sabato 30 agosto 2014

Commento: Doctor Who 8x01 - Deep Breath

Questo commento al primo episodio è nato da un mix di adrenalina in eccesso dopo la 4a visione e mail fangirlanti scritte alle più uniche che rare Mel&Mys. Enjoy.




Ragazzi, voglio ridere e piangere allo stesso tempo: il Dottore è tornato.

E con questo non intendo che “Doctor Who ha finalmente cominciato la sua ottava stagione”, intendo proprio che il Dottore è tornato.

Possiamo cominciare col dire che la Premiere è stata spettacolare?
Tipo che si è aperta con un tirannosauro nel centro della Londra Vittoriana che sputava il TARDIS sulla riva del Tamigi.

 
 

Nonostante l'infinito ottimismo nei confronti i Peter Capaldi devo ammettere che un pochino ero in apprensione per il cambio di tono generale che tutti preannunciavano. E invece mi pare la il tutto sia stato gestito in maniera molto intelligente.
Il tema principale dell’episodio è ovviamente quello della Rigenerazione e delle suo conseguenze, sia sul Dottore che sulle persone che gli stanno intorno. E con questo intendo che troppo un sacco di screen time è stato dedicato a Clara e alla sua elaborazione della Rigenerazione.
Il Dottore stesso ha le idee ancora un po’ confuse sulla propria attuale personalità e su quello che deve fare… ma pian piano lo vediamo tornare a fare quello che gli viene meglio: ficcanasare dove sarebbe più saggio non ficcanasare, terrorizzare un barbone, flirtare con un dinosauro e salvare Londra. All in a day’s work.
La minaccia di turno questa volta si ricollegava da vicino all'episodio The girl in the fireplace (della seconda stagione), con una versione rivista, corretta e semi-organica dei clock-work droids che da secoli cercano di aggiustare la propria navicella spaziale… prendendo organi da gente un po’ a caso.
Oltre alla parentela tra questo Deep Breath e The girl in the fireplace, possiamo notare che tutto l’episodio è costellato di easter eggs con riferimenti ad altri episodi di Ten, Eleven o anche Four, se per questo. Anche di Sherlock, a dirla tutta. Vi piazzo un po’ di gif in giro perché sono davvero delle chicche.

 

La cosa che fa spiccare l'episodio e che fa assolutamente ben sperare nel futuro della serie però è la spettacolare, istrionica e solidissima performance di Capaldi. Come già accennato, un cambio di tono era già stato ampiamente preannunciato, eppure il mitico Moffat gli sceneggiatori sono riusciti evitare la DarkKnight-izzazione del Dottore, gettando nell'episodio vagonate di umorismo burbero e assolutamente esilarante.
Davvero non mi aspettavo un Dottore così sarcastico, abrasivo e comicamente maleducato (in una parola, scozzese) e forse proprio per questo mi sono messa a ridere spesso e volentieri come una perfetta cretina. Praticamente il 90% dello screen-time del Dottore era giffabile in maniera esagerata XD Del tipo che se metto tutte le gif che ho trovato negli ultimi due giorni ho materiale per postare per una settimana.
Detto ciò, dobbiamo però riconoscere che una certa svolta verso il Lato Oscuro del Dottore (non siate infantili, è una semi citazione di Star Wars!) c’è stata eccome.
Twelve non si adatta alla nuova rigenerazione con gag sul cibo o citazioni del Re Leone, come successo in passato, ma stavolta è ancora più confuso e –diciamolo pure- spaventoso. Chiedetelo al barbone che si è trovato questo pazzo che faceva monologhi sulle proprie sopracciglia. E quando si tratta di neutralizzare la minaccia del giorno… beh, anche qui: niente Jammie Dodgers.
Ovviamente non aspettatevi soliloqui shakespeariani sul suo tormento interiore... vengono usati diversi espedienti e paralleli per portare alla luce quello che prova il Dottore: la traduzione dell'appello del dinosauro, il discorso finale all'androide, la "telefonata"... e poi c'è anche il monologo in presenza di un barbone.
(A tal proposto... solo io ho l'impressione che qui il Moffat abbia voluto strizzare l'occhio a tutti i fan entusiasti della prima comparsa di Capaldi nel 50°?)


 
 
 

In particolare lo "scambio" con il senzatetto è il momento in cui il Moff infila nell'episodio una sorta di spiegazione riguardo alla somiglianza tra il nuovo volto del Dottore e Caecilius di The Fires of Pompeii. Non viene tanto "spiegato", quanto "suggerito"...

