sabato 22 marzo 2014

John Green's Crash Course Literature 203: Amleto - I parte


DISCLAIMER
Tutto quello che troverete scritto qui di seguito non è di mia proprietà ma si tratta di una semplice traduzione in italiano delle lezioni di letteratura tenute da John Green nel suo canale YouTube Crash Course, fruibili gratuitamente e che vi invito a visionare.
Per quanto riguarda la traduzione, non aspettatevi una traduzione letterale: ho smussato qui e là e mi sono concessa diverse licenze poetiche per rendere il tutto più fluente e chiaro in italiano.
Infine, questa traduzione mi è costata tempo e fatica e gradirei essere informata prima che il mio lavoro venga copia-incollato da chiunque e chicchessia. E' una questione di rispetto.
Enjoy




" Ciao, sono John Green, questo è Crash Course Literature, e oggi parleremo del più grande danese di tutti i tempi : Scooby Doo.
No! È Amleto.

L’Amleto risale al XVI o XVII secolo, non ne siamo sicuri. La tragedia di Amleto, principe di Danimarca, è stata scritta da William Shakespeare ad un certo punto tra il 1599 e il 1602, ed è considerata da molti come la migliore opera di Shakespeare, persino meglio -per dire- di Timone d’Atene o Cimbelino!


Teenage-John-Green: Mr Green! Mr Green! Lo so che Amleto è tipo super-famoso e importante e tutto il resto, ma in sostanza non è solo una lunghissima opera teatrale su un tizio che non riesce mai a prendere una decisione?

Beh, Me-del-passato, secondo molti Amleto non ha problemi tanto con il prendere una decisione, ma piuttosto con il mettere in atto i propri piani, più nello specifico, col mettere fine alla vita dello zio. Allo stesso modo molti altri effettivamente affermano che Amleto ha dei problemi a prendere le decisioni, ma le decisioni che deve prendere sono piuttosto difficili! Insomma, questa è un’opera che parla di giustizia, vendetta, della propria coscienza, del proprio posto nell'ordine sociale e –ancora una volta- di sentimenti profondamente inappropriati verso le madri.

Shakespeare scrisse l’Amleto basandosi su un racconto medioevale scandinavo, tramandato per iscritto dallo storico danese preferito da grandi e piccini : Saxo Grammaticus, che qui potete vedere raffigurato –a seconda della vostra visione del mondo- come Babbo Natale o Dio. Probabilmente Shakespeare conosceva il racconto grazie a rappresentazioni della sua epoca piuttosto che dall'effettiva leggenda danese, perché fino a quel punto le cose danesi più conosciute erano i Vichinghi e i dolcetti. A dire il vero, lo sono ancora adesso.
Saxo racconta la storia del principe Amleth, un ragazzino che vede lo zio uccidere il padre, attende il proprio momento, finge di essere pazzo in modo da cullare lo zio con un falso senso di sicurezza e poi, appena divenuto adulto, lo trafigge con la spada del padre. Ad ogni modo, è interessante conoscere questi dettagli del racconto originale, perché ci consente di riflettere sulle modifiche apportate da Shakespeare alla storia, che ci indicano quali erano gli aspetti più importati per il Bardo. Per esempio Amleto non è incapace di uccidere lo zio perché è giovane, e non vede realmente lo zio mentre uccide il padre, quindi sostanzialmente Shakespeare stava introducendo ambiguità nella storia, il che è -diciamo pure- la sua specialità.
L’Amleto è l’opera teatrale più famosa di Shakespeare, in fatti è forse l’unica ad essere stata messa in scena quasi ininterrottamente sin dal suo debutto. Ed è anche molto lungo. Del tipo che quando Kenneth Branagh cercò di filmare tutte le battute, il suo film durò più di 4 ore. Alcune produzioni teatrali sono arrivate fino a 6.
E’ opinione diffusa che Shakespeare avesse scritto la tragedia così lunga solo per soddisfazione personale, sapendo che le compagnie teatrali l'avrebbero accorciata a piacimento, ma è anche possibile che fosse tutta una manovra per trattenere più a lungo a teatro il pubblico per vendere più pasticci di montone; dopotutto, dobbiamo ricordarci che l’arte è anche commercio. 
Ma tutto questo ci porta al fatto che in realtà esistono 3 versioni differenti dell’Amleto: due sono in-quarto (una del 1603 e l’altra del 1604) e poi c'è l’edizione in-folio del 1623. Il secondo in-quarto e il folio sono più o meno simili, anche se probabilmente il primo era basato sugli appunti di Shakespeare mentre il secondo sulla visione di una performance teatrale. Il primo in-quarto invece è conosciuto come il “pessimo quarto”, e non nel senso che sia cattivo, ma proprio perché è piuttosto orrendo. Gli storici pensano che sia stato trascritto a memoria da un attore, ma da un attore che probabilmente interpretava solo parti minori, come Marcello. Sostanzialmente, ricordava abbastanza bene le scene nelle quali era in effettivamente sul palco, mentre le altre… beh, non proprio. Per esempio, ecco la versione del “pessimo quarto” del monologo principale: 
“Essere, o non essere, questo è il problema. Morire, dormire, tutto qui?” 
Semplicemente fantastico.

