mercoledì 20 novembre 2013

E-book Time (Recensione): "The Goddess Test" di Aimée Carter

Visto?? Avevo promesso e ho mantenuto! Ok... se proprio vogliamo fare i pignoli avevo promesso questa recensione circa 6 mesi fa... ma lo sapete che il tempismo non è il mio forte.
Ad ogni modo, pian piano sto riprendendo la rubrica E-book Time e rispettando i sondaggio che avete votato quest'estate *so proud of me...!*
E ora tagliamo corto l'intro e passiamo alla recensione.




TITOLO: The Goddess Test
AUTORE: Aimée Carter
EDITORE: Harlequin Teen

TRAMA: 
Every girl who had taken the test has died.


Now it's Kate's turn.

It's always been just Kate and her mom - and her mother is dying. Her last wish? To move back to her childhood home. So Kate's going to start at a new school with no friends, no other family and the fear that her mother won't live past the fall. Then she meets Henry. Dark. Tortured. And mesmerizing. He claims to be Hades, god of the Underworld - and if she accepts his bargain, he'll keep her mother alive while Kate tries to pass seven tests. Kate is sure he's crazy - until she sees him bring a girl back from the dead. Now saving her mother seems crazily possible. If she succeeds, she'll become Henry's future bride and a goddess.

If she fails...

RECENSIONE:
Anche questo libro, come molti altri prima di lui, è stato aggiunto alla WIshList sotto l'influenza delle stellatissime recensioni scritte da altre blogger. Ormai però mi conosco a sufficienza per sapere che quando si ha a che fare con uno YA bisogna tenere le aspettative a bada, per cercare di goderselo il più possibile ed evitare cocenti delusioni. Non pensate che sia partita prevenuta, affatto! Però senz'altro ero cauta...

Kate è la protagonista del nostro libro. Vive una situazione difficile -da anni si occupa della madre ormai malata terminale- ed è una ragazza solida  nemmeno fosse una sedia  altruista ed abituata a mettere i bisogni degli altri davanti ai propri. Queste sono tutte belle caratteristiche per la protagonista di un libro... ma la verità è che Kate è anche abbastanza passiva. Accetta tutto quello che le accade -e sono cose ben strane e destabilizzanti- con una mitezza persin esagerata, e se qualche volta punta i piedi, la cosa non dura molto.
Una cosa in sua difesa però va detta: quest' "immobilità" non è da imputare tutta ed esclusivamente a lei; gli avvenimenti stessi della storia, a ben vedere, non lasciano spazio a nessun tipo di "azione", intesa proprio come "fare cose". La storia si svolge tutta in un ambiente unico (villa+giardino di Henry) che, per quanto grande, rimane un'ambientazione un po' claustrofobica per un romanzo.
Parliamo poi di Henry. Questo è il nome che si è scelto, ma lui è Ade, il sovrano degli Inferi, e da millenni ormai regna da solo, dopo che la sua amata Persefone lo ha abbandonato. Quindi Henry è cupo, intenso, affascinante e solo... Peccato che scopriamo tutto questo perché ci viene detto dall'autrice, non perché traspaia dalla storia. In realtà Henry non è particolarmente affascinante, brillante o carismatico, ma anzi è un personaggio, piatto, incolore e tendente al lagnoso... soprattutto se consideriamo che dovrebbe essere una divinità!
Altri personaggi? Praticamente non pervenuti. Verranno nominate in tutto una dozzina di persone, e le tre o quattro che compaiono più di frequente peccano comunque di una mancanza di approfondimento e di una caratterizzazione superficiale, per non dire banale. Ma questo è un punto sul quale ritorneremo nella sezione spoiler.

