sabato 8 marzo 2014

John Green's Crash Course Literature 201: L'Odissea


DISCLAIMER
Tutto quello che troverete scritto qui di seguito non è di mia proprietà ma si tratta di una semplice traduzione in italiano delle lezioni di letteratura tenute da John Green nel suo canale YouTube Crash Course, fruibili gratuitamente e che vi invito a visionare.
Per quanto riguarda la traduzione, non aspettatevi una traduzione letterale: ho smussato qui e là e mi sono concessa diverse licenze poetiche per rendere il tutto più fluente e chiaro in italiano.
Infine, questa traduzione mi è costata tempo e fatica e gradirei essere informata prima che il mio lavoro venga copia-incollato da chiunque e chicchessia. E' una questione di rispetto.
Enjoy




" Cominceremo con l’origine della letteratura o almeno con una delle origini della letteratura.
Narrami, o Musa, dell'uomo dall'agile mente che lasciò morire tutti i suoi compagni di bordo, mentì a tutti coloro che incontrò, tradì la moglie con svariate ninfe e impiegò dieci anni per compiere un viaggio che, secondo Google Maps, sarebbe dovuto durare 2 settimane.
Quest’uomo ovviamente è uno dei grandi eroi del Mondo Antico. Signore e signori, vi presento Ulisse, la star dell’Odissea di Omero.

Ora, tutti sanno che non è possibile godersi appieno un libro finché non si sa tutto dell’autore, quindi prima di discutere dell’Odissea, cominceremo con un profilo biografico di Omero, il leggendario poeta cieco dell’Antica Grecia : a quanto pare, non sappiamo nulla di lui. In realtà sappiamo che chiunque abbia scritto Iliade e Odissea non li ha letteralmente scritti, perché furono composti oralmente. Ed Omero era poi davvero cieco? Beh, ci sono alcuni versi che parlano di cecità negli Inni omerici e c’è un bardo cieco che appare nell’Odissea, ma se gli autori scrivessero solo di personaggi con le loro stesse caratteristiche, allora i personaggi di James Joyce avrebbero tutti un occhio solo e io sarei un diciassettenne straordinariamente attraente.

Per quanto riguarda l’argomento dei poemi omerici, prove archeologiche affermano che la guerra di Troia fu combattuta attorno al XII secolo AC, anche se probabilmente vi presero parte molte meno divinità e affini rispetto ai poemi basati su di essa. Che poi, non è detto, perché non abbiamo nessuna fotografia dell’epoca. Ad ogni modo, Omero compose l’Iliade e l’Odissea nell’VIII secolo AC, quindi secoli dopo gli eventi descritti, e in seguito nessuno si prese la briga di metterle per iscritto per altri 200 anni, e questo vuol dire che probabilmente hanno subito molte modifiche via via che venivano tramandate oralmente, e ancora oggi si dibatte su quali parti siano originali e quali aggiunte in seguito.
Ci furono molti poemi rivali riguardo alla guerra di Troia, ma quelli di Omero erano di gran lunga i più famosi, e sono attualmente i più famosi, anche perché sono gli unici ad esser sopravvissuti all'incendio della Grande biblioteca di Alssandria…

L’Iliade e l’Odissea sono poemi epici, e noi definiamo l’“Epica” come “Un lungo poema di narrativa; che tocca una serie di soggetti; scritto in uno stile magniloquente o elevato; centrato su un eroe straordinario”.

