domenica 29 luglio 2012

Cinema&Comics: Spiderman

E’ di nuovo domenica ed è (dopo una lunga pausa) di nuovo tempo di postare la rubrica Cinema&Comics. 
Il supereroe di oggi è colui che considero (a ragione o a torto) l’antesignano della rinascita dei Comics al cinema: Spider Man. Forse non sarà stato il primo fumetto ad essere portato sul grande schermo, ma senz’altro è stato il primo ad avere un successo planetario e a scatenare un fenomeno di massa. E chi lo avrebbe mai detto?

Iniziamo con la storia a fumetti:

Ho qui di seguito riportato uno stralcio della Wiki-pagina dedicata all'Uomo Ragno (anche se credo che ormai anche i sassi conoscano la storia di Peter Parker...)


Da Wikipedia:
Peter Parker, il protagonista del fumetto di Lee-Ditko, era uno scolaro attento e studioso, ma anche timido ed impacciato. Preso in giro dai compagni, e in particolare dal bullo Flash Thompson e dalla fidanzata Liz Allan, vide la sua vita cambiare il giorno di una visita ad una conferenza scientifica. Durante una dimostrazione sull'energia nucleare e la radioattività, un ragno venne investito dalle radiazioni; fortemente traumatizzato, il ragno cadde sulla mano di Peter, mordendolo prima di morire. Pian piano Peter iniziò ad accorgersi di possedere alcuni fantastici poteri, passatigli dal ragno radioattivo: agilità e forza proporzionali a quelle dell'aracnide, capacità di aderire alle pareti, un "senso di ragno" che lo rendeva capace di percepire anticipatamente eventuali minacce. Per mettere alla prova le sue nuove capacità, Peter si propose di affrontare il wrestler Crusher Hogan, che in quel periodo aveva indetto una sfida nei confronti di chiunque avesse voluto provare a batterlo. Portando una maschera sulla faccia, in modo che nessuno lo potesse riconoscere, Peter riuscì a sconfiggere Crusher Hogan ed a vincere il premio in denaro messo in palio. Notato da un produttore cinematografico Peter venne quindi lanciato nel mondo dello spettacolo con lo pseudonimo di Uomo Ragno, un costume creato da lui ed un fluido di sua invenzione simile ad una ragnatela.
Peter, sfruttando la sua improvvisa popolarità, voleva riuscire a guadagnare abbastanza soldi per poter aiutare economicamente gli zii. Una sera, all'uscita dalla sua ultima esibizione, Peter si rifiutò di fermare un ladro in fuga, asserendo che quello fosse compito della guardia degli studi televisivi. Dopo alcuni giorni, in un tentativo di rapina in casa (poi verrà rivelato che il rapinatore cercava un tesoro nascosto nella casa dei Parker), lo zio Ben venne ucciso: Peter, sconvolto dal dolore, indossò il suo costume da Uomo Ragno e corse subito a catturare il malvivente, che si era asserragliato in un magazzino in disuso. Tutto questo solo per scoprire che l'assassino era proprio il furfante che pochi giorni prima aveva lasciato scappare senza intervenire. Da allora, con in mente le parole dello zio Ben («Da un grande potere derivano grandi responsabilità»), Peter decise di ritirarsi dal mondo dello spettacolo e diventare un paladino della giustizia e della lotta al crimine.
Per quanto riguarda i film, abbiamo di che sbizzarrirci.


Il primo e il secondo film (rispettivamente 2002 e 2004) sono effettivamente due film niente male. L’attore protagonista, Tobey Maguire, è davvero azzeccato per la parte, e anche Mary Jane (Kirsten Dunst), l’amico Harry (James Franco) e i cattivi (Willem Dafoe & Alfred Molina) sono dei solidi comprimari. La trama era davvero coinvolgente (e non eccessivamente stravolta), gli effetti speciali molto curati e  tutto l’insieme risultava piacevole e di ottimo intrattenimento.


Spiderman 



Ora, ad essere sincera il secondo film mi è venuto un po’ a nausea. Non per colpa del film in sé, quanto del fato. Un paio di anni dopo l’uscita nelle sale ho passato l’estate da mia zia (abbonata Sky) e a qualsiasi ora accendessi la tv, vedevo Spider Man II (il perché mi ostinassi a rivederne dei pezzi è ancora un mistero). Alla fine della settimana ero francamente stufa di vedere Octopus che sprofondava nelle profondità dell’Hudson. Ma lungi da me demonizzare il film che, anzi, ha davvero un suo perché.

Spiderman II




Poi  è arrivato il terzo capitolo.
Io non l’ho visto al cinema per motivi vari ed eventuali, in compenso mi è capitato di vederlo qualche tempo fa su Rai2. 
Ok che al cinema è un’altra cosa, ma nemmeno la tv riesce a farmi scadere così tanto un film, quindi ne deduco che non sarebbe stato di mio gradimento nemmeno al cinema. 
A parte la sovrabbondanza di cattivi (L’uomo sabbia, Venom, Goblin Jr,…) ho trovato che il tutto fosse un po’ approssimativo. I due pezzi che mi sono rimasti più impressi (e non nell’accezione buona del termine) sono: Peter Parker che piange (davvero comico. Della serie: primi piani infelici) e Peter Parker dark-playboy (assolutamente patetico). Vogliamo parlare della snervante altalena sentimentale di MaryJane? O dell’inutilità del personaggio di Gwen Stacy? (Ancora adesso mi chiedo: perché? Cosa c’entrava lei?). Ma il migliore (?) rimane il caro Harry Osborn, il personaggio che viaggia a braccetto con la sfiga. Padre criminale-psicopatico che a malapena lo sopportava, sindrome dell’abbandono, pazzia ereditaria incipiente condita con bipolarismo… Non aggiungiamo altro (insomma, guardate il film e capirete).
Per il resto…sì, sì, tutto molto spettacolare, combattimenti e acrobazie a go-go ma, come detto sopra, in tv no rendono poi un gran ché.

