mercoledì 30 gennaio 2013

Recensione: "Le Diavolesse" di Tom Sharpe

TITOLO: Le Diavolesse
AUTORE: Tom Sharpe
EDITORE: Longanesi
PREZZO: € 16.60

TRAMA:
Nell'antica tenuta di Grope Hall, in Inghilterra, da secoli vige una sola regola: a comandare sono le donne. Sì, perché la dinastia dei Grope - o meglio, delle Grope - prevede una rigida conduzione matriarcale della famiglia, con mariti-oggetto accuratamente selezionati perché procreino una prole esclusivamente femminile. Un matriarcato di vere e proprie diavolesse che affonda le radici in una sguattera talmente brutta da godere di scarsa considerazione persino da parte dei voraci appetiti dei razziatori vichinghi. Ma tra le mura di Grope Hall si cela anche un arcano segreto che solo nel XX secolo Esmond Wiley, diciassettenne ossessionato dalle invasate attenzioni della madre e dall'odio apparentemente immotivato del padre, riuscirà a svelare... Prima, però, ci sarà una girandola di avventure, tra mariti in fuga in Spagna a spiare con il binocolo le ragazze nude in spiaggia e mogli rinchiuse in manicomio, zii affettuosi dalle attività losche e raccapriccianti, maldestri ispettori di polizia che più che arrestare i presunti malviventi assicurano loro una via di fuga.

RECENSIONE:
Ok, ok, fatemelo dire qui senza nessun collegamento al resto della recensione e prima di dimenticarmi: il titolo non è molto azzeccato e la copertina lo è ancora di meno. No, a dire il vero, non c'entra proprio nulla.

Iniziamo con la questione “aspettative”. Queste per me sono sempre state un tasto dolente e una fonte di grandi delusioni. Quando leggo una trama o una recensione, non sempre riesco a mantenere la lucidità adeguata e mi esalto in maniera eccessiva. Ovviamente, questo mi porta moltissime volte, non solo a scontrarmi son la dura realtà dei fatti, ma a prenderla anche peggio di quanto non avrei fatto altrimenti. Ma qui stiamo divagando.
Moltissimi mesi fa, gironzolando su internet, mi era capitata sott’occhio una trama di questo romanzo (non quella riportata sopra). Ora, non so se perché l’ho letta velocemente, o perché il mio cervello recepisce le cose in maniera del tutto particolare, comunque mi ero fatta un preciso tipo di aspettative. Non grandi, non piccole, un tipo. 
Poi ho preso il libro in mano e, per qualche capitolo, mi sono ritrovata spiazzata: non era quello che mi aspettavo! Qui però devo essere precisa: mi ero trovata tra le mani un libro molto migliore di quanto non mi aspettassi. Non so bene dare un nome a quello che pensavo di trovare, ma alla fine ero assolutamente soddisfatta di essermi sbagliata.

Ormai sapete che sono una fan dello stile arguto, tagliente e sarcastico di certi autori (Pratchett, Gaiman, …), e questo Tom Sharpe per me si era rivelato come una sorpresa nel settore. Durante la lettura in treno sogghignavo, a volte ridevo apertamente e mi godevo appieno le frecciate sarcastiche e l’ironia scorretta del romanzo.
Insomma, un bel tre stelle e mezzo, e si veleggiava gaiamente verso le quattro.
Anche la storia era assai particolare. Seguiva diverse situazioni, molto differenti e apparentemente senza nesso logico tra loro … ma con il procedere della storia, si delineavano via via gli intrecci passati e futuri dei personaggi presentati.
I personaggi, ecco: tutti particolari, un po’ macchiettati ed esagerati, ma sempre con quel tratto arguto e derisorio che ti fa apprezzare l’assurdità degli individui in gioco in un contesto altrettanto assurdo.

Ad un certo punto però ho cominciato a chiedermi dove avrebbe portato tutto questo. Insomma, i personaggi erano ormai tutti presenti, cominciavano e delinearsi i primi legami, il tutto scorreva bene… ma dove voleva condurci il buon Tom? Non lo so, non ne ho idea, ancora adesso me lo sto chiedendo.
Intorno alla metà del libro (se non ricordo male, è passato del tempo) hanno anche cominciato a delinearsi delle ‘azioni’, o almeno un susseguirsi di eventi che provocavano conseguenze e ripercussioni anche sulle altre linee narrative… e poi si torna all’inizio del libro. Sì, perché, con un twist del tutto out of the blue, verso i tre quarti torniamo alla tenuta famigliare delle terribili Grope (clan matriarcale al quale l’autore aveva dedicato tutta la digressione/introduzione dei primi capitoli). 
*Spoiler*
Ora siamo nei tempi  moderni, alle discendenti Grope, ma i modi sono sempre gli stessi. Con stratagemmi non tanto subdoli e piuttosto bizzarri l'ultima erede (perdonatemi, ho rimosso il nome) vuole fare di Esmond il suo giovane compagno da soma, ma lui è pronto a contrattaccare con un piano segreto, tanto che… si sposano lo stesso, lei si converte a buona mogliettina di casa e vivono felici e contenti.
Wait wait wait. What?
Esatto. Di punto in bianco la storia finisce con una brusca (e metaforica) frenata in mezzo al nulla,  e un grosso, grosso punto interrogativo si installa sopra la mia testa.
Come? Perché? Cosa avrà voluto dire…?
Boh.
L’autore avrà fatto senza dubbio la scelta in maniera consapevole, per spiazzare, infatti non mi sembra un finale frutto di fretta o sciatteria, ma allo stesso tempo non riesco ad accettarlo pienamente.
Fatto sta, che non posso dimenticare l’affinità che avevo sentito con il libro, ma nemmeno lo smarrimento provato con la fine. Quindi ci buttiamo su un tre stelline, giusto in onore dei bei vecchi tempi.
Però peccato.


Alla prossima, 
Serena



Nessun commento:

Posta un commento