mercoledì 22 agosto 2012

Recensione: "Alex" di Pierre Lemaitre



TITOLO: Alex
AUTORE: Pierre Lemaitre
EDITORE: Mondadori
PREZZO: € 17.90

TRAMA:
Mentre cammina per le strade di Parigi, Alex, una giovane donna di trent'anni, viene seguita da uno sconosciuto che, dopo averla aggredita e picchiata selvaggiamente, la carica su un anonimo furgone bianco facendo perdere le sue tracce. Portata in un magazzino abbandonato, la ragazza viene rinchiusa in una gabbia di legno appesa a due metri da terra. Per lei non c'è via d'uscita: non sa dove si trova, né cosa voglia quell'uomo che non le rivolge mai la parola. I giorni passano tra mille sofferenze. Piegata dentro quella gabbia che non le permette il minimo movimento, in quel luogo umido e buio, Alex sente che il suo destino è segnato e che nessuno verrà a soccorrerla. Ha una sola certezza: il suo rapitore vuole vederla morire. C'è però un testimone che ha assistito al rapimento, e grazie alla sua segnalazione il comandante di polizia Camille Verhoeven, un uomo fuori dal comune, con un tragico trascorso personale e modi formidabili, inizia a indagare sulla vicenda. Chi è il sequestratore? Perché ha architettato tutto questo? E, soprattutto, chi è davvero Alex? Quando l'aguzzino viene finalmente identificato e la polizia fa irruzione nel luogo del sequestro, la gabbia è vuota. La ragazza si è volatilizzata...

RECENSIONE:
(spoiler)
La recensione di questo romanzo può essere suddivisa in tre parti, così come è segmentato il libro stesso.
Nella prima parte seguiamo Alex, giovane donna che appare attraente e sicura di sé anche se, dai suoi pensieri, è evidente come queste caratteristiche nascondano un passato di insicurezze e difficoltà.
Alex ama cambiare aspetto (adora le parrucche) ed essere guardata, ma proprio uno dei tanti uomini che per strada le rivolgevano sguardi insistenti diventerà il suo peggiore incubo.
Senza nemmeno il tempo di reagire Alex viene pestata a sangue, rapita, torturata e rinchiusa in una gabbia minuscola. Ma la violenza feroce dimostrata da quest’uomo non è nulla rispetto alle sue intenzioni: vuole osservare Alex mentre muore di stenti e divorata dai ratti.
Alex è disperata, non capisce e preferirebbe morire piuttosto che subire tutto questo, tuttavia riesce a trovare una forza e una lucidità inaspettate che le consentono, alla fine, di fuggire.
Parallelamente seguiamo le vicende del comandante Camille Verhœven, poliziotto dal passato tragico che si trova coinvolto suo malgrado nelle indagini sulla scomparsa di Alex. Questo caso sembra avere troppo in comune con le dolorose vicende che, anni prima, hanno portato alla morte dell’amata moglie, tuttavia a Camille non resta che portare il caso fino in fondo. Un caso che non sembra avere senso… tranne la testimonianza di un uomo che ha assistito al rapimento, non sembra possibile trovare tracce del rapitore o dell’identità della vittima. Verhœven e il suo team, indagano, scavano nel passato e il fiuto di Camille gli suggerisce che c’è qualcos’altro dietro all’identità della misteriosa vittima… fino a quando le indagini arrivano ad una svolta: il luogo del sequestro viene trovato, ma di Alex non c’è più nessuna traccia.

E’ a questo punto che il mio scarso interesse nella trama ha cominciato a diventare ostilità dichiarata.
Fino ad allora a spingermi a leggere il libro non era tanto la parte ‘poliziesca’, con le indagini e le vicende per commissario, ma piuttosto il mistero del rapitore e l’interesse nello scoprire come Alex si sarebbe salvata. Come ho già scritto, però, con il procedere delle indagini il commissario fa delle scoperte inquietanti. Non si riescono a trovare tracce sull’identità della vittima ma, indagando sul rapitore si scopre che i motivi per questa vendetta sono personali: la vittima, a quanto pare, ha ucciso il figlio del suo aguzzino. E non in un modo banale: lo ha stordito a badilate e poi gli ha versato mezzo litro di acido concentrato in gola. Indagando inoltre si trovano tracce anche di altre vittime uccise con lo stesso modus operandi. La vittima del rapimento quindi è un’assassina.

