lunedì 3 dicembre 2012

"Fringe" ... rincorsa per il gran finale

Fringe. Cosa dire di questo telefilm che non sia già stato detto del "Mosè" di Michelangelo?
No, va beh, frasi introduttive a parte, non esito sin da ora a dichiarare che che questo è uno dei miei telefilm preferiti di sempre


E dire che all'inizio non lo volevo nemmeno vedere. Però, dopo la terza persona che me lo consigliava, sono capitolata (sapete come si dice: una coincidenza è il caso, due sono un indizio, ma tre sono una prova...).
Quando ho cominciato, è stato subito colpo di fulmine: ho divorato a suon di maratone la prima e la seconda stagione. Come già accennato qualche post fa, però, la nostra storia d'amore è sempre stata un po' osteggiata. Sarà perché in media seguo dodici serie per volta, sarà perché la mia memoria da una settimana all'altra fa schifo (e in Fringe i dettagli contano), sarà perché, sai com'è, dovrei anche trovare il tempo di studiare, ma alla fine continuo a fare on/off : sei mesi non lo guardo, poi super-maratone. 
So che era già chiaro prima, ma trovo davvero che questo sia un gran serial. 
Partito inizialmente sullo stile procedural sci-fi (con casi settimanali spesso sconnessi), è poi riuscito a combinare l'evolversi di complessi e profondi rapporti umani con trame mozzafiato e ambientazioni visionarie. 
Non che non abbia anche lui i suoi problemucci (punti morti, linee narrative buttate lì e poi lasciate a penzoloni...), ma sono sempre stati pochi e dimenticati la settimana successiva.
Di certo questa serie non è stata premiata negli ascolti, infatti a partire dalla terza stagione (nonostante fosse spettacolare), complice anche il posizionamento sfigato nel palinsesto, lo share ha cominciato a diminuire, portando ad una quarta stagione scarsa (ma solo in termini di ascolti) e alla più-che-probabile cancellazione nel 2012. Per fortuna, con un colpo di scena come solo quelli di Fringe sanno fare, i produttori e i dirigenti Warner/Fox, si sono messi d'accordo per per girare un'ultima stagione conclusiva in versione ridotta (13 episodi). Questo ovviamente non ha impedito agli sceneggiatori di darci il consueto 'schiaffo in faccia' a suon di radicali stravolgimenti di scena già nell'episodio 5x01 (in realtà 4x19).
Fringe non solo ti 'schiaffeggia' con un cliffhanger vertiginoso ad ogni season finale, ma si è specializzato nel beffarsi dello spettatore con ripetuti colpi di scena ad ogni inizio-metà-fine stagione.
Questo show è stato in grado di buttarci lì come niente fosse attori fenomenali in grado di interpretare due o tre versioni dello stesso individuo (che sono sempre lo stesso personaggio-ma non proprio) con un milione di sfumature a seconda dell'universo o della linea temporale considerati. Senza contare che è riuscita a farmi apprezzare uno degli attori di Dawson's Creek, e questo è un merito tutto da considerare.  
Dalla prima stagione di Fringe abbiamo capito che 1) senza gli esperimenti svolti da Walter e Bell 30 anni prima e le dubbie conoscenze di Peter, Boston sarebbe invasa da shapeshifer, killer psicopatici e porcospini umani giganti; 2) non importa quante leggi della fisica vengano opportunamente sminchiate (termine tecnico, of course) ad ogni episodio: c'è un'inviolabile legge non scritta per cui ogni versione di ogni universo parallelo di Olivia Dunham finirà con l'innamorarsi dell'unico Peter Bishop disponibile.
Dalla seconda serie abbiamo imparato che "c'è n'è più di uno di qualunque cosa" e che "due cose non possono occupare lo stesso spazio"; dalla terza e dalla quarta invece abbiamo compreso che l'appartenenza (che sia ad un luogo o ad una persona) è tutt'altro che scontata, ma che una volta stabilito il luogo e le persone a cui appartieni, non c'è universo parallelo, macchina della distruzione, cancellazione esistenziale o salto temporale che possano separartene.
E alla fine non importa quanti errori di continuità, quanti filler o quante puntate a vuoto e buoniste mi abbiamo propinato: Fringe è e resterà una delle serie migliori che abbi visto. Punto.

Serena

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