mercoledì 14 novembre 2012

Recensione "007 - Skyfall"


A 50 anni dall’inizio della saga cinematografica di James Bond è uscito nelle sale il 23° capitolo della serie: “007 – Skyfall”, interpretato dal prestante Daniel Craig, dall’ormai iconica Judi Dench e dai neofiti (bondiani) Ralph Fiennes e Javier Bardem
Alla regia questa volta troviamo Sam Mendes, regista premio oscar per “American Beauty” e anche lui neofita dei film d’azione ad alto budget.



Io ho sempre avuto un debole (cinematografico) per James Bond e per (quasi) tutti i film della serie, ma nonostante questo, non sono mai andata al cinema a vederne uno. Questa volta però, presa da un’improvvisa ispirazione mistica, mi sono attrezzata e nel giro di poche ore ho organizzato la serata cinema trascinandomi dietro una riluttante amica.

Come al solito, la mia recensione sarà assolutamente poco professionale e intrisa di eventuali battutacce evitabili, riferimenti oscuri e slanci d’entusiasmo spesso immotivati. Ma ormai mi conoscete.

Se mi avessero chiesto un commento all'uscita della sala, questo sarebbe stato:
Figata.
Questo film mi è piaciuto dall'inizio alla fine e non sono bastate tutte le numerose critiche della sovra citata amica (…profana…) per farmi cambiare idea.
Già quando un film comincia con una sequenza d’apertura del calibro di quella di "Skyfall", va incontro alla mia approvazioni incondizionata. Inseguimenti, esplosioni, botte inimmaginabili  per giunta sul tetto di un treno, e utilizzo improprio di una scavatrice. Bond viene ferito da un proiettile, salta in una carrozza del treno (precedentemente sventrata con la famosa scavatrice) e si aggiusta i polsini della camicia. E io sulla mia poltroncina gli giuro amore eterno.
Oltre all'adrenalina a fiumi, in questo ‘prologo’ sono presenti anche diversi riferimenti pubblicitari piuttosto espliciti… ma se sono serviti a finanziare scene come quella, ben vengano.

IqueUIque
Conclusosi il rush adrenalinico iniziale, il film rallenta e si prende i suoi tempi per farci capire le premesse di partenza e un paio di cosette sullo stato mentale di Bond, che sono sempre importati (e questo lo capisce anche un’irriducibile come me).

Senza stare tanto lì a raccontarvi i dettagli della trama, possiamo notare un paio di cose.
Prima di tutto il cambio di prospettiva relativo all'idea di ‘minaccia’. Questa volta Bond non deve più combattere i cattivissimi Russi o l’ennesimo piano strampalato della Spectre, ma la minaccia viene da dentro: sia per quanto riguarda il cattivo più ‘tradizionale’ (Javier Bardem, sì dopo parleremo anche di lui) che per  la mancanza di appoggio e di fiducia dello stesso governo britannico. E quando anche ad M manca il terreno sotto ai piedi, è davvero il caso che Bond intervenga con i suoi modi poco ortodossi. Poco ortodossi forse sì, ma assolutamente tradizionali.
Il secondo punto che volevo evidenziare è proprio relativo a questo aspetto. Se da un lato la minaccia, l’ambientazione e lo stesso Bond hanno subito una decisa rimodernata, dall'altro abbiamo anche un palpabile ritorno (nostalgico) al passato, soprattutto nella seconda parte del film, con battutine, riferimenti ed autocitazioni  che hanno mandato un’appassionata come me in brodo di giuggiole.


Il villain del film, come accennato prima, è il cattivissimo e decisamente toccato Silva (Javier Bardem) che in un misto di sindrome di abbandono, complesso di Edipo, stress post-traumatico (a dir poco) e tradizionale follia, punta a distruggere l’MI6 e soprattutto M.
Forse qualcuno potrebbe trovarlo un tantino sopra le righe, ma alla fine io non ho avuto molto da ridire: basta guardare le cose dalla giusta prospettiva (è pazzo perdinci, teniamone conto). Senza dubbio complimenti a Bardem che è riuscito a ribaltare completamente immagine rispetto ai suoi precedenti personaggi. Eh beh…

Judi Dench è sempre eccelsa: è tosta, pragmatica, stronza quel tanto che basta e fa faille negli scontri verbali con Bond. È M.