Se nella prima parte del libro gli avvenimenti si susseguono con ritmo abbastanza sostenuto, a partire dall'ingresso pretestuoso di Kate nella villa, la storia comincia a dilungarsi senza che si verifichi praticamente nessun avvenimento rilevante. Le poche situazioni notevoli si contano sulle dita di una mano (e ho idea che una o due rimangano disoccupate...). Ci sono lezioni di mitologia, passeggiate nel giardino, battibecchi su quanto siano scomodi i vestiti, chiacchierate notturne, per non parlare dei festeggiamenti di Natale, nota festività pagana di origine greca... No? Ah davvero?! No, perché mi sembrava...
Qualcuno potrebbe obiettare che dicendo che in questa fase l'autrice si è voluta concentrare sui sentimenti nascenti dei due protagonisti... e non avrei nulla in contrario se non fosse per 2 fattori:
1) Qualcosa in più dovrebbe succedere. Vi ricordate le famose 7 prove? Vengono nominate, ri-nominate, sono oggetto di intense pippe mentali da parte della protagonista e danno il titolo al libro.... ma a quanto pare hanno deciso di nasconderle dietro ad un conveniente "Sosterrai le prove, ma non te ne accorgerai". Ah beh.
Che poi, potrei anche accettarlo se i test fossero gestiti in maniera astuta e interessante... ma per me non è questo il caso, e ne riparleremo nella sezione spoiler.
2) Ancora una volta, tutti questi amori intensi e travolgenti non vengono percepiti dalla sottoscritta. Apprezzo molto che la Carter non si sia rifugiata dietro al banale colpo di fulmine e abbia cercato di far sviluppare il sentimento... però non sono riuscita a farmi coinvolgere dal loro amore nascente, nonostante tutto. Il fatto è che le famigerate chiacchierate notturne tra Henry e Kate sono "nominate" più che "raccontate" e, anche le poche che invece vengono trattate nei dettagli, non aggiungono poi molto a quello che già sapevamo o avevamo intuito. Potremmo riassumerle con: Henry amava Persefone che invece non lo contraccambiava nemmanco per la cippa (termine tecnico); Henry si sente solo, stanco e si sente in colpa per tutte le ragazze morte durante le prove precedenti; Kate si preoccupa per ________ *inserire un nome qualsiasi a scelta: sua mamma, Henry, Ava, Spongebob, ...*. Insomma, non sono sufficienti per farmi partecipare emotivamente al loro legame.

E ora passiamo alla zona spoiler.
Ci sono ancora due punti che vorrei toccare prima di tirare le somme: il mistero dell'assassino e -finalmente- i test.
Partendo dal presupposto che mi domando quanto possa essere difficile trovare un killer seriale quando le persone a contatto con le ragazze sono 12 (se ci fosse stata la Divinità in Giallo avremmo avuto molte meno vittime...), davvero hanno deciso di giocarsela così? Una divinità gelosa che ama Henry di un amore non corrisposto? Che poi a questo giro i tentativi di omicidio sono stati un po' sciatti... nonostante siano stati notevolmente aiutati dalla cretineria di Kate in alcune occasioni (Stanno cercando di uccidermi e trovo un pacchetto anonimo? Ma apriamolo subito!!).
La questione dei 7 test invece viene risolta proprio sul finale, con tanto di colpo di scena in allegato.
Alla fine si scopre che tutte le persone che Kate ha conosciuto negli ultimi mesi, tutte, sono in realtà le misteriose divinità. E ci credo! Avrà parlato sì e no con 10 persone!! 
Quindi era tutta una candid-camera: la città di Eden non esiste, tutti i suoi (12) abitanti sono divinità -compresa la madre di Kate...questa sì che non l'ho vista arrivare fino all'ultimo!- e tutti i tragici e drammatici eventi susseguitisi fino ad ora erano una farsa.
E le famose prove? Erano delle emerite cagate. Non erano subdole e argutamente concepite come speravo, ma dei trucchetti di una semplicità elementare, fin imbarazzante.
Ma poi, qualcuno mi spiega cosa hanno a che fare i 7 peccati capitali con gli dei dell'Olimpo?
Fine spoiler.

SCUSATE, NON HO POTUTO RESISTERE

Nel complesso questo romanzo soffre dei classici punti deboli degli YA : prevedibilità, tantissimi luoghi comuni ed eccessiva linearità, eppure in qualche modo si lascia abbastanza leggere. Scorre più o meno tranquillo senza spingerci a lanciare il libro (il tablet, nel mio caso) contro il muro... ma è anche causa di tanti, tanti poderosi facepalm e a tratti di noia incipiente.
Tutto sommato le debolezze strutturali erano in qualche modo controbilanciate dal desiderio di capire come funzionava la storia (la questione dei test, intendo...). Peccato che alla fine sia stato buttato tutto un po' in caciara. Il che, col seno di poi, fa perdere tantissimi punti al libro.
Ma c'è una cosa che, più della banalità diffusa, lascia l'amaro in bocca: la mitologia greca viene usata in maniera inizialmente quasi interessante ma in definitiva superficiale e insufficiente. Siamo di fronte ad un potenziale quasi infinito costretto in poche trovate, nemmeno originalissime. Spero davvero che la Carter riesca a sviluppare meglio le sue idee nei seguiti, perché: sì, ho intenzione di riprovarci. Against my better judgement.

Per il momento diciamo 2 stelline e mezzo e tanta speranza per il futuro?


Serena

2 commenti:

  1. Secondo me sei stata fin troppo buona, ma ammiro tantissimo la tua obbiettività: riuscire a ricordarsi del poco salvabile non è poco, con un libro del genere.
    Se ti lanci nell'impresa dei seguiti leggerò con curiosità le recensioni :)

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    1. Dici? Credo sia perché era una vita che non leggevo YA, quindi mi sentivo particolarmente ispirata... Ad ogni modo, prima di leggere i seguiti credo che dovrò aspettare di essere DAVVERO di ottimo umore... ma prima o poi voglio dare una seconda occasione.

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