lunedì 28 aprile 2014

Salone Internazionale del Libro di Torino 2014. Chi è con me?


Buongiorno a tutti!
Ebbene sì, sono tornata. E' stata dura rimanere lontana da internet per 10 giorni, ma sono riuscita a barare un po' questo week end grazie alla connessione internet di un bar... Quindi scusate per l'assenza dai vostri blog, ma prossimamente cercherò di rifarmi del tempo e dei post perduti.



Dunque, come da titolo, oggi si parla del Salone Internazionale del Libro di Torino.
Quest'anno si terrà dal 8 al 12 maggio -piccola info per tutti quelli che sono vissuti su Marte insieme a me negli ultimi mesi- e tutte le informazioni utili del caso possono essere facilmente trovate sul sito:


Ci sono tanti, tantissimi eventi... talmente tanti che non sono ancora riuscita a dare un'occhiata a tutto. Sul serio, c'è tanta di quella carne al fuoco che quasi mi viene l'ansia per scegliere che fare...

Ad ogni modo, io sono piuttosto fortunata perché abito proprio nella cintura torinese, quindi per me è uno scherzo andare al Salone del Libro, ma capisco che molti di voi stiano organizzando la loro partecipazione da un bel po' di tempo... Forza che ci siamo quasi! 
Personalmente credo che andrò sabato 10, ma per il momento non c'è ancora nulla di scolpito nella pietra. 

E quindi, fanciulle e fanciulli, ditemi un po': cosa farete voi? Avete organizzato un bel viaggetto primaverile verso la Mecca Torino? Dai, fatemi sapere chi ci sarà, che caso mai si può organizzare una rimpatriata di gruppo... ;D

 Besos!
Serena

domenica 20 aprile 2014

Pausa primaverile + Buona Pasqua!

Buongiorno a tutti!
Oggi sono qui per una breve comunicazione d servizio : dato che è Pasqua e che sono stufa marcia di stare in città, ho ben pensato di trasferirmi assieme a un paio di romanzi e a tutti i libri di testo del creato in campagna dai miei nonni per una decina di giorni.


Tradotto in parole povere : il blog sospende la programmazione per i prossimi dieci (-ish) giorni e la pubblicazione dei post riprenderà lunedì 28 aprile.

Buona Pasqua a tutti!



Serena

venerdì 18 aprile 2014

John Green's Crash Course Literature 206: Frankenstein - II parte


DISCLAIMER
Tutto quello che troverete scritto qui di seguito non è di mia proprietà ma si tratta di una semplice traduzione in italiano delle lezioni di letteratura tenute da John Green nel suo canale YouTube Crash Course, fruibili gratuitamente e che vi invito a visionare.
Per quanto riguarda la traduzione, non aspettatevi una traduzione letterale: ho smussato qui e là e mi sono concessa diverse licenze poetiche per rendere il tutto più fluente e chiaro in italiano.
Infine, questa traduzione mi è costata tempo e fatica e gradirei essere informata prima che il mio lavoro venga copia-incollato da chiunque e chicchessia. E' una questione di rispetto.
Enjoy





Ciao, sono John Green, questo e Crash Course Literature e oggi continueremo la nostra discussione su Frankenstein.


Toh, Me-del-passato non si è nemmeno presentato in aula oggi, non è fantastico? Beh, noi impareremo qualcosa anche senza di lui.

L’altra volta abbiamo cominciato a parlare dei Romantici. Frankenstein è spesso considerato il romanzo Romantico per eccellenza, ma cerchiamo di scavare più a fondo nella questione.
I Romantici con la lettera maiuscola non hanno molto a che fare con i romantici con la ‘r’ minuscola, a meno che la vostra idea di romanticismo includa descrizioni estatiche della Natura e uno spirito rivoluzionario che spesso sfocia in spargimenti di sangue. E se questa è la vostra idea di romanticismo, è meglio che non la mettiate nel vostro profilo di OkCupide -ma, già che ci siamo, consiglio d’esperienza: scrivete di essere 1e90.
Ad ogni modo, sapere qualcosa di più del ‘Romanticismo’ con la lettera maiuscola vi aiuterà anche con il vostro ‘romanticismo’ con la lettera minuscola, quindi  restate sintonizzati.


