lunedì 28 luglio 2014

John Green's Crash Course Literature 211: Il buio oltre la siepe - parte II


DISCLAIMER
Tutto quello che troverete scritto qui di seguito non è di mia proprietà ma si tratta di una semplice traduzione in italiano delle lezioni di letteratura tenute da John Green nel suo canale YouTube Crash Course, fruibili gratuitamente e che vi invito a visionare.
Per quanto riguarda la traduzione, non aspettatevi una traduzione letterale: ho smussato qui e là e mi sono concessa diverse licenze poetiche per rendere il tutto più fluente e chiaro in italiano.
Infine, questa traduzione mi è costata tempo e fatica e gradirei essere informata prima che il mio lavoro venga copia-incollato da chiunque e chicchessia. E' una questione di rispetto.
Enjoy






“  Ciao, sono John Green, questo è Crash Course Literature, e oggi continueremo la nostra discussione su Il buio oltre la siepe.

La morale della scorsa settimana era questa:

"Non si può capire veramente qualcuno finché non si considerano le cose dal suo punto di vista -- finché non ti metti nei suoi panni"

E per me questo è uno dei grandi piaceri della lettura: il poter sfuggire ai limiti delle nostre semplici vite, viaggiare attraverso lo spazio e il tempo, e immaginare il mondo dal punto di vista di altre persone. 
Avendo accesso a questa ampia gamma di esperienze umane abbiamo la possibilità di comprendere che le altre persone sono davvero reali!
Non è straordinario essere in grado di fare questo mentre stai anche mangiando dei Cheetos?!
Il lato negativo è che si macchiano anche i libri con ditate al formaggio, ma ne vale la pena!



Alcune persone sostengono che l’empatia e la comprensione che raggiungiamo tramite la lettura siano di fatto lo scopo di tutta la cultura.

Nel 1875 il poeta e critico inglese Matthew Arnold affermò che la cultura:

“…cerca di eliminare le classi; di ricavare il meglio da ciò che è stato pensato e scoperto ovunque nel mondo contemporaneo; di far sì che tutti gli uomini vivano in un’atmosfera di dolcezza e gioia.”

Se questo è lo scopo della cultura, onestamente non sono sicuro che siamo riusciti a raggiungerlo al meglio… soprattutto considerando che in quella citazione Matthew Arnold disse “uomini”, quando suppongo intendesse “persone”.



Quindi Il buio oltre la siepe non riuscì a “sbarazzarsi” della struttura delle classi, ma criticò fortemente le divisioni sociali e razziali dell’America del Sud.
Come ne Il crollo di Chinua Achebe, Il buio oltre la siepe è una storia sul “passato”, ma è anche il prodotto del tempo in cui è stato scritto.

Harper Lee scrisse Il buio oltre la siepe negli anni Cinquanta, un decennio di enormi cambiamenti nel panorama sociale degli Stati Uniti: Rosa Parks si rifiutò di cedere il proprio posto su un autobus (accelerando il boicottaggio dei bus a Montgomery); inoltre scoppiarono tumulti dopo che due afro-americani furono ammessi nell’Università dell’Alabama. E questo solo nello stato della Lee!
Nel Mississippi, Emmett Till, un ragazzino afro-americano di 14 anni, fu ucciso per aver “presumibilmente” fischiato ad una donna bianca; e la Corte Suprema decretò che le scuole “separate ma uguali” fossero dichiarate intrinsecamente ineguali, nel caso Brown contro l’Ufficio Scolastico del 1954. Il Congresso fece approvare una Atto dei Diritti Civili nel 1957 per supportare l’integrazione nelle scuole. In Arkansas, il governatore usò la Guardia Nazionale per impedire a 9 ragazzini afro-americani di entrare nel Liceo di Little Rock e il presidente Eisenhower reagì inviando truppe federali per spingere all'integrazione quella scuola.


Nel suo romanzo, Harper Lee riflette sulla sua infanzia negli anni ’30 dalla prospettiva dei conflitti degli anni ’50.

