sabato 3 maggio 2014

John Green's Crash Course Literature 207: Jane Eyre


DISCLAIMER
Tutto quello che troverete scritto qui di seguito non è di mia proprietà ma si tratta di una semplice traduzione in italiano delle lezioni di letteratura tenute da John Green nel suo canale YouTube Crash Course, fruibili gratuitamente e che vi invito a visionare.
Per quanto riguarda la traduzione, non aspettatevi una traduzione letterale: ho smussato qui e là e mi sono concessa diverse licenze poetiche per rendere il tutto più fluente e chiaro in italiano.
Infine, questa traduzione mi è costata tempo e fatica e gradirei essere informata prima che il mio lavoro venga copia-incollato da chiunque e chicchessia. E' una questione di rispetto.
Enjoy





" Ciao, sono John Green, questo è Crash Course Literature e oggi parleremo del romanzo di Charlotte Brontë, Jane Eyre.
È un classico! C’è anche scritto sul dorso del libro…


Dunque, Jane Eyre è senz'altro un libro pieno di saggezza, ma ecco la prima lezione importante, spettatori di Crash Course : se qualcuno di voi dovesse decidere di intraprendere una carriera come istitutrice e finisse col lavorare per un misterioso sconosciuto in una tenuta isolata, istruendo la sua sessualmente-precoce figlia illegittima e questo misterioso datore di lavoro dovesse farvi una proposta di matrimonio, prima di accettare andate a dare un’occhiata nell'attico. Perché è probabile che troverete una sua precedente moglie pazza, piromane e sifilitica rinchiusa lì sopra, è questo tenderebbe ad essere dannoso per la vostra relazione.


Jane Eyre fu uno dei grandi successi e scandali dell’epoca Vittoriana; sin da quando fu pubblicato nel 1847, tutti cominciarono a cercar di identificare l’autore, che scrisse sotto lo pseudonimo di Currier Bell.
Gli uomini si facevano tagliare i capelli come il signor Rochester, le donne si ispiravano al contegno d Jane Eyre... Alcuni critici denunciarono il romanzo come pericoloso e antireligioso a causa della sua eroina così diretta, ma addirittura una lettrice come -nientepopodimeno che- la Regina Vittoria lo definì:

“Un libro veramente meraviglioso, davvero singolare a tratti, ma scritto in maniera intensa e ammirevole.”


Stan! Non posso credere che tu abbia messo alla Regina Vittoria una voce come quella! E' assolutamente ingiusto nei suoi confronti... era una monarca adorabile!

Charlotte Brontë nacque nel 1816 in una tipica famiglia inglese, eccetto per il fatto che praticamente tutti i suoi membri erano geni letterari e morirono tragicamente in giovane età a causa della tubercolosi, oppio e desideri repressi…. Insomma, il classici dell’Inghilterra Vittoriana.
Da bambina Charlotte Brontë venne mandata in un collegio con tre delle sue sorelle, due delle quali morirono mentre ancora la  frequentavano.
Quando Charlotte Brontë tornò a casa, lei e le sue sorelle superstiti crearono gli elaborati mondi fantastici di Gondol e Angrian, pieni di intrighi, passioni, nomi assurdi… in pratica “Harry Potter”. No, in realtà non era affatto come Harry Potter, era più come uno di quegli scritti extra del Signore degli Anelli, come il Dizionario di Lingua Elfica...
Successivamente la Brontë divenne un’insegnante ed anche un'istitutrice, esperienza dalla quale attinse per scrivere Jane Eyre, che pubblicò subito dopo che la sorella Emily ebbe pubblicato Cime tempestose, e appena prima che l’altra sorella, Anne, pubblicasse Agnes Grey -ovviamente tutte tramite pseudonimi maschili.
Viene da pensare che tutti i Brontë fossero straordinari ma, per la cronaca, il loro fratello Branwell era uno scrittore terribile. Mi sento un po’ in colpa a dirlo perché morì di tubercolosi e overdose da oppio quando aveva appena 31 anni, ma non aveva davvero nessun talento.
Ad ogni modo, lo pseudonimo di Charlotte era Crurrier Bell e, come scrisse alla romanziera Elizabeth Gaskell, sentiva che lo pseudonimo le desse audacia. Se avesse dovuto rinunciarvi, disse:


"La forza e il coraggio l'avrebbero abbandonata, e non sarebbe mai più riuscita a scrivere la sincera verità."

Charlotte Brontë visse sufficientemente a lungo da scrivere altri 3 romanzi e riuscire a sposarsi, prima di morire all'età d 38 anni di tubercolosi e complicazioni associate alla gravidanza.
Ma avevano tutti la tubercolosi nell'Inghilterra del Diciannovesimo secolo?!?


