mercoledì 6 agosto 2014

Recensione: "Morte a Pemberley" di P.D. James

TITOLO: Morte a Pemberley
AUTORE: P.D. James
EDITORE: Mondadori
PREZZO: €18.50 (tascabile: €10.00)

TRAMA:
Inghilterra, 1803. Sono passati sei anni da quando Elizabeth e Darcy hanno iniziato la loro vita insieme nella splendida tenuta di Pemberley. Elizabeth è felice del suo ruolo di padrona di casa ed è madre di due bellissimi bambini. La sorella maggiore Jane, cui lei è legatissima, vive nelle vicinanze insieme al marito Charles, vecchio amico di Darcy, e il suo adorato padre, Mr Bennet, va spesso a farle visita. Ma in una fredda e piovosa serata d'ottobre, mentre fervono gli ultimi preparativi per il grande ballo d'autunno che si terrà il giorno successivo, l'universo tranquillo e ordinato di Pemberley viene scosso all'improvviso dalla comparsa di Lydia, la sorella minore di Elizabeth e Jane. In preda a una crisi isterica la giovane donna urla che suo marito, l'ambiguo e disonesto Wickham, non gradito a Pemberley per la sua condotta immorale, è appena stato ucciso proprio lì, nel bosco della tenuta. Di colpo, l'ombra pesante e cupa del delitto offusca l'eleganza e l'armonia di Pemberley, e i protagonisti si ritrovano loro malgrado coinvolti in una vicenda dai contorni drammatici.

RECENSIONE:

Come sempre, prima di cominciare cerchiamo di contestualizzare. Questo libro non faceva parte della mia WishList ed è stato letto dalla sottoscritta solo ed unicamente per la curiosità suscitata dall'omonimo sceneggiato della BBC. 
Ora, lo sceneggiato mi era piaciuto assai (ah! Dolce stil novo mi fai ridere.) quindi possiamo tranquillamente dire che ero abbastanza ben disposta nei confronti del libro; però non sono una persona irragionevole: sapevo che ci sarebbero state delle differenze anche sostanziali, me lo aspettavo. Detto ciò…


La storia si svolge 6 anni dopo gi eventi di Orgoglio e Pregiudizio: Elizabeth e Mr.Darcy sono felicemente sposati, ma alla vigilia di un importante ballo ricompaiono Lydia e Wickham, ed un omicidio scuote la tranquillità della tenuta di Pemperley. Le circostanze dell’accaduto sembrano puntare inequivocabilmente verso  il disonesto Wickham, ma Darcy -un po’ per senso di giustizia, un po’ per cercare di mantenere pulito il nome di Pemberley- cerca di indagare per scagionare l’odiato cognato.

Ammetto di non avere una grande dimestichezza con questo genere. Non ho letto molti mystery e ancor meno gialli , quindi da questo punto di vista non sono un giudice particolarmente qualificato.
Avendo visto lo sceneggiato prima della lettura credo di essermi rovinata l’effetto sorpresa, e questo è un male. Però ho notato che durante lo svolgimento della trama non erano molti gli indizi sparsi per il lettore… Vedevamo i fatti attraverso gli occhi di Elizabeth o di Darcy, quindi tutte le scoperte e i nuovi elementi apparivano nuovi a noi così come a loro. Un po' come quando si guarda una puntata della Signora in Giallo.
Alla fine questo fattore –che in generale sembrava voler contribuire a rendere la trama meno prevedibile- è un po’ sconfinato nel “provvidenzialismo”: all'ultimo momento sono saltati fuori un parroco e un reo confesso, con tanto di confessione firmata, un po’ dal  nulla. E tanti saluti.
Ma… come? Perché? Quando?
Non è dato a sapersi.

Poi c’è la questione più spinosa: il processo. Credo di aver letto e riletto fino alla nausea la ripetizione delle testimonianze di Darcy e del colonnello Fitzwilliam relative agli avvenimenti della notte in questione. E poi le descrizioni dei processi… e i discorsi sul sistema legislativo…


Ragazzi, non è il mo genere.
Ok i crimini, ok le indagini, ma i processi proprio no.