Spiderman III



Ma dal momento che a Hollywood la macchina del denaro non dorme mai, a soli 5 anni di distanza dal terzo capitolo della serie, ecco che vediamo spuntare un reboot. Nel cast abbiamo: Andrew Garfield (giovane Peter Parker dalle apparenti tendenze emo), Emma Stone (Gwen Stacy, a.k.a.: unica-ragione-per-cui-potrei-considerare-di-vedere-il-film), Rhys Ifans (cattivissimo Lizard).


The Amazing Spiderman




Ne sentivamo la necessità? Direi di no. Lo andrò a vedere al cinema? Sicuramente no.
A giudicare dal trailer il progetto mi sembra poco attraente per quel che mi riguarda, ma per un giudizio definitivo aspetto di vederlo in prima persona (in dvd, tra qualche mese).
Se qualcuno di voi lo ha visto e ha qualche argomento per farmi ricredere, ogni commento (non offensivo) sarà ben accetto. Non sia mai che mi perda un gioiello della cinematografia per i miei pregiudizi (XD).

Al prossimo appuntamento!
Serena

venerdì 27 luglio 2012

Recensione film: "Biancaneve e il cacciatore"

Fresca fresca di cinema (praticamente ho ancora le briciole del popcorn addosso) mi accingo a scrivere la recensione di ‘Biancaneve e il Cacciatore’, seconda trasposizione cinematografica della celebre fiaba.

Come intuibile dai numerosi trailer, video e immagini sapientemente diffuse per pubblicizzare il prodotto, questa non è una versione fiabesca. 
E come intuibile dal numero di post che ho dedicato al film (quando ancora era in fase di preparazione), è palese che lo stavo attendendo con ansia.


Questo ‘Biancaneve e il cacciatore’ è senz'altro indirizzato ad un pubblico giovane, ma non troppo, come dimostrano alcune scene molto intense (tutte incentrate sulla regina Ravenna).
Il regista Rupert Sanders ha scelto per questa pellicola uno stile epico e leggendario, con scenografie cupe ma sontuose, un’atmosfera medievale meravigliosa e battaglie in armatura a più riprese.

Rupert Sanders e Charlize Theron
Sovrana incontrastata del film è senza dubbio Charlize Theron: bellissima, convincente e cattiva. La sua regina Ravenna è un personaggio grandioso sotto molti aspetti: oltre alla bellezza folgorante e crudele (sottolineata dai meravigliosi e inquietanti costumi di Colleen Atwood) presenta anche uno spessore tutt’altro che scontato per un'antagonista delle favole. Da una parte la regina è davvero Cattiva con la 'C' maiuscola, capace senza sforzo di qualsiasi crudeltà in nome del proprio potere, tanto da lasciare lo spettatore un po’ spaventato dalla sua imponenza scenica; dall’altro è stata anche dotata di un passato e di motivazioni. Tramite un paio d flashback, infatti, riusciamo a intravedere il passato tragico della regina crudele. Non che questo metta in dubbio la sua perfidia, nemmeno per un attimo. La regina a tratti si dimostra anche fragile e terrorizzata di fronte alla realtà della sua bellezza sfiorente e del suo potere che scompare.
Per conquistare la giovinezza eterna e non perdere i propri oscuri poteri, Ravenna ha bisogno del cuore palpitante di colei che è destinata a divenire ‘la più bella’, più bella ancora di lei: Biancaneve.
Nel corso del film viene data molta rilevanza all’aspetto epico e di predestinazione che lega le due protagoniste. Biancaneve non è solo la giovane erede legittima al trono (che Ravenna ha usurpato con l’inganno e la magia) ma anche l’unica fanciulla dal cuore puro a sufficienza da uccidere la regina e spezzare l’incantesimo che imprigiona il regno.
Per far questo chiaramente Biancaneve non si può limitare a canticchiare gaiamente e spazzare la capanna dei nani, e quindi ecco che Kristen Stewart si getta in una fogna piena di ratti, cavalca (a lungo) un cavallo per la prima volta (a quanto pare, prima ne era terrorizzata) e combatte con un’armatura conducendo i suoi in battaglia. Beh, nessuno può dire che non si sia impegnata.
Nonostante le varie critiche che ho letto in giro, a me questa Biancaneve ha convinto. Pur essendo pura di cuore ed inesperta, impara presto a rimboccarsi le maniche e a lottare per sopravvivere, pur mantenendo quell’aura di candore e bontà che fa di lei ‘la prescelta’.
Il cacciatore innominato Chris Hemswoth invece, mena come un fabbro ed è spesso più burbero dei nani, ma nasconde un animo ferito e un cuore buono sotto tutte quelle armi e sporcizia.
Abbiamo poi i nani, non particolarmente rilevanti ma ugualmente simpatici, senza però cadere nello squallore e nell’infantilismo dell’altro Biancaneve (di Tarsem). Nota a riguardo: non solo sono stati scelti degli attori di tutto rispetto per interpretare i nani, ma sono anche attori di statura ‘normale’, rimpiccioliti digitalmente grazie anche all’aiuto delle controfigure (nani veri).
Ultimo personaggio del gruppo: il principe William (Sam Claflin). Assolutamente irrilevante. A parte il fatto che non è nemmeno un principe ma un duca, non riesce a combinare un tubo nel corso del film. Lui ci prova e ci riprova, ma la sua presenza rimane del tutto marginale, limitando le sua azioni al minimo essenziale (e, a dirla tutta, nemmeno quello).

