venerdì 12 settembre 2014

Commento: Doctor Who 8x03 - Robot of Sherwood

Buongiorno a tutti,
anche quest'oggi -con un po' d'anticipo rispetto al programma abituale della settimana- ecco a voi il commento al terzo episodio di Doctor Who.


SPOILERS

Robot of Sherwood si apre con l'atterraggio del TARDIS nell'Inghilterra del 1190-ish : Clara vuole conoscere il suo eroe d'infanzia Robin Hood, mentre il Dottore vuole provarle che il fuorilegge che "ruba ai ricchi per dare ai poveri" non è che una leggenda.
Già alla seconda scena però vediamo l'ingresso di un uomo in calzamaglia verde che scocca frecce e si presenta come Robin Hood, quindi immagino che il Dottore abbia torto. E tutti sappiamo quanto il Dottore odi avere torto.


Mentre Clara entra in pieno fangirl-mode squittendo di gioia ad ogni parola del suo idolo, il Dottore prova in tutti i modi a trovare una prova per smascherare gli impostori/ologrammi/illusioni/qualsiasi-cosa-siano. E questo probabilmente è il mio pezzo preferito dell'episodio: il combattimento con il cucchiaio, le schermaglie tra il Dottore e Robin Hood, le punchline...


Dopo di che la competitività tra i due è diventata un po' ridondante.
Come prevede il copione del film d'animazione della Disney, Robin Hood e i suoi fin-troppo-Merry Men partecipano ad un torneo tra arcieri per vincere la Freccia D'Oro ma, a causa dell'intervento del Dottore, vengono tutti catturati dalle guardie robotiche dello sceriffo di Nottingham e rinchiusi. 
Segue un battibecco tra Robin Hood e il Dottore piuttosto infantile e un po' troppo tirato per le lunghe.


Grazie Clara.
Dopo l'ennesimo battibecco puerile (e spoiler alert: non sarà l'ultimo) il Dottore e Robin Hood riescono a liberarsi e a scoprire che le guardie al servizio dello sceriffo di Nottingham sono dei robot che necessitano di un enorme quantitativo d'oro per riparare la loro navicella e raggiungere -sorpresa- la Terra Promessa. In caso qualcuno si fosse chiesto quale fosse il tema ricorrente di questa stagione.
Il Dottore allora sospetta che Robin Hood sia un robot creato appositamente come specchietto per le allodole per tener mansueti i paesani, ma lui continua ad agire come un vero paladino del popolo e aiuta a salvare Clara e a sconfiggere sceriffo e robot-alieni.
Vi risparmio i dettagli perché immagino che se state leggendo abbiate visto l'episodio.

"L'angolo di Statler e Waldorf"
Rassegnatevi, ormai è ufficiale.
Ci sono diverse cose che non mi hanno fatto impazzire in questo episodio.
Per prima cosa: i bisticci ininterrotti tra il Dottore e Robin Hood. Non fraintendete, nessuno più di me si gode un sano scontro di intelletti e sarcasmo, ma ho trovato che qui il trucco fosse un po' abusato.
Seconda cosa: io non sono certo il tipo che si mette a questionare il gibberish pseudo-scientifico di Doctor Who, ma la questione della freccia che conteneva esattamente la quantità d'oro ideale per far partire la navetta, e che non doveva nemmeno essere fusa nella matrice del motore ma bastava che toccasse la navetta dall'esterno.... beh, scusate ma non me la sono proprio riuscita a bere. Accetto quasi tutto: il reboot dell'universo, le statue quantum-locked, l'inversione della polarità... ma questo no.


Ma... la morale di tutta questa favolona edificante qual è stata? 
Che Robin Hood è un robot.
No, quello no. Non vengono spiegati i dettagli, ma alla fine è quasi certo che Robin Hood fosse un uomo in carne ed ossa.
Il tema ricorrente dell'episodio era il rifiuto del Dottore di accettare l'esistenza reale di un "eroe".
Ora, io sono ancora un pochino tarata sugli atteggiamenti dei Dottori precedenti, e ancora una volta mi sono posta qualche domanda su questo insolito comportamento di Twelve (perché, quando mai il Dottore è stato incline ad accettare una leggenda semplicemente come tale?!). E mi sono anche data una risposta. Mi sembra piuttosto evidente che i parallelismi fra l'eroismo di Robin Hood e il supposto eroismo del Dottore fossero chiari e rimarcati ad alta voce per tutto l'episodio.