Il Romanticismo fu un movimento che ebbe origine nel tardo XVIII secolo e viene tipicamente interpretato come una reazione sia contro la svalutazione dello spirito individuale dell’uomo e l’adozione dell’alienante catena di montaggio della Rivoluzione Industriale, sia contro la rivendicazione all'assoluta certezza scientifica dell’Illuminismo. Il Romanticismo predilige l’intuito alla razionalità, la natura e l’impetuosità all'armonia classica, e le emozioni -soprattutto le emozioni complesse come l’orrore, il timore riverenziale, il terrore e la passione- vengono preferite all'intelletto. Viene data enfasi alla parte più inconscia e irrazionale dell’uomo, oltre che a tutti i discorsi sui sogni e roba varia.
Quindi, Frankenstein è davvero un romanzo romantico? Beh, se frequentate un corso di ‘Letteratura Romantica’ all'università quasi sicuramente finirete col leggerlo, quindi : .
Frankenstein va a toccare emozioni complesse e disagevoli -la meraviglia, il terrore riverenziale, la paura del confronto con il radicalmente diverso- e certamente, in molti modi, è anche una risposta all'esasperata razionalità scientifica dell’Illuminismo.
All'epoca si credeva sul serio che in futuro saremmo stati in grado di rianimare i morti, e alcune persone erano legittimamente turbate dall'idea.
Allo stesso tempo, il libro può anche essere letto come una critica –anche piuttosto dura- al tipo di pensiero e di azioni incoraggiate dal Romanticismo, no? Insomma, il Romanticismo esalta un egocentrismo radicale che privilegi la ricerca individuale della conoscenza e della gloria, ma in questo caso l’incontro con la Natura e il perseguire del proprio istinto di Victor e Walton porta a conseguenze piuttosto disastrose.
Un’altra lettura popolare è l’interpretazione autobiografica, interpretazione che fu in particolar modo sostenuta dalla critica femminista al romanzo degli anni Settanta. Letture precedenti, che seguono questa stessa linea di pensiero, considerano Frankenstein come un romanzo che parla di una mostruosa nascita e lo affiancano alle esperienze della stessa Mary Shelley riguardanti la “nascita”, che furono abbastanza traumatiche : la madre di Mary morì dandola alla luce, e la sua prima bambina morì a poche settimane di vita. Nel sul diario Mary riportò un sogno incredibilmente triste riguardante la sua bambina:

“Ho sognato che la mia bambina fosse viva; che [alla nascita] fosse soltanto molto fredda e che riscaldandola davanti al fuoco lei fosse sopravvissuta.”

Quindi, ovviamente, l’dea di riportare in vita i morti era passata per la sua mente anche prima di sentire Percy Shelley e Byron discutere dei nuovi sviluppi nell'elettricità.
Mary Shelly si riferiva anche al libro stesso come ad “un bambino”; nell'introduzione all'edizione del 1831 scrisse:

“E ora, una volta di più, licenzio la mia mostruosa progenie perché segua la sua strada e prosperi. Nutro un affetto particolare per essa, nata nei giorni felici della mia primavera.”


Quella autobiografica è una lettura molto allettante, ma anche molto letterale e riduttiva. Per prima cosa -e in parte lo sto dicendo stando sulla difensiva anche in quanto scrittore- gli scrittori non scrivono esclusivamente delle proprie esperienze, e soprattutto non sono per nulla convinto che proiettare l’autore come personaggio centrale del suo romanzo sia un modo particolarmente efficace per riuscire a interpretarlo.
Quindi leggendo Frankenstein semplicemente come il modo di Mary Shelley per elaborare i propri problemi personali, perdete le grandi e terribili domande al centro del libro, le domande che possono davvero cambiarvi.
C’è un termine specifico per definire questo tipo di interpretazione secondo la quale crediamo di sapere esattamente cosa stesse pensando l’autore mentre scriveva il libro : “Intentional fallacy”.

Ma lasciando da parte queste interpretazioni biografiche, ci sono comunque delle critiche femministe molto interessanti riguardanti Frankenstein. Per esempio il romanzo mostra chiaramente quale danno venga arrecato alle donne, alle famiglie e alle relazioni quando gli uomini perseguono in maniera ossessiva i propri obiettivi; infatti a causa della mancanza di equilibrio tra lavoro e vita personale di Victor, praticamente tutte le donne in questo romanzo muoiono : la creazione del mostro da parte di Victor porta all'impiccagione della governante Justine, all'assassinio della moglie di Victor, Elisabeth, nella loro notte di nozze, e occasionalmente nel romanzo Mary Shelley descrive al femminile anche la Natura stessa, suggerendo che Victor la stia violando, come per esempio quando discute di come:

“avessi sempre nutrito un invincibile desiderio di penetrare i segreti della natura”

Potete anche dire che sono io a leggere ‘sesso’ dappertutto, ma insomma….


Ci sono anche molte allusioni al fatto che Victor non ami particolarmente le donne. La creatura dice che lascerà Victor e il resto dell’umanità in pace per sempre se Victor gli creerà una compagna, e lui comincia a lavorare, ma poco dopo si fa prendere dal panico all'idea di cosa significherebbe creare un mostro femmina. Ora, chiaramente questo avviene in parte per il terrore della possibilità di una progenie di mostri, ma guardate anche il testo!



“poteva dimostrarsi centomila volte più malvagia del suo compagno, 
uccidere, rendere infelici gli uomini per il solo piacere del male”

Victor temeva che:

“sulla terra si sarebbe sparsa una razza diabolica, che avrebbe terrorizzato e messo in causa l'esistere stesso della specie umana.”

Quindi Victor distrugge la creatura che stava creando davanti agli occhi del mostro, e ricorda  come

“Trembling with passion, tore to pieces the thing on which I was engaged”
(“Tremante di passione, feci a pezzi la «cosa» sulla quale stavo lavorando”)

Non credo di risultare troppo strano se di nuovo vi faccio notare la gli elementi sessuali nella frase…

Ad ogni modo, Victor afferma di amare la cugina Elisabeth, ma la trascura per anni e, anche se la creatura afferma molto, molto, molto chiaramente:

“La notte delle tue nozze io ti sarò a fianco”

la lascia da sola nella loro notte di nozze!