Ma ora veniamo agli elementi caratteristici della favola.
1) Lo specchio. Io l’ho trovato azzeccatissimo: originale a suo modo, ma perfetto per l’atmosfera cupa e le scenografie scelte in generale.
2) La mela. A dire il vero mi sono sfuggiti un paio di passaggi, come per esempio: dove cavolo ha pescato quella mela? Ok, non vado avanti per evitare lo spoiler, comunque potevano giocarsela meglio come peggio. Ci sta.
3) Il bacio. Ci sarà, non ci sarà? Credetemi, muoio dalla voglia di sbottonarmi a riguardo, ma ho deciso di evitare lo spoiler, quindi… vi dico solo che a me la cose non è dispiaciuta affatto e che, da un certo punto di vista, non me l’aspettavo nemmeno in quel modo.

Conclusioni generali: il cast era ben assortito, scenografie e ambientazioni erano meravigliose, le battaglie grandiose ed epiche, i costumi sontuosi… Visivamente era davvero eccellente. Oddio, ci sono stati più un paio di momenti in cui il mio sopracciglio si è sollevato per la perplessità, inoltre avrei eliminato un paio di tempi morti e focalizzato l’attenzione su alcune scene, ma nel complesso il film mi è piaciuto.



Trailer


Clip




N.d.B.: giusto per rigore di cronaca, del gruppo di persone con cui sono andata a vedere il film, l’unica ad apprezzarlo sono stata io. Per il resto si è beccato due ‘no’ secchi (i maschietti, me lo aspettavo) e due ‘così così’.

N.d.B.#2: spettacolo di canzone di Florence + The Machine sui titoli di coda ("Breath of Life" ). Sarà mia.

N.d.B.#3 (oggi sono prolissa): in Italia in contemporanea con il film è uscito un libro tratto dalla sceneggiatura. Io tenderei ad evitarne la lettura per il momento (traumatizzata dall’esperienza con Cappuccetto Rosso Sangue), ma credo proprio che prima o poi cederò e me lo andrò a leggere…

Buona visione!
Serena 

mercoledì 25 luglio 2012

Recensione: "Il canto della rivolta" di Suzanne Collins

TITOLO: Hunger Games - Il canto della rivolta
AUTORE: Suzanne Collins
EDITORE: Mondadori
PREZZO: € 17.00

TRAMA: 
Contro ogni previsione, Katniss Everdeen è sopravvissuta all'Arena degli Hunger Games. Due volte. Ora vive in una bella casa, nel Distretto 12, con sua madre e la sorella Prim. E sta per sposarsi. Sarà una cerimonia bellissima, e Katniss indosserà un abito meraviglioso. Sembra un sogno... Invece è un incubo. Katniss è in pericolo. E con lei tutti coloro a cui vuole bene. Tutti coloro che le sono vicini. Tutti gli abitanti del Distretto. Perché la sua ultima vittoria ha offeso le alte sfere, a Capitol City. E il presidente Snow ha giurato vendetta. Comincia la guerra. Quella vera. Al cui confronto l'Arena sembrerà una passeggiata.

RECENSIONE:
(spoiler)

Intenso.
Crudele.
Meraviglioso.
Tutto quello che mi aveva innervosita e anche un po’ delusa de “La ragazza di fuoco” è completamente scomparso in questo libro.

Questa volta, nonostante sia stata tratta in salvo dall’arena degli Hunger Games, Katniss si trova nel bel mezzo di un gioco ben più pericoloso: la guerra.
Dopo la cattura di Peeta e la distruzione, per rappresaglia, del Distretto 12, Katniss si risveglia confusa e priva di forze all’interno del fantomatico Distretto 13. E’ da qui che la Ribellione negli ultimi anni si è riorganizzata e rinforzata in attesa di sferrare un attacco mortale a Capitol City, e Katniss ha dato loro l’occasione perfetta.
Ma se da una parte lei rappresenta, suo malgrado, il volto e la musa della rivoluzione, dall’altra viene trattata come una scheggia impazzita e imprevedibile e relegata nelle retrovie. Ancora una volta si sente sola e tradita, sfruttata anche da questa organizzazione che la vuole usare come simbolo propagandistico per infiammare la rivolta (la Ghiandaia Imitatrice) con tanto di divisa e slogan ad effetto. E ancora una volta è  il desiderio di proteggere chi ama a spingerla ad accettare quel ruolo: vuole garantire l’immunità a Peeta (che, catturato e manipolato da Capitol City, sembra essere passato dalla parte del nemico), vuole vendetta contro il presidente Snow e, per una volta, vuole dettare le proprie condizioni.
Inizia quindi a prendere parte a spedizioni minori nei distretti che ormai si sono ribellati, ma ad ogni missione appare chiaro che l’orrore della guerra sta devastando tutto.
A tutto questo si somma il terrore e la preoccupazione per Peeta, che Katniss non si perdona di aver abbandonato e che ad ogni apparizione pubblica a Capitol City appare sempre più seviziato e instabile. Il terrore rischia quasi di distruggerla, tanto che la salvezza di Peeta diventa, assieme alla vendetta, quasi un’ossessione. Ma anche quando i ribelli riescono a liberarlo, Katniss si ritrova tra le mani l’ennesimo ‘regalo’ del Presidente Snow: torturata fino alla follia, la mente di Peeta è stata manipolata per spingerlo ad odiarla ed ucciderla.
Come sempre l’incapacità di Katniss di relazionarsi con le persone agisce per lei: si allontana da Peeta, un po’ come ha allontanato Gale che, pur rimanendo il suo più caro amico, è sempre un po’ più distante ed estraneo.
L’unica cosa che rimane a Katniss è la vendetta.

