martedì 25 settembre 2012

Recensione: "Un giorno questo dolore ti sarà utile" di Peter Cameron

TITOLO: Un giorno questo dolore ti sarà utile
AUTORE: Peter Cameron
EDITORE: Adelphi
PREZZO: € 17.50

TRAMA: 
James ha 18 anni e vive a New York. Finita la scuola, lavoricchia nella galleria d'arte della madre, dove non entra mai nessuno: sarebbe arduo, d'altra parte, suscitare clamore intorno a opere di tendenza come le pattumiere dell'artista giapponese che vuole restare Senza Nome. Per ingannare il tempo, e nella speranza di trovare un'alternativa all'università ("Ho passato tutta la vita con i miei coetanei e non mi piacciono granché"), James cerca in rete una casa nel Midwest dove coltivare in pace le sue attività preferite - la lettura e la solitudine -, ma per sua fortuna gli incauti agenti immobiliari gli riveleranno alcuni allarmanti inconvenienti della vita di provincia. Finché un giorno James entra in una chat di cuori solitari e, sotto falso nome, propone a John, il gestore della galleria che ne è un utente compulsivo, un appuntamento al buio...

RECENSIONE:
La curiosità di leggere questo libro mi è venuta circa sei mesi fa, quando nelle sale è uscito l'omonimo adattamento cinematografico. So bene che non è il modo migliore per avvicinarsi ad un libro, ma da tutte le interviste e presentazioni il film (e di conseguenza anche il libro, pensavo) sembrava interessante, con quell'umorismo un po' cinico e disilluso... e comunque ho rispettato la tradizione, aspettando di leggere il romanzo prima di guardare l'adattamento. 
Come se non bastasse è intervenuto anche mio padre a consigliarmelo, e lui notoriamente conosce piuttosto bene i miei gusti... e diciamo che in un certo senso ci ha preso anche questa volta.
Il mio giudizio per questo libro è scisso in due parti.
La storia è narrata (con diversi salti temporali) dal punto di vista di James Sveck, diciottenne Newyorkse disilluso, ateo e poco incline ad avere a che fare con il prossimo (soprattutto i coetanei). Ha una famiglia strana (anche se non più strana di tante altre) ed uno spiccato disinteresse per la maggior parte delle convenzioni sociali. Vuole evitare l'università, comprare una vecchia casa nell'Ovest e leggere indisturbato tutti i libri che gli interessano. 
Diciamo pure che per la prima metà il libro mi è piaciuto moltissimo. Ero attirata dalla strana mentalità di James, mi piaceva vedere il mondo con i suoi occhi e scoprire piano piano tutte le sie strane fissazioni. Non lo dico tanto per dire: lo trovavo davvero davvero bello e interessante.
Poi hanno cominciato a susseguirsi avvenimenti che non capivo: uno su tutti, quello che io chiamo 'il John-gate' (giusto per evitare troppo spoiler). Ho cominciato sempre più spesso a chiedermi "Ma perché?!".
Poi il libro è finito, io ho girato l'ultima pagina trovando i ringraziamenti dell'autore e vi giuro che sono tornata indietro per vedere se avevo saltato inavvertitamente qualche pagina. Nella mia testa lampeggiavano luminose le parole "E quindi? Ma come è finito?!"
Tanto per sicurezza sono andata da mio padre a chiedere spiegazioni, e lui mi ha risposto candidamente "E' un romanzo di formazione". Ah. E dunque? Io tutta questa crescita e maturazione mica l'ho vista/capita.
Se la prima mia valutazione viaggiava intorno alle 4 stelline, sul finale è precipitata ad un 2 confuso.
Sad.




Come dicevo pocanzi, nel febbraio 2012 è uscito un film tratto dal libro, diretto da Roberto Faenza con Toby Regbo, Peter Gallagher, Deborah Ann Woll, Marcia Gay Harden, Ellen Burstyn Lucy Liu,

Non mi sembra che abbia ricevuto una particolare considerazione, nel bene o nel male, e dopo aver letto il romanzo mi è francamente scappata la voglia di vedere il film. Magari in un fututo più o meno prossimo mi tornerà la scintilla d’entusiasmo necessaria per gettarmi nella visione, ma per il momento non ho proprio voglia di impiegare 98 minuti della mia vita per vedere l’adattamento di un libro che nemmeno mi ha convinta del tutto.
As soon as maybe.






Serena

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