giovedì 31 luglio 2014

Recap Maggio, Giugno & Luglio


Lo so, lo so... in questi mesi sono stata piuttosto evanescente (giusto per usare un termine elegante a sproposito...) ma, come non mi stancherò mai di ripetervi, gli esami sono gli esami.
Ad ogni modo, qui di seguito ho riportato una breve sintesi dei post salienti degli ultimi tre mesi, tanto per auto-dimostrarmi che non sono completamente sparita dalla faccia del web.
Quindi -ordinatamente indicizzati per genere- ecco a voi...


EVENTI



RECENSIONI

Otto Volante di Janet Evanovich
L'Accademia dei Vampiri di Richelle Mead
White hot kiss di Jennifer L. Armentrout
The truth about Mr.Darcy di Susan Adriani
Io non sono Mara Dyer di Michelle Hodkin


FILM

Lanterna Verde


CRASH COURSE LITERATURE



Maglietta Wolverine


E INFINE....

Sezione Biblioteca #55, #56,


Appuntamento al prossimo mese!

Serena

mercoledì 30 luglio 2014

Marathon Time!



Avete presente quei giorni estivi in cui fa troppo caldo (o in questo caso piove troppo...) per uscire prima del tramonto, gli esami sono appena finiti e il vostro cervello rigetta qualsiasi idea intellettualmente articolata?
Beh, io sono precisamente in quella fase.
Quindi mi sono armata di taccuino, mi sono annotata tutte le serie che devo finire/iniziare e ho deciso di colmare le mie vergognose lacune televisive con una serie di Maratone a oltranza.
Come al solito, i miei piani potrebbero cambiare, per cause di forza maggiore o capricci del momento, ma indicativamente le serie che ho intenzione di maratonare nel corso del prossimo mese sono:

SEASON 2
visto

SEASONS 2 & 3


SEASON 1
visto


SEASON 3
visto

SEASON 1
visto


Per quanto riguarda Arrow e Sherlock devo solo mettermi in pari con gli episodi che mi mancano, mentre le altre sono da attaccare integralmente (soprattutto Once Upon a Time). Friends invece è un po' la mia serie bonus, quindi non sono sicura al 100% di riuscire ad iniziarla, anche se mi piacerebbe molto...

Allora, che dite del mio fitto programma?
Avete qualche proposta allettante per le prossime Marathon?!
Commentate! Commentate!

lunedì 28 luglio 2014

John Green's Crash Course Literature 211: Il buio oltre la siepe - parte II


DISCLAIMER
Tutto quello che troverete scritto qui di seguito non è di mia proprietà ma si tratta di una semplice traduzione in italiano delle lezioni di letteratura tenute da John Green nel suo canale YouTube Crash Course, fruibili gratuitamente e che vi invito a visionare.
Per quanto riguarda la traduzione, non aspettatevi una traduzione letterale: ho smussato qui e là e mi sono concessa diverse licenze poetiche per rendere il tutto più fluente e chiaro in italiano.
Infine, questa traduzione mi è costata tempo e fatica e gradirei essere informata prima che il mio lavoro venga copia-incollato da chiunque e chicchessia. E' una questione di rispetto.
Enjoy






“  Ciao, sono John Green, questo è Crash Course Literature, e oggi continueremo la nostra discussione su Il buio oltre la siepe.

La morale della scorsa settimana era questa:

"Non si può capire veramente qualcuno finché non si considerano le cose dal suo punto di vista -- finché non ti metti nei suoi panni"

E per me questo è uno dei grandi piaceri della lettura: il poter sfuggire ai limiti delle nostre semplici vite, viaggiare attraverso lo spazio e il tempo, e immaginare il mondo dal punto di vista di altre persone. 
Avendo accesso a questa ampia gamma di esperienze umane abbiamo la possibilità di comprendere che le altre persone sono davvero reali!
Non è straordinario essere in grado di fare questo mentre stai anche mangiando dei Cheetos?!
Il lato negativo è che si macchiano anche i libri con ditate al formaggio, ma ne vale la pena!



Alcune persone sostengono che l’empatia e la comprensione che raggiungiamo tramite la lettura siano di fatto lo scopo di tutta la cultura.

Nel 1875 il poeta e critico inglese Matthew Arnold affermò che la cultura:

“…cerca di eliminare le classi; di ricavare il meglio da ciò che è stato pensato e scoperto ovunque nel mondo contemporaneo; di far sì che tutti gli uomini vivano in un’atmosfera di dolcezza e gioia.”

Se questo è lo scopo della cultura, onestamente non sono sicuro che siamo riusciti a raggiungerlo al meglio… soprattutto considerando che in quella citazione Matthew Arnold disse “uomini”, quando suppongo intendesse “persone”.



Quindi Il buio oltre la siepe non riuscì a “sbarazzarsi” della struttura delle classi, ma criticò fortemente le divisioni sociali e razziali dell’America del Sud.
Come ne Il crollo di Chinua Achebe, Il buio oltre la siepe è una storia sul “passato”, ma è anche il prodotto del tempo in cui è stato scritto.

Harper Lee scrisse Il buio oltre la siepe negli anni Cinquanta, un decennio di enormi cambiamenti nel panorama sociale degli Stati Uniti: Rosa Parks si rifiutò di cedere il proprio posto su un autobus (accelerando il boicottaggio dei bus a Montgomery); inoltre scoppiarono tumulti dopo che due afro-americani furono ammessi nell’Università dell’Alabama. E questo solo nello stato della Lee!
Nel Mississippi, Emmett Till, un ragazzino afro-americano di 14 anni, fu ucciso per aver “presumibilmente” fischiato ad una donna bianca; e la Corte Suprema decretò che le scuole “separate ma uguali” fossero dichiarate intrinsecamente ineguali, nel caso Brown contro l’Ufficio Scolastico del 1954. Il Congresso fece approvare una Atto dei Diritti Civili nel 1957 per supportare l’integrazione nelle scuole. In Arkansas, il governatore usò la Guardia Nazionale per impedire a 9 ragazzini afro-americani di entrare nel Liceo di Little Rock e il presidente Eisenhower reagì inviando truppe federali per spingere all'integrazione quella scuola.