Insomma, ora capisco quello che intendeva Moffat quando diceva che il tono sarebbe stato più “oscuro”.
In passato abbiamo già visto il Dottore arrabbiato e determinato -anche a fare la cosa sbagliata- ma questa volta l’ambiguità e l’apporto emotivo di Peter Capaldi hanno davvero fatto la differenza. Ancora adesso non sappiamo chi stesse mentendo sulla propria “programmazione”, non sappiamo se l’androide si sia gettato o se sia stato il Dottore a spingerlo, non sappiamo se il Dottore stesse bluffando quando avvertiva l’androide di esser pronto a spingersi “oltre” per salvare il genere umano.
Rule number 1: the Doctor lies… o forse no?
E in ogni caso, quel discorso di istigazione al suicidio all'androide è stato più che sufficiente da solo a farmi rizzare i peli sulla nuca.

Un altro aspetto rilevante che vorrei mettere sotto la lente del microscopio è Clara.
Clara…. Riuscirò mai a scrivere una recensione senza dover aprire una parentesi chilometrica di lamentele sul suo conto?? Spero proprio di sì, perché siamo solo al primo episodio e la serie è ancora lunga.
Questa volta Clara era essenziale al fine della trama in maniera diversa dagli altri episodi. Non era tanto il Dottore ad avere bisogno di lei, quanto lo spettatore.
Se vi ricordate, nel mio commento allo speciale di Natale avevo affermato che finalmente eravamo riusciti a vedere la parte più semplice e “umana” di Clara, quella che l’ha mandata in crisi quando l Dottore si è rigenerato e che ci ha permesso di rispecchiarci brevemente nello smarrimento del suo personaggio.
Beh, anche in questo primo episodio lo “scopo” di Clara è sempre quello, anche più dell’altra volta. In Deep Breath lei rappresenta la personificazione dello spettatore disorientato che cerca di abituarsi al nuovo volto del Dottore; dovrebbe dare voce alle nostre incertezze e al timore di non ritrovare lo stesso Dottore che conoscevamo sotto la “nuova faccia” del Dodicesimo… e invece riesce a trasformare la prima parte dell’episodio in un Clara-show.

 
  

Io più che rappresentata mi sentivo esasperata. Probabilmente la mia cattiva accoglienza del suo ruolo in questo caso è legata al fatto che, per quanto fossi affezionata all’Undicesimo di Matt Smith, non ho in realtà avuto difficoltà ad accettare Peter Capaldi. Forse faccio parte di quella fetta di spettatori allo "stadio successivo" rispetto allo spettatore classico: ormai lo sappiamo benissimo che il Dottore si rigenera ma è sempre lo stesso, che anche parte del suo carattere si modifica ma che è sempre lui... e lo abbiamo accettato da tempo. Un po' come un dogma. E, a dirla tutta, crederci diventa molto più facile quando l'attore prescelto per il cambio di ruolo fa un lavoro egregio come ha fatto Capaldi in questo primo episodio.
Ma a parte questa considerazione estemporanea, all’inizio anche io riuscivo in qualche modo a capire la confusione di Clara, i suoi lapsus (“The Doctor was gone…”) e in un certo senso il suo “lutto”… ma non mi è per nulla piaciuto che la transizione verso l’accettazione del cambiamento sia avvenuto tramite una specie di monologo auto-celebrativo di quanto sia intelligente, profonda e anticonformista (quello su Marco Aurelio, per intenderci…). A quel punto la mia moderata insofferenza nei suoi confronti questa si era trasformata in "malcelata voglia di prenderla a schiaffoni". Proprio per questo stavo gongolando vergognosamente durante la scena nel ristorante, quando durante i battibecchi il Dottore non le lasciava l’ultima parola nemmeno a morire.
Per nona parlare di Strax e il giornale. 

comedic gold

E anche durante la scena di “crisi” dell’episodio, appena prima che arrivi il Dottore a salvare la situazione, Clara fa sfoggio della propria irritante perfezione e mette in stallo gli androidi. CVD.

