venerdì 30 maggio 2014

John Green's Crash Course Literature 210: Il buio oltre la siepe - parte I


DISCLAIMER
Tutto quello che troverete scritto qui di seguito non è di mia proprietà ma si tratta di una semplice traduzione in italiano delle lezioni di letteratura tenute da John Green nel suo canale YouTube Crash Course, fruibili gratuitamente e che vi invito a visionare.
Per quanto riguarda la traduzione, non aspettatevi una traduzione letterale: ho smussato qui e là e mi sono concessa diverse licenze poetiche per rendere il tutto più fluente e chiaro in italiano.
Infine, questa traduzione mi è costata tempo e fatica e gradirei essere informata prima che il mio lavoro venga copia-incollato da chiunque e chicchessia. E' una questione di rispetto.
Enjoy





" Ciao sono John Green, questo è Crash Course Literature, e oggi parleremo di Il buio oltre la siepe.

Il buio oltre la siepe è uno dei pochi classici della letteratura americana che oltre ad essere facile da leggere, è anche piuttosto divertente. Insomma, ha una trama intrigante e in qualche modo inquietante che ti trascina nella lettura.
La protagonista è una ragazzina, Scout, che passa il suo tempo assieme al fratello Jem e al loro strano vicino, Dill, il quale diventa ossessionato con l’ancor più strano altro vicino, “Boo” Radley.
I bambini passano un sacco di tempo a giocare a “mettere in scena” il passato di Boo – il cui episodio cruciale lo vede, presumibilmente, accoltellare suo padre nella gamba con delle forbici. In tutto questo i bambini iniziano a crescere e imparano molto sulla distinzione di sesso, razza e classe dell’Alabama nel periodo della Depressione.


Teenage-John-Green: Mr. Green! Mr. Green! Io provengo dall’Alabama!


Lo so, Me-del-Passato, perché io sono te, ricordi?

Ad ogni modo, i bambini, assieme a al lettore, vengono educati riguardo a tutte le questioni etiche da Gregory Peck Atticus Finch : pubblico difensore, tiratore scelto, nonché una delle più amate figure paterne nella storia della letteratura americana.

Il buio oltre la siepe fece davvero scalpore quando venne pubblicato nel 1960. Il Chicago Sunday Tribune lo definì:
"Un romanzo dal forte impatto nazionale contemporaneo"

mentre il Time Magazine affermò che:

“Insegna al lettore un incredibile numero di verità significative sulle ragazzine e la vita nel Sud”

Alcuni criticarono Harper Lee etichettando il trattamento riservato ai “poveri bianchi” del Sud e agli afroamericani come “monodimensionale”, ma Il buio oltre la siepe -nonostante tutto- è riuscito comunque ad mantenere intatto il suo fascino, fino ai giorni nostri.
Per essere corretti nei confronti di questi critici, bisogna ammettere che c’è qualcosa di estremamente diretto ed infantile nel modo in cui la giustizia viene immaginata in questo romanzo, eppure continua a rimanere estremamente avvincente. A tratti, forse, appare anche un po’ obsoleto, ma ricordiamoci che fu scritto nel 1960!
Ad ogni modo, Il buio oltre la siepe (in originale: "To kill a mockingbird") vinse il Premio Pulitzer nel 1961, e ormai ha superato i 30 milioni di stampe ed è stato tradotto in più di 40 lingue.

...
That's a lot of dead mockingbirds.
So, who would write a story with such
a depressing title?
Well, Harper Lee

Harper Lee nacque nel 1926 nell'operosa metropoli di Monroeville in Alabama.


Teenage-John-Green: Alabama! Roll Tide!

Sì, Me-del-Passato, abbiamo capito!


I critici spesso fanno notale che ci sono molti paralleli tra l’infanzia della Lee e quella della sua protagonista Jean Louise “Scout” Finch.
Il padre di Harper Lee era un avvocato che aveva provato senza successo a difendere due afroamericani accusati di omicidio; il fratello della Lee, Edwin, era 4 anni più grande di lei. La famiglia aveva assunto anche una governante afroamericana, che fu una figura centrale nella crescita di Harper Lee, infatti la madre, pur non essendo morta, era piuttosto distante.
L’amico d’infanzia della Lee, Truman Persons, inoltre, era un peculiare ragazzino che passava un sacco di tempo a casa dei parenti che abitavano vicino alla famiglia Lee. Nel romanzo, il piccolo Truman fornì il modello per Dill Harris; nella vita reale, questo ragazzino diventò nientemeno che Truman Capote -icona della letteratura americana, autore di Colazione da Tiffany e A sangue freddo. Esatto, lui passava le sue estati a Monroeville.


In realtà esiste una sorta di teoria cospiratoria di vecchia data secondo la quale, dato che Harper Lee non scrisse mai nessun altro libro, il vero autore de Il buio oltre la siepe sarebbe Truman Capote. Il che, se avete mai provato a leggere Il buio oltre la siepe parallelamente ad una qualsiasi opera di Truman Capote, appare immediatamente ridicolo.
Harper Lee ha scritto Il buio oltre la siepe. Punto.
La Lee effettivamente non ha più scritto altri romanzi : non amava la luce della ribalta e aveva declinato molte richieste di interviste e discorsi. Scrisse tuttavia una breve e intensa prefazione ad un’edizione successiva de Il buio oltre la siepe:

“L'unica cosa positiva delle Introduzioni è che in alcuni casi ritardano il fardello in arrivo.
Ma Il buio oltre la siepe continua a dire quel che ha da dire: è riuscito a sopravvivere al tempo senza introduzioni."

Il suo editore insisteva dicendo “Dobbiamo scrivere una nuova introduzione così da vendere più copie!”, e lei decise: “D’accordo, ma la mia introduzione parlerà di quanto siano inutili le introduzioni nei libri

Prima di parlare di come Il buio oltre la siepe riesca a "dire quel che ha da dire", diamo un’occhiata alla trama.
Scout, Jem e Dill passano due estati a bere limonata, a coltivare fantasie riguardanti il misterioso vicino - “Boo” Radley- e a sfidarsi l’un l’altro ad arrivare a toccare la sua porta. I bambini giocano a re-impersonare alcuni eventi della vita di Boo e, anche se Boo rimane sempre nascosto, iniziano a comparire delle gomme da masticare, assieme ad altri regali, nell'albero davanti a casa di Radley.