Ma quindi, cosa succede davvero in Jane Eyre?
La triste orfana Jane Eyre viene cresciuta dalla zia cattiva che non la ama né la tollera. Jane abbandona questa situazione miserevole per trasferirsi in un collegio -molto simile a quello frequentato dalla stessa Charlotte Brontë- nel quale molte delle scolare muoiono di tifo. Una volta completata la sua istruzione, Jane inizia a lavorare nella scuola per un po', e poi decide di voler esplorare maggiormente il mondo e accetta un lavoro da istitutrice al Thornfield Hall, la tenuta del signor Edward Fairfax Rochester.
Nonostante i numerosi segnali sospetti -incluso un episodio in cui il signor Rochester si traveste da vecchia veggente zingara per scoprire quello che Jane prova per lui- si innamorano.


Proprio quando sta per sposarlo, Jane scopre che il signor Rochester è già sposato con una donna folle che tiene chiusa nella soffitta. Jane fugge e, dopo essere quasi morta per il freddo e la fame, viene salvata dai fratelli Rivers, che –convenientemente- si scopre sono suoi lontani cugini. Ad un certo punto viene quasi costretta a sposare il cugino St. John Rivers, ma a quel punto Jane percepisce che il signor Rochester "la sta chiamando".
Il signor Rochester ha perso un’occhio e una mano, sua moglie ha bruciato Thornfield Hall, ma il lato positivo è che la suddetta moglie è morta nell'incendio, quindi adesso lui è di nuovo scapolo. Jane è finalmente libera di sposarlo, il signor Rochester riacquista miracolosamente la vista, e tutti coloro che non sono ancora morti vivono felici e contenti.


Questo riassunto della trama potrebbe non riuscire a farlo sembrare un romanzo incredibilmente sofisticato, ma a dire il vero, penso che sia uno dei romanzi più sofisticati del diciannovesimo secolo.
Come molte altre grandi opere della letteratura, è difficile costringere Jane Eyre in un solo genere. Insomma, per complicare le cose sin dall'inizio, il sottotitolo del romanzo è “Un’autobiografia” , ma chiaramente non lo è! Infatti il nome dell'autore non è "Jane Eyre". Ma a ben vedere, in un senso più astratto, è proprio un'autobiografia!
Uno dei primi ammiratori del libro, George Henry Lewes, scrisse:

“In verità è un’autobiografia - forse non nei fatti e nelle circostanze in sé, ma nelle reali sofferenze ed esperienze - E’ un'anima che parla direttamente ad un’anima; sono parole che provengono dal profondo di un travagliato, sofferente, indomabile spirito."

La compagna di Lewes, la scrittrice George Eliot –anch'ella usava uno pseudonimo maschile- descrisse Charlotte Brontë quasi esattamente come la Brontë aveva descritto Jane Eyre : come una

“piccola, insignificante, provinciale, pallida donnetta. 
Eppure quanta passione, quale fuoco in lei!”

E questo ci riporta ad una questione proprio al cuore di Jane Eyre : la gente dava per scontato che le donne anonime, provinciali e pallide non potessero provare le stesse passioni, sentimenti e travagli interiori che invece troviamo proprio in Jane Eyre. E questo è parte di ciò che ha reso questo romanzo tanto rivoluzionario e così popolare tra le lettrici. Insomma, un qualsiasi lettore con una minima conoscenza della biografia di Charlotte Brontë può notare numerose sovrapposizioni tra le sue esperienze e quelle di Jane Eyre, in particolar modo nella descrizione della vita di Jane nel collegio femminile e nella precaria posizione tra domestica e Signora nella quale si colloca come istitutrice.

Ma sia che scegliate di leggere Jane Eyre come un'opera di finzione o come un’autobiografia, è certamente un grande BILDUNGSROMAN.
Un BILDUNGSROMAN è un sofisticato termine tedesco che utilizziamo per descrivere un romanzo riguardante l’educazione e la crescita interiore e non solo di un giovane personaggio.



All'inizio del libro Jane non ha la benché minima educazione e viene punita ogni volta che tenta di pensare per sé stessa o difendere la propria indipendenza; ma dopo, in tutte le successive sezioni del romanzo (la scuola, Thornfield, la fuga, il ritorno) Jane impara qualcosa che l’aiuta a farsi strada nel mondo e ad affermarsi. Solo alla fine del romanzo, quando può confrontarsi con il signor Rochester da pari piuttosto che da dipendente, la sua "crescita" è davvero completa.