Una delle cose che ho apprezzato in questo libro è l’equilibrio. Ad ogni avvenimento, ad ogni nuova svolta, venivano aggiunti elementi di angoscia e disperazione, senza che però la frustrazione riuscisse a spegnere del tutto la volontà di Katniss, così come quella del lettore.
In questo libro inoltre la mente è il carattere di Katniss  vengono esplorate in maniera più chiara e soddisfacente, senza che questo tolga  l’interesse o ritmo alla narrazione, anzi ne diventa più che mai una parte fondamentale.
Katniss è forte a sufficienza da sacrificare tutto per le persone che ama, ma fragilissima quando rischia di perderle. E’ sempre sull’orlo di perdere tutto, subisce ferite (non solo fisiche) sempre più profonde, ma continua in qualche modo ad andare avanti.
“Tra noi due, Katniss sceglierà quello che ritiene indispensabile alla sua sopravvivenza” dice Gale verso la fine. Questa frase è senza dubbio dolorosa e cinica,  ma descrive esattamente il modo in cui la pragmatica mente di Katniss è riuscita a spingerla alla sopravvivenza sempre e comunque.
E’ proprio questo che la rende uno delle protagoniste femminili più straordinarie degli ultimi anni: lei è un’eroina malgrado e a discapito dei suoi sentimenti, non in funzione di questi.
Gale invece è un personaggio che non ho mai apprezzato appieno ma che  in questo volume trova un suo spazio e una sua dimensione, e (almeno per me) finalmente diventa intellegibile.
Il personaggio di Peeta è quello che più di tutti ha subito una rivoluzione. Il suo repentino cambiamento di personalità è l’incipiente follia mi hanno stretto il cuore e spaventato ancor più dell’idea di una sua possibile morte. Inutile dirlo, sin dal primo libro la mia preferenza incondizionata è andata a lui: profondamente buono, irreducibilmente ottimista e incredibilmente diverso da tutti i personaggi maschili a cui siamo stati abituati negli ultimi tempi.

E ora, vogliamo parlare del finale?
Onestamente, sin dalla pagina 10 del primo libro mi aspettavo un finale tragico della serie. Ormai ero venuta a patti con l’idea della morte di Katniss, tanto che ormai mi sembrava un avvenimento quasi inevitabile. E invece la Collins è riuscita a trovare una conclusione alternativa inaspettata e altrettanto tragica e crudele. La morte di Prim.
Prim: la ragione per cui tutto aveva avuto inizio. La salvezza della sorellina era il motivo che aveva spinto Katniss a offrirsi per gli Hunger Games, e la sua morte è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e spinto Katniss ad un completo tracollo psicologico.
Ancor più tragico è che la morte di Prim, e con lei di moltissimi bambini innocenti, sia avvenuta per un bieco gioco di potere, per giunta ideato dai Ribelli. Forse per questo ho provato un moto di soddisfazione quando Katiss ha indirizzato la sua unica freccia (destinata inizialmente a Snow) alla presidente Coin (che già dava avvisaglie di manie di potere come il predecessore...)
Per quanto riguarda il presidente Snow, nonostante in realtà non siano chiarissime le circostanze della sua morte, mi sembra appropriato immaginarlo soffocato nel sangue della sua stessa orribile risatina. Una morte cruenta, degna degli Hunger Games.

Alla fine assistiamo anche alla fatidica e quasi impossibile scelta che ci ha accompagnati per tutta la trilogia: Gale o Peeta? Diversi come il giorno e la notte, hanno fatto vacillare incessantemente  Katniss, senza che, nonostante tutto, fosse in grado di scegliere definitivamente. Ma alla fine io mi chiedo: è mai stata veramente una scelta? Più che altro Katniss ha cercato di evitare di scegliere e accantonare il problema (più che giustificato, date le circostanze…), fino a che sono stati gli avvenimenti a scegliere per lei.

Io e Peeta ricominciamo a crescere insieme.
Ci sono ancora momenti in cui lui afferra lo schienale di una
sedia e aspetta finché i flashback non sono finiti.
Io mi risveglio urlando da incubi di ibridi e bambini perduti.
Ma le sue braccia sono lì a darmi conforto. E in seguito le sue labbra.
  La notte in cui provo di nuovo quella sensazione, la fame che mi aveva assalito sulla spiaggia, so che tutto questo sarebbe accaduto comunque.
Che quello di cui ho bisogno per sopravvivere non è il fuoco
di Gale, acceso di odio e di rabbia. Ho abbastanza fuoco di mio.
Quello di cui ho bisogno è il dente di leone che fiorisce a primavera.
Il giallo brillante che significa rinascita anziché distruzione.
La promessa di una vita che continua, per quanto gravi siano le perdite che
abbiamo subito. Di una vita che può essere ancora bella.
E solo Peeta è in grado di darmi questo.

Insomma, il finale non è certo di quelli arcobaleni e confettini, ma penso che se anche la disillusa e traumatizzata Katniss ha trovato il modo si sopravvivere e costruirsi un futuro, forse anche il nuovo governo di Panem ha una speranza.
Uno spiraglio di ottimismo per il futuro.

Ma un giorno dovrò spiegare i miei incubi.
Perché sono venuti. E perché non se ne andranno mai del tutto.
Dirò loro come li supero. Dirò loro che, nelle mattine
brutte, mi sembra impossibile trarre piacere da qualcosa
perché temo che possano portarmelo via. E che in quei
momenti faccio mentalmente un elenco di ogni atto di
bontà che ho visto fare. È come un gioco. Ripetitivo.
Persino un po’ noioso, dopo più di vent’anni.
Ma esistono giochi molto peggiori a cui giocare

Intenso e coinvolgente, non posso che assegnare 5 stelline.


lunedì 23 luglio 2012

New series: Bunheads

Oggi ho deciso di fondare una nuova sottosezione del reparto Telefilm
Dal momento che non ho avuto tempo per completare la visione di altre serie (e di conseguenza aggiornare la rubrica Season Finale) ho pensato di preparare qualche post di argomentazione più varia, in questo caso aprendo la sottosezione New series dedicata, appunto, a tutti i nuovi show cominciati nel corso dell’ultima stagione. In sostanza è un po’ quello che avevo fatto all’inizio, parlandovi di Once Upon a Time, Revenge, ecc ma questa volta ho ufficializzato con tanto di assegnazione di un nome. Questo ovviamente mi ha fatto venire in mente un altro paio di idee per altre sottosezioni… ma questa è un’altra storia.


