lunedì 31 marzo 2014

E-Book Time (Recensione): "Nemici di letto" di Gina L. Maxwell




TITOLO: Nemici di letto
AUTORE: Gina L. Maxwell
EDITORE: Fabbri
PREZZO: €12.90 - cartaceo
                  €6.99 - ebook

TRAMA:
Lucie e Reid hanno deciso di sposarsi alle Hawaii, dove da anni vive il fratello di lei, il pugile Jackson. Una settimana prima della cerimonia la migliore amica di Lucie, Vanessa, vola lì per aiutarla a organizzare le nozze. Un piccolo contrattempo però posticipa l'arrivo degli sposi, e così Vanessa si ritrova da sola con Jackson. Tra i due nasce subito una rivalità venata di attrazione: lei è una maniaca del controllo, che nella sua vita sentimentale segue una particolare e ferrea lista di "regole", mentre lui non ha mai conosciuto una donna capace di tenergli testa. Per evitare complicazioni, Vanessa gli propone un accordo: un flirt della durata di tre giorni senza nessun seguito né legame sentimentale. Quando Jackson accetta, quello che sembrava semplice sesso senza impegno, diventa un gioco di seduzione sempre più spinto: riusciranno, alla fine dei tre giorni, a far finta che non sia mai successo nulla?

RECENSIONE:
*semi-spoiler*
Dopo aver apprezzato così tanto "Amici di letto" (QUI la ma recensione) mi sono avvicinata a questo "seguito" con tutto l'ottimismo possibile, pensando: "Forse non sarà letterature da Nobel, ma se mi intrattiene come il precedente, siamo a cavallo...".
Peccato che... no.
La storia questa volta si focalizza su Vanessa e Jackson (rispettivamente la migliore amica e il fratello della precedente protagonista Lucie), e sulla loro indomabile attrazione scoccata al matrimonio di Lucie -o una cosa del genere.
Già l'inizio è stato pessimo: ridicolo e pretestuoso. La prima conversazione tra i protagonisti è quasi senza senso e lo diventa ancora di più quando si passa a leggere dal punto di vista di Jackson. Tutta l'idea ridicola della sceneggiata per la sicurezza dell'hotel-più-assurdo-del-mondo sarebbe già offensiva per qualsiasi donna dotata di un Q.I. nella media, senza contare quanto sia fuori luogo (e un po' meschina) come scusa per portarsi a letto con una donna con cui si è parlato per un minuto e mezzo... altro che sexy.
Ma la cosa diventa ancora più patetica quando si scopre che, sulla base di quella conversazione fulminea, Jackson si è già innamorato follemente. E' assurdo.
Da lì in poi tutto il resto della trama mi è sembrato un mero -e poco riuscito- pretesto per le scene più "hot".
Non pretendo una profondità da Anna Karenina o un intreccio brillante, ma almeno una robina un po' più curata... E poi sulla parte finale, dopo "il grande confronto" durante il matrimonio, credo che mi sia scappato ad alta voce un "Adesso vomito". Non ricordo bene.
Era tutto un piangere, disperarsi, sciogliersi... eccheppalle.
E i due protagonisti? Blandi, incolori, prevedibili... Bah. 
Non ci siamo davvero. Fallimento su tutta la linea.



Serena

sabato 29 marzo 2014

John Green's Crash Course Literature 204: Amleto - II parte


DISCLAIMER
Tutto quello che troverete scritto qui di seguito non è di mia proprietà ma si tratta di una semplice traduzione in italiano delle lezioni di letteratura tenute da John Green nel suo canale YouTube Crash Course, fruibili gratuitamente e che vi invito a visionare.
Per quanto riguarda la traduzione, non aspettatevi una traduzione letterale: ho smussato qui e là e mi sono concessa diverse licenze poetiche per rendere il tutto più fluente e chiaro in italiano.
Infine, questa traduzione mi è costata tempo e fatica e gradirei essere informata prima che il mio lavoro venga copia-incollato da chiunque e chicchessia. E' una questione di rispetto.
Enjoy





" Ciao, sono John Green, questo è Crash Course Literature e oggi continueremo la nostra discussione su Amleto.


Teenage-John-Green: Mr Green! Mr Green! Io ho già capito : Amleto ha il complesso di Edipo. Questo spiega tutto.

No, no, no, no, no, Me-del-passato. Come abbiamo già detto, nemmeno Edipo aveva un complesso di Edipo. Anche se la tua fascinazione con questo argomento comincia a preoccuparmi un pochino…
Certamente si può leggere Amleto interpretando tutto come “sesso, sesso, sesso, sesso, sesso”, ma non necessariamente. Ti concedo questo, Me-del-passato : sia che Amleto voglia o meno andare a letto con la madre, di sicuro ha dei seri problemi con le ragazze.

Amleto è piuttosto sgradevole con le donne in questa storia. Per esempio, ordina ad Ofelia:
“Vattene in convento!”
e dice alla madre Gertrude:
“Fragilità, il tuo nome è donna”
anche se Amleto stesso non è poi così vigoroso, come avrete notato.

Ci sono state alcune opinioni contrarie alla discussione delle dinamiche di genere nella letteratura, ma questo è un approccio contemporaneo molto importante allo studio della letteratura. Non è l’unico, non è nemmeno l’unico che affrontiamo qui, ma è ugualmente importante.

Una lettura di base di Amleto sarebbe qualcosa del tipo : Claudio ha il potere e lo usa; Amleto ha potere ma spesso sceglie di non usarlo; Polonio ha meno potere di quanto immagini; e Ofelia e Gertrude non hanno nessun potere. Giusto? No, non esattamente.

Nella pittura c’è questa tradizione di rappresentare Ofelia come un’eroina tragica, romantica, completamente priva di influenza, seguendo la mitologia creata da Gertrude quando descrive la morte di Ofelia in maniera così considerevolmente dettagliata :

[...]
caduti nel piangente fiume.
Le sue vesti, gonfiandosi sull’acqua,
l’han sostenuta per un poco a galla,
nel mentre ch’ella, come una sirena,
[…] le sue vesti
appesantite dall’acqua assorbita,
trascinaron la misera dal letto
del suo canto ad una fangosa morte

Gertrude ha forse assistito? Probabilmente no. E se anche fosse, perché non ha provato a salvare Ofelia, invece di venirsene fuori con una graziosa similitudine su quanto assomigliasse ad una sirena mentre affogava?
La descrizione di Gertrude fa sembrare che la morte di Ofelia sia stata accidentale : un ramo si è rotto e lei è caduta nell'acqua senza speranza. Sarebbe potuto succedere a chiunque si fosse messo a passeggiare lungo la riva di un fiume indossando un abito con un sacco di strati di tessuto. Ma praticamente tutti danno per assunto che la morte di Ofelia sia un suicidio volontario, causato dalla sua follia.
Sorgono dunque spontanee alcune domande : che tipo di potere aveva, dal momento che chiaramente ne aveva, e come lo ha usato? E, inoltre, cosa ha causato la sua pazzia?