Forza, parliamo delle Bond-girl e leviamoci il pensiero. Come da tradizione sono due: la tradizionale 'bellissima ed ambigua' (e di breve durata) Sévérine (Bérénice Marlohe), e l’altrettanto bella alleata, paradossalmente più pericolosa, agente Eve (Naomie Harris) (se pensate che una donna al volante sia pericolosa, non avete idea dei danni che riesce a fare lei con un pistola). A tal proposito, siparietto finale con sorpresa dedicato ai fan, e via andare.

E ora veniamo al protagonista.
Daniel Craig ormai è entrato perfettamente nel ruolo di Bond.
Questo nuovo Bond è più moderno, un po’ tamarro direbbe qualcuno, ma coerente con il tempo odierno. Mena, incassa, fa la sua figura senza camicia (e noi non disdegniamo mai) e fa la faccia truce da dio. E a me va benissimo così.
E dire che prima di "Casino Royale" ero la prima a dubitare della scelta di Daniel Craig. Ora  mi rimangio senza vergogna tutte le critiche.

Insomma, mettetela come volete, ma questa è una delle pochissime serie cinematografiche in grado di cambiare interprete protagonista quasi senza risentirne. Per diletto ognuno può decidere quale è il suo Bond preferito e fare la classifica di gradimento, ma è innegabile che ognuno degli interpreti abbia portato un tocco personale al personaggio che lo ha reso diverso e distinguibile dagli altri Bond. La cosa poi può non essere apprezzata, ma quella è una questione di gusti. Per quel che mi riguarda, ancora adesso stento a capacitarmi della scelta di Timothy Dalton e di quell'altro farloccone australiano George Lazenby, ma per il resto non ho  nulla da eccepire. Quindi basta sentirmi dire ‘Eh, ma questo non assomiglia per nulla al’originale, Sean Connery era diverso’. Ognuno ha le sue preferenze, ma i paragoni alla fine lasciano un po’ il tempo che trovano: era inimmaginabile pensare di cambiare 6 attori, e pretendere che tutti scimmiottassero Sean Connery. Lui è fantastico, un’icona, ma è Sean Connery. Punto.

Trailer italiano



A mio dire questo film è stato anche meglio di 'Casino Royale' (già molto bello, secondo molti migliore) e sedici volte più bello del dimenticabilissimo 'Quantum of Solace'.

Ho sentito in giro polemiche per una fantomatica ‘scena omosessuale’, e quando ho visto lo spezzone incriminato non sono riuscita ad evitare una poderosa manata sulla fronte pensando all'idiozia di certa gente. Scena omosessuale? Ma per favore….

Sono uscita dal cinema contenta come con mi capitava da mesi, finally.

Stavo per dare 4.5, poi mi sono ricordata, dell’Aston Martin DB5. Epica.




Serena 

2 commenti:

  1. Io, invece, al contrario tuo, non sono affatto un fan della saga cinematografica. Il genere mi ha sempre annoiato un po', mea culpa :)
    Però questo Sky Fall è favoloso. Un'ottima regia, uno spettacolare villain, scenografie da urlo e interpreti convincenti e in parte. Su tutti, Javier Bardem, la straordinaria Judy Dench (pietra miliale della serie!) e Daniel Craig, sempre più convincente in ogni film.
    Non mi hanno convinto le Bond Girls, che, bellissime entrambe, hanno ruoli un po' marginali. Costituiscono un "bel contorno", comunque! Ottima recensione :)

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    1. Innanzitutto ti ringrazio per il complimento. Questa recensione l'ho scritta con cuore e convinzione e mi fa piacere che ti sia piaciuta. Ma soprattutto mi fa piacere che questo film sia stato apprezzato anche da chi, come te, non ama particolarmente il genere. Vuol dire che il film è davvero riuscito.
      A presto!

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