La serie di cui vi voglio parlare è “Bunheads” iniziata l'11 giugno e trasmessa dall’americana ABC ogni lunedì.
Il titolo fa chiaramente riferimento allo chignon, tipica acconciatura delle ballerine classiche; infatti è proprio la danza uno degli elementi fondamentali di questo telefilm.
Prima che qualcuno cominci a storcere il naso, è bene fare qualche rettifica. Non si tratta di un ennesimo teen-drama ambientato in una scuola di ballo, ma va ad occupare quella nicchia di commedia  che una volta era regno di “Una mamma per amica”. Il telefilm nasce infatti dalla stessa produttrice Amy Sherman-Palladino, e con lo show predecessore presenta molte analogie… ma anche delle differenze.
Protagonista della serie e Michelle Simms (Sutton Foster), ballerina classica diventata showgirl di Las Vegas un po’ per caso, ma ancora alla ricerca di una grande occasione on stage. In seguito all’ennesimo rifiuto ad un provino, Michelle si ubriaca e decide di accettare l’inaspettata proposta di matrimonio dell’impacciato e devoto ammiratore di mezz’età Hubble. Nel giro della prima mezzo’ora di episodio quindi, Michelle si è sposata e trasferita assieme al consorte nella minuscola cittadina di Paradise, dove la serie finalmente ci da un assaggio di quello che ci aspetta nei prossimi episodi.
È a questo punto che cominciamo anche ad intravedere le prima somiglianze con il celebre ‘Gilmore Girls’. Innanzi tutto abbiamo un piccola città con tutta una serie di stravaganti personaggi che fanno da contorno (un po’ come Stars Hollow). Poi c’è la protagonista Michelle: ironica e sarcastica, testarda e dalla parlantina inarrestabile.
Coprotagonista questa volta è invece la neo-suocera di Michelle, Fanny (interpretata dalla fantastica Kelly Bishop), madre di Hubble, decisamente poco entusiasta del matrimonio e della fresca nuora. 
Messa così sembra una rivisitata ‘Emily Gilmore’, invece Fanny è un personaggio molto più interessante. Anche lei ex-ballerina dei tempi d’oro, ora insegna il balletto alle giovanissime allieve della sua piccola scuola di danza. Senz’altro presenta molte delle caratteristiche di petulanza e caparbietà della cara, vecchia Emily, ma anche tutte le stravaganze e velleità da artista della folcloristica Miss Patty. Insomma, Kelly Bishop riesce a sorreggere in maniera magistrale un personaggio ben più articolato e centrale per la storia, una co-protagonista in tutti i sensi, che un po’ si scontra con il carattere ciclonico di Michelle, e un po’ emana bizzarria ed eccentricità da tutti i pori. Mi piace tanto.
In tutto questo ci sono anche delle giovani protagoniste (le ‘bunheads’, appunto), 4 adolescenti allieve della scuola di danza, che regalano alla serie un ennesimo tocco di leggerezza.
 
Insomma, questa serie mi intriga. Fa ridere, fa tenerezza e intrattiene.

Posso azzardare un consiglio? Se qualcuno tra voi lettori avesse deciso di dare un’occhiata al telefilm, consiglio di non fermarsi a giudicare basandosi solo sul Pilot. In questo caso ho trovato che l’atmosfera e molte delle caratteristiche del telefilm risultassero più chiare e famigliari a partire dal 2°-3° episodio quindi, se riuscite, resistete fino a quel punto (da lì, fila come l’olio).

Promo (eng)


Non mi resta che augurarvi una buona visione!
Serena  

AGGIORNAMENTO settembre 2013: purtroppo ho scoperto che questa deliziosa serie è stata cancellata dal canale ABC e pertanto non ritornerà per una 2a stagione. Mi spiace davvero molto, ma purtroppo era una svolta che mi aspettavo e che temevo, dato che gli ascolti della serie non sono mai davvero decollati.
Un vero peccato.

sabato 21 luglio 2012

Sezione Biblioteca (21)


Che bello, finalmente sono riuscita a prendermi una mattina per andare in biblioteca con calma e scegliermi qualche titolo da leggere. Già che c'ero ne ho anche approfittato per prenotare una mezza dozzina di libri da altre biblioteche... L'idea era quella di creare una specie di 'scorta' di libri che man mano mi sarebbero stati inviati quando si liberavano ma, con la fortuna che mi ritrovo, probabilmente mi verranno inviati tutti insieme in un momento davvero poco opportuno...
Ad ogni modo, ecco i prestiti di questa settimana:



"Picnic al cimitero e altre stranezze"
di Marie-Aude Murail


"Inheritance"
di Christopher Paolini


"Il ritorno del giovane principe"
di A.G.Roemmers

giovedì 19 luglio 2012

Recensione (+Film): "Il diario di Bridget Jones" di Helen Fielding


TITOLO: Il diario di Bridget Jones
AUTORE: Helen Fielding
EDITORE: BUR
PREZZO: € 8.90

TRAMA:
Mangia troppo, beve troppo, fuma troppo, ha una mamma troppo invadente, un uomo troppo sposato e troppo pochi "pretendenti". È il ritratto di una single di oggi, moderna trentenne in carriera, quale risulta dal diario di un anno della sua vita, dove vengono raccontati, con humor e ironia, i problemi, le speranze, le delusioni di una donna qualunque.