Gli eventi dell’Odissea hanno luogo dopo quelli dell’Iliade
Ricapitoliamo brevemente: Elena, moglie di Menelao, fugge con Paride, un principe troiano (o forse viene rapita, non è molto chiaro). Ad ogni modo, Menelao e suo fratello Agamennone chiamano a raccolta degli alleati e partono per Troia per provare a salvarla ma la guerra si trascina per 10 anni, dopodiché tutti sono stanchi e stufi e vogliono tornare a casa, fino a quando le cose non diventano piuttosto complicate perché Agamennone si appropria di una concubina di Achille, Achille si arrabbia un sacco e dice di non voler più combattere, e le cose si mettono davvero male per i Greci, finché Patroclo, il migliore amico di Achille e forse anche suo amante, va in battaglia al posto suo e fa un lavoro piuttosto incredibile, finché non viene trucidato da Ettore, il più grande guerriero troiano. Questo spinge Achille venire a patti con la propria mortalità e a tornare in battaglia dove diventa una vera e propria macchina da guerra, massacrando orde di troiani, compreso Ettore, il cui corpo trascina dietro alla propria biga perché questo è lo stile di Achille, fino a quando il padre di Ettore, Priamo, giunge a supplicare per riavere la salma del figlio, Achille cede, cenano insieme e il libro termina con la guerra ancora in pieno svolgimento e nulla di risolto. E questa è l’Iliade.

L’Odissea si apre 10 anni dopo, quando tutti sono già tornati a casa, eccetto Ulisse. Suo figlio Telemaco e sua moglie Penelope non sanno se sia vivo o morto, ma Omero ci rivela che si trova sull’isola di Ogigia, imprigionato dalla ninfa Calipso, tanto infatuata di lui –anche se passa le sue giornate steso sulla spiaggia in lacrime- che non lo vuole lasciar partire, ma finalmente gli dei intervengono e dopo una serie di disavventure e un sacco di altri avvenimenti, Ulisse finalmente ritorna a casa a Itaca sotto mentite spoglie, uccide parecchie dozzine di Proci che avevano bevuto tutto il suo vino, mangiato tutto il suo cibo, importunato sua moglie e complottato per uccidere suo figlio, e sembra che il ciclo di violenza sia destinato a durare probabilmente all'infinito, fino a quando finché le dea Atena, che ama Ulisse, interviene e ristabilisce la pace. LA FINE.

Alcuni dei grandi interrogativi riguardo l’Odissea sono se le caratteristiche eroiche di Ulisse siano effettivamente eroiche, la palese disparità di trattamento riservata alle donne e se si possa o meno interrompere un ciclo di violenza.
Ulisse compare a malapena nell'Iliade e non è un guerriero particolarmente valoroso; a dire il vero è un individuo piuttosto sordido: guida un raid notturno nel campo nemico e uccide un gruppo di Troiani nel sonno. Questo non è un comportamento particolarmente glorioso, ma è tipico di Ulisse, che farebbe qualsiasi cosa pur di sopravvivere. Insomma, la sua caratteristica distintiva e il metis, che significa abilità o astuzia. Ulisse è intelligente, molto intelligente; è un oratore incredibilmente persuasivo e potrebbe cavarsi d’impiccio a suon di discorsi anche dalle situazioni più complicate, comprese quelle che coinvolgono –per dire- dei Ciclopi. Ma è anche un mostro di egoismo e se non fosse stato così auto compiaciuto ed eccessivamente sicuro di sé, probabilmente sarebbe potuto ritornare a casa in meno di  -sempre per dire- una fantastiliardo di anni.
Il migliore esempio di ciò è l’incontro di Ulisse con Polifemo. Ulisse e i suoi uomini sbarcano sull’isola dei Ciclopi, e lui e alcuni dei suoi si sistemano nella caverna di Polifemo, banchettando con il formaggio di capra che il Ciclope aveva messo da parte e aspettandosi che Polifemo al suo ritorno offrisse loro dei doni, perché a quanto pare questo è proprio quello che si fa quando qualcuno ti fa irruzione in casa. Insomma, è vero che esisteva questa antica tradizione greca di ospitalità, ma questo è tirare un po’ troppo la corda… soprattutto dato che, a rigor di cronaca, questo è esattamente quello che i Proci hanno fatto a casa di Ulisse e per cui sono stati massacrati.
Quindi, il Ciclope torna a casa ed è così poco entusiasta di questi tizi nella sua caverna che comincia a divorarli, e Ulisse per tutta risposta lo fa ubriacare e lo acceca con un palo incandescente –operazione peraltro piuttosto semplice dato che, ovviamente, ha soltanto un occhio. Ulisse aveva detto al Ciclope di chiamarsi “Nessuno”, quindi quando il Ciclope chiama aiuto gridando “Nessuno mi ha ferito! Nessuno mi sta uccidendo!” gli altri Ciclopi non arrivano in suo soccorso perché pensano che nessuno stia attaccando. Ma proprio quando sembra che Ulisse possa farla franca, non riesce a tollerare l’idea che nessuno si prenda il merito, quindi rivela il suo vero nome al Ciclope, consentendo a Polifemo di lanciargli una maledizione che provoca, come estrema conseguenza, la morte di tutti i suoi compagni.
Come regola pratica : non volete essere amici di Ulisse, e non volete nemmeno essere suoi nemici. E’ meglio rimanergli alla larga.