Quindi : sì, la Lee ha nostalgia della dolcezza e gioia della sua gioventù, delle giornate estive passate giocando all'aria aperta, delle limonate sotto il portico, delle lettura sulle ginocchia del padre… Ma è anche risoluta nella sua critica all'amarezza e ignoranza che caratterizzavano le relazioni sociali e razziali. Questa combinazione di nostalgia e criticismo, rende il messaggio de Il buio oltre la siepe toccante e sempre attuale.

Quindi, la nostra eroina e narratrice, Scout, è confusa dalla violenza e dall'odio dei quali è testimone nella sua città.
All'inizio del romanzo Jem spiega l’ordine sociale di Maycomb:

“Il fatto è che alla gente come noi non piacciono quelli come i Cunningham, ai Cunningham non piacciono quelli come gli Ewell, e gli Ewell odiano e disprezzano la gente di colore.

A Scout questo non piace, lei afferma:

"Credo che ci sia solo un tipo di gente. La Gente."

Scout, non vorrei calunniare nessuno… ma questa è letteralmente la definizione di comunismo.




Ma il classismo è profondamente radicato a Maycomb, per esempio quando Scout chiede a sua zia Alexandra se può invitare un compagno di classe povero –Walter Cunningham- a casa, Alexandra le dice:

“dovresti essere cortese con tutti, cara. Ma non devi invitarli anche a casa."

E quando Scout insiste, Alexandra alla fine ammette:

“… lui è feccia, ecco perché non puoi giocare con lui. Non ti permetterò di stargli attorno a prendere le sue brutte abitudini e ad imparare Dio-solo-sa-cosa."

Ma nella logica del romanzo, il pensiero di Alexandra non è semplicemente meschino, è chiaramente pericoloso, perché Scout e Jem avevano in realtà già ospitato Walter Cunningham – fatto che salva Atticus dall'essere picchiato e salva (anche se per poco) la vita di Tom Robinson.
Infatti, quando la folla si raduna alla prigione per linciare Tom, trova Atticus sulla sua strada. Scout e Jem a quel punto arrivano sul posto, e quando Scout innocentemente dice al signor Cunningham –uno dei capi del gruppo che vuole linciare Tom- che suo figlio è davvero un ragazzino simpatico, il signor Cunningham, umiliato, dice alla folla di disperdersi. Quindi è NON rispettando la struttura classista di Maycomb che Scout riesce ad ottenere una piccola dose di giustizia.

E’ anche rilevante notare che non è Atticus, o un qualsiasi altro membro della classe borghese, che insegna a Scout come portare rispetto al giovane Walter Cunningham : è la domestica afro-americana della famiglia, Calpurnia.
Perché in realtà Scout è molto maleducata con Walter quando lui è ospite a casa sua. Lei chiede a Walter che diavolo stesse facendo dopo averlo visto versare lo sciroppo su tutto il suo cibo, e Calpurnia richiama Scout in cucina e le dà uno schiaffone. Calpurnia le spiega che gli ospiti -non importa chi siano- devono essere trattati bene e dice a Scout che se non si comporterà bene non potrà mangiare al tavolo con gli altri, ma dovrà andare in cucina.
E Scout rispetta davvero Calpurnia che, per altro, è un personaggio affascinante.
A differenza di molti afro-americani nell’Alabama degli anni ’30, Calpurnia sa leggere, scrivere e fa uso di un’eccellente grammatica.
Scout nota che Calpurnia sceglie di parlare in maniera diversa con le persone bianche piuttosto che con gli afro-americani. Quando Scout le chiede spiegazioni, Calpurnia risponde:

“…Cosa accadrebbe se usassi la parlata dei bianchi in chiesa con i miei vicini? Penserebbero che mi creda migliore di loro." 

E Scout è impressionata dall'idea che Calpurnia conduca:

“una modesta doppia vita... L'idea che avesse un'esistenza separata da quella di casa nostra era del tutto nuova, per non parlare della sua padronanza di due diverse parlate."

Questo è un altro momento in cui Scout impara a comprendere la complessità delle altre persone, che –dopotutto- è la sua vera forma di educazione, nel romanzo.