Prima che Amleto si rifugiasse nella follia, si trovava in una situazione difficile : era l’erede ad un trono che sarebbe dovuto essere già suo, figlio di una madre della quale non poteva più fidarsi, nipote dell’uomo che probabilmente aveva ucciso suo padre… Beh, anche Ofelia si trova n una situazione scomoda. Insomma, suo padre è stato ucciso da Amleto, che un tempo l’amava, e che ora le urla di chiudersi in convento, per poi provocarla con strane allusioni sessuali e poi prendere il mare.
È come se quel ragazzo, che non sei nemmeno sicura se sia il tuo ragazzo, uccidesse tuo padre, e poi volesse ancora essere più o meno il tuo ragazzo, ma solo a giorni alterni. Ci siamo passati tutti.

 


Nel Atto Secondo, Polonio dice di Amleto

"Sarà pazzia, eppure c’è del metodo in essa."

Allo stesso modo, non tralasciamo il “metodo” nella follia di Ofelia. Per esempio, verso la fine dell’Atto Quarto, porge dei fiori da lei raccolti a Claudio, Gertrude e Laerte. Ognuno di questi fiori ha un significato specifico, che sarebbe stato noto a tutti gli spettatori dell’età elisabettiana (ovvero il tipo di persone che amava che i propri bouquet contenessero dei messaggi in codice).

"Ecco per te il finocchio, e l’aquilegia"

dice Ofelia, presumibilmente a Gertrude, perché il finocchio simboleggiava l’adulazione e l’aquilegia l’infedeltà coniugale. Porge anche della ruta, che simboleggia il pentimento, e afferma che le viole, associate alla fedeltà,

"appassiron tutte
quando morì mio padre"


Questa è Ofelia nel suo momento più meravigliosamente sovversivo, mentre impartisce la sua particolare forma di giudizio, pronunciandosi contro la corruzione e l’ingiustizia, e facendolo in maniera particolarmente femminile, nascosta dietro la maschera dell’apparente follia.
Quindi, mentre Amleto se ne sta su qualche nave pirata, dispensando ancora più soliloqui circa la propria indecisione, Ofelia sta rivendicando le proprie convinzioni su cosa è giusto o sbagliato, sulla vita e sulla morte, e lo sta facendo in maniera chiara. O almeno, lo sarebbe stato per il pubblico elisabettiano.
Ma dopo di ciò, decide tragicamente di infliggere lo stesso giudizio al proprio corpo, vedendo la morte come unica via per liberarsi dalla depravazione e dalla depressione di Elsinore.

Piccola nota personale: penso che la sua sia una decisione terribile, oltre che ad uno spreco del suo "potere". Una scelta tanto misera quando invece il suo uso dei fiori era stato geniale. Il suicidio è una soluzione definitiva ad un problema passeggero. Anche nel caso di Ofelia.

C’è un’interpretazione molto popolare di Amleto secondo la quale il suicidio di Ofelia è da considerarsi una scelta assertiva, l’unica scelta che il personaggio può realmente compiere. Ma, nei fatti, i fiori dimostrano che lei può anche compiere altre scelte. Ora, ovviamente queste altre scelte avrebbero potuto ugualmente portare alla sua morte, ma la scelta c’era. Detto ciò, non c’è dubbio che, mentre Amleto è impantanato tra ‘essere’ e ‘non essere’, Ofelia sceglie attivamente di NON essere; fa pace con la morte, e lo fa almeno un Atto prima di Amleto.

Senza Ofelia, siamo rimasti con l’unica altra donna della tragedia: la regina Gertrude. Il matrimonio frettoloso tra Gertrude e Claudio spinge Amleto a pensare molto più di quanto vorrebbe alla sessualità della madre. O forse è esattamente tanto quanto vorrebbe.
Amleto vede la relazione di Gertrude e Claudio come un tradimento ai danni del padre, ma anche verso se stesso, perché lo priva del trono. Quindi non è corretto dire che Gertrude non ha potere o influenza : lei è in possesso dell’unico voto nella scelta di chi diverrà re.
Ma le sue scelte la rendono una traditrice? E’ davvero complice nell'assassinio del marito, o forse è solo un’altra vittima delle dolci, perniciose bugie di Claudio?
Ed è qui che entra in gioco l’interpretazione edipica, per esempio : Amleto è infuriato con Claudio perché lui ha fatto quello che Amleto aveva sempre segretamente desiderato fare? Insomma, uccidere il padre, sposare la madre, diventare re…
Effettivamente si concentra piuttosto intensamente sulle “lenzuola incestuose” di Gertrude, ma la maggior parte delle volte esita ad uccidere Claudio perché non vuole diventare un assassino, non per qualsiasi cosa stia succedendo “tra le lenzuola”.
Per essere un personaggio con così poche battute, Gertrude è molto interessante. Soprattutto : alla fine la sua lealtà suprema va ad Amleto o a Claudio? Shakespeare insiste su quest’idea nella scena del duello, quando Gertrude –che sia inavvertitamente o di proposito- salva la vita di Amleto -anche se solo per qualche minuto. Gertrude afferra la coppa avvelenata di Amleto e Claudio le ordina di non bere, ma la sua unica risposta è:

“Berrò, mio signore, perdonatemi.”

Ha soltanto sete o quella è una scelta consapevole? Nei suoi ultimi momenti, sta dimostrando ad Amleto a chi appartiene la sua lealtà? Ora, ovviamente, Shakespeare voleva che la scelta fosse ambigua, ma l’ultima battuta di Gertrude è:

Oh mio caro Amleto!”

non “Oh mio caro Claudio!”.