Secondo la mia modesta interpretazione, la morale di fondo è sempre legata a questa ricerca di un'identità che il Dottore ha intrapreso sin dalla sua rigenerazione. Pare che Twelve abbia ancora qualche problema a far coincidere il suo passato, le aspettative degli altri e se' stesso in un unico Dottore. Non ha ancora capito, o deciso, chi essere e soprattutto sembra piuttosto riluttante ad accettare l'etichetta di "eroe".  In realtà quello il Dottore non l'ha mai fatto, ma è il rifiuto categorico di Twelve anche solo di accettare l'esistenza degli eroi che ci mostra che questa volta si tratta di qualcosa di diverso.
Per tutto l'episodio il Dottore non sente, o fa finta di non sentire, quello che Clara, i fatti, e infine anche Robin Hood gli stanno dicendo.



RH: Dunque è vero, Dottore?
D: Cosa è vero?
RH: Che nel futuro io verrò dimenticato come uomo reale? Non sono altro che leggenda?
D: Temo di sì.
RH: Bene. La storia è un peso. Le storie possono farci volare.
D: Io ho ancora un po' di problemi a credere alle tue, temo.
RH: È così difficile da credere? Che un uomo nato negli agi e nei privilegi possa trovare le sofferenze degli oppressi e dei deboli troppo da sopportare...
D: - No...
RH: ...finché una notte, si decide a rubare un TARDIS? E volare tra le stelle,combattendo per il bene? Clara mi ha raccontato le tue storie.
D: Non avrebbe dovuto raccontarti niente.
RH: Be', una volta che la storia era iniziata, faceva fatica a smettere. Sei il suo eroe, penso.
D: Non sono un eroe.
RH: Bene, nemmeno io lo sono. Ma se entrambi continuiamo a fingere di esserlo...forse altri saranno eroi in nostro nome. Forse saremo entrambi storie.

Proprio questo punto è stato argomento di un interessante scambio che ho avuto con Katerina di A game of T.A.R.D.I.S., che -con il suo beneplacito- vi riporterò per sommi capi.
La domanda è: non avevamo affrontato già tutto questo più e più volte? Sentivamo davvero il bisogno di affrontare di nuovo il tema dell'ambiguità del Dottore? In un certo senso si ha la sensazione di aver fatto dei passi indietro dato che tutti i Dottori (dal Nono in poi, almeno) hanno attraversato questa fase. Ha cominciato Nine (che -ricordiamoci- era già stato paragonato ad un Dalek), ci è passato Ten, e così pure Eleven... senza considerare che poi ci sono ri-passati ben in tre durante il 50° Anniversario. Uno dei punti toccati durante lo Speciale -prima che arrivasse la brillante idea di far "scomparire Gallifrey"- era quello di venire a patti con quello che era successo durante la guerra. Sembrava quasi che ci fossero arrivati prima di premere in 3 il Grande Bottone Rosso, e poi sembrava che la cosa non fosse più necessaria dato che in realtà non è successo nulla.
Ve lo dovevo per forza mettere il secondo Dottore che
interpreta Robin Hood...
E invece Tweleve sembra ancora più impantanato nei dubbi morali, e questa volta sembra che nemmeno quella maniaca del controllo di Clara riesca a "tenere in riga" il Dottore.
Katerina mi ha fatto tornare in mente che già una Donna alla sua prima comparsa aveva sottolineato quanto il Dottore avesse bisogno di compagnia durante i suoi lunghi viggi, e di conseguenza mi è tornato alla mente l'episodio di Pompei, nel quale -già allora- il Dottore aveva avuto bisogno di una spinta extra per "fare la cosa giusta"... guarda caso, proprio il primo episodio in cui è comparso Capaldi.... Potrebbe  essere un grande piano subdolo del mio idolo supremo di Moffat, potrebbe essere che sono io a gridare "al lupo" ad ogni ombra, o potrebbe essere una coincidenza... anche se il Moffat ci insegna che The Universe is rarely so lazy. Vedremo.
Per il momento non posso che ribadire l'idea che questa ambivalenza, questa lotta interiore del Dottore, andrà avanti per tutta la stagione e probabilmente sarà uno dei perni fondamentali di questo arco narrativo.
E in tal caso, Moffat riuscirà a tirare fuori dal cilindro un'interpretazione o un angolazione innovativa ed inattesa, o sta forse cominciando a girare su se stesso? (No! Questo MAI!!!)