Possiamo domandarci per quale motivo Mary Shelley non abbia creato nessun personaggio femminile forte, invece di una galleria di donne sofferenti, passive e dal fato segnato, ma possiamo soprattutto leggere il romanzo come un’esplorazione di cosa accade quando gli uomini temono, diffidano o sminuiscono le donne tanto da tentare di riprodursi senza di loro. Insomma, in un certo senso Victor sta cercando di bypassare completamente il ruolo femminile; sta creando la vita senza fare ricorso a ovuli o al grembo femminile.
Potreste conto-argomentare dicendo che il Creatore originario –Dio- ha fatto la stessa cosa, ma è precisamente questo il punto: Victor non è Dio!
E forse è qui che troviamo la rilevanza ancora attuale di Frankenstein : nella discussione di cosa comportino “giocare a fare Dio” e l’inseguimento ossessivo della scienza senza una concomitante preoccupazione per la moralità.
Ovviamente gli esperimenti eseguiti da Victor sono estremi, ma Mary Shelly li aveva ideati basandosi su alcuni dei dibattiti scientifici e delle scoperte del periodo, e anche se il libro per la maggior parte è fantascienza, contiene una certa percentuale di fatti scientifici e moltissimi quesiti di natura scientifica.
Parte del motivo per cui questo romanzo è sopravvissuto è perché le domande che pone erano importanti all'epoca di Mary Shelley, così come sono importanti al giorno d’oggi. Insomma, c’è un motivo se un libro sulla manipolazione genetica animale è stato intitolato “Il gatto di Frankenstein” (di Emily Anthes) e se coloro che si oppongono ai cibi OGM spesso li chiamano franken-food – il che in realtà li fa solo suonare come i cereali FrankenBerry che sono deliziosi.
Oh… è arrivato il momento della Lettera Aperta.
Guarda! E il mostro di Frankenstein! No, aspettate, è Hulk. Noto solo adesso che sono piuttosto simili… Entrambi mostri creati dal fallimento di esperimenti scientifici, che diventano davvero dei mostri quando rifiutati dalla società… Ad ogni modo:

It must be time for the Open Letter!

Lettera aperta agli scienziati
Cari scienziati, ecco una piccola regoletta pratica: prima di fare qualsiasi tipo di esperimento domandatevi: “Potrebbe creare un mostro?”. Anche se le possibilità sono relativamente basse, mi permetto di consigliarvi di lasciar perdere quell'esperimento, perché da quello che ho visto nei film e nei libri: se può diventare un mostro, lo farà.
 Ma vi dirò, scienziati, che penso siate stati un po’ ingiustamente diffamati dalle interpretazioni scadenti di Frankenstein. Frankenstein non è come Hulk, perché la sua non è semplicemente la storia di un esperimento andato male; è una sovra-semplificazione!
Scienziati, voi state facendo un buon lavoro con i vostri camici e le vostre ampollette, e vi ringrazio!
Ma non trasformate nessuno in un mostro.
Cordiali saluti,
John Green

 


Mary Shelley fu influenzata da diversi scienziati, ma i principali furono Erasmus Darwin, nonno di Charles, e Luigi Galvani. Darwin pubblicò un lungo poema chiamato “The temple of Nature” –perché all'epoca la poesia era considerata un mezzo assolutamente adeguato di divulgare idee scientifiche . Era convinto che la vita, almeno a livello microscopico, potesse essere ripristinata nella materia apparentemente morta, o creata da materia inerte; un fenomeno che chiamò “generazione spontanea”. Galvani invece divenne famoso per condurre esperimenti con l’elettricità, nei quali mostrava che un impulso elettrico poteva animare i muscoli di creature morte, come le zampe di una rana.
Did you get it?
L’avete capita? “condurre” esperimenti con l’ “elettricità”? "condurre"? "elettricità"?
Proprio nessuno?
Ok.

I sostenitori della teoria di Galvani eseguirono esperimenti anche più macabri, come per esempio uno studio nel 1803 nel quale diversi scienziati attaccarono elettrodi al corpo di un assassino giustiziato sperando di riportarlo in vita. -Perché ovviamente erano lì a domandarsi “Chi dovremmo riportare in vita? Oh, ma certo! Un assassino!
Ad ogni modo, ovviamente non ci riuscirono, ma riuscirono invece a far avere degli spasmi ad alcuni dei suoi muscoli.
Questi esperimenti chiaramente influenzarono i tentativi di Victor di rianimare la carne morta, infatti l’esperimento di Victor non era poi così più estremo rispetto a quelli che venivano realmente condotti all'epoca.
Detto ciò, il romanzo stesso è apertamente molto settico a riguardo a queste ricerche scientifiche; insomma, anche prima di animare il mostro è chiaro che i suoi studi stanno costando moltissimo a Victor, alla sua salute e al suo benessere, così come ai suoi amici e alla sua famiglia.


Victor descrive come:

“Il mio volto si era fatto pallido per lo studio, il mio corpo era consumato dalla segregazione.”

-che è un paragrafo piuttosto efficace da mostrare ai vostri genitori quando stanno insistendo per farvi iscrivere a medicina- e le cose non fanno che peggiorare quando comincia ad assemblare la creatura.
Victor descrive:

“l'orrore del mio lavoro furtivo, allorché violavo empiamente le umide tombe, o torturavo un animale palpitante di vita per animare una materia inerte.
[…] Raccolsi ossa dalle tombe e frugai, con dita profane, tra i segreti recessi del corpo umano.”


