sabato 15 marzo 2014

John Green's Crash Course Literature 202: Edipo Re



DISCLAIMER
Tutto quello che troverete scritto qui di seguito non è di mia proprietà ma si tratta di una semplice traduzione in italiano delle lezioni di letteratura tenute da John Green nel suo canale YouTube Crash Course, fruibili gratuitamente e che vi invito a visionare.
Per quanto riguarda la traduzione, non aspettatevi una traduzione letterale: ho smussato qui e là e mi sono concessa diverse licenze poetiche per rendere il tutto più fluente e chiaro in italiano.
Infine, questa traduzione mi è costata tempo e fatica e gradirei essere informata prima che il mio lavoro venga copia-incollato da chiunque e chicchessia. E' una questione di rispetto.
Enjoy




"Ciao, sono John Green e benvenuti a Crash Course Literature.
Oggi parleremo di Edipo.
Leo Tolstoy scrisse che “Le famiglie felici si assomigliano tutte, ma ogni famiglia infelice è infelice a modo suo” e io certamente spero che non esista una famiglia tanto infelice quanto quella di Edipo.
Il teatro greco antico è specializzato in famiglie disfunzionali : ci sono opere che parlano di mogli che uccidono i mariti, genitori che uccidono i figli, figli che uccidono i genitori, fratelli che si uccidono a vicenda… per non parlare delle tragedie. Ma è difficile immaginare una famiglia più tragica e disfunzionale del clan di Tebe di cui scrisse Sofocle nell’Edipo Re. Insomma, almeno escludendo i Kardashian.


Teenage-John-Green: Mr Green, Mr Green!! Chi sono i Kardashian? Suona esotico… è qualcosa di uscito da Star Wars?


Oh, già, Me-del-passato, tu non sai ancora nulla dei Kardashian. In questo momento l’unico Kardashian di cui hai sentito parlare e l’avvocato difensore di O.J. Simpson. Ad ogni modo, non ti preoccupare. Immaginati solo una luce verde dall'altra parte della baia che rappresenta la gloria che non potrai mai raggiungere: questi sono i Kardashian.

Edipo è il re di Tebe, dato che ha risolto l'enigma della Sfinge e salvato la città dalla distruzione, ma ora una piaga sta devastando Tebe, e numerosi oracoli e interiora di uccelli suggeriscono che sia a causa dell'assassino del precedente re Laio, che ancora vive in città impunito. Edipo decide di indagare sull'omicidio, solo per scoprire che -COLPO DI SCENA!- è proprio lui ad aver ucciso Laio e sposato la sua regina Giocasta! In seguito scopre che Laio in realtà era suo padre e che Giocasta è sua madre, e che quindi ha avuto 4 figli dalla propria madre, avverando una vecchia profezia; perché le interiora di uccello non sbagliano mai
E' il classico "Accidentalmente-uccidi-tuo-padre-sposa-tua-madre" di moda da un sacco di tempo; Freud ve ne può parlare estensivamente in Crash Course Psichology.
Ad ogni modo, Giocasta si impicca ed Edipo si cava gli occhi con la fibbia della di lei veste, e poi va in esilio.
Nelle tragedie successive, i suoi due figli si uccidono a vicenda e una delle sue figlie si suicida, quindi... insomma, sarebbe potuta andar meglio.

Giusto per avere un po' di contesto, il teatro era davvero una questione importante per i Greci; se eri un cittadino maschio (non una donna, né uno schiavo) assistere era un tuo dovere civico, un po' come votare... eccetto che il teatro cominciava con un sacrificio animale rituale, quindi in realtà non era per nulla come votare.
Ma questo aspetto del "dovere civico" è interessante, perché molte delle rappresentazioni pongono domande davvero spinose riguardo a potere, controllo e alla saggezza dei governanti. 
Gli autori mascheravano le proprie opinioni ambientando le rappresentazioni in epoche antiche e mitologiche o in terre straniere (proprio come faceva Shakespeare), ma erano opere piuttosto provocatorie all'epoca, e la cosa più importante è che le migliori sono ancora interessanti ai giorni nostri. 
Tre autori presentavano ciascuno quattro rappresentazioni : un ciclo di tre tragedie collegate e una farsa, che doveva essere leggera e divertente, e che spesso implicava falli enormi e/o battute sulla cacca. 
I cittadini guardavano una rappresentazione dopo l'altra, mentre dei giudici decretavano un vincitore, quindi era quasi come il Sundance Film Festival o il Festival di Cannes, ma -di nuovo- con in più il sacrificio animale rituale e senza accordi multimilionari per i diritti di distribuzione; in palio c'era la gloria.
Sfortunatamente è giunta fino a noi solo una piccola parte di queste opere, mentre moltissime sono andate perdute nei millenni, incluse quelle distrutte nell'incendio della Biblioteca di Alessandria.
All'epoca di Sofocle il cast era composto da tre attori maschi (alcuni ricoprivano più ruoli) e da un Coro.
Gli autori generalmente erano anche direttori, compositori, scenografi e spesso persino gli attori principali, anche se a quanto pare Sofocle non recitava nei suoi spettacoli perché era -immagino- un attore terribile.
I Cori invece erano scelti tra la cittadinanza di Atene e fungevano da "rappresentanti" del pubblico sul palco, dando voce alla saggezza popolare e ponendo le domande che lo spettatore medio avrebbe potuto porre.
Gli attori indossavano delle maschere, oltre ad enormi tuniche e sandali con rialzi, in modo che fosse possibile vederli anche se seduti nei posti "economici".