Nel frattempo Scout scopre che suo padre, Atticus, è stato incaricato di difendere Tom Robinson, un uomo di colore con il braccio sinistro menomato, ingiustamente accusato di aver abusato di Mayella Ewell, una ragazza solitaria di 19 anni che vive dietro alla discarica cittadina. Mayella vive con un branco di fratelli sporchi e maleducati, e con un padre spesso ubriaco, che la picchia e forse anche la molesta.
A dispetto della palese innocenza di Tom –insomma : Mayella era stata colpita sulla parte destra del viso da un uomo senza il braccio sinistro?!- la popolazione bianca di Maycomb non tollera che Attcus sia l’avvocato difensore di Tom. Con l’aiuto di Jem e Scout , Atticus riesce a dissuadere la folla dal linciare Tom, ma risulta meno efficace nel convincere la giuria : Tom viene dichiarato colpevole, tenta di fuggire dalla prigione e viene ucciso da un colpo di pistola.


Bob Ewell, il padre di Mayella, è risentito per l’esser stato ridicolizzato da Atticus durante il processo e, dopo aver sputato addosso ad Atticus, aggredisce i suoi figli. A questo punto, Boo Radley appare in soccorso e fa sfoggio della sua tendenza ad accoltellare le persone, salvando i bambini.

Già a questo punto vediamo un paio di grossi “problemi” ne Il buio oltre la siepe.
Per prima cosa, la famiglia Ewell viene superficialmente dipinta come “cattiva”; e, seconda cosa, il grande eroe della storia è il “ricco uomo bianco”.
Ma una volta preso atto di questo, non voglio rischiare di dimenticare tutti gli elementi che invece rimangono davvero rilevanti ed importanti, anche per i lettori contemporanei.


Per tutto il libro, Scout viene incoraggiata a vedere le cose dal punto di vista degli altri. E questo, ovviamente, appare subito come invece il grande fallimento delle leggi Jim Crow del Sud degli Stati Uniti.
Alla fine del romanzo, Scout non vede più Boo come un “essere terrificante”, ma è in grado di immedesimarsi e immaginare come le cose appaiano dal suo punto di vista; e facendo questo, segue il famoso consiglio di Atticus:

"Non si può capire veramente qualcuno finché non si considerano le cose dal suo punto di vista -- finché non ti metti nei suoi panni"

Vorrei anche approfittarne per discutere dell’elemento “macabro” di Il buoi oltre la siepe, che mi spinge a considerarlo come una sorta di “romanzo gotico sudista”.
Tutti ci ricordiamo dei “romanzi gotici” di cui abbiamo parlato in Frankenstein, con il loro mix di orrori e l’interesse per il “sublime”. La letteratura gotica fa affidamento su “archetipi” -come mostri grotteschi, vittime innocenti, eroici paladini, ecc…- per creare tensione drammatica; e ricorre ad ambientazioni sinistre, come castelli medievali, per aumentare l’impatto emotivo della storia.
Nel movimento letterario gotico nato nel Sud degli Stati Uniti, personaggi “verosimili”, seppur sempre inventati, prendono il posto degli archetipi gotici. Per esempio all’inizio de Il buio oltre la siepe, Boo è il mostro solitario, Jem, Scout e Dill le potenziali vittime e Atticus è l’eroe della storia. Ma in seguito, l’ignoranza, il razzismo e la violenza si dimostrano essere i veri “mostri”, Tom e Mayelle le vittime… e Atticus invece continua ad essere l’eroe.
Nella letteratura gotica sudista, edifici in rovina o cadaveri prendono il posto dei castelli medievali come ambientazioni lugubri che aumentano l’impatto narrativo. Insomma, ci viene detto che Maycomb è una città in cui:

"Nei giorni di pioggia, le strade si trasformavano in una mota rossiccia; sui marciapiedi cresceva l'erba."

Inoltre, molti degli abitanti di Maycomb sono caratterizzati da handicap fisici, corpi infetti o zoppicanti. Anche lo stesso Atticus è troppo vecchio per giocare a football e, con grande orrore della figlia, deve addirittura indossa degli occhiali!

SONO UN MOSTRO!!
Ora sono una persona normale
Sono di nuovo un mostro!
Mrs. Dubose, l’irascibile morfinomane, ha una bocca particolarmente terrificante; il braccio sinistro di Tom è stato strappato da una sgranatrice di cotone; il braccio sinistro di Jem viene successivamente “deformato” da Ewell.
E, alla fine, tutte queste caratteristiche menomate, sgraziate e orrende di Mycomb e dei sui abitanti non fanno che mostrarci la corruzione e la decadenza della cultura sudista in generale.

Quindi Il buio oltre la siepe è uno dei grandi romanzi della letteratura gotica del sud, ma è anche uno dei grandi BILDUNGSROMANS americani.
Così come Jane Eyre, questo è un romanzo che racconta della crescita e dell’educazione di una giovane.

Ooohhhh…. Dee’essere attivato il momento della Lettera Aperta!


Oh, ciao Darth Vader.

Una Lettera Aperta alla lingua tedesca.
Caro Tedesco, ci hai dato così tanto… “Vader” per esempio è il termine tedesco per “padre”; “Schadenfreude”  è il piacere che proviamo nel vedere l’altrui sofferenza; “Kummerspeck”, che letteralmente si traduce come “pancetta della sofferenza” è la fame nervosa che ci viene quando siamo tristi.
E poi ovviamente c’è “sitzpinkler,”, un uomo che si siede per fare la pipì.
Ma forse il regalo più grande che ci hai fatto è il termine “bildungsroman”  perché non ci hai fornito  solo una parola, ma ci hai dato l‘idea.
Quindi questo  sitzpinkler ci terrebbe a ringraziarti per questo e per tutti gli altri doni linguistici che ci hai fatto.
Cordiali saluti,
John Green

All’inizio de Il buio oltre la siepe, Scout ha sei anni ma legge già il giornale, nonostante non abbia ancora iniziato ad andare a scuola; ma quando Scout mostra di saper leggere a scuola, Miss Caroline –un insegnante con un’idea tutta sua della filosofia di John Dewey- ordina di:

"dire a mio padre che non m'insegnasse più nulla. Affermò: E' meglio imparare a leggere a mente vergine. Da questo momento subentro io e cercherò di riparare il malfatto."

Ma ovviamente, sia dal punto di vista accademico che morale, l’educazione di Scout non proviene dalla scuola, ma –appunto- da suo padre.
Scuot viene anche definita un “maschiaccio”, e la maggior parte delle donne della comunità criticano il suo modo di parlare, di vestirsi e di giocare. Eppure come biasimarla per voler fare il maschiaccio? Jem spesso le dice che le femmine sono odiose e imbarazzanti e frivole e, peggio, quando Dill entra a far parte del gruppo, Dill comincia a trattarla come un oggetto:

"Al principio dell'estate mi aveva chiesto di sposarlo; poi, subito dopo, non ci aveva pensato più. Mi aveva monopolizzata, mi aveva marcata come proprietà sua, e adesso, invece, mi trascurava."