Lo sprezzo verso l’autorità, sia da parte di Ofelia che di Gertrude, alla fine porta al loro suicidio. E vorrei sottolineare che non penso che il suicidio sia eroico, ma la domanda di discussione più interessante del mio corso di storia al liceo era stata : “Quale di questi personaggi, in Amleto, è il più eroico?”. Credo che sia possibile esporre argomenti a favore di quasi tutti, eccetto Polonio e, per ovvi motivi, Claudio; ma di sicuro ci sono degli argomenti a favore di Gertrude e Ofelia.

Ad ogni modo, questo ci conduce a domandarci se l’eroismo comporti necessariamente l’intraprendere azioni eroiche. Certamente Amleto è un grande fan dell’azione, insomma, non nella sua vita, ma –diciamo- come idea. Ad un certo punto, descrive l’uomo come:

“un angelo, nell'agire”

ma poi dimostra che quest’immagine di “uomo angelico” è inaccessibile per lui, quasi repellente, dicendo:

"Eppure, per me, cos'è questa
quintessenza di polvere?"

E poi ovviamente, proprio nel bel mezzo della tragedia, Amleto fa una lezione agli attori itineranti su come agire nella loro rappresentazione, e poi lui stesso non agisce mai, scena dopo scena dopo scena, eccetto quando accoltella Polonio che, seppur fastidioso, è innocente.

Ma questa indecisione vuol essere eroica? Dobbiamo considerare Amleto un debole o un omino insulso per aver sprecato tutto quel tempo in indagini, o in realtà è davvero eroico questo suo verificare le informazioni ricevute da un fantasma, prima di uccidere qualcuno?
Amleth, l’ispiratore della tragedia, agisce in maniera decisa e viene certamente visto come un eroe, ma è molto più complicata la questione nella tragedia di Shakespeare. Per prima cosa, come abbiamo visto, i fantasmi non sono necessariamente sempre degni di fiducia.—oh! Un fantasma sta muovendo la mia scrivania. Dev'essere il momento della Lettera Aperta.


No, no, no, no, tu no! Tu sei reale. Tu non sei un fantasma. Tu sei una rappresentazione digitale creata da ThoughtCafe. Non ti meriti una Lettera Aperta.
ANDIAMO AVANTI!
Scusate, i fantasmi mi fanno paura, anche se non sono reali. 
Non sono assolutamente reali.

Tornando a noi, c’è anche il fatto che uccidere un re –anche se usurpatore- veniva generalmente vista come un’idea non proprio fantastica – eccetto quando si parla di Macbeth
I sovrani sono tradizionalmente considerati investiti dal potere per diritto divino, quindi farne fuori uno veniva visto come un insulto a Dio. Inoltre, rientrava anche negli interessi di Amleto mantenere viva quella convinzione, così che nessuno in futuro si azzardasse a far fuori lui, in caso fosse diventato re.
Quindi forse è una buona cosa che Amleto non prenda l’omicidio tanto alla leggera… Beh, eccetto quando uccide Polonio per l’imperdonabile peccato di essersi nascosto dietro ad una tenda.

Quindi, che cosa finalmente trasforma Amleto in un uomo d’azione? Forse i pirati. Forse nulla. 
Molti critici ritengono che sia un Amleto diverso quello che compare nell' Atto Quinto, un Amleto che ha subito un “inversione di rotta” –letteralmente- e ora si sente meno in conflitto con la propria mortalità. Ma non è che tutto ad un tratto la tragedia diventi un film di Jean Claude Van Damme. Insomma, Amleto dice ad Orazio:

"C’è una speciale provvidenza anche nella caduta di un passero 
Se è ora, non è a venire; se non è a venire, sarà ora"

Non suona esattamente come un tizio che sta per cimentarsi in una carneficina!

Quando Amleto agisce, lo fa all'ultimo momento possibile. Uccide claudio perché scopre che Claudio aveva complottato per uccidere lui, Gertrude e Laerte.
Ad un certo punto, tutta quella roba su giustizia mortale o divina e il perpetuo ciclo di violenza vola fuori dalla finestra e pensi “Hey, forse dovrei semplicemente uccidere questo pluriomicida”, ma ovviamente nel farlo risollevi tutti i dubbi sulla giustizia mortale o divina e il ciclo perpetuo di violenza.... 
Ahhh, adoro Shakespeare!

Ma una cosa che si può certamente dire di Amleto è che una volta che intraprendente una linea d’azione, la porta davvero fino in fondo : trapassa Claudio con la spada avvelenata e lo obbliga a bere dal calice con il veleno, uccidendolo due volte. E poi lo insulta chiamandolo :

"tu incestuoso, assassino, dannato danese"

che, in termini elisabettiani, è piuttosto pesante.
Ma intraprendere finalmente l’azione non motiva completamente e non rende interamente intellegibile Amleto.

Prima di morire, Amleto incarica Orazio di raccontare la sua storia, come se solo dopo la sua morte, Orazio potesse finalmente riuscire a dare un senso a tutta l’attesa, l’esitazione e l'ambivalenza.

Se è la vendetta che rese l’Amleto originale famoso, non è quello che continua tutt'oggi ad attirarci verso questa trageda di Shakespeare. E’ l’immobilità di Amleto piuttosto che le sue azioni ad interessarci. Il soliloquio nel quale valuta le proprie alternative e tenta di decidere se prenderà in mano il corso della propria vita o lascerà che sia il fato a determinarla, ci insegna qualcosa di ciò che significa essere umani, avere una coscienza e prendere decisioni difficili nella nostra stessa vita. O non prenderle. L’inazione, come ci mostra Amleto, è a suo modo un’azione. 
Quale delle due sia eroica? Non ne ho idea. 
Fatemi sapere come la pensate.

Grazie per l’attenzione, alla prossima settimana, 
John Green "

venerdì 28 marzo 2014

E-book Time (Recensione): "Hex Hall" di Rachel Hawkins



TITOLO: Hex Hall
AUTORE: Rachel Hawkins
EDITORE: Hyperion Books
PREZZO: $2.77 (Kindle Edition)

TRAMA:
Three years ago, Sophie Mercer discovered that she was a witch. It's gotten her into a few scrapes. Her non-gifted mother has been as supportive as possible, consulting Sophie's estranged father-an elusive European warlock-only when necessary. But when Sophie attracts too much human attention for a prom-night spell gone horribly wrong, it's her dad who decides her punishment: exile to Hex Hall, an isolated reform school for wayward Prodigium, a.k.a. witches, faeries, and shapeshifters.