RECENSIONE:
Per questa recensione è doveroso ringraziare mio fratello che, vedendomi penosamente a corto di libri, è passato in biblioteca e ha pensato a me portandomi questo romanzo.
Effettivamente era un po' che avevo aggiunto "Il diario di Bridget Jones" alla mia To-Read List, infatti ero stata incuriosita da tutte le recensioni che lo definiscono 'geniale' e 'imperdibile'... Ok, mettiamo subito le cose in chiaro: il libro era senz'altro simpatico e divertente, ma da qui a definire Helen Fielding "un genio della comicità", il passo è lungo. 
Come da titolo, il libro racchiude un anno di pagine del diario (più che altro, una raccolta giornaliera di pensieri in libertà) di Bridget Jones, una poco-più-che-trentenne con una carriera che non decolla, una vita sentimentale pressoché inesistente e una famiglia che le fa decisamente da palla al piede. A tutto questo si aggiungono un'imbranataggine incurabile, una moltitudine di piccoli vizi e una serie di strampalate teorie dietetico-alimentari. Ho accennato all'inopportuna cotta per il fascinoso e libertino capo Daniel? 
Parte molto importante della vita di Bridget sono anche gli amici, tutti apparentemente usciti dal 'manuale dello stereotipo', che un po' la consigliano, un po' le incasinano la vita... esatto, Bridget non si risparmia in figuracce nemmeno con loro. 
Tutti i suoi buoni propositi in fin dei conti non le servono a molto: si butta tra le braccia dello scapolo impenitente e 'cialtrone sentimentale' Daniel convinta di averlo domato, solo per poi ritrovarsi tradita e umiliata (uno di quei momenti da 'Te l'avevo detto...'), e bistratta il celebre (e un po' bacchettone) avvocato Mark Darcy, solo perché le era stato presentato dalla madre... e anche perché di certo non eccelleva nelle buone maniere, non con lei. Ma in fin dei conti, questo Darcy sarà davvero così male? (maglioni a parte, ovviamente...).
A questo punto potrei dedicare un intero paragrafo solo all'assurda madre di Bridget, alla sua mania di appiopparle un uomo o alla sua crisi di (più che) mezz'età, ma perché rovinarvi il piacere?
Conclusioni: come già detto, ho trovato il libro molto gradevole, simpatico e in certi punti anche brillante, ma non certo 'geniale'.
Lettura leggera e rapidissima, perfetta per l'estate
Tre stelline.



E ora, il film.




Non sono una fan sfegatata di queste commedie piene di equivoci ed episodi imbarazzanti, ma devo dire che questo film non è affatto male (della serie: i termini tecnici si sprecano nelle mie recensioni).
Sarà perché Renée Zellweger è una grande attrice, sarà perché il ruolo dell'impunito sembra cucito su Hugh Grant, o perché la bravura di Colin Firth riesce a piegare anche il suo aplomb britannico al ruolo dell'imbalsamato e goffo Darcy, ma ho davvero apprezzato questa commedia. 
Vista in lingua originale poi è ancora meglio. Oddio, non esattamente un capolavoro dell'arte, ma senza dubbio una commedia molto riuscita.



A presto!
Serena

lunedì 16 luglio 2012

Season finale 2012: Revenge



Nuovo appuntamento con i finali di stagione dei telefilm di questa primavera(/estate).
Quest'oggi lo show di cui vi voglio parlare è "Revenge", novità del palinsesto ABC 2011/2012.
L'episodio finale è stato trasmesso in Italia i primi di  luglio 2012, quindi è fresco fresco nella mia memoria.

A mio parere questo è stata una delle scoperte migliori della stagione televisiva appena trascorsa, con un ottimo ritmo, suspense e colpi di scena. 
Vi avevo già accennato qualcosa QUI.

Le prime puntate del telefilm avevano un'impronta molto chiara e metodica: nascosta dall'identità fasulla di Emily Thorne e neo-infiltrata nell'esclusivo ambiante degli Hamptons, Amanda Clarke individua le proprie vittime ad una ad una (coloro che hanno incastrato il padre) e ne distrugge vita e carriera. Man mano che la vendetta procede però le cose si fanno sempre più complicate e delicate. Emily non mira solo a distruggere i pesci piccoli che ha colpito fino a quel momento, ma vuole distruggere dalle fondamenta l'impero della famiglia Grayson. Sono infatti i coniugi Grayson ad essere i colpevoli dei crimini addossati al padre di Emily, nonchè i subdoli traditori che lo hanno sacrificato come capro espiatorio. Per riuscire meglio nel suo intento Amanda riesce anche a far innamorare di sé il giovane rampollo della famiglia, Daniel, suscitando la gelosia dell'amico d'infanzia (quando ancora era Amanda), Jack. Ma se questo fosse un semplice triangolo amoroso, la questione non avrebbe interesse. Ci sono infatti molte altre pedine che entrano in gioco in questa pericolosa partita. Per riuscire a mantenere in piedi il proprio subdolo e tentacolare piano, Emily ha bisogno anche di qualche alleato: uno di questi è il miliardario genio dell'informatica Nolan (legato a lei da un debito di lealtà verso il padre) e la malleabile Amanda (ex-Emily), ovvero la ragazza conosciuta nel Riformatorio con la quale aveva effettuato lo scambio di identità. Quest'ultima però si rivela una vera e propria mina vagante perché, divisa tra la fedeltà per Emily e i sentimenti nascenti per Jack (da quando è tornata per spacciarsi per Amanda), inizia a combinare un guaio dietro l'altro. E ad ogni colpo che Emily sferra alla famiglia Grayson, loro ribattono con un una mossa ancora più subdola e criminale. 
La stessa Emily è un personaggio davvero interessante. Molto spesso nel corso della serie è difficile capire quale sia il confine tra i sentimenti reali per Daniel e la finzione per portare a termine il proprio piano, e quanto quel briciolo di umanità che sembra rimasto in lei interferisca con la Vendetta.

Insomma, molti colpi di scena, piani articolati e complessi, doppi giochi e crimini vari, tutti all'insegna dell' avidità (per i Grayson) e della vendetta. 