Scout si oppone strenuamente all'idea che le donne siano una “proprietà”degli uomini, infatti, nel corso del romanzo, Harper Lee sfrutta i pensieri di Scout per mostrare gli aspetti performativi del genere femminile - o i modi in cui il genere veniva/viene stabilito da quella che la critica Judith Butler definisce come "la reiterata stilizzazione del corpo, un insieme di azioni ripetute all'interno di una struttura altamente e rigidamente regolatrice, che solidifica nel tempo l'apparenza della sostanza di un essere vivente".
Sembra un po’ complicato, ma in pratica Scout si oppone all’idea che sia obbligatorio fare o essere A, B o C per essere definite una “vera donna”. 



Ma ovviamente ci sono dei limiti a quanto Scout possa fingere di essere un maschio. Per esempio, quando Jem e Dill passano i pomeriggi a fare il bagno nudi nella baia, Scout non può che passare quelle ore in compagnia di Calpurnia, la governante, è Miss Maudie.

E queste due donne si dimostrano anche i più grandi alleati femminili di Scout. Calpurnia supporta l’indipendenza di Scout insegnandole a scrivere in cucina, e Miss Maudie infonde sicurezza nella piccola Scout. Per esempio, quando un vicino si prende gioco di scout perché indossa dei calzoni da maschio, Scout ricorda:

"La mano della signorina Maudie strinse forte la mia, e io non dissi nulla. Il suo calore mi bastava."

Il fatto è che nessuna di queste due donne poteva fare parte di una giuria nella città di Maycomb –Maudie perché era una donna, e Calpurnia perché è una donna e pure di colore.
Questa per nulla velata critica sociale costituisce la spina dorsale dell’argomentazione di Harper Lee riguardo i pericoli derivanti dalla limitazione dei diritti politici delle donne, infatti se le donne del romanzo avessero fatto parte della giuria, lascia intendere la Lee, il processo probabilmente avrebbe avuto un esito molto differente. Ma ovviamente la giuria finisce col prendere le parti di Mayella Ewell, e anche se è difficile perdonarla per aver accusato ingiustamente Tom, appare evidente che anche lei è una vittima di questa perversa forma di patriarcato. Invece di aver la possibilità di andare a scuola e avere una vita normale, Mayelle è stata obbligata a prendersi cura di 7 fratelli e a fare la donna di casa per un padre violento e ubriacone. È sola, senza amici, e cerca di baciare Tom, e quando il padre la scopre, la picchia e forse abusa anche di lei. Solo allora Mayella si azzarda a cercare una via fuga da quella violenza, accusando qualcun’altro.
La realtà di Mayella è soffocante e terrificante, totalmente opposta alla libertà e alle meraviglie dell’infanzia di Scout.

Quindi, in definitiva, vorrei suggerire che quello che alcuni critici leggono come un trattamento superficiale della famiglia Ewell, si dimostra in realtà essere una critica piuttosto sofisticata delle relazioni di genere nel tempo e nell'ambientazione del romanzo.
Questo ci ricorda di nuovo che quando leggiamo, noi come lettori abbiamo il potere di fare delle scelte. Un romanzo è in realtà una collaborazione tra l’autore e il lettore. E il grande romanzo di Harper Lee, potrà essere particolarmente semplice e diretto per linguaggio e trama, ma quando si parla dell'opportunità di collaborazione, è una miniera d’oro.

Grazie per la visione, 
John Green "

giovedì 22 maggio 2014

CdS: Sono ancora viva

Salve ragazzi/e.
Scusate la mia prolungata assenza sul blog ma sono davvero presa da 8mila cose al momento. Già solo questo post viene scritto dal Politecnico scroccando la connessione Wi-fi in un intervallo d lezione... Per dire.
In realtà ho un saccherrimo di roba pronta per voi, ma non ho davvero il tempo fisico di sedermi al pc e preparare i post, nemmeno programmandoli.
Quindi vi chiedo di portare pazienza ancora qualche giorno: vedrete che tornerò in grande stile con recensioni di libri e di film, rubriche arandom e tanto John Green tradotto.


sabato 17 maggio 2014

John Green's Crash Course Literature 209: Il crollo - parte II


DISCLAIMER
Tutto quello che troverete scritto qui di seguito non è di mia proprietà ma si tratta di una semplice traduzione in italiano delle lezioni di letteratura tenute da John Green nel suo canale YouTube Crash Course, fruibili gratuitamente e che vi invito a visionare.
Per quanto riguarda la traduzione, non aspettatevi una traduzione letterale: ho smussato qui e là e mi sono concessa diverse licenze poetiche per rendere il tutto più fluente e chiaro in italiano.
Infine, questa traduzione mi è costata tempo e fatica e gradirei essere informata prima che il mio lavoro venga copia-incollato da chiunque e chicchessia. E' una questione di rispetto.
Enjoy





" Ciao, sono John Green, questo è Crash Course Literature, e oggi continuiamo la nostra discussione su Il crollo di Chinua Achebe.


Teenage-John-Green: Mr Green! Mr Green! Non posso credere che stiamo impiegando 2 settimane a parlare di questo libro. Sarà lungo più o meno come un libro del "Babysitter's Club"...

Ok, chiariamo un paio di cose Me-del-passato. Prima di tutto, la lunghezza di un libro non è direttamente proporzionale alla sua qualità, e secondo, potrei fare 5 episodi di Crash Course Literature sul 26° libro del Babysitter’s Club: “Claudia e il triste addio”.
...Far finta che non ti piaccia il Babysitter's Club per cercare di sembrare più tosto… Ti ho beccato, Me-del –passato!


Il crollo è interessante su diversi livelli, e questo in parte è dovuto ai contesti storici del racconto. E badate bene che ho detto “contest-i”, al plurale. Questo infatti è un romanzo storico sulla colonizzazione dell’Africa nel tardo Diciannovesimo secolo, ma è stato scritto negli anni 50 del Novecento, proprio mentre i poteri coloniali europei stavano rinunciando alle loro colonie. E come il romanzo, Chinua Achebe visse a metà tra questi due periodi. Quindi cominciamo da qui.