Ma nonostante tutto Victor pensa che alla fine tutto il suo frugare nei mattatoi e nei cimiteri sarà valso la pena. Dice:

“Sarei riuscito col tempo […] a ridare alla vita i corpi che la
morte aveva destinato alla corruzione.”

e questo è un obiettivo incredibile ed ammirevole… a meno che tu non abbia visto un qualsiasi film con gli zombie, perché in tal caso sapresti che questa è un terribile idea.
Ma nello stesso passaggio, Victor dice che creatura:

“mi avrebbe venerato come suo creatore e sorgente di vita.
[…] Nessun padre avrebbe potuto aspettarsi una devozione così totale dalla propria prole quale io avrei meritato dalla mia.”

Quindi è chiaro che il suo desiderio è in realtà profondamente egoista e che sta inseguendo il suo obiettivo non per il bene universale, per far si che i morti tornino in vita, ma per la propria gratificazione personale.


E poi ovviamente c’è da considerare la sua reazione quando l’esperimento ha successo : anche se lui stesso ha assemblato appositamente i pezzi della creatura per renderla enorme, in modo che tutte le parti minuscole come vene e ciglia fossero più facili da gestire, reagisce alla sua creatura con orrore. E qual è la reazione matura, responsabile ed eroica di Victor alla situazione? Scappa! Facendo sembrare tutti i padri adolescenti di Teen Mom straordinari a confronto.

Il mostro da la colpa a questo iniziale abbandono per tutti gli omicidi successivi, e anche Percy Shelley gli “diede ragione” scrivendo che la creatura era inizialmente affettuosa e moralmente corretta, ma che:

“le circostanze della sua esistenza erano talmente mostruose e fuori dal normale, che la sua bontà originaria venne gradualmente trasformata nella fonte di un’inestinguibile misantropia e desiderio di vendetta.”

Ma la tragedia è intrinseca al tentativo stesso della creazione del mostro, o c’è un modo per inseguire la conoscenza senza scatenare  un orrore?


Awww.... :3

Frankenstein continua ad essere estremamente rilevante al giorno d’oggi, mentre dibattiamo per capire dove tecnologie come le cellule staminali, i cibi geneticamente modificati o la clonazione si collochino nelle scale etiche e morali e nell'ordine sociale.
La ricerca del sapere è una cosa buona, no? Anche perché è essenzialmente ciò che mi permette di comunicare con voi tramite la magia di internet, oltre che il perché non siamo più cacciatori e raccoglitori. Ma ancora non conosciamo quali saranno le conseguenze; a volte ci dimentichiamo che facciamo ancora parte della storia in corso.
Non credo che la condanna di Mary Shelley dell’ossessione scientifica voglia scoraggiare esplicitamente la ricerca e i tentativi di svelare i segreti della vita o della natura. Ovviamente l’esperimento, nel caso di Victor, fallisce miseramente, ma la vera domanda è : perché? E’ perché gli obiettivi di Victor sono innaturali ed egoistici? E’ perché non riesce ad amare la creatura che ha creato? O forse perché lascia che sia il suo ego fuori controllo a dettare le sue motivazioni?
Queste domande non sono affatto retoriche, per la cronaca. Non vedo l’ora di leggere le vostre risposte nei commenti.

Grazie per la visione, alla prossima settimana.

John Green ” 

giovedì 17 aprile 2014

Recensione film: "Divergent"

Buongiorno a tutti!
Lo scorso week-end ho arruolato un'amica fidata, mi sono armata di popcorn in confezione famiglia e sono andata a vedere Divergent con la profonda convinzione che ne avrei fatto polpette.
Mai donna fu così nel torto.



Oh... questo film.
Prima di andare al cinema al massimo prevedevo che avrei visto qualcosa di "decente", ma di certo non mi sarei mai aspettata che mi piacesse sul serio.

Per prima cosa trovo che Shailene Woodley si sia calata egregiamente nella parte. Già nelle prime scene del film appare un po' più tosta di quanto non fosse Tris all'inizio del libro, ma è una scelta che capisco: nel film non c'è molto tempo per indugiare sulla crescita emotiva di Tris, quindi le cose devono essere chiare e trattate in maniera efficiente sin da subito. Un cosa però appare subito benissimo: Tris è fuori posto negli Abneganti e sta faticando per reprimere il proprio io, ma non resisterà ancora a lungo... E, ad ogni modo, la trasformazione da ragazzina a combattente c'è e si vede.
E Quattro? Theo James mi ha genuinamente stupita riuscendo a tirare fuori dal cilindro almeno 2 espressioni e mezzo (esatto, non vado pazza per il signor James...) ma, partendo dal presupposto che non gli sono particolarmente affezionata nemmeno come personaggio, posso dire che il casting di Theo James mi abbia lasciata piuttosto indifferente. 
Ma ora veniamo alle parti davvero interessanti.
L'ambientazione era fantastica, gli attori si calavano bene nella parte e il ritmo della sceneggiatura era eccellente, senza tempi morti o punti troppo frettolosi. In generale come "adattamento" mi pare piuttosto notevole; ovviamente alcuni dettagli sono stati accorciati o modificati, ma erano poche cose e "sacrificabili". A dire il vero, penso che alcune delle cose che sono state cambiate siano state cambiate in meglio. Almeno per quanto riguarda la resa nel film.

