lunedì 7 ottobre 2013

Doctor Who - serie 6


Dopo aver apprezzato così tanto la quinta serie, mi sono stupidamente preoccupata chiedendomi se Moffat sarebbe riuscito a replicare tutta  quella genialità anche nella successiva...
Stephen Moffat, You Brilliant Bastard.

Dopo una sana pausa forzata di riflessione per far scemare il fangirling, sono buttata a capofitto nella sesta serie. Non c'è stato modo di mantenere un minimo di obbiettività sin dallo speciale di Natale A Christmas Carol: sapevo che avrei amato ogni minuto della serie. Insomma, non potevo che andare in completo brodo di giuggiole con The Impossible Astronaut che si apre con un cliffhanger da paura e il resto della serie tutto incentrato sulla mia storyline preferita. Cosa posso chiedere di più?

Anche questa sesta stagione è caratterizzata da tutta una serie di episodi fantastici e perfettamente scritti (non ve li scrivo nemmeno, altrimenti dovrei riportare forse 10 dei quattordici totali...), di cui il mio preferito è A good man goes to war. Insomma, spoilerone finale a parte, l'episodio era davvero grandioso, e come ciliegina sulla torta: la scena finale in cui il Dottore imbarazzato capisce chi è River Song... Semplicemente perfetta.
E a partire da quel punto le puntate sono diventate sempre più "emotivamente cariche" per prepararci all'inevitabile appuntamento al Lake Silencio. (*e fu così che Serena prese l'abitudine di guardare gli episodi con un pcco di fazzoletti a portata di mano...*)

"Qualcuno" nel post precedente (ehm ehm...Mel...ehm ehm XD) mi ha fatto notare una cosa riguardo al buon Moffatt: il complesso del Dio. Effettivamente, morti e resurrezioni si sono susseguite nelle serie manco fosse Pasqua tutti i giorni (e qui spero di non essere colpita da un fulmine) e la cosa mi ha dato da pensare.
Ma in fondo non è un po' quello il senso di tutta la serie? Tutte le caratteristiche peculiari del Dottore hanno un po' quel leit motiv: il fatto che il Dottore si rigeneri invece di morire (oltre ad essere un espediente GENIALE) e che vaghi per lo spazio e il tempo impicciandosi dei fatti di tutti, e poi l'odio per finali e addii (I hate endings...!) e una delle morali ricorrenti dell'intera serie (...Everybody lives) non fanno sì che questo sia forse l'unico telefilm in cui il "complesso del Dio" è essenziale per esserne il capo sceneggiatore?
Basti pensare che quasi tutti gli episodi più significativi, anche durante la gestione Davies, hanno come centro il tema della resurrezione in qualche modo: The Doctor dances, The Parting of the Ways, The Doctor's Daughter, Forest of the Dead, Journey's End, ecc ecc...)
Ok, scusate le mie pretese di intavolare profonde discussioni, ma il commento di Mel mi ha effettivamente dato da riflettere (forse più di quanto lei stessa non intendesse ^^). Grazie cara.

E adesso aspetto di gettarmi tra le braccia della settima: già so che piangerò come una poppante all'addio dei Pond ma spero comunque di trovare un minimo di consolazione con l'avvento della nuova companion Clara.

A presto ;D
Serena

2 commenti:

  1. Ho aspettato a lasciare questo commento, dovevo prima superare lo scoglio della 7x05.
    E l'ho fatto stanotte, quindi eccomi qui!
    Non avevo riflettuto per bene sulle implicazioni del Complesso del Dio di Moffatt ma cavolo, hai assolutamente ragione!
    Buon inizio settima stagione, Sere, e buon incontro con Clara!
    Io, probabilmente, farò la sua conoscenza stasera :3

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    1. E chi altri poteva commentare i miei deliranti post su Doctor Who? XD
      Io sto per addentrarmi nella 7a serie, ma voglio aspettare ancora un pochino perché dopo l'attesa per "The Day of the Doctor" sarà luuuuunga!
      Sempre lieta delle tue visite ;D Un bacio

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