Ulisse è un imbroglione, un bugiardo, un pirata, un adultero seriale ed è responsabile della morte di un sacco di persone, e probabilmente ha anche il peggior senso dell’orientamento di tutta la letteratura greca.
Ma è un eroe? Sì.
Per i Greci “eroismo” non significava "perfezione", ma significava aver un attributo o una capacità straordinari, e Ulisse senza dubbio ce l’ha. Non per nulla è il favorito di Atena, la dea della sapienza. Insomma, lei applaude tutti i sui imbrogli e stratagemmi, e ci incoraggia a fare altrettanto, anche se, dalla nostra prospettiva contemporanea, Ulisse risulta essere un tipo poco raccomandabile.

Parlando di prospettiva contemporanea, una delle qualità meno esemplari di Ulisse è il suo atteggiamento nei confronti delle donne. E’ un grande sostenitore del “due pesi due misure” secondo il quale lo stesso identico comportamento etichetta le donne come “sgualdrine” e gli uomini come “stalloni”.

Lettera aperta alla società patriarcalecom'è che sei così resistente? Tra l’altro, per cortesia spiegami una cosa : com'è possibile che l’unico modo per qualcuno di diventare un uomo forte ed eroico sia fare sesso con un sacco di donne, ma se una donna fa sesso con un sacco di uomini viene marchiata come impura e orribile? Insomma, società patriarcale, non voglio addentrarmi troppo nella matematica, ma perché un uomo riesca a fare sesso con molte donne, molte donne devono fare sesso con uomini. E’ l’unico modo, società patriarcale! Quindi in pratica stai dicendo che l’unico modo per un uomo di affermare la propria mascolinità è che le donne falliscano nella loro femminilità. E’ pessimo! Anzi, è meschino! Ti odio!
Cordiali saluti,
John Green.

L’intera epica in generale è incredibilmente paranoica riguardo alla sessualità femminile. Insomma, una delle storie dell’Odissea è quella di Agamennone, leader degli Achei, che ritorna vittorioso dalla guerra, per poi essere ucciso dalla moglie e dal suo amante. Infatti, quando i due si incontrano nell'Aldilà, lo spettro di Agamennone mette in guardia Ulisse suggerendogli di tornare a casa in segreto perché Penelope potrebbe cercare di fare uccidere anche lui. E la misoginia non si limita a questo; questo libro è pieno di mostri e, a parte Ciclope, molti i loro sono femmina, come le Sirene che attirano gli uomini verso la morte, o Scilla che praticamente è un polpo con i denti. E poi ovviamente c’è Cariddi, un buco che risucchia gli uomini verso il loro tragico destino (e a tal proposito, potete sviscerare le implicazioni Freudiane di questo particolare in Crash Course Psychology).