*inizio spoiler*
Innanzitutto trovo che tutta la questione delle simulazioni sia stata gestita molto bene, e che fosse anche piuttosto chiara nel film, anche se forse un po' diversa dal libro : in questo caso Tris non si limita a scoprire che la propria Divergenza le consente di manipolare le simulazioni, ma deve anche imparare a controllare attivamente le proprie capacità allenandosi a pensare -almeno apparentemente- come un'Intrepida.
Inoltre nel film non viene data molta rilevanza al ruolo di Peter, perché la sua cattiveria non viene mai portata oltre alla "generica stronzaggine" quindi non arriviamo mai ad odiarlo veramente (per esempio non vediamo che è stato lui a cercare di uccidere Tris...). Può darsi che se lo tengano per il secondo film?
Un'altra modifica che mi è piaciuto molto è il finale
Lo so, lo so, è strano... eppure trovo che l'arrangiamento di Neil Burger sia molto sensato e dal ritmo più incalzante. D'altronde mi pare piuttosto logico che siano gli Eruditi a controllare la simulazione anziché Quattro lasciato a se stesso, no? 
E poi volete mettere l'adrenalina nelle scene d'azione o la soddisfazione quando Tris pianta il coltello nella mano di Jeanine?! O quando usa la propria Divergenza (che, ricordiamocelo, la porta ad essere in parte anche Erudita) per fregarla?!
*fine spoiler*

Ormai lo avrete capito, questo film mi ha davvero coinvolta. Nelle scene d'azione il mio battito cardiaco accelerava e io seguivo l'azione con il cuore in gola, nonostante sapessi esattamente cosa sarebbe successo. In generale poi ci sono stati due o tre momenti di "riscatto" di Tris in cui veramente provavi un moto d'orgoglio per interposta persona. Fantastico.

Insomma, coinvolgente, adrenalinico e piuttosto fedele, questo è un ottimo adattamento del libro di Veronica Roth, nonché un ottimo film d'intrattenimento. 




Serena

mercoledì 16 aprile 2014

(Not) Up Next - 5 libri letti ma non recensiti

Certe volte mancano le parole, certe volte manca la voglia di recensire, altre volte non si ha proprio nulla da dire.
Ecco a voi 5 libri che ho letto più o meno recentemente ma che alla fine ho deciso di non recensire, per vari motivi.


 


 




La casa per bambini speciali di Miss Peregrine di Ransom Riggs
Il caso Jane Eyre di Jasper Fforde
Il barone rampante di Italo Calvino
Il visconte dimezzato di Italo Calvino
Il cavaliere inesistente di Italo Calvino



Serena

lunedì 14 aprile 2014

Recensione: "Cinder" di Marissa Meyer

TITOLO: Cinder - Cronache lunari
AUTORE: Marissa Meyer
EDITORE: Mondadori
PREZZO: € 17.00

TRAMA:
Cinder è abituata alle occhiate sprezzanti che la sua matrigna e la gente riservano ai cyborg come lei, e non importa quanto sia brava come meccanico al mercato settimanale di Nuova Pechino o quanto cerchi di adeguarsi alle regole. Proprio per questo lo sguardo attento del Principe Kai, il primo sguardo gentile e senza accuse, la getta nello sconcerto. Può un cyborg innamorarsi di un principe? E se Kai sapesse cosa Cinder è veramente, le dedicherebbe ancora tante attenzioni? Il destino dei due si intreccerà fin troppo presto con i piani della splendida e malvagia Regina della Luna, in una corsa per salvare il mondo dall'orribile epidemia che lo devasta. Cinder, Cenerentola del futuro, sarà combattuta tra il desiderio per una storia impossibile e la necessità di conquistare una vita migliore. Fino a un'inevitabile quanto dolorosa resa dei conti con il proprio oscuro passato.


RECENSIONE:

Inutile girarci intorno: questo libro mi è piaciuto. Mi è piaciuto tanto.

Avevo già provato a leggerlo, mesi fa, ma la mancanza di tempo e soprattutto di voglia mi avevano spinta a rimandare la lettura a tempi più ispirati, per non rovinarmela... E per fortuna!
Questa volta ho cominciato a leggerlo con più convinzione, e fin da subito è filato che è una meraviglia.
Mi piace Cinder, mi piace l'ambientazione distopica di Nuova Pechino, mi piacciono le idee relative a cyborg, lunari, la monarchia... Non esiste un elemento che mi dispiaccia di questo libro.
Pur essendo così completamente lontano da qualsiasi tipo ambientazione a me familiare, avevo ugualmente l'impressione di conoscere quella realtà, di immaginarla già solo dopo poche pagine, con tutte le sue contraddizioni tra la tecnologia futuristica e la monarchia vecchio stampo, tra le infinite possibilità del futuro e l'immutabile povertà delle periferie. 
Anche l'estrema perfidia e meschinità della matrigna e della sorellastra Pearl sono talmente esasperate da piacermi, perché richiamano quella sana vecchia cattiveria "classica" della fiaba d'origine.
In realtà ho adorato già la struttura alla base del racconto: partire da una favola stra-nota e classica e arricchirla con elementi non solo moderni, ma fantascientifici, e colpi di scena. 
Era sempre presente questa piacevole sensazione di richiamo alla favola -rassicurante perché si ha già un'idea di quale sarà la direzione seguita- ma allo stesso tempo, pagina dopo pagina, nasceva l'impressione che ci fosse qualcosa di più rispetto alla storia che conosciamo o ci immaginiamo... 
E' bella questa ricerca di elementi familiari (la zucca, la scarpetta...) controbilanciata da nuovi spunti e svolte.
Un'aggiunta del tutto ex novo alla storia è tutto l'intrigo politico legato ai lunari e il mistero che avvolge le origini di Cinder. Certo non posso dire che fossero trovate del tutto inaspettate ed impreviste, ma pur avendole intuite sin dall'inizio è stato piacevole vederle svilupparsi e portare a nuove svolte. Senza contare che riuscivano comunque ad aggiungere tensione e senso di coinvolgimento alla storia in maniera incredibilmente efficacie.
Anche l'instant love fiabesco viene trattato in maniera molto naturale e piacevole: se da un lato abbiamo una simpatia quasi istantanea ed istintiva (oltre che qualche indizio all'idea che possa essere qualcosa di più), dall'altro non troviamo traccia di quegli amori tragici e predestinati, che si prendono fin troppo sul serio sin da pagina 3 (e che ormai ci hanno stufati data la loro onnipresenza nei libri YA)