Chinua Achebe (nato Albert Chinuamakuga Achebe) nacque nel 1930, circa ottanta anni dopo l’arrivo dei primi missionari tra gli Igbo. Suo padre si era convertito al Cristianesimo -ecco il perché dell’ "Albert"- grazie ad una delle scuole dei missionari in Nigeria, e divenne a sua volta un evangelizzatore per la Chiesa. Il resto della famiglia di Achebe, tuttavia, rimase fedele alla cultura tradizione Igbo e alle sue tradizioni religiose, il che vuol dire che Achebe passò la propria infanzia al “crocevia delle culture”, come lo definì una volta.
All'età di 8 anni sapeva leggere sia la lingua Igbo che l’inglese; leggeva Shakespeare e i testi dei missionari un giorno, e si sedeva ad ascoltare i racconti tradizionali di Igbo il giorno successivo; e Achebe scrisse Il crollo proprio per “raccontare di nuovo la storia del mio incontro con l’Europa in una maniera che mi si confacesse” e per replicare alla tradizionale visione europea dell’Africa e degli Africani con una raffigurazione d’umanità che corrispondesse concretamente alla complessità di reali esseri umani.

Con la storia di Okonkwo, Achebe immerge il lettore molto in profondità nella vita e cultura dell’antica popolazione Igbo, prima ancora che vi sia anche solo una menzione ai missionari. Abbiamo quindi una visione molto chiara delle strutture sociali e delle credenze e tradizioni che tenevano unita la comunità prima che gli europei arrivassero. Eccetto che, ovviamente, non si tratta un vero chiarimento perché per prima cosa è un racconto inventato e -ancora più importante- stiamo leggendo un racconto inventato scritto più di cento anni dopo il primo contatto con l’Europa.

Ad ogni modo, all'inizio del Il crollo, scopriamo che a Umofia:

"Il mondo dei vivi non era del tutto staccato dal regno degli antenati.
C'erano spostamenti dall'uno all'altro, soprattutto in occasione delle feste, e anche quando moriva un vecchio, perché un vecchio era molto vicino agli antenati.
La vita di un uomo, dalla nascita alla morte, era una successione di riti di transizione che lo avvicinavano sempre di più ai suoi antenati."

Quindi Achebe ci mostra una società funzionante, con istituzioni -come il concilio tribale- che risolvono le dispute e portano ordine a Umofia.
Forse queste istituzioni sono risultate incomprensibili agli Occidentali che erano arrivati per sfruttare il territorio, ma in Nigera avevano funzionato per migliaia di anni.
Successivamente quindi, quando i missionari Britannici e i governi coloniali fecero il loro ingresso sulla scena, non riuscirono a comprendere queste istituzioni e cercarono di rimpiazzarle con le loro religioni e i loro governi. Ma una delle cose più interessanti di questo romanzo è che non condanna né elogia irrevocabilmente nessuna delle due differenti visioni.  Ci sono chiaramente problemi in entrambi i sistemi di giustizia, e questo contraddice completamente la tradizionale visione iper-semplicistica europea delle popolazioni Africane pre-coloniali, secondo la quale queste popolazioni venivano viste o come selvagge e incivili, o come semplici e innocenti, quasi appartenenti ad un modo utopico.

Quindi Okonkwo si trova in esilio quando gli europei compaiono per la prima volta nella storia, ma una volta tornato nella propria comunità -ormai trasformata- inizia ad incoraggiare alla resistenza. Ma il suo amico Obierka risponde mestamente:

"È già troppo tardi. I nostri stessi uomini e i nostri figli hanno raggiunto le file dello straniero. Hanno accettato la sua religione e lo aiutano a mantenere il suo governo."

Questo è particolarmente interessante considerando che è stato scritto nel contesto di un’Africa in corso di  decolonizzazione della fine degli anni Cinquanta.
Quindi come raggiunse il potere l’Impero Britannico nella terra degli Igbo?


Nel Diciannovesimo secolo, quando gli eventi di questa storia di svolgono, tutti i grandi poteri europei si stavano alacremente dedicando all'espansione dei propri imperi coloniali in tutto il mondo.
Queste colonie oltremare erano davvero vantaggiose sotto ogni punto di vista per gli europei, perché non solo fornivano materiali grezzi alle industrie manifatturiere in patria, ma costituivano dei nuovi mercati nei quali commerciare i prodotti industriali. Quindi farsi delle colonie divenne molto popolare. Era così popolare, infatti, che il Cancelliere tedesco organizzò una conferenza per spartire l’Africa tra gli stati Europei, in modo da evitare guerre nel continente. Senza contare che avrebbero anche ottenuto il felice effetto collaterale di diffondere le cosiddette 3 C: commercio, Cristianesimo e civilizzazione.


Quindi alla conferenza di Berlino del 1885, venne deciso il destino dell’Africa. Oh, e per la cronaca : nessun rappresentate dell’Africa venne invitato alla suddetta conferenza, ovviamente.
Nell'Africa occidentale, molti dei commerci coloniali si occupavano di schiavi sin dal 1807, e la maggior parte di questo terrificante traffico di esseri umani aveva luogo sulla costa. Non ci furono grandi insediamenti coloniali nell'entroterra fino a dopo che il commercio di schiavi non venne bandito dall'Impero Britannico.
Perdendo l’"opportunità" data dal commercio degli schiavi, i britannici optarono per il commercio delle palme. L’olio di palma era un ottimo lubrificante per i macchinari industriali, ed infatti durante il periodo coloniale vennero esportati prodotti per più di 16 milioni di sterline all'anno.
L’Impero Inglese avanzò delle pretese sui territori degli Igbo, ricchi di palme e convenientemente non-cristiani : un’occasione perfetta per la diffusione delle 3 c.
Quindi questo ci consente di comprendere il contesto storico dell'ambientazione del libro.


L’ALTRO contesto storico riguarda invece il periodo in cui fu scritto.
Attorno al 1858 l’Africa era all'albore del processo di decolonizzazione, dato che i poteri europei stavano rinunciando alle proprie colonie. E questo significa che in tutta l’Africa le persone intavolavano conversazioni riguardo alle possibili direzioni da intraprendere per il futuro. Dovremmo abbracciare la politica statale dell’Europa? Dovremmo formare una sorta di Confederazione Pan-Africana? Marxismo, Capitalismo… Chi sarebbe un alleato migliore? L’Unione Sovietica o gli Stati Uniti?
È quindi in questo contesto Achebe ci fornisce una storia riguardo il mondo pre-coloniale degli Igbo, dotato di stabilità e –a sua modo- forza, ma certamente non privo di problemi, permettendoci però anche uno sguardo alla Umofia coloniale.
È interessante osservare che a causa della propria ossessione per la forza e poiché agisce spinto dalla paura, Okonkwo non se la cava particolarmente bene sotto nessuna delle due strutture.