Anche noi, Dottore

Verso la fine dell’episodio, per sancire il battesimo definivo di Capaldi, appare anche brevemente Matt Smith, in un cammeo che mostra Eleven appena prima della rigenerazione che telefona alla futura Clara, pregandola accettarlo e di continuare a stargli accanto (perchè a Clara non sono bastate tutte le precedenti rigenerazioni per cacciarsi in quella testa come funziona...)
Come commentare questa telefonata? Insomma, lo sapete che Eleven è il mio preferito e mi fa molto piacere che sia tornato per partecipare brevemente a questo episodio… ma onestamente non sentivo la necessità di questa scena. Trovo che Eleven avesse detto tutto quello che c’era da dire in maniera perfetta con il suo discorso finale e, per quanto mi piaccia rivedere Matt Smith, questa volta ho trovato che la telefonata fosse superflua. Seviva giusto agli ultimi duri di comprendonio. Come Clara.



Con mia somma gioia questa volta posso aprire anche una parentesi Vastra&Jenna
In Deep Breath hanno avuto ancora più spazio e importanza del solito, con numerosi siparietti comici, scene di combattimento badass (per quanto credo che si debba lavorare ancora un po’ sulle coreografie delle lotte…) e, più in generale, moltissime scene dedicate solo e unicamente a loro. Compreso un primissimo piamo di un bacio che francamente non mi aspettavo in una prima serata della BBC One.
Quindi felicitazioni ai dirigenti BBC che non hanno censurato la qualunque come avrebbero fatto quelli italiani.
Che tutto questo tempo dedicato alle due eroine vittoriane (e al mitico Strax) sia per cercare di sondare il terreno per un possibile spin-off stile Torchwood?? Meh… ho i miei dubbi. Ma chi può dirlo?

E per finire: Missy
Una delle ultime scene dell'episodio vede la comparsa di Missy, una donna…diciamo enigmatica, che si trova in quello che lei chiama "Paradiso" (e che somiglia molto al pianeta Apalapucia di The girl who waited) e che ha “salvato” il l'androide impalato.
Ho sentito da tante parti paragonare Missy a River Song. Ma.. solo perché ha detto che il Dottore è il suo “boyfriend”?? Io francamente non l’ho vista tutta questa somiglianza. Anche perché River era psicopatica…. Ma questa è direttamente -qual è il termine tecnico ? Ah sì...- FUORI COME UN BALCONE. Anche in Let’s kill Hitler, quando era in pieno psychopath-mode ON, River non è mai sembrata così fuori di testa…
Tasha Lem mi aveva fatto pensare a River. Missy mi fa pensare ad un Villain.
Sono sicura che Missy sarà uno dei personaggi ricorrenti della serie, quindi abbiamo ancora tempo per imbastire teorie a riguardo… ma onestamente spero che sia davvero un villain, anche perché non abbiamo davvero bisogno sottotrame romantiche con questo Dottore (a meno che non si tratti di flirtare con dinosauri, questo sì XD)

In conclusione: l’episodio mi è piaciuto tantissimo. Capaldi mi ha convinta dal minuto 1. Adoro il Dottore Scozzese. E non vedo l’ora che arrivi Into the Dalek.



Serena

venerdì 29 agosto 2014

Web Series: Frankenstein, MD

Buongiorno a tutti,
prima di postare la mia recensione definitiva su Emma Approved (terminato con il 72esimo episodio la settimana scorsa), ho pensato di segnalarvi l'inizio della nuova web series cominciata giusto un paio di settimane fa.
Questa volta la Pemberley Digital ha instaurato una collaborazione con i PBS Digital Studios per realizzare  Frankenstein, MD, adattamento del classico di Mary Shelley, Frankenstein.



La serie ruota intorno alle ricerche di Victoria Frankenstein, una laureanda in medicina determinata a sfondare in campo medico con una scoperta senza precedenti.
Ad oggi sono stati caricati su YouTube solo 5 o 6 episodi, quindi per il momento la serie ancora è in fase "embrionale" e non si capisce bene quanto "oltre" si spingerà l'adattamento rispetto alla fonte originale...
Per il momento i video seguono una sorta progetto di ricerca/programma di divulgazione scientifica a cui prendono parte Victoria e il suo collega/assistente Iggy, con la sporadica comparsa di alcuni personaggi secondari che non ho la minima idea di che ruolo giocheranno in futuro.

 

Non c'è che dire, il progetto è decisamente interessante ed ambizioso, ma non posso evitare di domandarmi quanto il materiale d'origine di presti ad una modernizzazione. Insomma, i romanzi della Austen (o, in generale, tutti i romanzi che sono stati adattati fin'ora anche in altri canali YouTube) hanno una trama lineare e nessun elemento "soprannaturale" da dover gestire... mentre qui l'elemento soprannaturale si trova proprio al centro della storia. Sono sicura che gli sceneggiatori della serie abbiano le idee molto chiare su quello che vogliono ottenere, solo che al momento non riesco davvero a prevedere quali possano essere i punti d'incontro tra il racconto gotico di Mary Shelley e la web series appena cominciata... E proprio per questo non vedo l'ora di vedere come prosegue la storia =D.