Jane Eyre, così come Frankenstein di Mary Shelley, attinge dalla tradizione dei romanzi della letteratura Romantica e gotica: al Romanticismo dobbiamo l’attenzione focalizzata unicamente sull'individuo e il fascino esercitato su Jane da sogni, intuizioni e dal sovrannaturale, mentre alla tradizione gotica dobbiamo tutti quei colpi di scena che ci fanno leggere il libro tutto d’un fiato: la casa misteriosa, la moglie folle, gli incendi nella notte, l’accoltellamento, l’improvvisa e sconvolgente  interruzione della cerimonia nuziale...
Al giorno d’oggi etichettare i romanzi per genere equivale ad tacciarli di mancanza di serietà, ma ciò che rende speciale Jane Eyre è proprio la sua serietà e il suo realismo psicologico.
Inoltre -e penso che questo sia un aspetto che viene molto sottovalutato quando parliamo di libri- è scritto davvero bene, in ogni sua frase. Insomma, questo libro è stato pubblicato più di 160 anni fa, eppure il suo stile di scrittura è così chiaro e preciso che sembra quasi contemporaneo.
La poetessa e critica Adrienne Rich scrisse di Jane Eyre:

"Si colloca tra il regno del creato, che può essere influenzato dall'azione dell'uomo, e il reame del Destino, che giace al di là dell'umano controllo: tra realismo e poesia."

Vediamo che nella prima metà del romanzo Jane si trova in questa posizione intermedia tra domestica e Signora, il signor Rochester tra sposato e non-sposato, e Bertha, la donna pazza rinchiusa nella soffitta, viene descritta come metà donna e metà animale.

Ohh… dev'essere arrivato il momento della Lettera aperta!
Toh, è Funshine Bear… Purtroppo non tutti possiamo essere contenti come lo sei tu, piccoletto.


Una lettera aperta ai farmaci psicotropi.
Cari farmaci psicotropi, c’è questa credenza diffusa per cui gli artisti debbano essere mentalmente instabili e debbano crogiolarsi nella propria sofferenza per “creare”, ma quando leggo di come i disturbi mentali venivano gestiti nell'Inghilterra Vittoriana, mi sento profondamente grato nei vostri confronti. 
A dire la verità, cari farmaci psicotropi, voi non mi rendete meno creativo, al contrario mi rendete possible "creare". 
In poche parole, farmaci psicotropi, sono davvero felice di non vivere in una soffitta inglese del diciannovesimo secolo.
Cordiali saluti,
John Green


Nel romanzo continuano a capitare cose davvero folli, terrificanti ed inquietanti a Jane, ma lei persevera nel reagire nella sua maniera posata; qualcuno cerca di dare fuoco al letto del signor Rochester con lui dentro, qualcuno morde un suo ospite, e lei si ferma a domandarsi:


"Chi era quel delinquente chiuso in casa e che il padrone della villa
non poteva né scacciare né fare imprigionare?
Che cos'era quel mistero che si manifestava col sangue e con il fuoco
nelle ore più paurose della notte?"

Jane ha questi sogni terribili e inquietanti prima del matrimonio, in cui una donna mostruosa compare e strappa in due il suo velo da sposa, ma Jane riesce lo stesso ad accantonare il tutto e andare avanti con la cerimonia. Non è finché un uomo si presenta in chiesa con un documento ufficiale rivelante la verità, che Jane ammette che sta accadendo davvero qualcosa di sospetto, e le ci vuole comunque un altro giorno per decidere di lasciare Thornfield.

Quindi ormai abbiamo capito che Jane Eyre non è un romanzo giallo: insomma, prendiamoci un attimo per riconoscere che, benché Jane sia un'intensa e un'affascinante eroina, non è certamente Sherlock Holmes!
Ma perché Jane continua a fallire nel riconoscere quello che al lettore sembra così ovvio? Beh, se siete mai stati innamorati avrete notato che abbiamo una sorprendente capacità di ignorare i segnali. Per esempio: Meredith qualche tempo fa usciva con un pel di carota –brutto segno n°1- che non faceva altro che provarci con la sa coinquilina –brutto segno n°2- fino a quando, ovviamente, è successo quello che vi aspettate. E con "quello che vi aspettate" ovviamente intendo dire che le ha dato fuoco al letto.
Scusate ragazzi con i capelli rossi, questo era un vero colpo basso, ma disprezzo davvero l’ex fidanzato di Meredith.

Ad ogni modo, la cosa più importante di tutto questo è che a metà del romanzo il percorso formativo di Jane Eyre è ancora in corso; Jane non ha ancora raggiunto l’indipendenza economica o l’indipendenza di pensiero, non ha ancora trovato la forza di lasciare il signor Rochester quando le propone di fuggire assieme a lui come sua amante; mentre alla fine del romanzo è diventata molto più perspicace nel leggere gli indizi, come quando sente la voce del signor Rochester chiamarla dall'altra parte del paese : non si ferma a pensare “Wow, che cosa bizzarra…” ma LO RAGGIUNGE!