Nel suo romanzo, Harper Lee riflette sulla sua infanzia negli anni ’30 dalla prospettiva dei conflitti degli anni ’50.

Quindi : sì, la Lee ha nostalgia della dolcezza e gioia della sua gioventù, delle giornate estive passate giocando all'aria aperta, delle limonate sotto il portico, delle lettura sulle ginocchia del padre… Ma è anche risoluta nella sua critica all'amarezza e ignoranza che caratterizzavano le relazioni sociali e razziali. Questa combinazione di nostalgia e criticismo, rende il messaggio de Il buio oltre la siepe toccante e sempre attuale.

Quindi, la nostra eroina e narratrice, Scout, è confusa dalla violenza e dall'odio dei quali è testimone nella sua città.
All'inizio del romanzo Jem spiega l’ordine sociale di Maycomb:

“Il fatto è che alla gente come noi non piacciono quelli come i Cunningham, ai Cunningham non piacciono quelli come gli Ewell, e gli Ewell odiano e disprezzano la gente di colore.

A Scout questo non piace, lei afferma:

"Credo che ci sia solo un tipo di gente. La Gente."

Scout, non vorrei calunniare nessuno… ma questa è letteralmente la definizione di comunismo.




Ma il classismo è profondamente radicato a Maycomb, per esempio quando Scout chiede a sua zia Alexandra se può invitare un compagno di classe povero –Walter Cunningham- a casa, Alexandra le dice:

“dovresti essere cortese con tutti, cara. Ma non devi invitarli anche a casa."

E quando Scout insiste, Alexandra alla fine ammette:

“… lui è feccia, ecco perché non puoi giocare con lui. Non ti permetterò di stargli attorno a prendere le sue brutte abitudini e ad imparare Dio-solo-sa-cosa."

Ma nella logica del romanzo, il pensiero di Alexandra non è semplicemente meschino, è chiaramente pericoloso, perché Scout e Jem avevano in realtà già ospitato Walter Cunningham – fatto che salva Atticus dall'essere picchiato e salva (anche se per poco) la vita di Tom Robinson.
Infatti, quando la folla si raduna alla prigione per linciare Tom, trova Atticus sulla sua strada. Scout e Jem a quel punto arrivano sul posto, e quando Scout innocentemente dice al signor Cunningham –uno dei capi del gruppo che vuole linciare Tom- che suo figlio è davvero un ragazzino simpatico, il signor Cunningham, umiliato, dice alla folla di disperdersi. Quindi è NON rispettando la struttura classista di Maycomb che Scout riesce ad ottenere una piccola dose di giustizia.

E’ anche rilevante notare che non è Atticus, o un qualsiasi altro membro della classe borghese, che insegna a Scout come portare rispetto al giovane Walter Cunningham : è la domestica afro-americana della famiglia, Calpurnia.
Perché in realtà Scout è molto maleducata con Walter quando lui è ospite a casa sua. Lei chiede a Walter che diavolo stesse facendo dopo averlo visto versare lo sciroppo su tutto il suo cibo, e Calpurnia richiama Scout in cucina e le dà uno schiaffone. Calpurnia le spiega che gli ospiti -non importa chi siano- devono essere trattati bene e dice a Scout che se non si comporterà bene non potrà mangiare al tavolo con gli altri, ma dovrà andare in cucina.
E Scout rispetta davvero Calpurnia che, per altro, è un personaggio affascinante.
A differenza di molti afro-americani nell’Alabama degli anni ’30, Calpurnia sa leggere, scrivere e fa uso di un’eccellente grammatica.
Scout nota che Calpurnia sceglie di parlare in maniera diversa con le persone bianche piuttosto che con gli afro-americani. Quando Scout le chiede spiegazioni, Calpurnia risponde:

“…Cosa accadrebbe se usassi la parlata dei bianchi in chiesa con i miei vicini? Penserebbero che mi creda migliore di loro." 

E Scout è impressionata dall'idea che Calpurnia conduca:

“una modesta doppia vita... L'idea che avesse un'esistenza separata da quella di casa nostra era del tutto nuova, per non parlare della sua padronanza di due diverse parlate."

Questo è un altro momento in cui Scout impara a comprendere la complessità delle altre persone, che –dopotutto- è la sua vera forma di educazione, nel romanzo.

La “doppia vita” di Calpurnia è un esempio da manuale di quella che W.E.B. Dubois chiamò “doppia coscienza” nel suo famoso libro The Souls of Black Folk (pubblicato nel 1903).
Dubois descrive la “doppia coscienza” come una “consapevolezza”:

"...la capacità di sapersi vedere attraverso gli occhi degli altri, di valutare l'anima di qualcuno usando il giusto metro, in un mondo che ti osserva con malcelato disprezzo e pietà.

Il sentire sempre la dicotomia del proprio essere - un Americano, un Nero; due anime, due pensieri, due inconciliabili opposti; due ideali in conflitto in un unico corpo - la cui sola, ostinata forza lo salva dall'esser fatto a pezzi."


E Calpurnia è profondamente consapevole di come appare agli occhi degli altri. Ha interiorizzato il razzismo dei bianchi, così come il classismo radicato all'interno della sua stessa comunità, e si muove coi piedi di piombo in entrambi i mondi.
Inoltre Calpurnia è una donna, quindi deve anche affrontare le aspettative legate al suo sesso. Per esempio Calpurnia, nonostante di solito consenta a Scout di indossare salopette e pantaloni, le fa mettere dei vestitini per la chiesa. E credo che questo gesto rappresenti qualcosa di più rispetto all'orgoglio professionale. Dimostra anche quanto fossero profondamente radicati nella vita di Calpurnia gli ideali di femminilità del Sud : una cosa è -e sicuramente questo atto di “eroismo” non deve essere sottovalutato- “comportarsi come un maschiaccio” a casa, ma quando si tratta della Chiesa e della Comunità, Calpurnia alla fine obbliga Scout a conformarsi al ruolo femminile del quale abbiamo discusso la volta scorsa.