Come sempre, vi lascio con il primo episodio e i collegamenti al canale YouTube e alla pagina del sito web dedicato.

giovedì 28 agosto 2014

Recensione: "Schegge di me" di Tahereh Mafi

TITOLO: Schegge di me
AUTORE: Tahereh Mafi
EDITORE: Rizzoli
PREZZO: €17.00

TRAMA:
264 giorni segregata in una cella, senza contatti con il mondo. Juliette non può parlare con nessuno, e nessuno deve avvicinarla, perché ha un potere terribile: se tocca una persona la uccide. Agli occhi dell'organizzazione che l'ha rapita il suo potere è un'arma stupefacente, per lei è una maledizione. Un giorno però nella cella viene spinto Adam. Juliette non vuole fargli del male, e così lo tiene a distanza. Ma Adam non sa del suo potere, e mentre lei dorme in preda agli incubi la prende tra le braccia per confortarla. Da quel momento tutto cambia, perché Adam, immune al tocco di Juliette, è l'unico che può accettarla così com'è. Insieme progettano la fuga, alla ricerca di un mondo che non la consideri più né un'arma né un mostro, ma una persona speciale, che con il suo potere può fare la differenza.


RECENSIONE:

Questo era uno di quei libri che si portano appresso delle aspettative notevoli. Ovunque nella blogosfera e su YouTube si trovano vere e proprie lettere d’amore rivolte a questo romanzo. E ciò genera sempre una reazione ambivalente nel mio cervello: un gran desiderio di leggere il libro, accompagnato dal timore di rimanere incredibilmente delusa.
No pressure.

L’idea di base in sé è molto interessante: Juliette, dopo un’infanzia di timore ed emarginazione, si trova adesso rinchiusa in isolamento in uno strano manicomio, a causa del suo pericolosissimo tocco mortale. 
Nel frattempo il resto del mondo sta precipitando verso la rovina, con l’inquinamento ambientale ormai quasi giunto alle sue estreme conseguenze, e la nascita di una sorta di dittatura che controlla ogni aspetto della vita dei superstiti.
L’isolamento di Juliette verrà improvvisamente interrotto dall'arrivo di un altro misterioso “detenuto”, che però, dopo un primo momento di legame, si rivelerà solo essere la prima pedina di un piano molto più grande.
A giocare al burattinaio troviamo Warner, giovanissimo uomo di spicco della dittatura al potere che vuole sfruttare l’incredibile potere di Juliette.

Per tutto il libro mi sono sentita combattuta tra quello che “avrei dovuto provare” e quello che invece non stavo provando.
Juliette è quasi perennemente spaventata, e per degli ottimi motivi, oserei aggiungere. Si trova impotente a dover ubbidire agli ordini di un essere abbastanza spregevole, e l’unico appiglio emotivo è Adam, soldato addetto alla sua sorveglianza, che una volta conosceva come bambino dolce e maltrattato.
Come sintomo della sua psiche quasi spezzata vediamo che Juliette ha anche delle reazioni molto estreme e altalenanti. A parte l’onnipresente (e giustificato) terrore, prova momenti di rabbia incontenibile, seguiti da profonda disperazione e da altri istanti di improvvisa speranza legati ad Adam. Si fida di lui, gli crede e lo perdona immediatamente  non appena le rivela il proprio doppio gioco... ma in generale Juliette si fa sballottare da persone e situazioni , senza nessun controllo di quello che succede o delle proprie emozioni.
Intendiamoci, qui non voglio intendere nessuna critica. Per una volta la protagonista è più che giustificata nelle sue reazioni : emotivamente è ancora la bambina spaventata e abbandonata che ha passato anni in isolamento in un manicomio. È ovvio che si aggrappi con tutte le sue forze ad Adam, ed è ovvio che disprezzi con tutta se stessa Warner, l’ennesimo aguzzino crudele.
Tutto questo mi va benissimo. Ma il problema è che la lettrice sono io, e io non sono Juliette; anzi sono l’opposto. Io sono cinica e sospettosa per natura, non dimentico facilmente, e posso essere estremamente subdola. Quindi capirete anche voi perché comprendo razionalmente Juliette, ma non riesco a comprenderla emotivamente. Non riesco a farmi coinvolgere più di tanto dalle sue emozioni e mi sento sempre una “lettrice estranea” alla storia. Quindi riconosco il valore di certe scelte del libro, ma non riesco a “sentirle” a pelle.