Ma ad ogni modo, torniamo al testo. L’incursione dei Britannici nelle terre degli Igbo è il punto focale della parte finale del libro. I missionari sono i primi ad arrivare nei villaggi dell’entroterra e all'inizio non sembra che la cosa sia particolarmente allarmante. Il primo missionario che Okonkwo incontra è un uomo chiamato Mr. Kiaga e viene descritto come un uomo di grande fede ma “innocuo”.
E poi c’è Mr. Brown, il missionario stanziato a Umofia, che si era invece guadagnato il rispetto tramite una “politica di compromessi e accomodamento”. 
Il signor Brown è disposto ad ascoltare gli abitanti del villaggio parlare delle proprie credenze, e cerca di incorporare alcune delle loro tradizioni nelle pratica del suo Cristianesimo.
Ma il successore del signor Brown a Umofia è il Reverendo James Smith e:


"per lui le cose erano o bianche o nere. E il nero era il male. Vedeva il mondo come un campo di battaglia sul quale i figli della luce erano impegnati in un conflitto mortale con i figli delle tenebre."

E l’intransigenza di Smith porta inevitabilmente ad un conflitto con la gente di Umofia e, come estrema conseguenza, alla distruzione della chiesa della Missione.
Ci viene detto:

"la chiesa di terra rossa che Mr. Brown aveva costruito era un cumulo di terra e ceneri. E per il momento lo spirito del clan era pacato."

Quindi con tre rapidi passaggi e tre missionari passiamo da un uomo innocuo, ad un altro il cui rigido sistema di credenze porta la comunità alla violenza. La città a questo punto mette mano alle armi e rimane pronta contro una rappresaglie, e ci viene detto che:

"Okonkwo era di nuovo quasi felice."

Invece, Okonkwo e molti altri dei capi-villaggio vengono arrestati, picchiati dai loro carcerieri e il villaggio viene costretto a pagare un’ammenda.
Okonkwo convoca un’assemblea di villaggio per organizzare una resistenza armata e quando le autorità arrivano per disperderla, lui decapita uno dei messaggeri, ma gli abitanti del villaggio lì riuniti non si schierano al suo fianco, e lui sa che ormai la sua battaglia è persa.

"Sapeva che Umofia non sarebbe entrata in guerra. Lo sapeva perché avevano lasciato scappare gli altri messi."

E successivamente, quando un Commissario Distrettuale Britannico arriva ad arrestare Okonkwo, scopre che Okonkwo si è impiccato.

Achebe conclude il romanzo rivelandoci i pensieri del Commissario Distrettuale riguardo a tutto quello che aveva appreso

"nei molti anni in cui aveva faticosamente lavorato per per portare la civiltà in diverse parti dell'Africa."

Il commissario vuole scrivere un libro di tutte le sue esperienze, che pensa di intitolare “La pacificazione delle tribù primitive del Basso Niger"; e decide che Okonkwo, il personaggio che abbiamo imparato a conoscere nel corso del romanzo, si è guadagnato:

"Forse non un capitolo intero, ma un bel paragrafo senz'altro"

In quei momenti finali del romanzo, vediamo la perdita di “umanità” legata dalla colonizzazione, e soprattutto indissolubilmente legata alla situazione in cui il privilegiato contempla dall'alto gli altri.

Il sistema europeo di colonizzazione ha fallito così miseramente a “vedere gli esseri umani come esseri umani” da arrivare a portare la distruzione in Africa, così come in altre parti del mondo.
Ma ovviamente Okonkwo e il suo villaggio non sono soltanto “un paragrafo” per noi. Non sono solo una nota a piè di pagina.
Il crollo, così come gli altri grandi libri del genere, ci aiuta a spazzare via macchie e offuscamenti nelle nostre “lenti di percezione”. Ci permette di vedere più chiaramente, ci chiede di immaginare il mondo e le persone che lo abitano con maggiore profondità, e ci porge grandi interrogativi, il tipo di interrogativi ai quali non è facile rispondere, ma che vale sempre la pena di domandarsi.
Come disse Achebe più avanti nella sua vita:

"La gente Igbo dice «Se vuoi vedere bene, non ti devi fermare in un solo posto»."

Grazie per la visione, alla prossima settimana.
John Green  "

venerdì 16 maggio 2014

Sezione Biblioteca (56)


Buongiorno a tutti!
Anche questa settimana ho fatto incetta di libri di alto spessore letterario per allietare i miei viaggi in treno... Oddio, non che mi venga una gran voglia di trascinarmeli in giro, soprattutto dato che Mistborn ha le dimensioni e il peso di un carlino.
Ad ogni modo, ecco a voi i prestiti di questa settimana:


Mistborn - L'ultimo impero
di Brandon Sanderson



L'accademia dei vampiri: Morsi di ghiaccio
di Richelle Mead



Legend
di Marie Lu


Non vi preoccupate, per la prossima settimana ho intenzione di dedicarmi a letture leggermente più "serie"; direi che è quasi arrivato il momento di prendersi una pausa dai ya U_U

E voi? Cosa state leggendo?
Serena

giovedì 15 maggio 2014

E-book Time (Recensione): "The truth about Mr. Darcy" di Susan Adriani



TITOLO: The truth about Mr. Darcy
AUTORE: Susan Adriani
EDITORE: -
PREZZO: $3.69

TRAMA:
In this hot tale, Mr. Darcy confesses the truth about George Wickham right from the start, warning Elizabeth and the rest of Meryton about Wickham's despicable character. Will his honesty change the way Elizabeth feels about him and his previous poor behavior? Will he still have to transform himself to win her love? And what will happen when scandal erupts?






RECENSIONE:

In questo particolare periodo ero in vena di leggermi un bel derivato austeniano e così ho consultato la lista di letture del sempre fidato Old Friends & New Fancies e ho applicato un metodo di scelta altamente scientifico: ho chiuso gli occhi e puntato l'indice. Ho quindi pescato questo "The truth about Mr Darcy" a scatola chiusa, senza nemmeno leggere la recensione delle Lizzies per non esserne influenzata.
E mal me ne incolse : dopo 3 pagine di Prologo ero già con la mascella a penzoloni e gli occhi sbarrati dallo shock.
Diciamocelo, ormai ho passato da un pezzo la fase di pudore in cui mi scomponevo per delle scene di sesso esplicito in un libro, però : 1) non me l'aspettavo per nulla, 2)... No. Cioè, no. 
Cercherò di articolare più avanti.
A questo punto mi sembra il caso di sottolineare che il romanzo era nato come fan fiction e -in caso non si fosse capito- include scene di sesso esplicite. 
La storia è una specie di what if che riprende i personaggi di "Orgoglio e Pregiudizio" ed esplora il possibile svolgimento della storia se Mr. Darcy avesse detto subito ad Elizabeth Bennet la verità su Wickham. 
Ho sempre avuto un debole per il 'what-iffing' e il concetto era anche potenzialmente interessante, ma è il materiale di base ad essere posticcio: la Adriani non si limita a modificare la trama, ma ricorre ad un set di personaggi che, avranno pure lo stesso nome degli originali, ma con loro hanno poco altro in comune
Il caso più lampante è scioccante è Mr Darcy : il gentiluomo per antonomasia della letteratura classica, è qui dipinto come un uomo pressoché schiavo dei propri istinti sessuali, quasi incapace di controllare le proprie pulsioni. E qui sta la spiegazione dei miei 'NO'. Insomma, nella mia testa questo personaggio non può essere associato a Darcy nemmeno per errore. 
Questa mancanza di autocontrollo diventa il pretesto per tutta una serie di scene di sesso pre-matrimoniale, che diventano quindi IL fulcro della storia. E, sarò pure bigotta, ma per me questo concetto è sconvolgente tanto quanto l'idea di un Darcy perennemente eccitato, e non tanto per la questione del sesso prematrimoniale in se', quanto per l'applicazione a contesto e personaggi.
Dal momento che la descrizione dettagliata di tutti i rapporti sessuali mi urtava così tanto, ho cominciato a saltare delle intere pagine e ho provato a valutare il resto della storia. Il problema è che il mio rifiuto delle premesse mi ha portata a non apprezzare nemmeno lo svolgimento successivo della "trama", per quanto a tratti potesse invece rivelarsi potenzialmente interessante. 
Ad ogni modo, anche il resto della storia si evolve basandosi su materiale cedevole e -soprattutto- personaggi alterati : Wickham da disonesto immorale diventa praticamente uno stupratore violento; Mr Collins da ometto ridicolo e leccapiedi diventa un essere meschino e vendicativo; Bingley da amico facilmente plagiabile diventa il fiero "motivatore" che spinge Darcy ad accettare i propri sentimenti; Lydia invece subisce una specie di metamorfosi in Santa Teresa alla fine del romanzo...

Insomma, non va proprio. Quel poco che c'era da salvare frana inevitabilmente sulle fondamenta instabili e qualsiasi spunto interessante viene inghiottito dalle macerie.



Serena

martedì 13 maggio 2014

Salone del Libro 2014: Ricapitoliamo!

Dunque dunque... Immagino che sia arrivato il momento anche per me di postare un paio di righe sullo spettacolare Salone del Libro di quest'anno.
Come al solito arrivo in ritardo... ma che ci volete fare?


Dopo diversi anni di assenza (nonostante abiti grossomodo ad un tiro di sputo da Torino), sabato 10 finalmente ho fatto il mio "trionfale" ritorno al Salone. E con trionfale intendo dire che sono passata assolutamente inosservata, tranne che agli occhi degli spacciatori di volantini inutili : quelli mi beccano sempre.
Giusto per suggellare l'inizio della mia visita, sono stata fermata da una signorina volenterosa di farmi domande dettagliate sulle mie abitudini di lettura (senza dubbio per cercare di vendermi qualcosa) ... che però è fuggita inorridita appena le ho fatto presente che prendo quasi tutti i miei libri in biblioteca.
No, sul serio ragazzi : provateci. Questa tecnica è davvero efficacie.
Considerato che mi sono recata al Salone tutta sola soletta, sono stata super-contenta di fare finalmente la conoscenza della straordinaria Serena di Attraverso i libri e quel che Serena vi trovò, accompagnata dall'illustre Vincenzo. Entrambi si sono prenotati un posto per la prossima santificazione di Papa Francesco (so che ne sarebbero contenti...) per avermi ripetutamente impedito di perdermi nel bel mezzo della fiera accompagnata in giro, tenuto compagnia per praticamente tutto il giorno e sopportato la mia stupidità, in generale.
Quindi, se stai leggendo: Serena sei stata super! Un milione di grazie per tutto! 
Ad un certo punto della mattinata ci siamo incontrate anche con le meravigliose Mel & Mys di The Bookshelf, che ci hanno dilettate con i loro aneddoti e la loro assoluta simpatia.
Per altro alle 16.00 sono riuscita, come promesso, a partecipare al loro evento allo stand della Gainsworth. Come commentare? Dire che Mel è dirompente sarebbe quantomeno riduttivo: dopo due minuti dall'inizio del evento aveva già conquistato tutti; e ovviamente anche Mys è stata assolutamente deliziosa e gentilissima. Ragazze, siete uno spettacolo!
Nel mio utopico programma, diligentemente preparato la sera prima (e prontamente dimenticato a casa) c'erano diversi incontri interessanti degni di nota, ma alla fine non ho visto molto. L'unico al quale avrei davvero voluto partecipare era quello per la presentazione del libro di Alberto Angela, ma me lo sono perso (troppa gente e sala ad accesso limitato), in compenso però sono riuscita a vedere la presentazione di una collana di dvd riguardanti il Vaticano che lo stesso Angela ha tenuto alle 18.00 nella Sala Rai... E quindi posso cancellare anche "vedere Alberto Angela dal vivo" dalla mia Bucket List.

oddio, adesso ho capito a cosa servivano quelle
telecamere piazzate per terra...

E gli acquisti?
Non mi sono sbizzarrita più di tanto (anche perché non c'era l'ombra di uno sconto, se non in qualche stand secondario), però mi sono portata a casa:


perché: come uscire dal Salone del Libro senza un dvd??!
E soprattutto ho trovato l'ormai leggendario "Nord e Sud" di Elisabeth Gaskell nello stand della Jo March... giusto perché ormai mi rimaneva solo più da andare a cercarlo in salumeria prima di finire le opzioni.

foto da Google... perché sono troppo pigra per farne una io.

Insomma, forse non ho spulciato e acquistato tanto quanto hanno fatto altre mie illustri colleghe blogger, ma sono assolutamente soddisfatta del mio bottino e soprattutto sono incredibilmente felice della giornata che ho trascorso e delle nuove amicizie.
Ancora una volta: Serena, Mel e Mys, è stata una delizia conoscervi :3

Serena

domenica 11 maggio 2014

John Green's Crash Course Literature 208: Il crollo - parte I


DISCLAIMER
Tutto quello che troverete scritto qui di seguito non è di mia proprietà ma si tratta di una semplice traduzione in italiano delle lezioni di letteratura tenute da John Green nel suo canale YouTube Crash Course, fruibili gratuitamente e che vi invito a visionare.
Per quanto riguarda la traduzione, non aspettatevi una traduzione letterale: ho smussato qui e là e mi sono concessa diverse licenze poetiche per rendere il tutto più fluente e chiaro in italiano.
Infine, questa traduzione mi è costata tempo e fatica e gradirei essere informata prima che il mio lavoro venga copia-incollato da chiunque e chicchessia. E' una questione di rispetto.
Enjoy





" Ciao, sono John Green, questo è Crash Course Literature, e oggi parleremo di Il crollo di Chinua Achebe.