Dal momento in cui Alex si libera (seconda parte), l’approfondimento psicologico (guidato dal suo flusso di pensieri e dai suoi ragionamenti) diventa maggiore, e inquietante. Che Alex abbia una mente fredda e malata diventa sempre più evidente perché, ora che non è più attanagliata da terrore e desiderio di sopravvivenza, le sue priorità diventano altre: la fuga e l’omicidio.
La protagonista per la quale fino a quel momento si è provata compassione e interesse, ora diventa il centro di sentimento molto negativi, come il disgusto e la repulsione. Credetemi, non è un cosa piacevole. Tutto l’investimento emotivo fatto fino a quel punto va a gambe all’aria, annichilito di fronte alla realtà dei fatti: Alex è un’assassina malata. Inizialmente non si capisce che cosa la spinga a uccidere, come scelga le vittime e il perché di quella barbarie con l’acido.
Anche dall’altro punto di vista le cose cambiano: quella che era nata come una missione di salvataggio diventa una caccia all’uomo (alla donna). Soltanto che il caso rimane sempre più enigmatico e contorto; non si hanno indizi sulla vera identità dell’assassina e il numero di vittime continua a crescere. Eh sì, perché ora che è libera Alex non si fa fermare da nulla e, appena rimessa in forze, ricomincia a mietere vittime, senza apparente schema logico. Inutile dire che il disgusto per questa protagonista cresce di pari passo.
Ma non è finita. Ora che si sente braccata sempre più da vicino, Alex decide di fuggire all’estero ma, poco prima della partenza, inaspettatamente assume barbiturici e alcool e si suicida in maniera violenta e brutale.

Arriviamo dunque alla terza parte. La polizia si ritrova le tra le mani il corpo di questa donna, l’assassina, ma nonostante tutto le indagini continuano. Perché quegli omicidi? Possibile che ci fosse qualcosa di più? Il commissario Verhœven scava nel passato di Alex (adesso finalmente conosce il suo vero nome) e le sue scoperte sono a dir poco raccapriccianti. Alex non sceglieva le vittime a caso, ma seguiva uno schema. E aveva un movente.
Sin dall’età di 10 anni subiva gli abusi sessuali del fratellastro di 7 anni più grande che la ‘vendeva’ anche ai conoscenti ed era arrivato a sfregiarle i genitali con l’acido. Ecco perché la barbarie dell’acido. Una volta cresciuta Alex aveva rintracciato tutti i suoi vecchi violentatori e li aveva uccisi uno per uno. Ancora una volta i sentimenti del lettore vengono strattonati in una direzione completamente diversa. Alex ritorna ad essere una vittima da compatire e le rivelazioni agghiaccianti concentrano l’odio su un nuovo personaggio: il fratellastro. Essere meschino e disgustoso, che non dimostra nessun rimorso e anzi prova un certo compiacimento per l’astuzia che ha dimostrato nel non farsi incriminare. Fino ad ora. Il comandante non si accontenta di metà della storia. Dopo sfiancanti interrogatori e ricostruzioni sempre più agghiaccianti, riesce a incriminare il fratello di Alex per l’omicidio: le modalità del suicidio sono troppo violente e nella stanza dove è stato ritrovato il corpo sono presenti tracce della presenza dell’uomo. 
Quando ormai tutto sembra chiarito, il fratello di Alex, prima di essere arrestato,  lancia un’ultima accusa: è stata lei. E’ stata Alex a suicidarsi e ad inscenare un omicidio per incastrarlo.
A tutti appare un’idea ridicola, ma sarà poi così? Alex era lucida. Alex era spietata. E Alex voleva vendetta.
Rileggendo il capitolo del suicidio molte cose appaiono chiare, molte atre invece rimangono ancora dei dubbi nella mente le lettore.

Quindi tiriamo le somme.
Da una parte abbiamo le vicende di Alex (il rapimento, la fuga, il suicidio) che spingono ad un’altalena emotiva intensa e, francamente, sgradevole.
Dall’altra le vicende del commissario che invece ho trovato essere la parte più noiosa. Lo scrittore vuole coinvolgere emotivamente il lettore anche nella sua storia e nel suo tragico passato, ma io non sono riuscita a interessarmi più di tanto a tutta quella parte.
Non dubito che, oltre al mistero intricato e ai colpi di scena, l’obiettivo dello scrittore fosse appunto quello di strattonare le emozioni del lettore in direzioni inaspettate, e questo gli è riuscito benissimo senza dubbio. Ciò non toglie che per me sia stata un’esperienza tutt’altro che piacevole. Vedere ogni volta  le mie idee e i miei sentimenti sballottati e rivoltati in quel modo mi ha causato frustrazione più che sorpresa.  Quindi, per quanto ben scritto e ideato, mi spiace ma non posso proprio dare un giudizio positivo di questo libro.


2 commenti:

  1. E' un pò macabra come storia, ma mi incuriosisce vedere com'è nonostante la tua recensione (che complimenti è bellissima ^^)

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