Quindi questo è uno dei modi in cui la discriminazione di razza e genere si manifesta a Maycomb. Un altro è l’esperienza di Tom Robinson.
Nonostante l’esser stato dimostrato innocente al di là di qualsiasi dubbio, Tom viene ugualmente  condannato a morte.
Come potrebbe mai Scout dare un senso a questo?! Per questo, ci rivolgiamo ad Atticus Finch.


Ooooh! E’ arrivato il momento della Lettera Aperta!
Oh, guarda un po’: è l’edizione con la locandina del film del mio libro Colpa delle stelle.

Una Lettera Aperta agli Adattamenti Cinematografici.

(Vorrei solo precisare, per la cronaca, che questa è un’idea di Meredith. Non è che abbia bisogno di Crash Course per informare tutti che l’edizione in brossura del mio libro è ora disponibile per soli $12.99...)

Cari Adattamenti Cinematografici,
perché siete così spesso così brutti? L’idea più diffusa è che gli adattamenti siano brutti perché non è possibile costringere un intero romanzo in un film. Ma questo non spiega il caso di Nel paese dei mostri selvaggi, che è un libro di sole 32 pagine.
E secondo, difficilmente nella narrativa americana si troverà un libro più complesso e interessante de Il buio oltre la siepe, che probabilmente ha avuto il migliore adattamento cinematografico di tutti i tempi.
Credo che in definitiva sia perché gli addetti del settore cinematografico sanno di dover produrre qualcosa che attragga milioni e milioni di persone, mentre i libri non devono soddisfare un pubblico così ampio.
Perché –ammettiamolo- non ci sono poi così tante persone che leggono.
Ma, Adattamenti Cinematografici, quando siete ben fatti -e io ho avuto la fortuna di averne uno ben fatto- non siete ossessionati dall'attirare il più ampio pubblico possibile, ma piuttosto siete ossessionati dall'idea di fare un bel film.
Quindi, vogliamo più di questo, e meno ruffianissime scene di sesso gratuite ed esplosioni.

Oh, Stan… sempre ad arruffianarti il pubblico con le esplosioni!


Cordiali saluti,
John Green


Atticus è magnanimo. Insomma, saluta anche la vecchia signora Dubose! (la morfinomane che strilla insulti a Jem e Scout). Nonostate Atticus sappia che la signora Dubose non approva le sue azioni, lui riconosce ugualmente il suo “vero coraggio”, qualcosa che Atticus definisce come:

“…quando sai di essere condannato ancora prima di cominciare, ma cominci lo stesso e porti a termine il tuo compito nonostante tutto."



Il vero coraggio : portare a termine il lavoro anche quando si sa di essere condannati, come nell'adattamento de La lettera scarlatta con Demi Moore. Sapevano che sarebbe stato una schifezza, eppure continuarono le riprese!

Oh… nessuno ormai sa chi sia Demi Moore, Stan. Dobbiamo aggiornare i nostri riferimenti. Mila Kunis ha per caso fatto qualche terribile adattamento cinematografico?

Meredith mi ha appena informato che anche Mila Kunis è vecchia, ormai.


Ad ogni modo, questo è esattamente il tipo di coraggio che Atticus mostra nel difendere Tom Robinson. Per esempio, prima del processo, Atticus dice a suo fratello di sapere di essere condannato:

“Sai bene che cosa accadrà, esattamente come lo so io.

Eppure Atticus difende ugualmente Tom con passione, anche se -ad essere precisi- non è così difficile provare in un processo che un uomo con un braccio sinistro menomato non avrebbe potuto colpire il lato destro del viso di una persona.
Ma questo era solo il suo lavoro. Tuttavia, anche al di fuori dell’aula Atticus continua a vegliare vicino alla cella di Tom per tutta la notte.
Atticus lotta per più che principi astratti di giustizia sociale. Lui vuole essere un esempio che impedisca ai suoi figli di “contrarre il razzismo” che lui chiama “la malattia tipica di Maycomb”.
Incredibilmente, Atticus prova compassione anche per Bob Ewell, l’ubriacone che ha picchiato (e verosimilmente anche stuprato) la sua stessa figlia, Mayella. Insomma, Ewell è riuscito a scaricare la colpa su Tom Robinson, sapendo perfettamente che una condanna avrebbe portato alla pena di morte; ha perseguitato anche la moglie di Tom, ha sputato in faccia ad Atticus e ha minacciato -e più tardi anche attaccato- Jem e Scout.
E quando Jem è un po’ incredulo all'idea che il padre riesca ad empatizzare con Ewell, Atticus risponde:

"Jem, prova un momento a metterti nei panni di Bob Ewell. A quel processo gli ho distrutto l'ultimo vestigio di rispettabilità. Quell'uomo doveva prendersi la rivincita, sfogarsi con qualcuno; tipi come lui fanno sempre così. Se sputarmi in faccia e minacciarmi ha risparmiato a Mayella un'altra dose di legnate, son ben felice di essermela presa io sulle spalle. Capisci?"

Questo può sembrare quasi esagerato in termini di eroismo, ma ricordiamoci che questo è un Romanzo Gotico del Sud. Deve avere un suo cavaliere senza macchia.


Bene, chiudiamo il tutto con la frase di Atticus che da il titolo al romanzo:

"è peccato uccidere un usignolo"

Quando Scout chiede a Miss Maudie il perché, impara:

"Gli usignoli non fanno nient'altro che donare musica agli uomini. Non divorano gli orti della gente, è fanno il nido nei covoni; non fanno altro che cantare per noi con tutta l'anima. Ecco perché è peccato uccidere un usignolo."

Quindi, chi è l'usignolo in questo romanzo? E’ l’elusivo Boo Radley, confinato nella protezione della sua casa, ma generoso nel suo affetto per i piccoli Finch? O è Tom Robinson, la cui gentilezza verso Mayella Ewell è causa letteralmente della sua morte? O forse è l’autrice stessa, che canta ad alta voce il contenuto del proprio cuore sull'imperfetto giardino della sua gioventù? O Scout, la cui educazione all'empatia porta anche alla sue educazione contro i preconcetti legati a razza, classe e sesso?

O forse è Katniss Everdeen.

Ma malgrado la risposta personale che si può dare a questa domanda, Il buio oltre la siepe ci regala un lascito senza tempo:  ci vuole del coraggio per calarsi nei panni delle altre persone, per comprenderle davvero.
E’ difficile ma importante ascoltare le voci degli altri e cercare di empatizzare, a dispetto delle barriere di sesso, classe o razza.