Non appena chiuso il libro ho acceso il pc e prenotato Scarlet in biblioteca. Devo sapere come continua la storia.



Serena

venerdì 11 aprile 2014

Sezione Biblioteca (54)


Buondì a tutti!
Oggi mi sono messa d'impegno per girare alla larga dagli scaffali di ya e affini e dedicarmi a letture un po' più diversificate... Quindi ho preso un caro vecchio fantasy, un libro di cui tutti avete sentito parlare e soprattutto ... l'ultimo libro della Evanovich! Ommioddio non sto più nella pelle dalla voglia di leggerlo...!!!!



La corporazione dei maghi
di Trudi Canavan



La bambina che salvava i libri
di Mark Zusak



Otto Volante
di Janet Evanovich



Vi dico subito che appena chiuso blogger aprirò all'istante Otto Volante. Forse nemmeno aspetto che si spenga il pc.

Voi invece cosa state leggendo?

Serena

giovedì 10 aprile 2014

Recensione: "Veronica Mars - Il film"

Ragazzi, un attimo di silenzio e concentrazione, tutti quanti : qui si sta per parlare del film di Veronica Mars.


Parlando di questo film mi sento mossa da un doppio moto d'orgoglio (come se avessi fatto effettivamente qualcosa...), in primo luogo perché è bello vedere il ritorno in gloria di uno degli idoli della mia adolescenza, e poi perché il suddetto ritorno è stato voluto e reso possibile dai fan.
Lo ammetto, una parte di me temeva sul serio di trovarsi di fronte ad un filmetto messo su con mezzi di fortuna, un po' con quella patina amatoriale di film "fatto in casa"... e invece.
E invece Rob Thomas, Kristin Bell e tutti gli hardcore fan hanno davvero dato uno schiaffo morale alla Warnes Bros (o almeno mi piace pensarla così, in realtà probabilmente non se ne sono nemmeno accorti): perché il film è bello.
C'è Veronica, ci sono le spalle di sempre, c'è il caso che le piomba addosso dal nulla (anche se, a ben vedere, se la va abbastanza a cercare...) e c'è la nostra amata Neptune, sempre infangata da quella corruzione e quel marciume che ci fanno sentire a casa.
Sto parlando in preda al fuoco sacro dell'entusiasmo nostalgico? Probabilmente.
Ho intenzione di fare qualcosa a riguardo? Assolutamente no.
Perché vedere il ritorno di Veronica, vedere che in 10 anni tutto è cambiato ma in realtà è rimasto tutto lo stesso, ci fa sentire il trionfo del successo e la soddisfazione di tornare in una dimensione amata e familiare.
E poi -cercando di essere più obiettiva- il caso investigativo non è affatto male; ben costruito, con la tensione nei punti giusti, qualche evento fortuito e molte battute sarcastiche sparse un po' dappertutto.

Vorrei anche menzionare:

  • Keith Mars : best-fictional-dad-EVER;
  • il cameo di James Franco che mi ha fatta ridere molto più quanto credessi possibile;
  • il cameo flash si Dax Shepard, marito di Kristin Bell, che riesce a sembrare anche più cretino di Dick;
  • le strizzatine d'occhio al pubblico : di solito non le amo se eccessive, ma chi non ha sorriso sotto i baffi quando -nei titoli di testa- Veronica di è definita un "marshmallow"?


Quindi, questo film mi è piaciuto, e tanto. Ha soddisfatto il mio lato fangirl e anche la spettatrice più critica che sono in me, concludendo -finalmente- con dignità la storia di Veronica Mars, ma lasciando aperto uno spiraglio, sia per l'immaginazione dello spettatore che per un possibile seguito (che a questo punto non so davvero se augurarmi...).





Serena

martedì 8 aprile 2014

Series Finale: How I Met Your Mother, "Last Forever"


*SPOILER A PIENE MANI, consideratevi avvisati*

Non posso negarlo: la gestazione di questo post è stata lunga e travagliata. Sono stata combattuta non solo su cosa scrivere, ma anche sui miei stessi sentimenti riguardo al finale. E sapete una cosa? Una visone non basta.
Ho visto Last Forever la prima volta e ho provato una sensazione agrodolce alla bocca dello stomaco. L'ho rivisto una seconda volta, e ho scritto una prima bozza inzuccherando troppo il mio giudizio. Ho letto qualche recensione su internet (tutte negativissime) e mi sono demoralizzata enormemente. 
Poi l'ho rivisto ancora e ho cercato di mettere tutti i pezzi insieme.