Ad ogni modo, in tutte le versioni la trama è la stessa. Amleto è uno studente che ritorna a casa a Elsinore quando il padre muore; poi sua madre Gertrude improvvisamente sposa lo zio Claudio. Claudio si appropria della corona, anche se tecnicamente sarebbe stato Amleto a dover ereditare il regno. 
Quindi Amleto, in lutto, deve affrontare tutto questo, e lo fa come farebbe qualsiasi adolescente : vestendosi di nero, ascoltando musica deprimente e facendo lunghi discorsi su come vorrebbe che si putrefacesse la propria carne, il che –SPOILER!- alla fine avviene davvero.
A questo punto, però, appare il fantasma di suo padre che lo prega di vendicare il suo assassinio commesso dal sopracitato zio Claudio. 
Amleto non è certo del da farsi, quindi finge di essere folle... come ovviamente chiunque farebbe in quella situazione, no?
Successivamente ingaggia una compagnia di attori per mettere in scena una rappresentazione che spinga Claudio a confessare, Claudio effettivamente viene sopraffatto dall'emotività e fugge dalla rappresentazione. Gertrude convoca Amleto nella sua camera da letto dove hanno una conversazione stranamente intima, finché Amleto sente un rumore e –in un raro momento di risoluzione- accoltella la tenda. Oh! Ma non è mio zio! E’ Polonio.
Polonio, che non fu conciso, pur avendo detto che La brevità è l’anima del senno, oltre a sii sempre, e resta, fedele a te stesso, riuscendo ugualmente a non rimanere poi così fedele a se stesso.
A questo punto Gertrude decide che Amleto dovrebbe allontanarsi dalla città, quindi lui salpa, poi c’è un pezzo pieno di morte e tempeste e pirati, e poi Amleto ritorna, solo per scoprire che la figlia di Polonio, Ofelia, si è suicidata e che suo fratello Laerte è piuttosto incazzato con lui.
Claudio allora organizza un duello di scherma tra Laerte e Amleto, avvelenando la spada d Laerte e il vino di Amleto. Amleto viene ferito, ma riesce a ferire a sua volta Laerte ,mentre Gertrude beve il vino mortale e a questo punto -quando tutti sono morti o sul punto di farlo- Amleto decide che quello finalmente è il momento per trapassare Claudio. 
In pratica, muoiono tutti i danesi, eccetto Orazio, perché ovviamente serve qualcuno che dica:

Dolce principe,
benevola ti sia l'eterna notte,
e possa un volo d'angeli cantando
accompagnarti all'ultimo riposo!