Ma a questo punto la domanda è: aveva senso tirare in ballo la leggendaria coppia di Orgoglio e Pregiudizio?
E’ chiaro il tentativo di legittimare la storia utilizzando un'ambientazione e un set di personaggi familiari al lettore, offrendo uno sguardo sulla vita matrimoniale che tutti noi abbiamo immaginato seguire la fine del romanzo della Austen, ma è altrettanto vero che in questo romanzo non viene lasciato molto spazio ai personaggi per svilupparsi e agire al di là dell scene di indagine e processo. Quindi a questo punto inizio a pensare che la scelta di creare un pastiche con Orgoglio e Pregiudizio sia un po’ un pretesto.


Il loro essere Elizabeth e Darcy nella storia aveva importanza solo all'inizio, per definire la struttura e l'ambientazione, dopo di che diventava secondario, quando non addirittura dimenticato.
A volte il legame con l’opera ispiratrice diventa fonte di momenti di fastidio per il lettore, come per esempio quando vengono citate diffusamente ed eccessivamente intere conversazioni del romanzo. Possibile che per legittimare l'identità d Elizabeth e Darcy fosse necessario ripercorrere le stesse discussioni già affrontate nel libro originale? Capisco i riferimenti e l’evocazione di alcuni avvenimenti passati… ma far tenere agli stessi personaggi le stesse discussioni, no!
Orgoglio e Pregiudizio lo abbiamo letto anche noi e ce lo ricordiamo! O volete farmi credere che negli ultimi sei anni Elizabeth e Darcy hanno ripetuto le stesse discussioni ancora e ancora anche quando dovevano passarsi le fette biscottate a tavola?
E’ deprimente…  oltre che ripetitivo.

Guardiamo al passato solo quando ci procura gioia, 
ma parliamone in continuazione perché i lettori sono idioti.

Per quanto riguarda lo stile dell’autrice, posso dire che nel complesso era piacevole e –quando non descriveva indagini o interminabili processi- risalutava anche ironico e riusciva a richiamare piacevolmente quello di Jane Austen… ma anche qui c’è il “ma”.
I primi capitoli, quelli introduttivi affidati ad un narratore esterno, erano sovraffollati di incisi. In maniera spaventosa. 
Io per prima tendo spesso e volentieri a ricorrere a numerosi incisi –ve ne sarete accorti-  e come lettrice mi ritengo normodotata… ma giuro che ho dovuto più volte fermarmi e rileggere l’inizio della frase (10 righe sopra) perché non mi ricordavo il soggetto o gli avvenimenti trattati.
Incisi, dentro incisi, dentro a incisi, dentro ad una frase articolata: mi pare francamente eccessivo. Ma forse si tratta di un problema di traduzione.

In definitiva ho trovato la storia ben strutturata e ben costruita.. ma non irresistibilmente travolgente, né dal punto di vista del mystery, né da quello della continuazione di Orgoglio e Pregiudizio.


E soprattutto: non voglio mai più leggere la descrizione di un processo in vita mia.






Serena

2 commenti:

  1. Ho un ricordo positivo della miniserie (per quanto abbia trovato pessima la scelta di casting per Lizzie: l'attrice è brava, ma imho inadatta), soprattutto per come Wickham e Lydia fossero stati resi più... umani, senza perdere nessuno dei difetti che avevano nel libro.
    Ma credo proprio che la versione cartacea non avrà posto nella mia vita: se si tratta di un maldestro modo per attirare lettori con nomi famosi... non fa per me :/

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    1. Anche io ho apprezzato molto di più lo sceneggiato... per una vola l'aggiunta di più "drama" non ha che giovato al materiale d'origine.
      Cmq sì, a mio dire puoi tranquillamente saltare questa lettura. Non è esattamente una ruffianata per accaparrarsi lettori, ma non credo aggiunga nulla di particolare alla tua vita -_-

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