Nel frattempo Ulisse è impegnato ad andare a letto con tutti i tipi di donne mitologiche e a quasi sposare la principessa di un’isola, ma ci assicura di esser rimasto sempre fedele a sua moglie… nel suo cuore. Il che è anche carino, ma sarebbe stato ancora più carino se fosse rimasto fedele a sua moglie anche nei suoi pantaloni.
Stan, che è sempre fissato con l’accuratezza storica, vorrebbe farmi riconoscere che Ulisse non indossava pantaloni perché non erano ancora di moda in Grecia, quindi tecnicamente Ulisse non fu fedele alla moglie nella sua toga o nel suo perizoma, o qualcosa di simile.

Ad ogni modo, anche se va a letto con chiunque, Ulisse è incredibilmente preoccupato per il fatto che Penelope sia rimasta casta o meno. Se così non fosse, probabilmente lui la ucciderebbe. In fin dei conti, successivamente nel racconto, giustizia tutte le ancelle della casa per essere andare a letto con i Proci, e lui non è nemmeno sposato con loro.

L’epica sembra avviarsi verso una scena cruciale nella quale Ulisse metterà alla prova la fedeltà di Penelope, ma invece è Penelope a mettere alla prova Ulisse. Quando lui le si rivela, lei non lo riconosce e lo obbliga a provare la sua identità dimostrando di conoscere il segreto del loro letto matrimoniale, e solo allora lo stringe a sé in uno dei versi più belli di tutta l’opera omerica:

Così gioía Penelope, il consorte
Mirando attenta, nè staccar sapea
Le braccia d’alabastro a lui dal collo.

Alcuni antichi ricercatori credevano che il poema dovesse concludersi proprio in questo punto, come farebbe ogni storia d’amore, con Ulisse e Penelope beatamente riuniti, ma non è così.
Ulisse e un paio dei suoi amici, con un grande aiuto da parte di Atena, avevano trucidato tutti i Proci e le ancelle, e questo è un problema, perché questa non è l’Iliade. Loro non erano in guerra.
L’Iliade è un poema di guerra, e il suo principale interesse è il kleos, la gloria, la fama guadagnata sui campi di battaglia che garantisce l’immortalità perché le gesta sono talmente straordinarie da venir cantate per il resto dell’eternità. Achille non riuscì a tornare a casa. Aveva avuto due possibilità: rimanere, combattere e conquistarsi la gloria, o tornare a casa a vivere una lunga vita tranquilla. Nell'Iliade Achille scelse la gloria.
Ma l’Odissea parla dell’alternativa. Parla di quello che succede dopo la guerra, di come andiamo avanti lasciandocela alle spalle.
Ulisse non è un granché in questo. Lui è una sorta di esempio antico di Disturbo da Stress Post Traumatico. Ne ha vissute talmente tante che ormai non sa più come adattarsi al tempo di pace. La sua reazione a giovani uomini che occupavano il suo salone e facevano al barbecue i suoi maiali è stata un omicidio di massa. E il massacro dei Proci porta al tentativo dei loro parenti di vendicarsi di Ulisse e, se Atena non fosse discesa dall’Olimpo al momento giusto per mettere un freno a tutto ciò, presto non ci sarebbe stato più nessuno in vita a Itaca.

Questo è un pensiero che fa riflettere: se non fosse stato per un intervento divino, gli esseri umani in questa storia probabilmente avrebbero continuato questo ciclo di violenza all'infinito. L’Odissea è un poema ambientato in tempo di pace, ma ci ricorda che gli uomini non sono mai stati particolarmente bravi a lasciarsi la guerra alle spalle. "

Grazie per l'attenzione,
John Green

7 commenti:

  1. "Best wishes.
    John Green."
    xD

    Continuo fermamente a credere che quest'uomo sia un genio di proporzioni cosmiche!
    Le cose che dice, il modo in cui lo dice...io boh, come si fa a non amarlo? xD
    Non avevo idea dell'esistenza di questi video...ora so come trascorrere il weekend <3
    Complimentissimi per l'idea di tradurla e postarla, deve essere stato parecchio impegnativa come cosa. Grazie ;D

    ps: siamo nel 2014 eppure il discorso sulla società patriarcale rispecchia a pieno la situazione attuale. Che amarezza, i secoli passano e gli stereotipi restano.
    Buona festa delle donne xD

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    1. John Green è un grande e questo è un fatto.
      Sono contenta di averti fatto scoprire qualcosa di nuovo e anche che tu abbia apprezzato la mia traduzione: è stato impegnativo ma è una cosa che amo fare, quindi non mi pesa (la prossima volta posto la lezione su Edipo)
      Auguri anche a te! ^^

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  2. Grazie infinite per questo immenso lavoro di traduzione e adattamento *-*
    Per quanto concordi con quanto detto da Green in primo acchito, trovo si debba tener conto dell'epoca: opere così antiche hanno per forza comportamenti e messaggi per noi incomprensibili o semplicemente sbagliati. Giudicare Ulisse con standard moderni è un colpo basso, anche perchè non è tanto l'intelligenza o lo stress post traumatico, a renderlo un personaggio entrato nell'immaginario collettivo: è la curiosità. Voler andare a vedere che c'è lì perchè non si riconosce un limite solo perchè tutti dicono che lo è. È questo che ce lo fa ricordare, non che è andato a letto con le ninfe e Penelope no.

    E ora vado a vedere se parlerà anche di Gilgamesh. Non posso essere l'unica ad averlo letto: quel libro lo pubblicano, per la miseria.

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    1. Katerina, per prima cosa: prego, è un piacere.
      Quello che hai scritto effettivamente è molto giusto è condivisibile, ma allo stesso tempo trovo che un punto di vista "diverso" su un classico che tutti abbiamo studiato sempre alla stessa maniera a scuola sia un arricchimento più che un modo per screditare l'interpretazione più tradizionale. In fin dei conti i classici diventano tali perché, non importa quanto cambino i tempi, danno sempre qualcosa su cui riflettere, no?

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    2. Certamente, infatti ho apprezzato molto l'analisi sull'influenza che la guerra ha nella psiche umana, e come sia un elemento di spicco in un'opera che, invece, si ambienta in un periodo di pace. Soprattutto perchè è un'angolazione che raramente viene presa in considerazione.

      Però altre critiche mosse da Green mi sembrano dovute solo all'aver applicato standard moderni ad una società antica, come se l'Iliade e l'Odissea fossero stati scritti oggi e un autore oggi avesse deciso di vendere quei valori. Guardare da un'altra ottica è importante, staccare così completamente l'opera dal suo contesto... mi sembra un po' gratuito per vincere facile. Non è un'analisi, è dire in modo divertente quello che abbiamo pensato tutti leggendolo.

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    3. Sì, capisco cosa vuoi dire. Secondo me in una "lezione ideale" sarebbe stato interessante parlare di tutte queste critiche, ma anche approfondire il perché questi atteggiamenti che a noi sembrano inaccettabili fossero invece considerati la norma nella società antica. Insomma, avere un po' di tutto: il piglio sarcastico moderno e un ulteriore approfondimento sulla società dell'epoca. O è chiedere la botte piena e la moglie ubriaca? ;D

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    4. Credo sia ostacolato dal format video youtube di dieci minuti o giù di lì :D
      Oltre che il diverso tipo di società, è anche interessante vedere il diverso tipo di forza: è vero che Penelope non se la spassa con nessuno, ma è anche vero che se non c'era lei Ulisse avrebbe avuto ben poco a cui tornare. Non è un personaggio la cui dignità, forza o libertà dipende dalla vita sessuale. Anzi, in un certo senso lei rappresenta la forza di fare quello che si deve e non quello che si vuole... un tipo di forza che Ulisse non ha.

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