Quest'ultima serie, come già le precedenti, è stata caratterizzata da alti e bassi, da episodi divertentissimi e da mattonate ripetitive, che con flashback, assurdità varie e qualche flash-forward, hanno raccontato il weekend precedente alle nozze di Barney e Robin.
E poi c'è sempre lei, la questione che da anni ormai mi fa irritare come poche altre : l'eterno addio tra Ted e Robin. Tutto acquisisce abbastanza un senso nel finale, ma la famigerata separazione emotiva tra i due avviene ancora e ancora, puntata dopo puntata, facendoci domandare se mai Ted riuscirà ad andare avanti con la propria vita. 
Ad ogni modo, riprenderemo la questione in chiusura di post, non temete
.
Per fortuna, però, ci sono i flash-forward. Non importa quanto scettica ed inacidita mi sentissi, poco dopo arrivava un'immancabile scena dal futuro che ci mostrava piccoli-grandi momenti della storia di Mr&Mrs Mosby. 
Già da luglio scorso si sapeva che la mamma sarebbe comparsa a sprazzi nel corso della serie con questi espedienti narrativi (e qualche interazione con i personaggi nel week-end delle nozze), tanto che mi domandavo come avremmo mai potuto "accettare" un personaggio inserito così alla fine... E, almeno per questo, devo fare un grosso inchino a Carter Bays e Craig Thomas, e soprattutto a Cristin Milioti, che sono stati in grado di con poche scene di dare vita ad un personaggio adorabile, e sin da subito familiare, al quale era impossibile non affezionarsi. Impossibile non voler bene a questa "mamma" deliziosa e originale che, a mio dire, è riuscita a soddisfare gli 8 anni di introduzione e attesa.

Una menzione particolare, prima di concentrarci sul gran finale, va in particolare al 200° episodio, che dopo un'intera stagione all'insegna del "How Everyone Else Met Your Mother", ci ha mostrato "How Your Mother Met Me".

Ma se l'intera nona stagione ha raccontato il solo weekend del matrimonio, in questo ultimo episodio abbiamo la possibilità di dare un'occhiata a tutti i momenti principali del resto della vita del gruppo.
Marshall, dopo una deprimente parentesi come avvocato aziendale, riesce a diventare prima giudice e poi giudice della Corte Suprema, mentre lui e Lily allargano ulteriormente la famiglia con un terzo figlio e si trasferiscono dall'ormai storico appartamento sopra il MacLaren's Pub.
Barney e Robin, dopo tre anni di matrimonio, divorziano perché le loro vite, a prescindere dai loro sentimenti, sono semplicemente incompatibili. Dopo la separazione assistiamo al lento ed inesorabile allontanarsi di Robin dal gruppo (a tal proposito, molti complimenti a Alyson Hannigan e Cobie Smulders che riescono a commuoversi e a farci commuovere nonostante Lily travestita da bifidus spermatozoo Moby Dick incinta) mentre Barney torna alla sua vera natura di seduttore seriale... almeno fino a quando un "incidente di percorso" non gli regala la piccola Ellie, che diventerà il suo unico vero amore.

A questo punto, permettetemi di approfondire un'attimo la questione Barney-Robin. Quando ho scoperto del divorzio ammetto di esserci rimasta male, non tanto per il divorzio in sé, quanto per tutto quello che è successo (o meglio non è successo) prima. 
Bisogna ammettere che sulla carta Barney e Robin erano una coppia abbastanza disastrata, di quelle che funzionerebbero giusto in televisione. Per carità, molto divertenti da guardare, ma un po' paradossali... soprattutto se li si pensa in un contesto matrimoniale. Ma quindi dov'è il mio problema? Beh, semplice : gli sceneggiatori hanno passato le scorse 3 stagioni a far superare loro tutti quegli ostacoli che avrebbero plausibilmente portato ad una possibile separazione, inculcandoci a forza quanto il loro amore fosse in grado di cambiarli entrambi... per poi ritrattare tutto negli ultimi 10 minuti. A mio dire, sarebbe bastato lasciare qualcosa di sospeso e privo di risoluzione infiocchettata qui e là nel corso delle varie storie per farcelo digerire meglio. Capisco il desiderio dell'effetto sorpresa, ma in questo frangente avrei preferito che gli sceneggiatori avessero evitato di obbligarci a digerire il loro forzato idillio amoroso, per poi infrangerlo come nulla. Mi sembra di aver faticato per credergli, per nulla.

Ma ovviamente, tutti noi siamo interessati soprattutto al futuro di Ted. Dopo un primo specialissimo incontro  sotto il famigerato ombrello giallo alla fermata di Farhampton con "la mamma" (che -finalmente- scopriamo si chiama Tracy McConnell) assistiamo al loro fidanzamento, all'arrivo a sorpresa della piccola Penny, a dolci sprazzi della loro vita insieme e finalmente al loro matrimonio, "dopo soli 7 anni e 2 figli".
Proprio Ted, il giovane uomo che già a 27 anni aveva programmato la cerimonia nuziale e il resto della propria vita, viene invece travolto dalla vita che sognava e finisce con lo sposarsi per ultimo, in un romantico giovedì.
Questa volta però gli sceneggiatori non si sono fatti scrupoli nel giocare con i nostri sentimenti e tramite ad un toccante monologo in voice-over di Ted scopriamo che dopo soli 11 anni insieme Tracy è stata portata via da un malattia, e nel suo discorso Ted ci dice proprio che la vita è agrodolce, ma anche che ha imparato che è per i momenti dolci che bisogna sempre lottare e ringraziare il cielo.