Il crollo è ambientato in quella che oggi chiamiamo Nigeria, durante il tardo Diciannovesimo secolo, ma fu scritto nel 1958, proprio quando il sistema coloniale in Africa si stava sgretolando.
Uno dei motivi per cui Il crollo è così importante è che prima di questo libro la maggior parte dei romanzi sull'Africa e gli Africani in inglese erano stati scritti da Europei.
Achebe ribaltò completamente  la concezione europea “tradizionale” degli Africani visti come selvaggi, e affrontò il grande fallimento degli uomini nel:

“vedere gli altri esseri umani come esseri umani”


Grazie a personaggi con i quali puoi pensare, respirare e immedesimarti, viene denunciata, strato dopo strato, la realtà dell'espansione coloniale, e ci vengono mostrare le cicliche e crudeli conseguenze derivanti dal potere sia individuale che istituzionale quando basato su paura, odio e ignoranza.

Le cose crollano ne Il crollo non solo a causa delle pressioni esterne del colonialismo, ma anche a causa delle pressioni “interne” del personaggio principale, Okonkwo
Okonkwo è un uomo "famoso in tutti e nove i villaggi e anche oltre" la cui "fama si basava su importanti meriti personali"È noto per la sua forza e la sua abilità come lottatore; per esempio all'apice della sua carriera, davanti ad una folla di più di 10˙000 persone, Okonkwo riuscì a battere l'imbattuto lottatore noto come “il Gatto” in un incontro. Il Gatto!
E riguardo a questo match ci vene detto:

"Gli anziani riconobbero essere stata una delle più feroci da quando il fondatore della loro città  aveva combattuto uno spirito della foresta per sette giorni e sette notti."

Veniamo a scoprire tutto questo, per altro, già nel primo paragrafo del romanzo, quindi veniamo subito catapultati in questo mondo di ordine e credenze, di competizioni e lotta, e di storie che vengono custodite e tramandate dagli anziani. E sappiamo dall'inizio che Okonkwo è un uomo tenuto in grande considerazione non solo per la sua abilità come lottatore, ma anche perché:

"una volta così povero e sfortunato, era diventato all'improvviso uno dei più ricchi del clan."


Ma a dispetto del proprio status e di tutti i suoi successi, Okonkwo è tormentato.
Ora - non è proprio come quando il padre di Amleto si aggirava di notte covando vendetta - ma Okonkwo vede il proprio padre ovunque si trovi. Suo padre, Unoka, aveva contratto debiti in tutta la città e sprecava tutto il proprio tempo suonando il flauto e bevendo vino di palma.


Teenage-John-Green: Mr Green! Mr Green! Sembra piuttosto buono…

Sono sicuro che sia delizioso, Me-del-Passato, anche se sappiamo bene entrambi che non riesci a reggere nemmeno una bottiglia di fragolino senza vomitare.
Ma la cosa importante è che nell'Umofia del Diciannovesimo secolo non era possibile tirare avanti senza la voglia di rimboccarsi le maniche; il che, adesso che ci penso, è vero anche oggi, Me-del-Passato.
Quindi Okonkwo crebbe sapendo che l’intero villaggio considerava suo padre un perdente, e il dolore lo condizionò fortemente; infatti, come scrive Achebe:

"tutta la sua vita era dominata dalla paura, paura del fallimento e della debolezza."

E questa non è come la mia paura dei ragni, la mia paura delle altezze, la mia paura di volare o la mia paura che il burro d’arachidi mi si attacchi al palato, questa è una paura seria.
Per Okonkwo:

"era più intensa e più profonda della paura della magia, e degli dei capricciosi e maligni, della paura della foresta e delle forze malefiche della natura, dai denti e dagli artigli rossi."

La suddetta citazione mi permette anche di menzionare qualcosa di molto importante riguardo Il crollo, ovvero il fatto che il verso "dai denti e dagli artigli rossi" è preso tratto da un poema di Tennyson.
Nel corso del romanzo, Chinua Achebe fa consapevolmente utilizzo sia di tipologie di narrazione tipicamente Africane, sia di quelle Europee. L’esplorazione delle connessioni e delle differenze tra due tradizioni narrative è davvero interessante, e non è qualcosa che si riesce a trovare così chiaramente in Jane Eyre o Amleto.

Ad ogni modo, Okonkwo è sempre in fuga della propria profonda paura della debolezza e del fallimento, e questo gli da la spinta per passare dall'essere un povero mezzadro, all'avere potere, posizione sociale e ricchezza. Ma lo rende anche un po’ stronzo.
Okonkwo sviluppa:

"una sola passione - l'odio per tutto quello che suo padre Unoka aveva amato.
Una di queste cose era la gentilezza, un'altra l'ozio."

C’è un passaggio rilevante nel romanzo, nel quale Achebe dice che Okonkwo:

"sembrava muoversi su molle, come se stesse per balzare addosso a qualcuno."

e poi aggiunge:

"E in effetti molto spesso balzava addosso a qualcuno."

Questo suo "balzare", e più in generale la sua rabbia, finiscono col portarlo a compiere tre trasgressioni alle quali non può rimediare, e la sua punizione sono sette 7 anni di esilio. In più, ovviamente, i suoi sogni di raggiungere ancor più potere nel suo clan si dissolvono.

Ma diamo un’occhiata ai primi due errori di Okonkwo.
Il mondo di Okonkwo, più o meno come l’Antica Grecia di Edipo, è un mondo in cui gli errori vengono sempre puniti, e lui viene punito per i propri tre errori.
Il primo è il feroce pestaggio di una delle sue mogli durante la Settimana della Pace, una ricorrenza durante la quale qualsiasi tipo di violenza è proibita, per onorare della dea della Terra e propiziare un raccolto abbondante. Okonkwo non solo infrange la Settimana della Pace, la disonora. Non solo massacra la moglie per essersi fatta intrecciare i capelli invece di rimanere a casa a cucinare, ma cerca di spararle. Fortunatamente per tutti i coinvolti, è un pessimo tiratore, e la manca.
Per la cronaca, Okonkwo ha dei seri problemi con le donne per tutto il libro. È costantemente brutale e violento, e l’affermazione che lui:

"dirigeva la famiglia con mano pesante."