RECENSIONE:

E' dura ammetterlo, ma ormai sono troppo grande per questo libro.


Hex Hall è il tipico romanzo che avrei adorato alle medie, probabilmente perché sarei riuscita ad identificarmi molto meglio con la protagonista.
In linea teorica questo libro ha tutti gli elementi per essere vincente : collegio, magia, il "cattivo" ragazzo bello da morire, il mistero... ma sono anche tutti elementi che ho già visto e rivisto in mille altri libri, anche trattati in maniera molto più complessa, approfondita e originale.
E' difficile per me capire ed apprezzare i comportamenti immaturi di Sophie, la sua cotta istantanea ed immotivata per il bello di turno (che a parte l'essere "bello", appunto, non da davvero nessun altro motivo per farsi apprezzare).
Anche il "mistero" di fondo viene trattato in maniera tutto sommato superficiale e prevedibile, per guiunta attingendo da situazioni e "svolte" che avevo già trovato in altre serie più o meno famose, e con le quali non riesco ad evitare paragoni.

In sostanza, pur essendo grazioso e a tratti molto simpatico, questo romanzo è troppo, troppo semplice e lineare (per non dire prevedibile) e non ha davvero nessun elemento che lo riesca a rendere memorabile o particolare ai miei occhi.




Serena

giovedì 27 marzo 2014

BEST. BOOK. EVER.

Si commenta da solo.
Non credo si necessario aggiungere altro.















Serena

mercoledì 26 marzo 2014

Cinema&Comics (Recensione): "Wolverine - L'Immortale"

Buongiorno a tutti,
eccomi di ritorno con la rubrica Cinema&Comics, rispolverata apposta per questa primavera all'insegna Marvel (dai che ci siamo quasi per Days of a Future Past!!!!).
E per entrare nel mood, questo week end ho affittato un dvd che rimandavo da troppo: "Wolverine - L'Immortale".



*SPOILER*

Questo film aveva un'eredità difficile da gestire e delle aspettative ancora più difficili da soddisfare.
Da una parte abbiamo il predecessore "Wolverine - Le origini", un film di una bruttezza rara, che si distingue per inconsistenza della storia, sotto-utilizzo dei personaggi e la terribile qualità degli effetti speciali (saranno stati gli stessi addetti di Once Upon a Time in Wonderland?), mentre dall'altra abbiamo il "prequel" alla saga "X-men - L'inizo", un film sul quale quasi nessuno puntava un centesimo e che invece ha soddisfatto tutti (tranne i puristi del fumetto, ma quelli si sa che non sono mai contenti...).
Fatto sta che "Wolverine - L'Immortale" doveva diventare IL film su Wolverine e restituire dignità al X-man preferito di tutti.
Lo ha fatto? Meh...

La storia parte da una premessa molto semplice: un Logan in crisi mistica (un po' la sua costante in tutti i film) viene convocato a Tokio da un anziano magnate d'industria morente, al quale aveva salvato la vita dall'esplosione atomica di Nagasaki (e dopo questa qualcuno si azzardi solo a citarmi il frigo piombato di Indiana Jones....). Il vecchio vuole offrire a Logan la possibilità di liberarsi del peso dell'immortalità cedendola a lui, ma Logan, nonostante tutte le sue sofferenze, non accetta e poco dopo il vecchio muore.
A questo punto ha inizio tutta una serie di inseguimenti e combattimenti per tentare di impedire il rapimento della nipote del vecchio, nonché giovane erede dell'impero tecnologico (Mariko) che ovviamente si comporta come un'emerita cretina palla al piede, almeno fino a quando decide di concedersi a Logan.
Rimarrà negli annali la scena in cui Mariko, dopo aver passato gli ultimi dieci minuti di pellicola a scappare da aggressori armati della Iakuza protetta da Wolverine, si gira, lo saluta e gli dice che adesso "se la può cavare da sola" e si va prendere un treno. Ho tre parole: Tu. Sei. Scema.
Ci sono anche un tot di personaggi secondari ma, nonostante i ruoli anche abbastanza rilevanti nel plot, in realtà nessuno rimane particolarmente impresso, se non -forse- la giovane mutante samurai Yukio.

Il punto cruciale della storia (se così possiamo chiamarlo) è che improvvisamente Logan non sembra più in grado di rimarginare le proprie ferite.
Io vorrei davvero riuscire ad applicare una paradisiaca sospensione dell'incredulità, ma la verità è che posso accettare l'esistenza dei mutanti, non che mi si cambino le regole del gioco in corsa, soprattutto se questo viene fatto per inserire svolte stupide che hanno senso solo ed unicamente in relazione agli avvenimenti di quel singolo film. Quindi passo sopra al fatto che senza il suo potere rigenerante probabilmente lo scheletro di adamantio creerebbe a Logan più di qualche problema (per non parlare degli artigli che tutte le volte gli lacererebbero le mani...) e mi concentro sull'idea farlocca che poi fa da perno a tutta la storia : la "trasmissione" dei poteri. Pensare che una mutazione genetica sia trasmissibile è come pensare che lo siano i miei occhi castani; lo si può fare solo in due modi : discendenza diretta o mutazione genetica in laboratorio. Non puoi farmi credere che funzioni come "ce l'hai".
Ma a parte questo.

La cosa che più mi ha fatto penare in questo film è stata la lungaggine diffusa. Le non-numerosissime scene d'azione erano inframezzate da scene di una lentezza estenuante, fatte di mezze conversazioni, frasi sospese nel vuoto, ultime parole famose ("Wolverine è morto per sempre!" - "Non andrò mai in Giappone" - "Non ci verranno mai a cercare qui!") e altra roba buttata lì un po' senza un perché.

non ci crede nemmeno lui che abbiano
ripescato Jean Grey...
Tra le altre chicche della serie "potevamo farne a meno", registriamo la presenza di Jean Grey, versione ricordi in babydoll, che dispensa melensaggini a Logan nei suoi sogni e appare più liftata ad ogni inquadratura. Giusto perché non avevano ballato a sufficienza sulla tomba di Jean Grey in "X-Men - Conflitto finale"...