E, infine, è questo il grande atto di eroismo di Atticus Finch: è in grado di cercare e trovare la profonda umanità degli altri.

Grazie per la visione,
John Green  ”

sabato 26 luglio 2014

Recensione film "Lanterna Verde"

Uh, ragazzi...questo film.
Non posso dirmi delusa perché questo implicherebbe l'aver nutrito delle aspettative... ma vi posso assicurare che la noia è stata tanta e a momenti quasi intollerabile.
Quindi potere anche non leggere la recensione se non vi va, tanto ormai avete capito quale sarà il tono generale.



Ero stata avvertita che questo film era "così così", ma di certo non mi sarei aspettata uno sfacelo di tali proporzioni.
Lanterna Verde è manchevole sotto tutti gli aspetti: sceneggiatura, personaggi, effetti speciali, originalità....

Partiamo proprio da questo aspetto. Io non conosco la storia del fumetto di Lanterna Verde, quindi non ho idea di quanto sia accurata la sceneggiatura, ma -aderenza alla storia originale o meno- qui la origin story di Hal Jordan è stata trattata con una pigrizia e un'approssimazione davvero notevoli.

Per prima cosa i personaggi sono piatti e stereotipati. Hal Jordan è il figo arrogante, impertinente, strafottente che può permettersi tutto ma che ha paura delle responsabilità; Sinestro è l'intransigente leader che ha perso la giusta prospettiva e Hector Hammond è il classico perdente invidioso la cui generica insoddisfazione viene amplificata dall'entità Parallax. A dire il vero mi spiace pure un po' per lui. All'inizio era sì un po' sfigato e stalker, ma in generale era una brava persona. Mentre Hal Jordan era insalvabile: sia nella versione da coglioncello, sia quando in  crisi esistenziale, sia nella versione 'tracotante Lanterna Verde' finale. E non potete dirmi che sia perché non mi piacciono gli arroganti protagonisti, perché vi ricordo che che il mio personaggio preferito è Iron Man.
E gli altri personaggi? Erano tutte generiche comparse messe lì per ridere alle battute di Hal, essergli utili quando gli serviva supporto "tecnico", spiegarci come funzionano i poter delle Lanterne, essere messi in pericolo e dare voce alla morale della favola. Ma d'altronde, se gli sceneggiatori non sono riusciti a dare un minimo di profondità e sviluppo personale al protagonista, cosa potevo pretendere per i personaggi secondari?!
Ovviamente, ricordiamoci anche che per gli sceneggiatori lo spettatore deve essere anche stupido, perché oltre alle conversazioni didascaliche e agli spiegoni, è stata inserita anche una voce narrante che spiegasse la rava e la fava a inizio e fine film. Perché altrimenti saremmo tutti rimasti svegli la notte a domandarci quale fosse il significato profondo di questo film.

La sceneggiatura poi era davvero claudicante.
Semplicistica e frammentaria, ci mostra un tot di scene che sembrano quasi staccate tra di loro, seguendo tre sub-plot accomunati dal solo fatto di essere tutti e tre trattati superficialmente.
E infine c'è Parallax, un cattivo talmente generico che sono dovuta andare a cercare il il nome su internet per scrivere questa recensione. 
Anche gli effetti speciali risultavano infantili (tipo Jack il cacciatore di giganti), sia nelle idee che nell'attuazione, per non parlare delle "eccelse" soluzioni di combattimento pensate da Hal...
Alla comparsa della pista gigante di Hot Wheels mio fratello ha dovuto rubarmi il telecomando e persuadermi a non lanciare il dvd in strada come un freesbie. Ed onestamente avevo già accarezzato l'idea quando c'era stata quella raffazzonatissima scena di "addestramento" sul pianeta delle Lanterne Verdi, infilata in maniera posticcia giusto per rispettare lo stereotipo dei film di supereroi e aggiungere una po' di minutaggio alla pellicola.

Insomma, ormai lo avrete capito: questo film mi ha fatto davvero schifo (non c'è davvero un modo più elegante per dirlo ), per non menzionare la noia colossale che mi attanagliava a soli 20 minuti dall'inizio....

Forse questo film mi sarebbe piaciuto di più se prima non fossero stati prodotti i film Marvel che mi hanno abituata ad uno standard stratosferico? No, assolutamente.
Non c'è stato un aspetto, uno solo, che io abbia trovato tollerabile di questa robaccia, tanto che l'ho visto in due "episodi", perché in una tornata unica non era fattibile.

E dire che -a giudicare dall'ultima scena- credevano pure che ci sarebbe stato un sequel...







Serena

venerdì 25 luglio 2014

Recensione: "Io non sono Mara Dyer" di Michelle Hodkin

TITOLO: Io non sono Mara Dyer
AUTORE: Michelle Hodkin
EDITORE: Mondadori
PREZZO: € 17.00

TRAMA:
Mara Dyer sa di aver commesso un omicidio. Jude voleva farle del male, e lei si è difesa, grazie al terribile potere che le permette di uccidere con la forza del pensiero. Ma ora Jude è tornato, e nessuno le crede anche se giura di averlo visto con i suoi occhi. Quel ragazzo dovrebbe essere morto, e Mara rischia di finire i suoi giorni nell'ospedale psichiatrico in cui è tenuta in osservazione con una diagnosi di probabile schizofrenia. L'unica possibilità di salvezza è assecondare i medici e fingere di avere avuto un'allucinazione. Così la sera è libera di tornare a casa e vedere Noah, l'unico che ancora crede in lei e cerca di aiutarla a fare luce sui misteri che circondano la sua vita, proteggendola da Jude. Ma i fatti inquietanti si moltiplicano, e Mara rischia di impazzire sul serio: qualcuno entra in camera sua la notte e la fotografa mentre dorme, e un giorno le fa trovare una bambola appartenuta alla nonna, che soffriva dei suoi stessi disturbi. Mara, esasperata, cerca di bruciarla, ma nel fuoco rinviene un talismano complementare a quello in possesso di Noah...