Ma che razza di posto è questa “Danimarca” in cui le persone hanno nomi incredibilmente poco danesi come Claudio e Polonio? 
Nel corso della storia, Claudio sta creando un esercito per invadere la Norvegia, e la Danimarca si trova in quello strano limbo tra guerra e non-guerra. Come spesso accade, lo spettro di una minaccia esterna spinge i poteri governanti a cercare minacce anche all'interno, e infatti vediamo un sacco di esempi della segretezza e sorveglianza della società di Elsinore. Infatti, Amleto non sbaglia quando dice a Rosencrantz e Guildenstern “La Danimarca è una prigione”.
I personaggi si tengono vicendevolmente sottocchio: Gertrude e Claudio osservano Amleto, così come fa Polonio –anche se è davvero terribile come spia-; i compagni di Amleto, Rosencrantz e Guildenstern, lo osservano da vicino, dato che Claudio li incoraggia a spiarlo mentre ingollano liquore danese e parlano di ragazze; anche Ofelia osserva Amleto, anche se lui non la ricambia perché troppo occupato ad osservare Claudio, cercando di capire se ha davvero ucciso suo padre; e ovviamente Amleto passa anche un sacco di tempo a guardare se stesso e a recitare soliloqui angosciosi. 
Personalmente, alla fine della fiera, sono più colpito dal narcisismo di Amleto, piuttosto che dalla sua indecisione.
Ad ogni modo, probabilmente tutto questo non è tanto una critica verso la Danimarca -che è un posto incredibilmente carino, pieno di sandwich all'aringa e pallamano agonistica- ma piuttosto un commento all'Inghilterra elisabettiana, epoca nota per lo spionaggio diffuso e –oltretutto- il posto in cui Shakespeare viveva effettivamente. 
C’erano tutta una serie di cospirazioni anti-monarchiche e anti-cattoliche in corso, ed Elisabetta I gestiva una complessa rete di spie nel tentativo di scoprirle –come una sorta di M in James Bond, ma con più tiare. Anche Christopher Marlowe –rivale di Shakespeare, nonché uno degli scrittori più badass di sempre- era una spia.
Quindi la corte di Elsinore può essere vista come uno specchio dell’ambiente in cui viveva lo stesso Shakespeare, nel quale venire processati e decapitati per alto tradimento era grossomodo uno passatempo nazionale.

Amleto è una tragedia che parla dell’osservare e dell’essere osservati –un concetto con il quale siamo piuttosto familiari al giorno d’oggi- ma tratta anche il “doppio” e la specularità
Questo è un elemento Shakespeariano molto comune, ma che stimola alcune domande davvero centrali dell’essere una persona. Per esempio: le persone sono davvero in grado di cambiare? Possono diventare persone diverse col tempo? E poi, quando guardi allo specchio, stai davvero guardando la persona che sei? Sei la persona che immagini di essere?
Ci sono almeno due Amleto in quest’opera: c’è il defunto re Amleto, che si aggira infestando le torri merlate di Elsinore, e poi c’è il nostro eroe, che si suppone debba vendicare il vecchio Amleto. Ma l’Amleto vivente  è anche lui diviso in due perone diverse: una che vuole uccidere Claudio e l’altra che invece pensa “Sai una cosa? Magari no. Magari dovrei tornare a fare lo studente”.

Alcuni critici sostengono che l’Amleto che torna a casa dalle sue avventure piratesche sia ancora un’altra persona, perché ormai è un uomo molto diverso da quello che è partito. 
In qualche modo possiamo vedere anche Ofelia come una sorta di estremo, paradossale doppio di Amleto : l’immagine di come sarebbe Amleto se privato di tutto il suo potere e la sua influenza. 
E ovviamente, quando gli attori inscenano “L’omicidio di Gonzago”, stanno in realtà specchiando gli eventi recenti di Elsinore, ma non tramite un normale specchio, è più come uno specchio distorcente. 


Lettera Aperta

Lettera aperta a Simba. Hey Simba, diamo un’occhiata all'adattamento di Amleto del 1990 che NON includeva Mel Gibson. Quello di cui tu sei il protagonista : Il re leone.
Simba? Amleto. Mufasa? Il recentemente-defunto re. Scar? Claudio. Mufasa in cielo e nella polvere? Ovviamente il fantasma. Nala? Ophelia. Il cimitero degli elefanti? L’Inghilterra. O forse l’effettivo cimitero dove riposa il “povero Yorick! Io l’ho conosciuto”.
Il punto è: NON CI DEVI MAI ANDARE, SIMBA!
(Scusate, non riesco ad imitare bene James Earl Jones)
Cordiali saluti,
John Green