La “doppia vita” di Calpurnia è un esempio da manuale di quella che W.E.B. Dubois chiamò “doppia coscienza” nel suo famoso libro The Souls of Black Folk (pubblicato nel 1903).
Dubois descrive la “doppia coscienza” come una “consapevolezza”:

"...la capacità di sapersi vedere attraverso gli occhi degli altri, di valutare l'anima di qualcuno usando il giusto metro, in un mondo che ti osserva con malcelato disprezzo e pietà.

Il sentire sempre la dicotomia del proprio essere - un Americano, un Nero; due anime, due pensieri, due inconciliabili opposti; due ideali in conflitto in un unico corpo - la cui sola, ostinata forza lo salva dall'esser fatto a pezzi."


E Calpurnia è profondamente consapevole di come appare agli occhi degli altri. Ha interiorizzato il razzismo dei bianchi, così come il classismo radicato all'interno della sua stessa comunità, e si muove coi piedi di piombo in entrambi i mondi.
Inoltre Calpurnia è una donna, quindi deve anche affrontare le aspettative legate al suo sesso. Per esempio Calpurnia, nonostante di solito consenta a Scout di indossare salopette e pantaloni, le fa mettere dei vestitini per la chiesa. E credo che questo gesto rappresenti qualcosa di più rispetto all'orgoglio professionale. Dimostra anche quanto fossero profondamente radicati nella vita di Calpurnia gli ideali di femminilità del Sud : una cosa è -e sicuramente questo atto di “eroismo” non deve essere sottovalutato- “comportarsi come un maschiaccio” a casa, ma quando si tratta della Chiesa e della Comunità, Calpurnia alla fine obbliga Scout a conformarsi al ruolo femminile del quale abbiamo discusso la volta scorsa.

Quindi questo è uno dei modi in cui la discriminazione di razza e genere si manifesta a Maycomb. Un altro è l’esperienza di Tom Robinson.
Nonostante l’esser stato dimostrato innocente al di là di qualsiasi dubbio, Tom viene ugualmente  condannato a morte.
Come potrebbe mai Scout dare un senso a questo?! Per questo, ci rivolgiamo ad Atticus Finch.


Ooooh! E’ arrivato il momento della Lettera Aperta!
Oh, guarda un po’: è l’edizione con la locandina del film del mio libro Colpa delle stelle.

Una Lettera Aperta agli Adattamenti Cinematografici.

(Vorrei solo precisare, per la cronaca, che questa è un’idea di Meredith. Non è che abbia bisogno di Crash Course per informare tutti che l’edizione in brossura del mio libro è ora disponibile per soli $12.99...)

Cari Adattamenti Cinematografici,
perché siete così spesso così brutti? L’idea più diffusa è che gli adattamenti siano brutti perché non è possibile costringere un intero romanzo in un film. Ma questo non spiega il caso di Nel paese dei mostri selvaggi, che è un libro di sole 32 pagine.
E secondo, difficilmente nella narrativa americana si troverà un libro più complesso e interessante de Il buio oltre la siepe, che probabilmente ha avuto il migliore adattamento cinematografico di tutti i tempi.
Credo che in definitiva sia perché gli addetti del settore cinematografico sanno di dover produrre qualcosa che attragga milioni e milioni di persone, mentre i libri non devono soddisfare un pubblico così ampio.
Perché –ammettiamolo- non ci sono poi così tante persone che leggono.
Ma, Adattamenti Cinematografici, quando siete ben fatti -e io ho avuto la fortuna di averne uno ben fatto- non siete ossessionati dall'attirare il più ampio pubblico possibile, ma piuttosto siete ossessionati dall'idea di fare un bel film.
Quindi, vogliamo più di questo, e meno ruffianissime scene di sesso gratuite ed esplosioni.

Oh, Stan… sempre ad arruffianarti il pubblico con le esplosioni!


Cordiali saluti,
John Green


Atticus è magnanimo. Insomma, saluta anche la vecchia signora Dubose! (la morfinomane che strilla insulti a Jem e Scout). Nonostate Atticus sappia che la signora Dubose non approva le sue azioni, lui riconosce ugualmente il suo “vero coraggio”, qualcosa che Atticus definisce come:

“…quando sai di essere condannato ancora prima di cominciare, ma cominci lo stesso e porti a termine il tuo compito nonostante tutto."