RECENSIONE:

Dopo l'ottimo inizio di Chi è Mara Dyer, questo Io non sono Mara Dyer porta davvero la serie un passo oltre.
Già nel primo volume avevo apprezzato moltissimo l'aspetto più inquietante e l'inaspettata svolta paranormale, ma nel secondo l' "inquietante" viene moltiplicato per 3.
Mara si trova nella situazione peggiore possibile: deve combattere contro la minaccia invisibile di Jude (il redivivo e violento ex-fidanzato), deve combattere per convincere medici e famiglia di non essere pazza, e deve combattere anche contro se stessa e il crollo nervoso incombente che si manifesta tramite sogni misteriosamente reali, sonnambulismo e impercettibili ma innegabili cambiamenti del proprio corpo, che nemmeno lei riesce a spiegare.
Sarebbe già abbastanza spossante il dover vivere nella paura della prossima mossa dell'ex fidanzato/stalker, ma doverlo fare priva del supporto d quelli che ti circondano -e peggio dovendo "lottare" attivamente anche contro di loro- è davvero opprimente.
Per fortuna in questo panorama desolato si erge come un cavaliere dall'armatura scintillante il buon Noah, che nonostante tutto da il 100% di se stesso a Mara, sempre. Crede in lei anche quando è la stessa Mara ad avere dei dubbi, fa tutto ciò che è in suo potere per aiutarla e sembra essere davvero la sua ultima ancora di salvezza.
Ricordo ancora che nel libro precedente ero rimasta un tantinello delusa dall'assoluta attinenza di Noah allo stereotipo del "maschio YA" (a partire dal nome, abbiamo: gli addominali scolpiti, la maschera del cattivo ragazzo che in realtà ha il cuore d'oro, l'adorazione istantanea ed eterna nei confronti di Mara...) ma adesso inizio a pensare che l'instabilità nella vita e nei pensieri di Mara rendano quasi necessario un personaggio così apparentemente stereotipato perfetto che le faccia da roccia nel bel mezzo della tempesta. E poi anche lui ogni tanto si fa prendere dalla sindrome premestruale dell'eroe con il peso del mondo sulle spalle, confermandosi non di meno il principe degli stereotipi, ma almeno un tantino meno perfetto.
Per quanto riguarda "l'adorazione eterna  e istantanea" di cui sopra, potrà sembrare esagerata in qualunque altro caso, ma sono convinta che in questa situazione nulla di meno sarebbe riuscito a sopravvivere agli eventi.
Perché per tutto il libro Mara è come se affondasse nelle sabbie mobili, e al lettore sembra di affondare con lei.
Proprio sul finale poi -quando pensi che non potrebbe andare peggio- ecco che arriva il colpo di scena : invece sì, può andare peggio.
Mi è piaciuta molto la svolta finale -pur non essendo di solito una fan del cospirazionismo- perché ha modificato completamente e di punto in bianco tutti i termini del gioco, continuando a lanciare dentro pedine impazzite, dando poche risposte e aggiungendo sempre più domande, pur rimanendo interessante e coinvolgente.
A questo punto il prossimo volume può essere un libro assolutamente straordinario e sconvolgente, o una sparata tale da fare il giro e diventare una cagata pazzesca.
Io sto incrociando le dita delle mani e dei piedi per la prima.





Serena

giovedì 24 luglio 2014

Emma Approved...So far

Buongiorno a tutti!
anche oggi continua l'appuntamento settimanale con le web series, di ogni tipo e forma.
So di aver promesso di continuare la pubblicazione delle traduzioni di Crash Course, ma quel tipo di post mi richiede quasi una settimana di preparazione, quindi pazientate ancora qualche tempo e vedrete che anche il buon John Green farà di nuovo capolino sul mio blog.

Chiusa parentesi, oggi -come da titolo- volevo fare un attimo il punto Emma Approved, la nuova Web -series ideata dagli stessi produttori di The Lizzie Bennet Diaries, basata sul quarto romanzo di Jane Austen, Emma.


Ne avevo già parlato in questo post e vi avevo detto quanto la serie fosse promettente e quanto fossero in ascesa anche le mie aspettative... Beh, sono felice di informarvi che la serie sta superando le mie più rosee aspettative.
Fin'ora.

Preciso questo, con una punta di cinismo, perché sono reduce da una cocentissima delusione per The Autobiography of Jane Eyre, quindi ci penso non una ma ben due volte prima di dichiarare amore eterno ad una serie in corso. Mi sto sforzando incredibilmente di tenere a freno entusiasmo e aspettative...ma è dura.
Ora come ora non ho trovato ancora nulla da ridire. E dire che Emma (il romanzo) non è nemmeno dei miei preferiti... O forse è meglio dire che Emma, la protagonista, non è tra le mie preferite.
In qualche modo però Joanna Sotomura riesce a dare vita ad una Emma che presenta ben visibili tutte le irritanti caratteristiche dell'eroina austeniana (è troppo sicura di sé, testarda, un po' arrogante, impicciona, metaforicamente cieca...) ma che risulta anche innegabilmente simpatica. Nonostante tutti i difetti e gli errori, continuo a trovarla azzecatissima e adorabile, il che è molto più di quanto non si possa dire delle incarnazioni di quasi tutti gli altri adattamenti...
Quindi complimentissimi sia all'attrice che agli sceneggiatori che stanno facendo un lavoro coi fiocchi.

Ora, potrei stare qui a scrivere un trattato dettagliato sulle qualità di tutti i personaggi di questa serie, ma per questa volta ho deciso di trattenermi: 1) perché la serie è ancora in corso, quindi ho tutto il tempo per cambiare idea con un clamoroso one-eighty (leggi 10 righe sopra); 2) perché questa volta volevo parlare più che altro delle "differenze strutturali" rispetto al celeberrimo The Lizzie Bennet Diaries e -in qualche modo- difenderlo da critiche che ho letto fino ad ora.

Mi è giusto l'altro giorno capitato sotto mano un articolo intitolato "Why Emma Approved didn't work as well as The Lizzie Bennet Diaries did" che mi ha incuriosita e mi ha spinta a cercare in rete qualche commento alla serie.