Tutto questo ci ha portati a scoprire che i cattivi della storia sono in realtà due : uno messo lì giusto per gettare fumo negli occhi e aumentare il minutaggio della pellicola (il padre della giovane ereditiera che vuole assumere il controllo delle aziende al posto suo) e ... il nonno morto, che in realtà tanto morto non era e che voleva a tutti i costi l'immortalità di Hugh Jackman (e non ho scritto 'Wolverine' per un motivo preciso). Come se qualcuno a questo punto si fosse bevuto il trucchetto della morte del vecchio.

La mia parte più tamarra e godereccia ha avuto qualche momento di soddisfazione : assurda scena di combattimento sul tetto di un treno proiettile che viaggia a 300 mph; combattimenti semi-volanti con katane; auto-interventi a cuore aperto a mani nude; Wolverine che interroga lo stronzo di turno per poi buttarlo dalla finestra; Wolverine che manda a fare in culo quasi gratuitamente un tot di persone...
Ma la storia in sé e per sé era debole
E poi non ho nemmeno capito bene : prima sembra che abbiano sottratto il potere rigenerante a Wolverine, poi però in realtà glielo avevano solo bloccato, poi sembrava che glielo avessero tolto sul serio, e poi.. ah, no, stavano scherzando.

Una cosa bisogna però ammetterla : nonostante i 14 anni trascorsi dalla sua prima interpretazione di Wolverine, Hugh Jackman continua ad essere Wolverine, e credo che questo nessuno lo metta in dubbio.
Butto lì un suggerimento: e se per caso gli sceneggiatori si impegnassero anche a dargli una storia all'altezza del ruolo?

Datemi un copione decente!

In chiusura abbiamo anche una scena mid-credit di collegamento con il prossimo film della serie, e questa probabilmente è la scena che più mia ha mandata su di giri di tutto il film : la comparsa di Patrick Stewart (Professor X) e Sir Ian McKellen (Magneto) che, non-morti e non-senza-poteri, si presentano per reclutare Logan in vista di "X-Men - Giorni di un futuro passato".
Nerdgasm.

Quindi, che dire di questo film? Se ci penso come fan degli X-Men (e di Wolverine in particolare; il mio preferito dal quando avevo 9 anni) mi sento un po' delusa e amareggiata, mentre se ci penso come film in generale riesco a contenere di più lo scontento e a provare ad essere un pochino più ottimista. Anche per questo ho chiesto a mio fratello -spettatore imparziale- di aiutarmi a raccogliere le idee a riguardo.




Serena

martedì 25 marzo 2014

Up next - Altri sequel che dovrei procurarmi...(#2)

Buongiorno a tutti,
oggi dedico la rubrica Up Next ad alcuni dei tantissimi seguiti che dovrei recuperare. Ormai ho perso il conto delle serie e trilogie che ho cominciato e dimenticato, ma ho tutte le intenzioni di portarle tutte, pian piano, a compimento.
I prescelti per oggi sono:


 


Insurgent di Veronica Roth
Io non sono Mara Dyer di Michelle Hodkin  ----> letto 08/04/2014
Scarlet di Marissa Meyer  ----> letto 11/05/2014
Caccia alle fate di Kiersten White

I primi due sono anche stati prenotati in biblioteca, quindi confido che a breve facciano il loro ingresso nella mia umile dimora...

Besos!
Serena

lunedì 24 marzo 2014

Recensione: "Divergent" di Veronica Roth

TITOLO: Divergent
AUTORE: Veronica Roth
EDITORE: DeAgostini
PREZZO: €14.90
TRAMA:
Dopo la firma della Grande Pace, Chicago è suddivisa in cinque fazioni consacrate ognuna a un valore: la sapienza per gli Eruditi, il coraggio per gli Intrepidi, l'amicizia per i Pacifici, l'altruismo per gli Abneganti e l'onestà per i Candidi. Beatrice deve scegliere a quale unirsi, con il rischio di rinunciare alla propria famiglia. Prendere una decisione non è facile e il test che dovrebbe indirizzarla verso l'unica strada a lei adatta, escludendo tutte le altre, si rivela inconcludente: in lei non c'è un solo tratto dominante ma addirittura tre! Beatrice è una Divergente, e il suo segreto - se reso pubblico - le costerebbe la vita. Non sopportando più le rigide regole degli Abneganti, la ragazza sceglie gli Intrepidi: l'addestramento però si rivela duro e violento, e i posti disponibili per entrare davvero a far parte della nuova fazione bastano solo per la metà dei candidati. Come se non bastasse, Quattro, il suo tenebroso e protettivo istruttore, inizia ad avere dei sospetti sulla sua Divergenza...

RECENSIONE:
Iniziamo come di dovere con i ringraziamenti : grazie a Vanessa, Ilaria, Juliette, Nic, Crazy Gio, Giusy P. e Mel che con i loro commenti mi hanno fatto venir voglia di leggere Divergent, facendomi scoprire un libro fantastico (oltre a farmi uscire dall'impasse letteraria in cui ero bloccata). Grazie.

