così, quando finalmente Katniss smette di arrovellarsi inutilmente il cervello e si trova di fronte alla necessità di combattere per la sopravvivenza, lo stile torna coinvolgente ed adrenalinico. 
Locandina del film
Sul finale del libro non so come esprimermi. Da un lato lo scoppio della ribellione e il salvataggio in extremis possono risultare perfettamente coerenti con lo svolgimento fino a quel punto e anche positivi; dall'altro però il senso di instabilità e tradimento di Katniss per essere stata tenuta all'oscuro e usata costituiscono un brutto colpo da digerire. Comunque si rivela essere un finale efficace che fa desiderare di continuare la lettura.
Ancora una volta la storia d'amore risulta un elemento del tutto secondario (e quasi fastidioso in certi puti). Il dibattersi di Katniss tra le due scelte, o il suo evitarlo, non è stato nè coinvolgente nè particolarmente rilevante dato che in realtà, di scelte non ne ha mai avute. E più che altro, anche quando prende una decisione, l'impotenza causata da tutta la grande macchinazione degli Hunger Games e la confusione sentimentale che deriva dal ritorno nell'arena fanno sì che lo scenario rimanga comunque parecchio incerto.
Tre stelline per un libro piacevole ma un po' sotto le aspettative.


Per chi fosse interessato alle notizie sul film (in uscita nel 2012), ecco i link ai post precedentemente pubblicati:
e qualche notizia dal blog ScreenWeek 

A presto, 
Serena

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