Emma & Harriet
Rispetto a TLBD questa serie viene proposta in un "formato" leggermente diverso. Invece di essere ripresa e proposta pubblicamente su YouTube come il vlog personale di una ragazza qualsiasi, i video sembrano far parte di una serie di riprese "interne" che Emma ha intenzione di utilizzare come materiale per un futuro documentario sul successo della sua agenzia (giusto perché Emma non è per nulla egocentrica...).
Quindi in linea teorica i video non dovrebbero essere di dominio pubblico... e allora perché vengono regolarmente pubblicati su YouTube?
Insomma, da quello che ho letto in rete, questo aspetto sembra aver destabilizzato qualche spettatore.
In realtà sul sito della Pemberley Digital c'è una lunga pagina di spiegazione a riguardo, con tanto di esempi. Da quello che ho letto, questa volta c'è una divisione (anche se non netta) tra la dimensione dei personaggi e della dello spettatore, o meglio: c'è un filtro. Per i personaggi della serie tutti i video NON sono di dominio pubblico, quindi anche se tutti sanno di essere ripresi, il materiale -dal loro punto di vista- non è stato ancora diffuso. Quindi nei video non ci saranno mai riferimenti del tipo: "Ah! Ho visto che nel video della settimana scorsa hai detto/fatto *inserisci nefandezza a caso*!". Allo stesso tempo però i personaggi sono attivi sui vari social media, e quell'aspetto fa invece parte anche della loro esperienza diretta e "in tempo reale" con lo spettatore.


Qualcuno ritiene che questa differenza renda meno immediata e coinvolgente la partecipazione dello spettatore, anche perché i personaggi in questo caso sono meno "attivi" suoi social network, mentre invece ha una rilevanza maggiore il fashion blog di Emma. A molti piaceva il senso di realismo che l'interazione sui Social, la spontaneità di Lizzie Bennet e gli equivoci legati alle pubblicazione dei video trasmettevano in The Lizzie Bennet Diaries, mentre trovano meno diretto e divertente questo tipo di formato.

A dire il vero capisco quali siano gli argomenti dell'articolo e anche quali siano i motivi di "confusione" per gli utenti di YouTube (io stessa ho dovuto leggere 2 volte la spiegazione della PD per capirla bene...), ma dal canto mio, penso che queste differenze in fin dei conti siano rispettivamente irrilevante e necessaria.
Fino a quando non ho letto l'articolo che esponeva i dubbi sopra citati, non mi ero posta nemmeno per sbaglio il problema del "perché i video vengono pubblicati anche se sono privati".
Emma e Mr.Knightley
Ammetto di essere rimasta stranita per i primi video perché mi chiedevo come alcune azioni immortalate nei video di Emma potessero non scatenare delle immediate reazioni tra gli altri personaggi, ma dopo aver capito che i video non sono intesi come pubblicamente condivisi, ho preso atto della cosa e mi sono concentrata su quanto sia adorabile Alex Knightley su altro.
Insomma, la 'verosimiglianza' e i collegamenti con la realtà dello spettatore erano aspetti senz'altro piacevoli e innovativi di TLBD, ma non sono condizioni necessarie per farmi apprezzare una serie. Quindi io mi limito ad accettare la spiegazione dei produttori e mi va benissimo così.

Anche il secondo aspetto (fashion blog VS Social Media) in fin dei conti non ha una rilevanza capitale ai miei occhi: primo perché non sono molto interessata ai Social, e in secondo luogo perché mi sembra molto più naturale che una giovane donna in carriera al 100%, e per di più una life coach come Emma, dia più spazio al suo blog che non ad altre piattaforme. In fin dei conti c'è anche scritto nella sua pagina di presentazione:

"But truthfully, in the end, I am what I do."



Emma -almeno per il momento- è completamente assorbita dalla sua "missione" di migliorare le vite altrui, e i produttori della serie hanno voluto adattare anche questo aspetto alla nuova protagonista, assumendosi anche il rischio di innovare il formato già sperimentato in TLBD invece che ripetere pedissequamente una formula già rodata. E hanno tutto il mio rispetto per questo.
Mi piace che abbiano cambiato qualcosa, mi piace che la serie sia diversa dalla precedente: è nuovo e piacevole; a metà tra l'innovativo e il familiare.


foto fuorviante... non è comparsa
Lizzie nella serie
Ma questo non vuol dire che le due serie siano completamente scollegate. Ci viene infatti confermato già nei primi video che le due serie esistono nello stesso "universo" e per di più, intorno al 41° episodio, assistiamo al ritorno di un personaggio che ci è ben noto (e che per il momento non nominerò apertamente perché ne voglio parlare bene nel prossimo post).


Un'altra lamentela che ho riscontrato è stata la presenza di pause (due fin'ora) di circa un mese a cavallo di Natale e a maggio. Intendiamoci, a nessuno spettatore fa piacere dover aspettare un mese per vedere le nuove puntate di un serie che segue, nemmeno alla sottoscritta, ma se non altro in questo caso gli sceneggiatori sono riusciti ad "incorporare" le pause con la storia, facendole coincidere con momenti rilevanti della racconto come la "crisi" di Emma dopo il fallimento con il senatore Elton e il cambiamento di direzione dell'azienda avvenuto in primavera (da semplice event planning a event planning per raccolte fondi di beneficenza). 
Oddio, tutto questo avrebbe più senso se la serie fosse intesa come vlog settimanale invece che come materiale non pubblico (leggi sopra), ma -come già detto- ho deciso tempo fa di farmene una ragione.

Queste sono le mie umili risposte ai soli argomenti 'oggettivi' che ho trovato nell'articolo e nei vari commenti in rete, mentre -ovviamente- per quanto riguarda i gusti personali degli spettatori, ognuno è libero di farsi o non farsi piacere questa nuova produzione della Pemberley Digital.

Per quanto mi riguarda, sono a bordo con tutta la mobilia e spero, spero davvero che la seconda metà (ormai meno) della serie sia adattata in maniera brillante, curata e divertente come lo è stata fin'ora,

In conclusione, se non lo avete ancora fatto, vi consiglio di dare un' occhiata a questo Emma Approved e di farmi sapere quali sono le vostre opinioni ;D





A presto!
Serena

lunedì 14 luglio 2014

Doctor Who - series 8: primo Trailer con la 'T' maiuscola



Ragazzi, mi trattengo a stento dal saltellare in giro per la casa canticchiando la sigla d'apertura.
Questo per farvi partecipi del mio "stabilissimo" stato mentale.