Sofocle visse per quasi tutto il V secolo AC e scrisse 123 opere; a noi ne sono giunte 7. Chissà quali cose assurde capitavano ai personaggi nelle altre...
Il primo a fornire una critica letteraria del dramma greco fu la mia vecchia nemesi Aristotele, che -ricorderete- era in errore su tutto. Questo era il tizio che credeva che alcune persone fossero nate schiave per natura, eppure aveva più o meno ragione su un racco di cose riguardanti il teatro. 
Mi addolora ammetterlo perché lo disprezzo genuinamente, ma Aristotele aveva molte idee interessanti. Per esempio aveva notato che in moltissime storie i personaggi principali avevano un momento di "riconoscimento" e uno di "catastrofe". Aristotele è anche responsabile per un sacco di idee classiche riguardo alla tragedia e alla commedia, e l'Edipo Re rispecchia la sua definizione di tragedia incredibilmente bene - probabilmente perché era la sua rappresentazione preferita. 
Aristotele definisce la tragedia come "un'imitazione di una azione nobile e compiuta e di una certa rilevanza"
La tragedia è anche intenzionalmente scritta per suscitare sia pietà che terrore : quando Edipo ritorna in scena alla fine della rappresentazione indossando una maschera che mostra i suoi occhi cavati, ti senti male per lui, ma ti senti anche spaventato.
Ma ecco che arriva la parte delicata : Aristotele scrisse che la tragedia dovrebbe affliggere un personaggio principalmente buono che commette un grosso errore; non può essere su un personaggio cattivo, perché altrimenti non proveresti nessuna compassione, e non può essere su un personaggio perfetto che compie tutte le giuste azioni ma subisce una fine tragica, perché 1) questo non darebbe nessuna soddisfazione e 2) implicherebbe che l'universo non premia la bontà e non punisce la malvagità, e questo è un pensiero piuttosto terrificante. Quindi la tragedia deve essere invece su un brav'uomo afflitto da una hamartia. Questa parola talvolta viene mal tradotta - compreso dal protagonista del mio romanzo "Colpa delle stelle" - come una "tragica imperfezione", ma in realtà è un termine del tiro con l'arco che vuol dire "mirare al centro ma mancarlo".
Ora, mi verrebbe da discutere che nei 2500 anni da Edipo ci sono state delle tragedie davvero notevoli, in grado di suscitare paura e compassione senza l'insinuazione che l'universo sia interessato alla vita dei singoli individui, ma questa è la definizione classica.


Lettera aperta
Una lettera aperta all'eroe tragico, un tipo di personaggio esemplificato da Chewbacca.
Era un Wookiee, era forte e leale, era un grand'uomo - o almeno, un grande Wookiee - ma fu la sua lealtà, un tratto solitamente desiderabile, che in definitiva lo rese anche... un eroe complicato.
Chewbacca fece un giuramento di sangue a Han Solo : quindi se infastidisci Han Solo, Chewbacca ti strappa le braccia dal corpo. E coloro che conoscono l'universo di Star Wars al di fuori dei film sanno già che questo, alla fine, si rivelerà fatale.
Chewbacca sei un eroe, ma è stato il tuo eroismo a determinare la tua rovina.
I migliori saluti, 
John Green


Quindi Edipo è un personaggio "buono"? E davvero compie un errore fatale?
All'inizio dell'opera, Edipo sembra davvero un re da 10-e-lode. Insomma, il sacerdote lo definisce :

fra gli uomini il primo a cui s'accorra
nel variar delle vicende umane

Quando il sacerdote viene a riferirgli le sofferenze della città, Edipo dice di conoscerle già :