E ora il season finale: 
SPOILER
L'ultimo episodio contiene tutto quello che avremmo voluto vedere, e tutto quello che invece temevamo.
Inizialmente le cose sembrano mettersi bene: agevolata dall'odio cieco che Victroria Grayson nutre per l'ormai ex-marito Conrad, Emily riesce a portare a termine il proprio piano e ad inviare ai Federali le prove dei crimini commessi dai Grayson e dell'innocenza del padre. La stessa Victoria decide di partire per Washington e testimoniare contro l'ex marito. 
Allo stesso tempo Emily brama vendetta nei confronti del sicario che ha ucciso il padre durante la permanenza in prigione e, dopo averlo trovato e pestato a sangue, decide infine di risparmiargli la vita in rispetto dell'amore e della fiducia che il padre provava per lei. 
Anche dal punto di vista 'sentimentale' le cose si sembrano mettersi per il meglio: il fidanzamento con Daniel viene rotto, soprattutto a causa dell'insospettabile cinismo e spietatezza dimostrati dal ragazzo (quando si dice 'il sangue non è acqua'...), e il riavvicinamento con il bravo ragazzo per eccellenza Jack sembra ormai cosa certa.
Ma ora arrivano i pezzi da 90.
Partiamo subito con una riflessione: se c'è una cosa che abbiamo imparato da questa primavera televisiva è che non bisogna mai fidarsi degli aerei. Quanti di voi hanno avuto uno strano presentimento quando Victoria, le prove contro i Greyson e gli altri testimoni sono saliti su quel jet? Beh, come volevasi dimostrare, l'aereo è 'misteriosamente' esploso, annientando tutte le speranza di vendetta e di giustizia di Emily. 
Nello stesso momento la ragazza ha dovuto affrontare un'altra crisi improvvisa: proprio quando sembrava che finalmente la verità potesse essere svelata a Jack, ecco che ritorna una vistosamente incinta Amanda a frapporsi fra i due innamorati. Che tempismo. 
A questo punto Emily sembra sull'orlo del baratro. Tutto quello che aveva raccolto e ottenuto è andato distrutto in un attimo. 
Ma qualche speranza c'è ancora. L'aiuto provvidenziale arriva dall'eccentrico Nolan che, intrigante e curioso come al solito, è riuscito a salvare parte le materiale incriminante raccolto da Emily. Halleluja. 
E c'è di più: a quanto pare quei dati contengono anche le prove di un piano ben più grande di quello che coinvolgeva i Grayson, nonché la chiave per ritrovare la madre di Emily, che fino ad allora era stata creduta morta.
Non male no?



Insomma, a questo punto non rimane che aspettare con avida impazienza settembre. Quali altri segreti si nasconderanno dietro all'attentato terroristico che è stato principio di tutto?

Alla prossimo appuntamento!
Serena

domenica 15 luglio 2012

The Blogger II - Il ritorno




Carissimi follower e lettori occasionali: ci siamo.
Finalmente il 'periodo nero' è terminato e posso tornare a dedicarmi (almeno a giorni alterni) al blog. 
Ricominciano quindi le Recensioni, le Rubriche, le sezioni Film e Telefilm... Insomma, si ricomincia a vivere. 
Ho già pronte alcune vecchie (vecchissime!) recensioni di libri e sto preparando persino qualche commento cinematografico; il resto si vedrà con lo scorrere dell'estate.
Come sempre, comunque, se avete suggerimenti o richieste, sono apertissima ad accoglierle tutte (o almeno a prenderle in considerazione).
Quindi nuovi libri, nuovi film, nuova grafica... e nuova stagione per il blog!


A presto!
Serena

venerdì 13 luglio 2012

Breve recensione: "Emily la Stramba - Giorni perduti" di Rob Reger



TITOLO: Emily la Stramba - Giorni perduti
AUTORE: Rob Reger

TRAMA:
13 anni. Forse potrebbe saltare in cima a un grattacielo, se ne avesse voglia. Ma è più probabile che stia sonnecchiando con i suoi quattro gatti neri; o assemblando un acceleratore di particelle usando fili, lenticchie e spille da balia; o ascoltando a tutto volume musica rock per batteria/chitarra/sax/cetra; o dipingendo graffianti graffiti tra grandi detriti; o costringendo qualcuno a ripetere in fretta "graffianti graffiti tra grandi detriti" 13 volte di seguito... ridendo alle sue spalle

BREVE RECENSIONE:
Era molto che non leggevo un libro per ragazzi, e devo dire che questa è stata una lettura carina e piacevole. Pur essendo pensato per giovani lettori, la storia non era eccessivamente infantile e per nulla scontata. Molto graziosi anche i disegni e gli scarabocchi che costellano il libro dandogli quell’aria da diario/taccuino investigativo che conduce nella ricerca della memoria perduta insieme a ‘Forfecchia’.
Questo libro è ottimo per chi (come me) entra per la prima volta nello Strambo mondo della Stramba Emily.


lunedì 9 luglio 2012

Acquisti Recenti - Luglio


Ok, sapete che non sono un'acquirente compulsia di libri e che amo le biblioteche, ma questa volta ho deciso di concedermi un piccolo regalo...


Shadowhunters-Le Origini : L'Angelo
di Cassandra Clare

Ovviamente ora non ho minimamente il tempo di cominciarlo, ma sento che tra 10 giorni lo divorerò in un sol boccone...!

A presto!
Serena

mercoledì 4 luglio 2012

Recensione: "Se solo fosse vero" di Marc Levy


TITOLO: Se solo fosse vero
AUTORE: Marc Levy 
EDITORE: -vari-
PREZZO: -vari-

TRAMA:
Arthur ha avuto una giornata faticosa, si è appena trasferito in un nuovo appartamento. Finalmente si concede un bagno con un bel sottofondo musicale. Qualcuno però sta battendo il tempo con le dita! Una giovane donna che sostiene di essere uno spirito il cui corpo giace in coma in ospedale in seguito a un incidente. Arthur naturalmente non le crede e accetta di accompagnarla in ospedale, dove lei vuole mostrargli il proprio corpo, solo per potersene liberare. Con il passare delle settimane i due diventano amici e il sentimento che li unisce si trasforma in amore. Poi un giorno i medici decidono di staccare le macchine che tengono in vita Lauren e ad Arthur non resta che trovare una soluzione, in una corsa contro il tempo.