Ma detto ciò, vi lascio con il primo trailer (che non sia un crudelissimo teaser...) della nuova stagione di Doctor Who, che vi ricordo avrà inizio il 23 Agosto.






Qualcuno ha qualche pensiero da condividere con la classe? I commenti sono tutti vostri ;D

Serena


Coming soon

martedì 8 luglio 2014

#Maglietteepiche

Ha ha!
Ieri mi è arrivata la maglietta più bella della storia delle magliette.
Just sayin'.






Sempre della serie:
Ho idea che utilizzerò questa gif
moooolto spesso...


Serena

venerdì 4 luglio 2014

A disappointment, by Jane Eyre.

Perché quando io sono scontenta, lo deve sapere tutto internet.


The Autobiography of Jane Eyre è terminato il 21 giugno, e 5 minuti dopo aver visto l’ultimo episodio sapevo che avrei scritto un post a riguardo, perché bisogna parlare delle cose belle ed edificanti, ma anche di quelle deludenti.

Vi avevo già parlato qualche mese fa di questo adattamento del romanzo di Charlotte Brontë in questo post, e già allora vi dicevo che ci aveva messo una ventina di puntate a prendermi veramente.
Già all'epoca avevo individuato molte pecche nella produzione (imho, come al solito) che spaziavano dalla qualità eccessivamente amatoriale di alcuni video (ok il realismo della vlogger principiante, ma mi piacerebbe capire quello che sta dicendo oltre a sentire fruscii e vedere inquadrature di gambe…), all'efficacia dubbia di altri episodi. Per capirci, pareva proprio che a volte gli episodi fossero basati sul nulla e girassero un po’ a vuoto.
Dopo circa venti episodi però la storia ha cominciato ad entrare nel vivo, con l’ingresso in scena di Mr. Rochester e l’aumentare delle interazioni con altri personaggi al di fuori di Jane.

Essendo un adattamento moderno di un classico, ovviamente molti aspetti sono stati cambiati piuttosto radicalmente, pur mantenendo l’essenza di base inalterata. Esempi lampanti sono Grace Poole, che in questa serie diventa il braccio destro super-indaffarato di Mr Rochester, e lo stesso Rochester, che mantiene i suoi tratti principali di inafferrabilità e ambiguità, pur risultando chiaramente come un personaggio molto più positivo e divertente di quanto non fosse originalmente, (oltre che un po' hipster...) caratterizzato da uno strano ma apprezzabile senso dell'umorismo.
Paradossalmente ho trovato meglio ritratti questi personaggi, piuttosto che Jane, la protagonista. Ho sempre considerato la Jane-letteraria come una giovane donna che si crede più matura e indipendente di quanto non sia in realtà, ma che cerca di comportarsi di conseguenza come una donna (se il mio ragionamento a senso….), mentre questa Jane sembra proprio un pulcino sperduto e in balia delle situazioni.

Con la storia finalmente entrata nel vivo, la curiosità spingeva ad aspettare con trepidazione il susseguirsi degli elementi più gotici del racconto: l’incendio, l’accoltellamento, la presenze inquietanti… oltre che ovviamente la nascente attrazione tra i due protagonisti. Ma purtroppo le cose non sono andate come speravo.

Ma quindi, quali sono tutte le pecche che mi hanno così scoraggiata?
Da brava brontolona delusa, mi sono messa a dividerle e ordinarle per punti.

Me lo dico da sola...


1.       Basta girare a vuoto.

Sappiamo tutti che Jane Eyre non è un romanzo ricco d’azione e tutti apprezziamo i tentativi di rendere gli adattamenti molto fedeli all'originale… ma se questo vuol dire girare episodi poco interessanti e pressoché privi di contenuto che richiamano vagamente ad un avvenimento secondario del libo: non va bene. Dopo la visione dell’episodio voglio ritrovarmi a desiderarne un altro perché quello appena concluso era interessantissimo e stuzzicante, non perché l’ultimo era noioso e senza polpa.

2.       Attese troppo lunghe

La serie ha cominciato pubblicando i video a cadenza settimanale. Ora, per una web-series che non è esattamente all'insegna dell’adrenalina e della suspense (almeno all'inizio) cominciare con un passo così lento non è l’ideale, soprattutto dato che lo scopo primario dovrebbe essere fidelizzare il pubblico.
Successivamente si è passati alla canonica forma di due episodi a settimana, ma dopo un certo punto -di cui parleremo dopo- gli episodi riuscivano essere noiosi a sufficienza da non soddisfare anche la sola attesa di tre giorni.
Ma la cosa peggiore è stata la scelta di rallentare di nuovo verso la fine. Cioè: no. Non potete permettervi di allungare la zuppa in questo modo.
Ok, credo che ci siano stati dei “problemi tecnici” che hanno spinto a questa scelta (approfondiremo dopo) ma dal punto di vista dello spettatore quello è stato il colpo di grazia all'interesse verso la serie.

3.       Il non-adattamento forzato.

Quando si vanno a produrre adattamenti in forma differente da quella di romanzo, e soprattutto quando c’è una modernizzazione di mezzo, è praticamente obbligatorio andare a mettere mano a certi aspetti e modificare leggermente alcun dettagli. Lo sappiamo tutti, e se siamo persone ragionevoli ce lo aspettiamo e lo accettiamo.
Per alcuni aspetti la cosa è avvenuta e mi è andata benissimo, ma proprio nei punti più delicati, invece, il castello di carte ha cominciato a vacillare.
Me ne ero già lamentata nel post precedente, ma la cosa non è stata migliorata negli episodi successivi: nei momenti cruciali le citazioni dal romanzo erano pressoché inalterate (a livello di dialoghi) ma stonavano terribilmente sia con il tono della serie, sia con il canone dei dialoghi “moderni”. Il tono, il linguaggio, la recitazione… del tutto fuori luogo con situazione e con il resto della serie.
Insomma, c’è un motivo se questo si chiama “adattamento”.
Ne abbiamo avuto un esempio con le prime interazioni tra Jane e Mr.Rochester e la cosa non ha fatto che peggiorare successivamente (tranne nell'unico momento in cui avrebbe dovuto davvero esserci un’aderenza maggiore alla fonte originale…). E questo mi porta dritta dritta al quarto punto.