Il vero coraggio : portare a termine il lavoro anche quando si sa di essere condannati, come nell'adattamento de La lettera scarlatta con Demi Moore. Sapevano che sarebbe stato una schifezza, eppure continuarono le riprese!

Oh… nessuno ormai sa chi sia Demi Moore, Stan. Dobbiamo aggiornare i nostri riferimenti. Mila Kunis ha per caso fatto qualche terribile adattamento cinematografico?

Meredith mi ha appena informato che anche Mila Kunis è vecchia, ormai.


Ad ogni modo, questo è esattamente il tipo di coraggio che Atticus mostra nel difendere Tom Robinson. Per esempio, prima del processo, Atticus dice a suo fratello di sapere di essere condannato:

“Sai bene che cosa accadrà, esattamente come lo so io.

Eppure Atticus difende ugualmente Tom con passione, anche se -ad essere precisi- non è così difficile provare in un processo che un uomo con un braccio sinistro menomato non avrebbe potuto colpire il lato destro del viso di una persona.
Ma questo era solo il suo lavoro. Tuttavia, anche al di fuori dell’aula Atticus continua a vegliare vicino alla cella di Tom per tutta la notte.
Atticus lotta per più che principi astratti di giustizia sociale. Lui vuole essere un esempio che impedisca ai suoi figli di “contrarre il razzismo” che lui chiama “la malattia tipica di Maycomb”.
Incredibilmente, Atticus prova compassione anche per Bob Ewell, l’ubriacone che ha picchiato (e verosimilmente anche stuprato) la sua stessa figlia, Mayella. Insomma, Ewell è riuscito a scaricare la colpa su Tom Robinson, sapendo perfettamente che una condanna avrebbe portato alla pena di morte; ha perseguitato anche la moglie di Tom, ha sputato in faccia ad Atticus e ha minacciato -e più tardi anche attaccato- Jem e Scout.
E quando Jem è un po’ incredulo all'idea che il padre riesca ad empatizzare con Ewell, Atticus risponde:

"Jem, prova un momento a metterti nei panni di Bob Ewell. A quel processo gli ho distrutto l'ultimo vestigio di rispettabilità. Quell'uomo doveva prendersi la rivincita, sfogarsi con qualcuno; tipi come lui fanno sempre così. Se sputarmi in faccia e minacciarmi ha risparmiato a Mayella un'altra dose di legnate, son ben felice di essermela presa io sulle spalle. Capisci?"

Questo può sembrare quasi esagerato in termini di eroismo, ma ricordiamoci che questo è un Romanzo Gotico del Sud. Deve avere un suo cavaliere senza macchia.


Bene, chiudiamo il tutto con la frase di Atticus che da il titolo al romanzo:

"è peccato uccidere un usignolo"

Quando Scout chiede a Miss Maudie il perché, impara:

"Gli usignoli non fanno nient'altro che donare musica agli uomini. Non divorano gli orti della gente, è fanno il nido nei covoni; non fanno altro che cantare per noi con tutta l'anima. Ecco perché è peccato uccidere un usignolo."

Quindi, chi è l'usignolo in questo romanzo? E’ l’elusivo Boo Radley, confinato nella protezione della sua casa, ma generoso nel suo affetto per i piccoli Finch? O è Tom Robinson, la cui gentilezza verso Mayella Ewell è causa letteralmente della sua morte? O forse è l’autrice stessa, che canta ad alta voce il contenuto del proprio cuore sull'imperfetto giardino della sua gioventù? O Scout, la cui educazione all'empatia porta anche alla sue educazione contro i preconcetti legati a razza, classe e sesso?

O forse è Katniss Everdeen.

Ma malgrado la risposta personale che si può dare a questa domanda, Il buio oltre la siepe ci regala un lascito senza tempo:  ci vuole del coraggio per calarsi nei panni delle altre persone, per comprenderle davvero.
E’ difficile ma importante ascoltare le voci degli altri e cercare di empatizzare, a dispetto delle barriere di sesso, classe o razza.

E, infine, è questo il grande atto di eroismo di Atticus Finch: è in grado di cercare e trovare la profonda umanità degli altri.

Grazie per la visione,
John Green  ”

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