venerdì 26 ottobre 2012

Recensione: "La probabilità statistica dell'amore a prima vista" di Jennifer E. Smith

TITOLO: La probabilità statistica dell'amore a prima vista
AUTORE: Jennifer E. Smith
EDITORE: Sperling&Kupfer
PREZZO: € 16.90

TRAMA:
Poteva andare in mille altri modi. Se non avesse aspettato l'ultimo momento per provarsi il vestito. Se non avesse dimenticato il libro. E se avesse corso un po' più in fretta per raggiungere il gate... Forse sarebbe arrivata in tempo. Hadley non riesce a credere di aver perso il volo che avrebbe dovuto portarla a Londra, al matrimonio di suo padre. Per soli quattro minuti! Che cosa sono quattro minuti? Il tempo di un'interruzione pubblicitaria, di una pausa tra una lezione e l'altra, della cottura di un piatto nel microonde. Eppure è bastato quel piccolo, imprevedibile ritardo per mandare tutto all'aria. E ora eccola lì, costretta ad aspettare il volo successivo, davanti a un check-in deserto, con la valigia in mano e un groppo in gola. Ma, proprio in quel momento, i suoi occhi incontrano quelli di Oliver, il ragazzo più bello che abbia mai visto. Un sorriso, qualche battuta e Hadley scopre di essere seduta accanto a lui in aereo. È timida, ma inspiegabilmente trova naturale confidarsi, come se lo conoscesse da sempre. Gli parla di suo padre, quel padre assente e distante che ora sta per sposare una donna che lei non ha mai avuto il piacere - o il dispiacere - di incontrare. Oliver, invece, è ironico e vagamente misterioso, e per qualche ora riesce a distrarla dai pensieri che le affollano la mente. E a farla innamorare. Quando l'aereo atterra, si scambiano un bacio appassionato subito prima di perdersi nella folla del ritiro bagagli.

RECENSIONE:

Ancora una volta ho atteso e aperto un libro con determinate idee/aspettative e mi sono ritrovata in mano qualcosa di diverso. A ben pensarci però, forse non è il libro a non essere quello che annuncia, ma sono io ad averlo percepito in maniera distorta… Sarà stato il momento sbagliato o sarà che non sono poi una gran romanticona… Ma veniamo ai dettagli.

La storia racconta due giorni particolari della vita di Hadley che, dovendo attraversare l’oceano per partecipare alle seconde nozze del padre a Londra, si precipita in aeroporto… salvo perdere il volo per 4 minuti. Non tutti i mali vengono per nuocere però perché: 1) lei non ha nessuna voglia di partecipare a quel matrimonio 2) sul volo successivo incontra un ragazzo davvero speciale…

Mi sono resa conto pure io di aver scritto un riassunto della trama che strilla teen-love da tutte le sillabe, ma, ribadisco, non è così che l’ho percepito.

Iniziamo dalle premesse: Hadley non vuole assolutamente andare al matrimonio. Non vuole dover affrontare la tortura di vedere il proprio padre ricostruirsi una nuova vita dalla quale si sente esclusa. Soprattutto visto il modo in cui lui è uscito dalla sua.
Ho trovato molto vivida ed efficace la descrizione del dolore e del senso di vuoto provati da Hadley. Sono facilmente riuscita ad immedesimarmi nel suo astio verso il padre e tutto ciò che riguardava la sua nuova vita. Forse le sue reazioni erano un po’ infantili, ma mi azzardo a dire che non erano del tutto ingiustificate.
Il padre è partito per un lungo viaggio di lavoro, per non tornare più. Già questo mi sembra sufficientemente destabilizzante. Posso arrivare a capire il divorzio e il desiderio di ricostruirsi una vita e d'altronde si sa, anche i genitori sono esseri umani, ma è questo il modo di gestire una situazione del genere? Distanza, separazione e divorzio sono davvero pesanti da sopportare, ma in fin dei conti Hadley ha 17 anni. Nonostante questo il padre fa un sacco di scelte sbagliate e la tratta come una bambina di 3 anni: sparisce senza una parola o una spiegazione, torna a prendere le proprie cose di nascosto, ritorna nella sua vita solo durante le vacanze tentando di riallacciare un rapporto… Per me questo è il modo migliore per auto-escludersi dalla vita di qualcuno, soprattutto quando quel qualcuno a 17 anni e nessuno a cui appigliarsi.
Hadley era più che matura per capire ed accettare (in qualche modo, prima o poi) un cambiamento, anche grosso e triste come quello. Se invece sei un vigliacco, quello è tutto un altro paio di maniche.
Come avrete capito, questa parte del racconto e la descrizione dei sentimenti conflittuali della protaginista occupano una parte importante nel libro… ed evidentemente ancora più importante per come l’ho assorbito io.
Dopo tutta la tristezza e la rabbia repressa, risulta molto meno convincente l’improvviso, serafico e portentoso perdono, stile folgorazione sulla via di Damasco. Credo di aver compreso che lo scopo della Smith fosse di farci capire che, dopo aver assistito ad una “separazione” vera, tragica e ineluttabile come quella di Oliver da suo padre, la distanza creatasi tra Hadley e il genitore ne sia stata ridimensionata, tuttavia questo messaggio non è riuscito ad arrivarmi forte e chiaro come il precedente.
Sarà perché forse sono una persona più rancorosa, ma alla fine del libro io ero ancora “arrabbiata” per il comportamento del padre di Hadley e poco incline al perdono.
Vorrei farvi notare la lunghezza della mia recensione fino a qui. E ancora non ho parlato di quella che dovrebbe essere la parte clou del libro: la storia d’amore.
Eh sì, perché la storia d’amore è quasi passata in secondo piano. L’idea in realtà era anche carina e romantica… Sull’aereo che Hadley prende dopo aver perso il proprio volo, incontra Oliver, un ragazzo carino, intelligente, divertente e quasi irresistibile. Con la sua sola compagnia riesce a farle dimenticare per qualche ora i propri problemi e a farle godere il volo come in un atmosfera luccicante e rarefatta… Ma dopo l’atterraggio a Londra tutto diventa un po’ banale. I due si perdono di vista; ognuno ha un impegno sgradevole al quale partecipare (ma ancora non sappiamo molto di Olver), ma H non riesce a levarsi Oliver dalla testa. Ed è proprio durante la mini-fuga dal matrimonio per cercare Oliver che Hadley riceve l’illuminazione e capisce che infondo, il rapporto con il padre è recuperabile. A questo punto però cliché, frasi fatte e situazioni banali mi danno il colpo di grazia. Soprattutto alla fine, con quel ballo...mah. Capisco che i cliché siano diventati tali per un motivo, ma ancora non riesco ad apprezzarli, soprattutto quando devono tenere su una storia d’amore che invece dovrebbe da sola reggere tutto il resto del libro.
Il libro è decollato bene, ma si è esaurito in qualcosa di poco convincente, poco originale e con troppo poca serendipità. E qui avrebbero potuto mettercene a ragione le quintalate.

In definitiva, come avrete capito, ho percepito questo romanzo più come un romanzo di crescita (di Hadley) che una storia d’amore. E sono abbastanza certa che non fosse quello lo scopo.

Ribadisco ancora una volta: sono sempre più convinta che la fregatura sia stata nel mio modo di pormi alla lettura, ma ciò non toglie che non sia riuscita a godermi il libro come dovuto.


A presto, 
Serena

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