è decisamente un eufemismo.


La sua brutalità è strettamente connessa alla sua paura di qualsiasi cosa venga percepita come gentile o debole e la sua convinzione -ignorante- che quelle caratteristiche siano associate con la femminilità... insinuazione che, per altro, il libro stesso più avanti dissipa, mostrando un'altra delle sue mogli e il suo coraggio e forza quando si tratta di proteggere la figlia.

La seconda infrazione di Okonkwo è uccidere un ragazzo con il suo machete; e non si tratta nemmeno di un ragazzo qualsiasi, ma è Ikemefuna, che Okonkwo ha cresciuto nella propria casa per tre anni; un giovane uomo che lo chiamava “padre”.
Ikemefuna era stato consegnato da un altro clan come sacrificio per evitare una guerra, ed era stato mandato a vivere nell'abitazione di Okonkwo, dove divenne un membro della famiglia e grande amico del figlio di Okonkwo. Ci viene detto:

"Okonkwo era intimamente compiaciuto del cambiamento di suo figlio, e sapeva che il merito era di Ikemefuna."

Ovviamente non ne dà mai mostra, perché:

"Okonkwo non manifestava mai nessun sentimento apertamente, a meno che non fosse un sentimento di collera."

Alla fine il clan decise che Ikemefuna dovesse essere sacrificato per soddisfare la Dea Terra, e Okonkwo venne avvertito di non prendere parte al rituale a causa della sua stretta relazione col ragazzo, ma alla fine è lui stesso ad effettuare l’esecuzione, perché:

"Temeva di essere giudicato debole."



Oh ragazzi… è un libro tristissimo. Ed è triste su qualcosa come 82 livelli differenti; è questo a renderlo così bello.

Quindi Okonkwo viene finalmente esiliato, non per aver picchiato la moglie, non per aver ucciso Ikemefuna, ma per un incidente. La sua pistola fa fuoco durante un funerale e un uomo muore. Questo viene definito un "ochu femminile", un "omicidio femmina", perché non intenzionale.

 

Anche se per incidente, Okonkwo ha ucciso un membro del clan e offeso la dea Terra, e quindi viene mandato in esilio. Lui e la sua famiglia lasciano il villaggio e la loro abitazione viene bruciata.
Il migliore amico di Okonkwo, Obierka -che aiuterà Okonkwo durante l’esilio- si domanda:

"Perché un uomo doveva soffrire così per una colpa che aveva commesso involontariamente?"

E, come spesso accade nel villaggio, la risposta giunge sotto forma di proverbio:

"Come dicevano gli anziani, se  un dito è unto di olio, sporca anche gli altri."

Okonkwo ha commesso un errore e deve essere esiliato, altrimenti l’intera comunità potrebbe essere punita per quello che solo lui ha commesso.
Quest’atteggiamento fa leva sulla paura della comunità di venir distrutta assieme alla memoria collettiva preservata dagli anziani e dagli antenati.  Questo desiderio di mantenere la comunità intatta a tutti i costi è il motivo per cui la comunità stessa, alla fine, non segue Okonkwo alla fine del romanzo. Ma ovviamente, anche se nessuno lo segue, la comunità non può rimanere integra. Perché? A causa dei missionari e dell’Impero Britannico, che sono poi sintomi diversi della stessa malattia.

Quando i primi missionari compaiono al cospetto di Okonkwo e la sua famiglia, durante il loro esilio, solo un giovane viene davvero ammaliato: il primogenito di Okonkwo, Nwoye. Okonkwo percepisce che il figlio si sta allontanando e, saturo del proprio tragico rancore, cerca di controllarlo afferrandolo per la gola e minacciandolo. E come saprete se avete mai provato a minacciare un teenager, le minacce non fanno che allontanarli ulteriormente, e dopo questo incidente Nwoye si unisce definitivamente ai missionari.
Che posso dire, Okonkwo? Avresti dovuto leggere più young adult… E la lezione che trae Okonkwo da questa esperienza non è che è lui ad essere un idiota, ma che suo figlio è debole; si siede, fissa il fuoco e riflette riguardo la partenza del figlio, e ricorda che le persone un tempo lo chiamavano “fuoco ardente". E mentre fa queste considerazioni:

"E subito gli occhi di Okonkwoo si aprirono e tutto gli fu chiaro.
Il fuoco ardente genera cenere fredda e impotente."

Quindi Okonkwo stabilisce che lui è il "fuoco ardente" mentre il figlio è la "cenere fredda e impotente".


....Ooooh Cielo. Gli occhi di Okonkwo si "aprono" spesso ne Il crollo, ma in realtà non non vedono mai sul serio!.

Quando Okonkwo ritorna dall'esilio, un missionario cristiano è arrivato nel villaggio e molte persone si sono convertite al Cristianesimo. I primi ad essere convertiti sono i reietti della società, ai quali non era nemmeno permesso di tagliarsi i capelli. E questo ci ricorda che non sono stati solo gli Europei a fallire nel “vedere gli esseri umani come esseri umani”.
Quindi questi emarginati sono i primi convertiti, e questo successivamente porta all'arrivo dell’Impero Britannico e ad un radicale cambiamento sociale nella società degli Igbo. Proprio in questo vediamo come l’ossessione della comunità con la forza e la stabilità, in fine li porti alla debolezza e all'instabilità. Così come avviene nella vita di Okonkwo.

Dunque l’Impero Britannico segue a ruota la Chiesa e insedia tribunali, stazioni di polizia, prigioni ed empori… E così alla fine il mondo di Okonkwo si sgretola definitivamente.

Ne parleremo ancora la prossima settimana, ma oggi vorrei terminare citando un altro autore che scrisse del potere nell'Africa coloniale, Frantz Fanon, che parlò delle vie della resistenza. In una delle sue opere più famose riguardo a come il potere agisce, la sua invocazione finale, il suo gesto di resistenza è:

"O my body, make me always a man who questions!"


E forse è proprio qui che Okonkwo andò in contro alla propria rovina : non è in grado di mettere in discussione un sistema che sacrifica l’individuo per un fantomatico “bene superiore”, e non è in grado di mettere in discussione la sua stessa limitata concezione di “forza”. 
Ma lasciatemi far presente che questi problemi non non riguardano solo l'Uumofia del Diciannovesimo secolo. Così come Okonkwo e la sua comunità, anche noi come individui e società fatichiamo a vedere altri “esseri umani come esseri umani”; e come in Il crollo le conseguenze sono spesso disastrose.

Grazie per la visione, alla prossima settimana,
John Green."