RECENSIONE:
Finalmente, dopo una lunga pausa, eccomi ritornare con una recensione letteraria. Ne sentivo la mancanza.
Innanzitutto, come mi è venuto in mente di leggere questo libro? Ancora una volta, devo ammettere che l’impulso è scaturito dopo la visione di un film, cosa che generalmente mi inorridisce, ma a volte capita.
Il film in questione è “Se solo fosse vero” con Reese Witherspoon e Mark Ruffalo (che, datemi della nerd, ma continuo a preferire come Hulk). A dirla tutta, la mia non è stata una visione intenzionale, più che altro la mia tv è rimasta sintonizzata sul quel canale mentre io avevo una montagna di piatti da lavare e nessuna possibilità di raggiungere il telecomando… tant’è che l’ho visto praticamente tutto (ho perso qualcosa dell’inizio).
Insomma, tutto questo preludio solo per dire che in condizioni normali non avrei visto quel film di mia spontanea volontà (infatti ero riuscita ad evitarlo fino a quel momento), ma la visione ha comunque stuzzicato la mia curiosità di lettrice… Così qualche giorno dopo mi sono procurata il libro che ha ispirato la storia. E sottolineerei ispirato, perché, a mio dire, il tono che caratterizza il libro è molto diverso da quello della commedia romantica.

Per restare coerente con il mio personale ordine cronologico, comincerò la recensione dal film. Non sono una grande fan di Reese Witherspoon, e Mark Ruffalo (prima di Hulk) mi era pressoché sconosciuto, ma nel complesso direi che non ho osservato grandi insulti all’arte della recitazione. Forse non i più grandi attori della storia cinematografica, ma li ho trovati abbastanza adatti per la pellicola in questione: una commediola romantica di quelle che si dimenticano facilmente. Non essendo un’amante del genere non sono riuscita ad andare in solluchero per tutte le scene romantiche, la storia d’amore eterea, ecc ecc, ma se non altro in alcuni punti mi è scappato un sorriso. Specialmente nella parte iniziale, quando il protagonista David ancora si rifiuta di accettare l’esistenza dello spirito di Elizabeth e cerca di liberarsi di lei con esorcismi e benedizioni varie… Beh, non era malaccio. Poi cominciano sguardi languidi, sbocciano sentimenti, e tutto scade nella banalità più assoluta. Ma va beh (vi avevo avvertiti di non essere una grande fan del genere). Tutto sommato poi i personaggi erano ben inseriti nel contesto: lui ci mette un po’ di tempo e di resistenza prima di accettare l’esistenza dello spirito di Elizabeth e dopo decide di aiutarla assieme al solito amico pasticcione e ad uno strano tizio che sembra un fattone, ma a quanto pare è un sensitivo... e anche i sentimenti tra i due nascono dopo che lui (vedovo) è riuscito a superare il suo personale lutto per riaprire il proprio cuore al nuovo sentimento (non chiedetemi da dove è saltata fuori questa frase). Mi sta bene.

Per quanto riguarda il libro, è tutta un’altra questione. Direi che il termine ‘zuccheroso’ è il migliore che possa trovare per descrivere la mia impressione su questo romanzo. E ‘assurdo’, ovviamente. Insomma, ancora più assurdo del previsto. 
Dopo tre pagine dalla prima apparizione di Lauren (i nomi sono stati cambiati nel film), Arthur è già stra-convinto della sua esistenza e stra-determinato ad aiutarla. Lei è una donna tutto sommato pragmatica e un personaggio non particolarmente interessante ma accettabile, ma lui… Arthur ha una sorta di atteggiamento zen nei confronti della vita, che si fa sempre più evidente con il procedere della storia e più irritante ai miei occhi. Lunghi e strani pensieri ed elucubrazioni che mi hanno lasciata perplessa, erano copiosi all’interno di ogni capitolo. Arthur quindi si innamora di lei in circa quindici nanosecondi, pianta lavoro, amici e vita normale per aiutarla, studia manuali di medicina, organizza piani rocamboleschi … In un certo senso verso la fine, la sua personalità viene un po’ spiegata nei capitoli dedicati ai ricordi legati a sua madre e alla casa di campagna che lei gli aveva lasciato, ma sinceramente io li ho trovati più che altro incredibilmente noiosi. Anzi, diciamo pure che ho letto gli ultimi capitoli saltando una riga sue tre e sperando che la questione si chiudesse velocemente. In fin dei conti, quale sarà la direzione presa dal tutto si capisce facilmente, e la mia totale assenza di immedesimazione non ha fatto che spingermi a raggiungere il finale il più velocemente possibile.

Ribadisco: assolutamente non il mio genere.
L’ho trovato noioso, zuccheroso e privo di qual si voglia spinta emotiva.
Una stellina e mezzo e tante scuse a chi invece lo ha apprezzato.



TRAILER FILM

A presto!
Serena

domenica 1 luglio 2012

Happy Birthday to 'The Reading Corner' !

Nonostante le mie assenze prolungate, non potevo dimenticarmi del
PRIMO COMPLEANNO DEL BLOG !



Esatto, The Reading Corner compie un anno! E se da una parte il tempo è volato, dall'altra ricordo anche tutto l'impegno e la concentrazione per cercare sempre notizie interessanti e scrivere recensioni quantomeno sensate. Avrei tanto voluto organizzare qualcosa per festeggiarlo degnamente, ma non ho avuto né le idee né la possibilità per mettere in atto il mio proposito... sarà per il prossimo anno.
Che altro dire? Spero che il mio lavoro fin qui sia stato apprezzato... E grazie mille a tutti i miei meravigliosi followers ^^.


Serena