4.       L’inizio della fine

Doveva essere la parte centrale il (primo) momento di vera soddisfazione regalato al lettore/spettatore prima del tracollo degli eventi, il perno che dà il via a tutti gli avvenimenti importanti dei capitoli successivi… e invece è stato un fiasco. Sto parlando della proposta di matrimonio del signor Rochester.
Anche qui, si pecca terribilmente di mancanza d’adattamento. Il Mr.Rochester del romanzo era un tipo di personaggio enigmatico e sfuggente, con una particolare e ambigua aura che lo caratterizzava, quello dell aweb-series no.
Fino ad ora la cosa non mi aveva urtata più di tanto, perché la resa del personaggio in qualche modo funzionava. Ma quel discorso, con quelle parole in bocca alla versione modernizzata di Rochester hanno davvero perso qualsiasi rilevanza e profondità. Tra il rumore altissimo di sottofondo, la situazione assurda (ho capito il riferimento dell'albero, ma non ho ancora capito che senso avesse nel video...), il dialogo male impostato, sembrava davvero che l’attore stesse ripetendo a memoria parole senza senso come colpito da ictus.

Che cavolo stai dicendo, Willis...
Nonostante avessi già letto il libro una mezza dozzina di volte e sapessi benissimo cosa stesse accadendo (in teoria), mi sono ritrovata a dire impotente allo schermo “Ma che c***o stai dicendo?!”.
E la citazione dal libro era quasi perfetta! Ma non era per nulla efficace, anzi, ha dato origine ad una delle peggiori, meno ispirate e più artificiali performance dei due attori, in tutta la serie. Doveva essere uno degli episodi più importati ed emozionanti dell’intera serie e invece è stata una delusione senza precedenti.



5.       Filler&Spiegoni

Vi domanderete: "Ma si lamenta ancora della stessa cosa del punto uno??" La risposta è: quasi. Perché gli episodi a cui faccio riferimento ora non solo solo insipidi tentativi di adattare parti minori del libro, sono veri e propri “filler” che chiedevano a gran voce di essere saltati a piè pari. Praticamente tutti gli episodi con le cugine Reed (insopportabili….) e un buon terzo di quelli con i Rivers erano assolutamente superflui. Ok farmi vedere che Jane si sta ambientando ad una vita diversa, che si sta affezionando ai Rivers e che sta imparando ad essere una persona indipendente, ma c’è modo e modo di fare le cose. E farmi vedere lezioni di cucina, partite a carte o lezioni di ballo non è il modo giusto. Punto.
E poi ovviamente ci sono gli “episodi spiegone”. Ogni tanto Jane decideva che era arrivato il momento di metterci a parte del suo triste passato e organizzava un intero monologo esplicativo che –francamente- non riusciva ad attirare per nulla l’attenzione dello spettatore. Sono riusciti a rendere noiosa anche la spiegazione del mistero della moglie pazza!!! Ma ci rendiamo conto??!
La prima volta che trovo uno che si lamenta di quanto siano noiosi i capitoli introduttivi del romanzo, lo obbligo a vedere i video di questa serie, e poi ne riparliamo.



6.       Il finale che non finisce

Probabilmente nell'unico punto in cui avrebbero potuto e dovuto sfruttare una citazione dal libro, non l’hanno fatto. Mi sto chiaramente riferendo alla frase introduttiva al capitolo conclusivo, la celeberrima:

"Lettore, l’ho sposato."

Questa frase aveva un’importanza capitale nel romanzo: perché portava a compimento la storia e le aspettative del lettore, pur ricordandoci subdolamente in qualche modo che Jane era sì diventata  una donna indipendente, ma aveva anche rinunciato ad una parte di sé per diventare “una moglie”. E invece The autobiography of Jane Eyre ci ha condotti ad un finale frettoloso e privo degli elementi cruciali, come il dannato matrimonio. O almeno una spiegazione.
Già l’ultima decina di episodi che dovevano condurre alla fine sembrava voler prenderci in giro fare da teaser per un grande finale, perché non accadeva nulla di particolarmente rilevante on camera, e l’unica conversazione tra Jane e Rochester avviene di spalle e fuori portata d'orecchio per lo spettatore (se non si chiama teaser questo…).
Ma l’episodio finale (Endings) è stato l’apoteosi dell’insoddisfazione. Si ritorna al formato “voce fuori campo, con musica troppo forte e immagini quasi a random” del primo episodio, e questo è forse l’unico elemento che da un minimo di senso di circolarità con l’inizio della storia.
Per il resto ci viene detto che Jane sta iniziando una nuova attività e che ha trovato la propria strada e la propria voce, ma non ci viene mostrato il signor Rochester e nemmeno vengono fatti riferimenti a come si sia conclusa quella parte della storia. Come se fosse una parte poco rilevante…
A parziale discolpa degli sceneggiatori c’è il fatto che –a quanto pare- l’attore che interpretava Edward Rochester abbia abbandonato il cast a causa di dissapori non meglio specificati, quindi capisco che non fosse possibile mostrarlo “attivamente” nel video, ma possible che non si siano degnati nemmeno di mettere una foto o una frase che ci spiegasse cosa e come si sia conclusa la loro storia?! Tutto il percorso di crescita e di autoaffermazione di Jane è importante ed edificante, ma ricordiamoci che Jane Eyre è un romanzo di formazione solo al 50%... 

Insomma, tutti il mio ottimismo e il mio affetto nei confronti della serie sono stati calpestati dalla cocente delusione per svolgimento da metà in poi e soprattutto per il finale.
Avrei voluto che questa fosse una di quelle serie da vedere e rivedere, e invece mi ritrovo solo a sperare che qualcun'altro" (...coff coff...Pemberley Digital...coff coff...) decida di ri-riadattare questo meraviglioso classico in una forma un tantino più compiuta.

Serena