In realtà non c'è soltanto uno specchio, ma sono molti, e riflettono la difficoltà di Amleto nel capire che tipo di uomo è e come dovrebbe agire. Questi specchi sottolineano anche il perpetuo ciclo di violenza che sta al cuore della "tragedia di vendetta", che sono sicuro ricorderete dalla nostra chiacchierata sull'epica greca.
In queste tragedie il desiderio di vendetta finisce con il corrompere il vendicatore e lui (o lei) deve morire, alla fine. Ogni omicidio deve essere ripagato con un altro omicidio, fino a quando non c’è più nessuno che possa morire. Un buon esempio di questa violenza senza fine è il fantasma dell’anziano re Amleto, che non potrà riposare nella tomba fino a quando non sarà vendicato. 

I critici Andrew Bennett e Nicholas Royle descrivono i fantasmi come “la personificazione di strane ripetizioni o ricorrenze: è uno spirito inquieto, che ritorna.” 
Okay, ma torna indietro da dove? I fantasmi non trovano posto nella concezione di Amleto della morte. Lui la descrive come: 


quella regione oscura, inesplorata, dai cui confini non v’è viaggiatore che ritorni”. 

A parte suo padre, a quanto pare.
Uno dei modi di interpretarla è pensare che il fato del fantasma sia in qualche modo allineato con il concetto del Purgatorio Cattolico:


digiunare nel fuoco finché i turpi delitti commessi nei miei giorni di natura siano arsi e purgati

e anche Amleto sembra temere qualcosa di simile:


perché in quel sonno di morte quali sogni possano venire [...] deve farci esitare

Tuttavia vale anche la pena notare che Amleto si domanda se il fantasma sia veramente suo padre. Amleto chiede al fantasma se sia uno spirito buono o un diavolo dannato” 

Malgrado tutto, il fantasma spinge Amleto a riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni.
Insomma, Amleto arriva a domandarsi : Posso davvero fidarmi di questo fantasma? (che, vi ricordo, si chiama Amleto), La giustizia spetta a Dio o agli uomini? Ovviamente non esiste una risposta facile a queste domande, ma la giustizia terrena è palesemente corrotta in questo dramma. Claudio ha usurpato il trono e chiare prove dimostrano che il vecchio sovrano Amleto potrebbe non esser stato un regnante così impeccabile, dopotutto. Inoltre, Claudio sta già subendo la sua punizione spirituale, anche se non è chiaro se provenga da se stesso o da Dio; ad un certo punto lo vediamo cercar di pregare e scoprire di non essere in grado di farlo:
 
Le mie parole volan sui miei pensieri restano al basso; parole senza pensieri mai non giungono in cielo

il povero Polonio...
La preghiera viene vista come purificante, e in quella scena Amleto decide di non uccidere Claudio perché crede che stia pregando e si stia purificando dai peccati, e che quindi andrebbe dritto in Paradiso se Amleto lo uccidesse in quel momento. E questo non sarebbe giusto! Ovviamente, a dire il vero, se avesse semplicemente ucciso Claudio in quel momento, a causa dei "pensieri che non raggiungono il cielo", tutto si sarebbe risolto per il meglio…insomma, non per Claudio, ma per la giustizia. 
Quindi: Amleto dovrebbe agire? O dovrebbe lasciare che la giustizia divina faccia il suo corso? E poi, la giustizia divina agisce solo attraverso le persone?  Anche io non riesco a decidere!

Teenage-John-Green : Mr Green, Mr Green! Ma alla fine, Amleto come fa a decidersi?

Beh, Me-del-passato, quando finalmente prende una decisione sta morendo, gli restano solo pochi secondi di vita.
In definitiva, Amleto è una grande tragedia per i suoi aforismi, per il suo linguaggio, per la sua ambiguità, ma anche perché cattura brillantemente il fatto che non abbiamo idea di quello che stiamo facendo. 
Amleto non fatica a decidere come agire perché è giovane, o perché è un intellettuale, o perché è narcisista. Fatica perché è umano.

 

Continueremo la nostra discussione riguardo Amleto e la sua tragedia la prossima settimana.
Grazie per l’attenzione, alla prossima.  
John Green "

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