« Se non avessi attraversato l’inferno per arrivare fino a lì, la lezione non sarebbe stata così chiara. Sapete, nel preciso istante in cui ho incontrato vostra mamma, ho capito che avrei dovuto amare quella donna il più possibile e il più a lungo possibile, e non potrei smettere di amarla neanche per un secondo. Ho portato quella lezione con me in ogni stupido litigio che abbiamo avuto, in ogni mattina di Natale, in ogni sonnolento pomeriggio domenicale, attraverso ogni ostacolo, ogni fitta di gelosia, di noia o d’incertezza che abbiamo incontrato sulla strada. Ho portato quella lezione con me, e l’ho tenuta bene a mente anche quando si è ammalata. Anche allora, in quello che può essere definito solo come il peggiore dei momenti, tutto ciò che ho potuto fare è stato ringraziare Dio, ogni Dio che c’è, c’è stato o ci sarà mai, e l’intero universo e chiunque altro io possa ringraziare, per aver visto quella bellissima ragazza su quella banchina, e per aver avuto il fegato di alzarmi, andare da lei, posarle la mano sulla spalla, aprire la bocca e parlarle. »

Traduzione di Screenweek.it

L'ultimo colpo di scena, anche se a questo non lo si può poi definire tale, è riservato all'ultimissima scena : dopo aver ascoltato il lunghissimo racconto delle avventure del padre, nel quale la "madre" rientrava solo marginalmente, Penny e Luke realizzano che Ted prova ancora dei sentimenti per Robin e gli danno la loro "benedizione" per rifarsi una vita a 6 anni dalla morte della mamma. E quindi, come poteva chiudersi l'intera serie, se non con Ted che si presenta alla finestra di Robin con il celeberrimo corno blu francese? 


Questa scena vuole dare allo spettatore un piacevole senso di circolarità e di chiusura all'intero racconto, ma è davvero questa la conclusione "naturale" che ci aspettavamo da questa serie?
Nella mia infinita ingenuità, ho sempre visto questo lungo racconto non solo come una sitcom divertente, ma soprattutto come un percorso di crescita di Ted : quali avvenimenti nella sua vita lo hanno portato a conoscere la mamma e lo hanno trasformato nell'uomo che sarà nel 2030. 
Per questo alla mia prima visione ho sentito il suo ennesimo ritorno da Robin come un passo indietro. Come a dire "No, scherzavo, come non detto." Che poi, la cosa non mi avrebbe nemmeno creato tutto questo scompenso se gli sceneggiatori non ci avessero periodicamente straziato i sentimenti con la solita storia : Ted ama Robin, ma non viene quasi mai ricambiato. Sin dopo la loro prima rottura (che, vi ricordo, è avvenuta alla fine della 2a stagione) Ted è sempre tornato da Robin prima o poi, ma Robin non è mai tornata da lui
Quindi scusate se la mia prima e seconda reazione sono di scetticismo verso la coppia. Cosa dovrebbe farmi credere che questa volta sarà quella buona? Prima avevo almeno la speranza che Ted nel futuro avrebbe trovato qualcuno perfetto per lui, ma ora? Probabilmente mi sento così disillusa perché Robin non ha mai scelto davvero Ted, anche prima che Barney entrasse nella questione. 
Eppure la scena del dialogo tra Ted e i suoi figli era stata girata già nel 2006, perché gli sceneggiatori avevano già pianificato che questa sarebbe stata la fine.
Questo da un lato mi regala una certa soddisfazione -sapere che c'è sempre stato un piano dietro e che tutto è finito come doveva sin dall'inizio...- ma dall'altro mi perplime (e un po' mi fa arrabbiare) ancora di più per alcune delle scelte effettuate nel corso delle ultime stagioni. Anche quando Robin si riferisce a Ted come "il ragazzo con il quale probabilmente sarei dovuta finire", non parla per sentimenti irrisolti, ma perché desidera la felicità che vede nelle altre coppie e che Ted "sulla carta" avrebbe potuto darle.

Quindi, avrei preferito un "E vissero felici e contenti" con "la mamma"? Certamente sì; a questo punto credo che Ted se lo meritasse.
Sono assolutamente disgustata e scontenta di questa fine? No. Credo di aver capito quello che Carter Bays e Craig Thomas vogliono dirci.
Perché c'è una parte di me che non si vuole arrendere ad una visione così pessimistica di questa conclusione. In fin dei conti Tracy aveva incontrato Ted solo dopo aver superato la scomparsa del suo primo fidanzato Max e aveva dunque avuto avuto due "grandi amori", quindi mi pare giusto che anche un personaggio dal cuore grande come Ted abbia diritto a due "The One", no?

L'intero episodio è stato particolarmente emozionante, divertente ma anche incredibilmente toccante, e se mi sono solo leggermente commossa all' "addio" di Robin e al tenero colpo di fulmine di Barney, ho invece sinceramente lacrimato alla notizia della malttia di Tracy. Perché la conoscevamo da meno di un anno ma già la sentivamo come una di famiglia.

Insomma, una conclusione che non ha soddisfatto pienamente i più, ha fatto forse arrabbiare qualcuno, ma che senza dubbio è riuscita (almeno nella prima parte) a toccare un paio di piccole corde nel mio cuore.




Serena