Questo libro è stato una sorpresa sin dall'inizio. Generalmente non amo i distopici perché, il più delle volte, mi fanno sentire spaesata e incapace di relazionarmi ed ambientarmi in quel mondo; qui invece le cose sono diverse : con poche pagine Veronica Roth è riuscita a descrivere un mondo chiaro, preciso e coinvolgente.
Già solo l'idea di una società in cui le persone sono divise in base ad un'unica inclinazione ha un che di inquietante, ma allo stesso tempo è 'inquietantemente' naturale... Pensare di selezionare le persone in base ad un'unica caratteristica...
Incontriamo la protagonista Beatrice e vediamo il mondo attraverso i suoi occhi. Tris fa parte della fazione degli Abneganti –altruisti dediti solo ad aiutare il prossimo- e si sente fuori luogo. Ci appare debole e insicura, oltre che afflitta da un perenne senso di colpa perché quell'altruismo, che agli altri risulta così naturale. per lei è uno sforzo enorme. È proprio per questo che quando Tris sceglie a sorpresa di entrare nella fazione degli Intrepidi sentiamo un senso di sollievo… ma allo stesso tempo ci domandiamo come farà un passerotto come lei a sopravvivere in mezzo a quegli sciacalli. Ma è proprio qui è troviamo uno degli aspetti del libro che più mi ha rapita : dal momento in cui Tris si toglie il peso della scelta, qualcosa inizia a cambiare. Affronta gli addestramenti, le prove, i pericoli apprendendo qualcosa di se stessa ad ogni ostacolo, ma allo stesso tempo rimanendo aggrappata caparbiamente ai migliori degli insegnamenti dei suoi genitori. 
Questo non toglie che sia senza dubbio un’eroina imperfetta, capace anche di scelte egoiste e a volte sciocche, che però non riescono mai a spingermi a biasimarla; fa tutto parte di un percorso di maturazione. 
È straordinario leggere attraverso la mente di Tris in trasformazione; l’evoluzione è talmente naturale che il cambiamento c’è, è evidente, ma te ne accorgi solo se ti fermi a pensarci. Tutte le esperienze di Tris l’hanno temprata, tanto che negli ultimi capitoli ti chiedi come sia possibile che la ragazza sicura e determinata che fende la guerriglia sia la stessa ragazzina insicura dei primi capitoli. Eppure sai che è così e che non potrebbe essere diversamente.
E poi c’è il fattore della Divergenza, questa “mutazione” che rende la mente in grado di abbracciare ed accettare più di una mentalità, non solo la visione limitata e con i paraocchi di una singola fazione… La trovo una cosa positivamente incredibile: Tris non ha un super-potere, la sua forza è l’essere normale (almeno per i nostri standard), il suo talento è il libero pensiero. Già solo questo potrebbe dare il via ad un’interessante discussione… che non avremo. 
Perché adesso voglio concentrarmi sulla parte più action-packed. Tutto –anche molto prima degli avvenimenti finali- è descritto in maniera avvincente, adrenalinica, coinvolgente… Finalmente un libro dal quale non volevo staccarmi.
E ora veniamo alla parte sentimentale del libro. Ho accolto tutta la questione sentimentale come una valvola di sfogo ben gradita da tutta la tensione del resto del libro. Mi è piaciuto come è stata gestita e mi è piaciuto che in pochi punti abbia assunto un rilievo dominante nella storia. Devo però ammettere che Quattro non rientra nemmeno alla lontana nella lista delle mie literary crush. Se di solito non sopporto lei e adoro lui, questa volta adoro Tris, mentre lui mi è piuttosto indifferente… ma giuro che la cosa non ha influito minimamente sul giudizio del libro.
Insomma, diciamocelo chiaramente : ho amato questo libro. È pieno di azione, violenza fisica, conflitto, introspezione, e quel pizzico di sentimento che mi hanno fatta immergere completamente nel mondo della Roth e reso impossibile posare il libro.

Ora parte la caccia ad Insurgent.


Serena

sabato 22 marzo 2014

John Green's Crash Course Literature 203: Amleto - I parte


DISCLAIMER
Tutto quello che troverete scritto qui di seguito non è di mia proprietà ma si tratta di una semplice traduzione in italiano delle lezioni di letteratura tenute da John Green nel suo canale YouTube Crash Course, fruibili gratuitamente e che vi invito a visionare.
Per quanto riguarda la traduzione, non aspettatevi una traduzione letterale: ho smussato qui e là e mi sono concessa diverse licenze poetiche per rendere il tutto più fluente e chiaro in italiano.
Infine, questa traduzione mi è costata tempo e fatica e gradirei essere informata prima che il mio lavoro venga copia-incollato da chiunque e chicchessia. E' una questione di rispetto.
Enjoy




" Ciao, sono John Green, questo è Crash Course Literature, e oggi parleremo del più grande danese di tutti i tempi : Scooby Doo.
No! È Amleto.

L’Amleto risale al XVI o XVII secolo, non ne siamo sicuri. La tragedia di Amleto, principe di Danimarca, è stata scritta da William Shakespeare ad un certo punto tra il 1599 e il 1602, ed è considerata da molti come la migliore opera di Shakespeare, persino meglio -per dire- di Timone d’Atene o Cimbelino!


Teenage-John-Green: Mr Green! Mr Green! Lo so che Amleto è tipo super-famoso e importante e tutto il resto, ma in sostanza non è solo una lunghissima opera teatrale su un tizio che non riesce mai a prendere una decisione?

Beh, Me-del-passato, secondo molti Amleto non ha problemi tanto con il prendere una decisione, ma piuttosto con il mettere in atto i propri piani, più nello specifico, col mettere fine alla vita dello zio. Allo stesso modo molti altri effettivamente affermano che Amleto ha dei problemi a prendere le decisioni, ma le decisioni che deve prendere sono piuttosto difficili! Insomma, questa è un’opera che parla di giustizia, vendetta, della propria coscienza, del proprio posto nell'ordine sociale e –ancora una volta- di sentimenti profondamente inappropriati verso le madri.

Shakespeare scrisse l’Amleto basandosi su un racconto medioevale scandinavo, tramandato per iscritto dallo storico danese preferito da grandi e piccini : Saxo Grammaticus, che qui potete vedere raffigurato –a seconda della vostra visione del mondo- come Babbo Natale o Dio. Probabilmente Shakespeare conosceva il racconto grazie a rappresentazioni della sua epoca piuttosto che dall'effettiva leggenda danese, perché fino a quel punto le cose danesi più conosciute erano i Vichinghi e i dolcetti. A dire il vero, lo sono ancora adesso.
Saxo racconta la storia del principe Amleth, un ragazzino che vede lo zio uccidere il padre, attende il proprio momento, finge di essere pazzo in modo da cullare lo zio con un falso senso di sicurezza e poi, appena divenuto adulto, lo trafigge con la spada del padre. Ad ogni modo, è interessante conoscere questi dettagli del racconto originale, perché ci consente di riflettere sulle modifiche apportate da Shakespeare alla storia, che ci indicano quali erano gli aspetti più importati per il Bardo. Per esempio Amleto non è incapace di uccidere lo zio perché è giovane, e non vede realmente lo zio mentre uccide il padre, quindi sostanzialmente Shakespeare stava introducendo ambiguità nella storia, il che è -diciamo pure- la sua specialità.
L’Amleto è l’opera teatrale più famosa di Shakespeare, in fatti è forse l’unica ad essere stata messa in scena quasi ininterrottamente sin dal suo debutto. Ed è anche molto lungo. Del tipo che quando Kenneth Branagh cercò di filmare tutte le battute, il suo film durò più di 4 ore. Alcune produzioni teatrali sono arrivate fino a 6.
E’ opinione diffusa che Shakespeare avesse scritto la tragedia così lunga solo per soddisfazione personale, sapendo che le compagnie teatrali l'avrebbero accorciata a piacimento, ma è anche possibile che fosse tutta una manovra per trattenere più a lungo a teatro il pubblico per vendere più pasticci di montone; dopotutto, dobbiamo ricordarci che l’arte è anche commercio. 
Ma tutto questo ci porta al fatto che in realtà esistono 3 versioni differenti dell’Amleto: due sono in-quarto (una del 1603 e l’altra del 1604) e poi c'è l’edizione in-folio del 1623. Il secondo in-quarto e il folio sono più o meno simili, anche se probabilmente il primo era basato sugli appunti di Shakespeare mentre il secondo sulla visione di una performance teatrale. Il primo in-quarto invece è conosciuto come il “pessimo quarto”, e non nel senso che sia cattivo, ma proprio perché è piuttosto orrendo. Gli storici pensano che sia stato trascritto a memoria da un attore, ma da un attore che probabilmente interpretava solo parti minori, come Marcello. Sostanzialmente, ricordava abbastanza bene le scene nelle quali era in effettivamente sul palco, mentre le altre… beh, non proprio. Per esempio, ecco la versione del “pessimo quarto” del monologo principale: 
“Essere, o non essere, questo è il problema. Morire, dormire, tutto qui?” 
Semplicemente fantastico.

