giovedì 4 luglio 2013

Recensione: "L'orlo argenteo delle nuvole" di Matthew Quick

TITOLO: L'orlo argenteo delle nuvole 
AUTORE: Matthew Quick
EDITORE: Salani
PREZZO: € 15.00

TRAMA:
Pat Peoples è convinto che la sua vita sia un film prodotto da Dio. La sua missione: diventare fisicamente tonico ed emotivamente stabile. L'inevitabile happy end: il ricongiungimento con la moglie Nikki. Questo ha elaborato Pat durante il periodo nel "postaccio", la clinica psichiatrica dove ha trascorso un tempo che non ricorda, ma che dev'essere stato piuttosto lungo... Infatti, ora che è tornato a casa, molte cose sembrano cambiate: i suoi vecchi amici sono tutti sposati, gli Eagles di Philadelphia hanno un nuovo stadio e, soprattutto, nessuno gli parla più di Nikki, e anche le foto del loro matrimonio sono scomparse dal salotto. Dov'è finita Nikki? Come poterla contattare, chiederle scusa per le cose terribili che le ha detto l'ultima volta che l'ha vista? E come riempire quel buco nero tra la litigata con lei e il ricovero nel postaccio? E, in particolare, qual è la verità? Quella che ti fa soffrire fino a diventare pazzo, o quella di un adorabile ex depresso affetto da amnesie ma colmo di coraggiosa positività? Pat guarda il suo mondo con sguardo incantato, cogliendone solo il bello, e anche se tutto è confuso, trabocca di squinternato ottimismo, fino all'imprevedibile finale. L'orlo delle nuvole è argenteo, perché dietro c'è sempre il sole.


RECENSIONE:

Mah, vi devo dire? Piatto.
Inizio seriamente a pensare che sia proprio questo genere di libri a non rientrare nelle mie corde.
Quando avevo letto "Un giorno questo dolore ti sarà utile" ero rimasta a dir poco perplessa: un inizio sprint e una conclusione che non ho capito, e che comunque non concludeva.
Questa volta c'è il finale, ma manca la botta d'entusiasmo iniziale.
Il libro raccoglie i pensieri e le sensazioni di Pat, appena uscito da un ospedale psichiatrico dopo diversi anni di reclusioni, dei quali non ricorda nulla. Lui è convinto di aver passato 'nel postaccio' solo qualche mese, e torna quindi a casa con l'intenzione di riprendere la sua vita da dove l'aveva lasciata. 
Come ovvio, qui il centro di tutto è Pat. La presenza di Tiffany, non dico sia marginale, ma non è nemmeno lontanamente importante o 'attiva' come nel film. Lei è quasi un elemento di 'disturbo' per Patrick, per tutto il libro. 
Seguendo il percorso di Patrick ci troviamo spesso a provare tenerezza e una forte compassione per quest'uomo cieco, ingenuo e irriducibilmente ottimista. Ma a nessun punto del libro mi sono davvero emozionata. Nel vero senso della parola dico: quello che ti fa chiudere il libro un attimo per riflette, ti riempie gli occhi di lucciconi o ti fa stringere lo stomaco in una morsa.
Anche il finale: è effettivamente successo qualcosa, ho capito cosa e so che dovrei trovarlo commuovente e profondo... Ma nulla. *Spoiler* Una parte di me si è sentita piacevolmente sollevata nello scoprire che Patrick, in qualche modo, aveva già deciso di andare avanti. 
Ma nulla di che.

Credo che parte del mio giudizio sia anche dettata dal fatto che ho visto prima il film, quindi ero condizionata... Come se avessi bisogno di altre conferme per sapere che non bisogna vedere i film prima dei libri.
Ma d'altronde dubito che avrei mai letto questo libro se non fosse stato per la pellicola. E inizio a pensare che non l'avrei trovato molto adatto a me in ogni caso (anche se non so il perché).

Esperimento n°2 svolto sui romanzi d'introspezione/crescita: fallito
Moving on. 

Serena

2 commenti:

  1. Uffa, nutro aspettative altissime nei confronti di questo libro.
    La tua recensione mi ha un po' smontata :(
    Mel

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    Risposte
    1. Ah... mi spiace. Però ribadisco: questo genere non mi entusiasma praticamente mai.

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