Conosco, non è incognita per me la febbre che vi spinge qui

Edipo è già preoccupato per quello che sta accadendo alla sua gente, infatti invia il cognato Creonte dall'oracolo di Delfi per scoprire la sorgente della pestilenza. E non dimentichiamoci che Edipo aveva già salvato la città una volta, rispondendo all'enigma della Sfinge. La Sfinge aveva il corpo di donna, le ali di aquila, un pessimo carattere e l'abitudine di uccidere chiunque rispondesse in maniera errata al suo enigma, quindi capirete che ci vuole un certo coraggio a tentare di rispondere. 
Dunque Edipo è un brav'uomo e un grande re, giusto? Meh...
Insomma, quando Creonte riferisce un responso che a Edipo non piace, viene accusato di complottare contro di lui; inoltre Edipo rivolge alcune dure parole all'indovino cieco Tiresia, quando individua correttamente in Edipo la causa della piaga; e quando il pastore viene portato da Edipo e si rifiuta di dire la verità sulla sua nascita, perché sa che questo turberà il sovrano, Edipo lo minaccia di tortura.
E poi c'è l'ambiguità del "mancare il segno". Insomma, quale fu l'errore di Edipo nell'opera? 
Fu uccidere Laio nel crocevia? Beh, forse era stato un comportamento un tantino aggressivo, ma Sofocle rende molto chiaro che Laio era in preda ad un qualche raptus d'ira automobilistica (ma su una biga) e che Edipo aveva agito per autodifesa. 
Fu forse andare a letto con Giocasta? Effettivamente è piuttosto disgustoso ma, di nuovo, non esattamente una scelta : lei gli fu presentata assieme al regno quando sconfisse la Sfinge. Infine, come abbiamo detto, il sovrano tratta alcuni altri personaggi in maniera piuttosto meschina, ma questi sono piccoli errori piuttosto che errori fatali. 
Forse il suo errore è stato credere di poter superare o sfuggire al proprio fato, ma se vi fosse predetto che ucciderete vostro padre e sposerete vostra madre, non provereste anche voi a sfuggirgli? 
Magari qualcuno di voi sta pensando che se aveste sentito una profezia secondo la quale siete destinati ad essere l’assassino di vostro padre e l’amante di vostra madre, evitereste i combattimenti con uomini più anziani e il sesso con donne più mature. E fin qui tutto bene, ma ricordate che Laio e Giocasta avevano provato a uccidere Edipo, poi avevano ricevuto una profezia anche su questo e quindi Edipo era stato allevato dal re e dalla regina di Corinto, che dunque lui pensava essere i suoi genitori. 
Come può essere un errore cercare di star molto lontano dai genitori e nel frattempo salvare la città di Tebe? E se non puoi sfuggire al tuo destino, come è possibile che il tuo destino sia una conseguenza dei tuoi errori
Questo poema dipende molto dall'ironia della sorte : l’uomo che sembra più intelligente in realtà è il più ignorante, l’uomo che ha salvato Tebe è in realtà lo stesso che la sta distruggendo, l’"illuminazione" coincide con la cecità letterale. Questo, unito alla sopracitata ambiguità, è ciò che ha resto quest’opera così godibile per così tante generazioni di persone. Noi nel pubblico siamo consapevoli di tutte queste ironie come nessun’altro in scena, almeno fino alla fine.
Ricordate come Edipo dice di conoscere già la storia prima che gli venga raccontata? Beh, proprio come tutte le persone nel pubblico : anche loro conoscono la storia prima che venga loro raccontata. Probabilmente anche voi conoscevate la trama generale dell'Edipo Re prima ancora di leggere la tragedia, no? Il divario tra quello che sappiamo noi spettatori e quello che sanno i personaggi in scena ci mette a disagio, ci fa sentire spaventati per loro, e fa aumentare la tensione. 
Quello di Edipo è un giallo nel quale si scopre che l'investigatore è l’assassino, e l’investigatore non lo sa, ma il lettore sì, così ad ogni nuova scena, ad ogni nuovo indizio, il cerchio si fa sempre più stretto attorno ad Edipo. Ogni volta che un messaggero arriva con notizie che dovrebbero esser “buone” «Hey! Il re di Corinto è morto!», «Hey! Il re di Corinto non era tuo padre!», Edipo si avvicina sempre di più alla verità della sua colpa. 
In diversi punti Giocasta cerca di persuadere Edipo a non continuare ad indagare, ma Edipo non può farne a meno, vuole conoscere tutta la storia. Almeno per me, questo è ciò che trovo ammirevole allo stesso tempo commiserabile di Edipo. Il dramma si domanda se sapere sia davvero un bene; Tiresia dice:

Sapienza... che cosa assurda, quando non matura frutto a chi è cosciente.