A questo punto non mi resta che ringraziare Katerina per il suo apporto intellettuale alla discussione (spero di non aver distorto troppo il tuo pensiero...) e vi do appuntamento alla prossima settimana con il commento a Listen.


Serena


P.S: Mark Gatiss, com'è che continui scrivermi questi episodi un po' così così? Impegnati uomo! Lo sappiamo che sei talentuoso!


4 commenti:

  1. Ho trovato Clara e il Dottore magnifici. Nuova OTP: il Dottore e Robin. Mi hanno fatta ridere tantissimo, giuro. Nota positiva di tutto l'episodio? La mancanza di Missy. L'abbiamo vista soltanto nelle prime due puntate, e per pochissimi secondi, ma io già la odio!

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    1. Io stavolta ho tollerato di più Clara e ho sempre amato il Dottore... Solo che dopo un po' ho trovato ripetitivi e un po' infantili i battibecchi, piuttosto che divertenti...

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  2. Episodio su cui mi è difficile essere obbiettiva per un motivo semplice: su Robin Hood sono come Clara. Una fangirl.
    E questo Robin mi è piaciuto tanto, a partire dai modi assolutamente esagerati - è così tanto Robin Hood da sembrare finto - e finendo nella vena più complessa del personaggio. Mi ha ricordato un po' il libro di Dumas, che fino agli ultimi due capitoli è la cosa più superficiale del mondo, poi ti tira addosso di tutto.
    Comunque, questo è stato l'episodio che più mi è piaciuto, forse perchè è stato il primo dove si è vista la voglia di esplorare e di capire cose nuove e strane. E questa è una componente fondamentale di Doctor Who, tanto quanto andare a guardare sotto la superfice. Per la tecnologia: se ho potuto digerire il "telefoniamo al Dottore tutti insieme per potenziare il segnale" posso accettare anche la freccia d'oro. Più o meno.
    Mi è piaciuto il discorso finale di Robin, sul non essere eroi ma comportarsi come tali perchè, magari, si potrà ispirare qualcuno ad esserlo davvero: è una tematica che mi affascina da quando ho letto - e visto - Hogfather (You need to believe in things that aren't true. How else can they become?), e forse potrà essere una delle possibili soluzioni alla crisi di identità di Twelve.
    Ma sulla spinta per fare la cosa giusta, a me non viene in mente tanto Pompei (per me lì era più che altro supporto morale nel fare una cosa orribile ma necessaria) quanto The Beast Below, dove è stata Amy a vedere la soluzione e spingere il Dottore a compierla.

    Sulla moralità del Dottore non ho niente da aggiungere a quanto detto la volta scorsa: se questa serie andrà ad affrontare la fragilità del Dottore come aspetto di sé stesso che ha sempre ignorato o da cui è fuggito, ben venga. Se sarà un'altra volta un'analisi del suo lato oscuro... non sarò molto soddisfatta: capisco che è il tema che più piace al Moff, ma credo che abbia raggiunto l'apice con il discorso di River in A Good Man Goes to War e che da lì si potrà solo andare in discesa.

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    1. Mah ti dirò... Questo dei 3 è l'episodio che mi è piaciuto di meno. Mi piaceva il messaggio di Robin Hood e anche l'idea di contrapporre la sua "eccessiva giovialità" (in parte di copertura) alla cupezza di questo Dottore... Eppure il risultato mi ha entusiasmato poco.
      Per la tecnologia... Ma sai che avevo del tutto rimosso quella della telefonata?? Oddio, che poi ce ne saranno altre mille nei vari episodi...ma certe sono troppo assurde e poco "immaginifiche" persino per me e saltano subito all'occhio.
      Poi guarda, se mi parli di A Good Man Goes to War sfondi una porta aperta, perché è uno dei miei episodi preferiti in assoluto. Credo che solo il tempo ci dirà quale direzione ha intenzione di prendere il Moff perché al momento non so davvero cosa pensare.

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