E quando lo trova lui ha perso la vista mentre Jane ha finalmente imparato a “vedere”, a prestare attenzione non solo a quello che le sta di fronte, ma anche a quello che accade oltre e al di là del mondo visibile.

Quando Charlotte Brontë era giovane, scrisse al poeta Robert Southey, sperando in un incoraggiamento, e lui riconobbe il suo talento, ma le disse ugualmente di non sprecare altro tempo a coltivarlo, perché:

“La letteratura non può essere l’occupazione nella vita di una donna, e non dovrebbe esserlo”

Nel romanzo Jane sembra assolutamente felice di lasciare inconclusa la propria autobiografia per avere tutti i bambini del signor Rochester; l'incipit del XVIII capitolo

“Lettore, lo sposai.”

è probabilmente la frase più famosa del libro. Ma è importante ricordare che Jane non sposa il signor Rochester fino a quando non può confrontarsi con lui su un piano di parità, se non di superiorità. Precedentemente nel libro lui ha tutti i soldi, tutto il potere e tutti i segreti, giusto? Ma alla fine del romanzo è lei ad avere i soldi, per non parlare della “vista” –sia letterale che metaforica.
Jane rifiuta ripetutamente uomini che cercano di controllarla e dà voce ad alcune critiche davvero argute riguardo alle dinamiche di genere, come il passaggio nel quale dichiara:

"Si suppone che le donne siano generalmente calme;
ma le donne sentono come gli uomini, hanno bisogno,
come essi, d'esercitare le loro qualità, occorre loro un
campo più vasto per estrinsecarle.
Sono ciechi gli uomini quando affermano che le donne
debbono limitarsi a far budini e a sferruzzare calze."

Scusate amanti dei budini, ma questo romanzo afferma decisamente “Al diavolo i budini! Cucineremo budini solo quando potremo cucinarli alle nostre condizioni!”.
Per altro, chi vorrebbe indossare dei calzini fatti ai ferri al giorno d’oggi?!

Calzette ai ferri?!

Certamente è possibile leggere il romanzo come un timido antesignano della lotta alla parità tra i sessi, ma molte critiche femministe, come Sandra Gilbert, hanno colto che c’è qualcosa di più complesso nel percorso di Jane da "bambina maltrattata" a "perfetta moglie vittoriana". La Gilbert si concentra principalmente su un personaggio che non compare così spesso nel romanzo: la donna matta rinchiusa nella soffitta, la prima mogie del signor Rochester, Bertha Mason.
Insomma, Bertha era davvero la donna dissoluta e disgraziata che Rochester descrive? Ricordiamoci che il signor Rochester aveva già candidamente ammesso di aver mantenuto molte amanti, ma il romanzo non rimprovera mai il suo atteggiamento libertino, mentre il tenere la sconveniente moglie malata di mente rinchiusa e incatenata –cosa che, ci terrei a sottolineare, succedeva sul serio ai tempi di Charlotte Brontë- viene tacitamente approvato.

Alcune interpretazioni vedono le caratteristiche di Bertha –nativa di un'isola tropicale e mulatta…- come un commento al trattamento riservato dall'Impero Britannico alle sue colonie, ma la mia interpretazione preferita è quella che vede Bertha come una sorta di specchio distorcente di una Jane più “oscura”, di tutti i sentimenti e i desideri che Jane deve reprimere per aderire al modello della "perfetta donna vittoriana". Bertha è una creatura che si dimena e ringhia come una qualche strano animale selvaggio, mentre Jane cuce e insegna geografia.
Insomma, ogni volta che Jane si agita o si arrabbia -come quando il signor Rochester parla di tutte le sue amanti, o quando cerca di ingannarla con quella strana messa in scena della zingara- è Bertha ad agire; e quando Jane si sente in ansia per il matrimonio, Bertha fa irruzione nella sua camera e strappa il velo. E non dimentichiamoci che è Betha –la selvaggia, indomabile, disinibita Bertha- a dover morire per consentire a Jane e al signor Rochester di sposarsi, alla fine.
Jane deve rinunciare a parte della propria natura per conformarsi alle aspettative dell’ordine sociale in cui vive e, almeno in questo senso, il suo "lieto fine" non è poi così completamente lieto, in fin dei conti.

Grazie per la visione, alla prossima settimana.
John Green "

3 commenti:

  1. Davvero divertente!!! :D :D :D

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  2. Non avevo mai pensato a Bertha come alla parte più oscura di Jane!! O.o effettivamente ha senso però!! :D Green è un genio, non c'è altro da dire!! :D e ora mi è venuta voglia di rileggere Jane Eyre...come se non avessi già abbastanza libri che voglio leggere!xD

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    1. Anche per me quella è stata la parte più "illuminante" :) ... e ovviamente anche io mi darò presto ad una rilettura di Jane Eyre, non si può fare altrimenti ;D

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