Ed Edipo probabilmente sarebbe stato più felice vivendo nell'ignoranza – anche se così la pestilenza avrebbe continuato a devastare Tebe. 
Quindi io penso che la tragedia in definitiva suggerisca che anche se l’ignoranza può essere beata, la ricerca di Edipo della verità è corretta, giusta, coraggiosa e assoluta, e questo è ciò che lo rende grande. Ma è anche ciò che gli rovina la vita. Come disse il critico E.R.D.: Ciò che causò la sua rovina furono la sua forza e coraggio, la sua lealtà verso Tebe e la sua lealtà verso la verità”.
Così alla fine, grazie al Cielo, mi trovo nuovamente in disaccordo con Aristotele, perché non credo che Edipo sia un grand'uomo rovinato da un grande errore, credo che la storia sia più complicata di così. 
Quindi, Edipo avrebbe mai potuto sfuggire al proprio destino? Probabilmente no. Ci sono degli esempi occasionali nella mitologia greca di divinità che alleggerivano una pena o che trovavano una scappatoia, ma sono rare.
Quando leggi l'Edipo Re, ti rendi conto che in realtà ci sono due storie : una riguarda ciò che è già accaduto, l’altra riguarda quello che sta succedendo adesso. È la seconda ad interessare Sofocle; uccidere il padre e sposare la madre, quella è roba accaduta nel passato, dietro le quinte. Sofocle si concentra sulle scelte che Edipo compie liberamente : trovare la causa della pestilenza anche quando implica la sua colpevolezza, cavarsi gli occhi così da non dover guardare i propri genitori nell'Oltretomba... 
Quindi Edipo non può sfuggire al proprio destino, eppure in qualche modo può esercitare il libero arbitrio; lui prende delle decisioni. 
Ciò che risulta interessante per Sofocle non è tanto il compimento della profezia, ma come si sia avverata e come questo si ripercuota sul presente. 
Secondo una metafora del critico A.W.G. gli dei conoscono quale sarà il risultato finale della partita, ma siamo noi a doverla giocare. Alla fine la vittoria dipenderà dalle capacità, dalla determinazione, dalla forma dei giocatori, e un po’ dalla fortuna. 
Invece di utilizzare la tragedia come palco per un dibattito tra fato e libero arbitrio, Sofocle è interessato a porre domante riguardanti sia il fato sia il libero arbitrio. Vedendo Edipo dovremmo chiederci : quanto controllo abbiamo sulle nostre vite? Quanto dobbiamo alla genetica, al privilegio, all'educazione, al caso, alle scelte che abbiamo o non abbiamo fatto? E queste sono domande importanti. 
Ovviamente non tutti sono d’accordo nel ritenere quella  la parte più interessante dell’opera, come Sigmund Freud che decise che il motivo per cui l'opera aveva avuto tanto successo era il fatto che tutti soffriamo del cosiddetto Complesso di Edipo. Freud lo descrive ne "L’interpretazione dei sogni" come l'istinto di dirigere il nostro primo impulso sessuale verso la madre e il primo sentimento d’odio e desiderio omicida contro il padre.  Ma, per la cronaca, Edipo non soffriva del complesso di Edipo! La sua è la tragedia di un uomo che cerca deliberatamente di evitare di uccidere il proprio padre e mettere incinta la madre, non di un uomo che lo desidera segretamente. 
Ma in definitiva ciò che rende Edipo un'opera tanto interessante è che si presta a molte interpretazioni e può guidare le nostre vite in molti modi diversi.
Insomma, Edipo è davvero un grand'uomo? Compie un grande errore? Subì il proprio destino per mancanze personali o a causa della natura dell’universo? Queste sono domande impegnative ed interessanti, ed è bello sapere che le persone se le pongono da millenni.

Grazie per la visione e alla prossima settimana.
John Green " 



Nota di Serena: mi scuso per la mancanza di nomi dei due critici (sostituiti dalle sole iniziali), ma non sono riuscita a capirli.

4 commenti:

  1. Sere, stai facendo un lavoro pazzesco!

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    1. Grazie :3
      Sarò sincera, è abbastanza un lavoraccio e ho risentito alcune frasi del video fino alla nausea per trascriverle correttamente, ma vedere il post bell'e confezionato mi da una soddisfazione quasi indecente XD

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  2. Complimenti di nuovo per il lavoraccio di traduzione °^°
    Concordo con Green, una delle cose più belle di queste antiche opere è come, nonostante una trama spesso conosciuta, quando si leggono è possibile trovare un numero infinito di chiavi di lettura e di tematiche trattate *-*
    Ma per quanto abbia amato profondamente Edipo Re, devo ammettere che il mio cuore è stato rubato da Antigone (il capitolo conclusivo della trilogia).

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    1. Grazie mille ^^
      Sai, nonostante Edipo Re sia senz'altro la tragedia più famosa, anche io ricordo meglio Antigone... forse perché l'ho studiata in maniera piuttosto approfondita al liceo, o forse perché ti tutte le cose che ho studiato questa era una delle poche opere relative ad una donna (per quanto...)

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