Ad ogni modo, in tutte le versioni la trama è la stessa. Amleto è uno studente che ritorna a casa a Elsinore quando il padre muore; poi sua madre Gertrude improvvisamente sposa lo zio Claudio. Claudio si appropria della corona, anche se tecnicamente sarebbe stato Amleto a dover ereditare il regno. 
Quindi Amleto, in lutto, deve affrontare tutto questo, e lo fa come farebbe qualsiasi adolescente : vestendosi di nero, ascoltando musica deprimente e facendo lunghi discorsi su come vorrebbe che si putrefacesse la propria carne, il che –SPOILER!- alla fine avviene davvero.
A questo punto, però, appare il fantasma di suo padre che lo prega di vendicare il suo assassinio commesso dal sopracitato zio Claudio. 
Amleto non è certo del da farsi, quindi finge di essere folle... come ovviamente chiunque farebbe in quella situazione, no?
Successivamente ingaggia una compagnia di attori per mettere in scena una rappresentazione che spinga Claudio a confessare, Claudio effettivamente viene sopraffatto dall'emotività e fugge dalla rappresentazione. Gertrude convoca Amleto nella sua camera da letto dove hanno una conversazione stranamente intima, finché Amleto sente un rumore e –in un raro momento di risoluzione- accoltella la tenda. Oh! Ma non è mio zio! E’ Polonio.
Polonio, che non fu conciso, pur avendo detto che La brevità è l’anima del senno, oltre a sii sempre, e resta, fedele a te stesso, riuscendo ugualmente a non rimanere poi così fedele a se stesso.
A questo punto Gertrude decide che Amleto dovrebbe allontanarsi dalla città, quindi lui salpa, poi c’è un pezzo pieno di morte e tempeste e pirati, e poi Amleto ritorna, solo per scoprire che la figlia di Polonio, Ofelia, si è suicidata e che suo fratello Laerte è piuttosto incazzato con lui.
Claudio allora organizza un duello di scherma tra Laerte e Amleto, avvelenando la spada d Laerte e il vino di Amleto. Amleto viene ferito, ma riesce a ferire a sua volta Laerte ,mentre Gertrude beve il vino mortale e a questo punto -quando tutti sono morti o sul punto di farlo- Amleto decide che quello finalmente è il momento per trapassare Claudio. 
In pratica, muoiono tutti i danesi, eccetto Orazio, perché ovviamente serve qualcuno che dica:

Dolce principe,
benevola ti sia l'eterna notte,
e possa un volo d'angeli cantando
accompagnarti all'ultimo riposo!


Ma che razza di posto è questa “Danimarca” in cui le persone hanno nomi incredibilmente poco danesi come Claudio e Polonio? 
Nel corso della storia, Claudio sta creando un esercito per invadere la Norvegia, e la Danimarca si trova in quello strano limbo tra guerra e non-guerra. Come spesso accade, lo spettro di una minaccia esterna spinge i poteri governanti a cercare minacce anche all'interno, e infatti vediamo un sacco di esempi della segretezza e sorveglianza della società di Elsinore. Infatti, Amleto non sbaglia quando dice a Rosencrantz e Guildenstern “La Danimarca è una prigione”.
I personaggi si tengono vicendevolmente sottocchio: Gertrude e Claudio osservano Amleto, così come fa Polonio –anche se è davvero terribile come spia-; i compagni di Amleto, Rosencrantz e Guildenstern, lo osservano da vicino, dato che Claudio li incoraggia a spiarlo mentre ingollano liquore danese e parlano di ragazze; anche Ofelia osserva Amleto, anche se lui non la ricambia perché troppo occupato ad osservare Claudio, cercando di capire se ha davvero ucciso suo padre; e ovviamente Amleto passa anche un sacco di tempo a guardare se stesso e a recitare soliloqui angosciosi. 
Personalmente, alla fine della fiera, sono più colpito dal narcisismo di Amleto, piuttosto che dalla sua indecisione.
Ad ogni modo, probabilmente tutto questo non è tanto una critica verso la Danimarca -che è un posto incredibilmente carino, pieno di sandwich all'aringa e pallamano agonistica- ma piuttosto un commento all'Inghilterra elisabettiana, epoca nota per lo spionaggio diffuso e –oltretutto- il posto in cui Shakespeare viveva effettivamente. 
C’erano tutta una serie di cospirazioni anti-monarchiche e anti-cattoliche in corso, ed Elisabetta I gestiva una complessa rete di spie nel tentativo di scoprirle –come una sorta di M in James Bond, ma con più tiare. Anche Christopher Marlowe –rivale di Shakespeare, nonché uno degli scrittori più badass di sempre- era una spia.
Quindi la corte di Elsinore può essere vista come uno specchio dell’ambiente in cui viveva lo stesso Shakespeare, nel quale venire processati e decapitati per alto tradimento era grossomodo uno passatempo nazionale.

Amleto è una tragedia che parla dell’osservare e dell’essere osservati –un concetto con il quale siamo piuttosto familiari al giorno d’oggi- ma tratta anche il “doppio” e la specularità
Questo è un elemento Shakespeariano molto comune, ma che stimola alcune domande davvero centrali dell’essere una persona. Per esempio: le persone sono davvero in grado di cambiare? Possono diventare persone diverse col tempo? E poi, quando guardi allo specchio, stai davvero guardando la persona che sei? Sei la persona che immagini di essere?
Ci sono almeno due Amleto in quest’opera: c’è il defunto re Amleto, che si aggira infestando le torri merlate di Elsinore, e poi c’è il nostro eroe, che si suppone debba vendicare il vecchio Amleto. Ma l’Amleto vivente  è anche lui diviso in due perone diverse: una che vuole uccidere Claudio e l’altra che invece pensa “Sai una cosa? Magari no. Magari dovrei tornare a fare lo studente”.

Alcuni critici sostengono che l’Amleto che torna a casa dalle sue avventure piratesche sia ancora un’altra persona, perché ormai è un uomo molto diverso da quello che è partito. 
In qualche modo possiamo vedere anche Ofelia come una sorta di estremo, paradossale doppio di Amleto : l’immagine di come sarebbe Amleto se privato di tutto il suo potere e la sua influenza. 
E ovviamente, quando gli attori inscenano “L’omicidio di Gonzago”, stanno in realtà specchiando gli eventi recenti di Elsinore, ma non tramite un normale specchio, è più come uno specchio distorcente. 


Lettera Aperta

Lettera aperta a Simba. Hey Simba, diamo un’occhiata all'adattamento di Amleto del 1990 che NON includeva Mel Gibson. Quello di cui tu sei il protagonista : Il re leone.
Simba? Amleto. Mufasa? Il recentemente-defunto re. Scar? Claudio. Mufasa in cielo e nella polvere? Ovviamente il fantasma. Nala? Ophelia. Il cimitero degli elefanti? L’Inghilterra. O forse l’effettivo cimitero dove riposa il “povero Yorick! Io l’ho conosciuto”.
Il punto è: NON CI DEVI MAI ANDARE, SIMBA!
(Scusate, non riesco ad imitare bene James Earl Jones)
Cordiali saluti,
John Green

In realtà non c'è soltanto uno specchio, ma sono molti, e riflettono la difficoltà di Amleto nel capire che tipo di uomo è e come dovrebbe agire. Questi specchi sottolineano anche il perpetuo ciclo di violenza che sta al cuore della "tragedia di vendetta", che sono sicuro ricorderete dalla nostra chiacchierata sull'epica greca.
In queste tragedie il desiderio di vendetta finisce con il corrompere il vendicatore e lui (o lei) deve morire, alla fine. Ogni omicidio deve essere ripagato con un altro omicidio, fino a quando non c’è più nessuno che possa morire. Un buon esempio di questa violenza senza fine è il fantasma dell’anziano re Amleto, che non potrà riposare nella tomba fino a quando non sarà vendicato. 

I critici Andrew Bennett e Nicholas Royle descrivono i fantasmi come “la personificazione di strane ripetizioni o ricorrenze: è uno spirito inquieto, che ritorna.” 
Okay, ma torna indietro da dove? I fantasmi non trovano posto nella concezione di Amleto della morte. Lui la descrive come: 


quella regione oscura, inesplorata, dai cui confini non v’è viaggiatore che ritorni”. 

A parte suo padre, a quanto pare.
Uno dei modi di interpretarla è pensare che il fato del fantasma sia in qualche modo allineato con il concetto del Purgatorio Cattolico:


digiunare nel fuoco finché i turpi delitti commessi nei miei giorni di natura siano arsi e purgati

e anche Amleto sembra temere qualcosa di simile:


perché in quel sonno di morte quali sogni possano venire [...] deve farci esitare

Tuttavia vale anche la pena notare che Amleto si domanda se il fantasma sia veramente suo padre. Amleto chiede al fantasma se sia uno spirito buono o un diavolo dannato” 

Malgrado tutto, il fantasma spinge Amleto a riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni.
Insomma, Amleto arriva a domandarsi : Posso davvero fidarmi di questo fantasma? (che, vi ricordo, si chiama Amleto), La giustizia spetta a Dio o agli uomini? Ovviamente non esiste una risposta facile a queste domande, ma la giustizia terrena è palesemente corrotta in questo dramma. Claudio ha usurpato il trono e chiare prove dimostrano che il vecchio sovrano Amleto potrebbe non esser stato un regnante così impeccabile, dopotutto. Inoltre, Claudio sta già subendo la sua punizione spirituale, anche se non è chiaro se provenga da se stesso o da Dio; ad un certo punto lo vediamo cercar di pregare e scoprire di non essere in grado di farlo:
 
Le mie parole volan sui miei pensieri restano al basso; parole senza pensieri mai non giungono in cielo

il povero Polonio...
La preghiera viene vista come purificante, e in quella scena Amleto decide di non uccidere Claudio perché crede che stia pregando e si stia purificando dai peccati, e che quindi andrebbe dritto in Paradiso se Amleto lo uccidesse in quel momento. E questo non sarebbe giusto! Ovviamente, a dire il vero, se avesse semplicemente ucciso Claudio in quel momento, a causa dei "pensieri che non raggiungono il cielo", tutto si sarebbe risolto per il meglio…insomma, non per Claudio, ma per la giustizia. 
Quindi: Amleto dovrebbe agire? O dovrebbe lasciare che la giustizia divina faccia il suo corso? E poi, la giustizia divina agisce solo attraverso le persone?  Anche io non riesco a decidere!

Teenage-John-Green : Mr Green, Mr Green! Ma alla fine, Amleto come fa a decidersi?

Beh, Me-del-passato, quando finalmente prende una decisione sta morendo, gli restano solo pochi secondi di vita.
In definitiva, Amleto è una grande tragedia per i suoi aforismi, per il suo linguaggio, per la sua ambiguità, ma anche perché cattura brillantemente il fatto che non abbiamo idea di quello che stiamo facendo. 
Amleto non fatica a decidere come agire perché è giovane, o perché è un intellettuale, o perché è narcisista. Fatica perché è umano.

 

Continueremo la nostra discussione riguardo Amleto e la sua tragedia la prossima settimana.
Grazie per l’attenzione, alla prossima.  
John Green "