Le due figure maschili non aiutano affatto a farmi addentrare con più partecipazione nella storia. 
Adam è troppo buono e Warner è troppo cattivo. No aspettate, diciamo pure che Warner è troppo psicopatico. Sembra onestamente fuori di testa, tanto ossessionato e manipolatore da fare quasi pena. Quasi.
Adam invece indossa la sua armatura scintillante ed è praticamente perfetto. E io non mi fido.
Non ho idea di come evolverà la storia, ma voglio credere che questa visione così esasperata sia il frutto della parzialità dell’osservazione attraverso la mente ingenua di Juliette; voglio credere che ci sia di più di quello che sembra in questi due personaggi.
Vedremo.

Due cose mi sono piaciute. In primis la “spiegazione” dei sentimenti tra Juliette e Adam.
Trovo incredibilmente dolce pensare a questi due bambini soli e maltrattati che si guardano da lontano, innamorando lentamente della bontà dell’altro.
Awww… quasi quasi mi fa credere davvero che Adam sia buono e perfetto come sembra. E senza dubbio lo trovo più credibile di un istant love qualsiasi, soprattutto alla luce della particolare situazione del libro e della condizione emotiva di Juliette.
Inoltre mi è anche piaciuta molto la “svolta” finale. Credo che non sarei riuscita a sopportare altri tre libri di “Juliette e Adam” contro il mondo, mentre la comparsa di questa resistenza/comune di pseudo-X-men apre tutta una serie di possibili scenari davvero interessanti.

Quindi cosa posso dire di questo libro? Ho trovato che ci fossero molte idee interessanti, situazioni originali, spunti di riflessione, ma parte di me è sempre rimasta piuttosto logicamente distaccata e questo mi ha impedito di provare quella catarsi emotiva che molte altre lettrici sembrano aver sperimentato.

Insomma, bello ma attendo i seguiti per sbilanciarmi di più nell’entusiasmo.





Serena

martedì 26 agosto 2014

Recensione film: "Dragon Trainer 2"

Quando è uscito questo film mi sono letteralmente precipitata al cinema per vederlo. Mi ero innamorata di Dragon Trainer sin dal primissimo teaser -quando ancora sembrava che fosse “solo” un film per bambini…- e quest’anno non stavo nella pelle in attesa del secondo.


Così come i suoi protagonisti, anche questo film è cresciuto rispetto al primo capitolo: bigger and bolder.
La storia è ambientata 5 anni dopo la conclusione dell’avventura precedente, con Berk pacificamente invasa da draghi di tutte le specie e dimensioni, e i protagonisti ormai pronti ad entrare nell'età adulta. Tutti, eccetto Hiccup che, ancora una volta, non vuole seguire la strada tracciata per lui da altri e cerca di trovare (per il momento con scarso successo) il proprio posto nel mondo.


Ed è proprio questo uno degli argomenti principali del film: la crescita e la ricerca di una propria identità, ma anche assumersi la responsabilità per se stessi e per gli altri.
In questo Dragon Trainer 2 è effettivamente “un film per bambini”, ma nel senso migliore possibile del termine: è un viaggio di formazione, una favola con una morale, un percorso di autodeterminazione… il tutto con fighissimi draghi volanti.

Un altro aspetto che lo fa rientrare nella categoria “film per bambini” è senz'altro la “prevedibilità” di alcune svolte, ma anche questa volta non è sottintesa una critica. Il film pone volontariamente diversi indizi nella storia per stimolare la partecipazione dello spettatore e per far provare quel senso di soddisfazione quando le nostre previsioni si rivelano corrette… e tuttavia è il come le nostre previsioni si avverano che continua ugualmente a lasciare a bocca aperta. Vi assicuro ce anche l’intuire le svolte nella storia non toglie NULLA all'intensità di certe scene.



*SPOILER*
Un paio di scene nel mezzo non sono solo tristi, spezzano il cuore dello spettatore in maniera molto più tragica e intensa di quanto non fosse possibile immaginare…. Eppure conducono ad un messaggio che, per quanto impegnativo, ha una profondità sorprendete per un film d’animazione.
Stavo lacrimando senza vergogna alla morte di Stoick (nonostante, come detto, l’avessi prevista) e mi batteva il cuore nei momenti finali del film. Ma soprattutto: avrei tirato volentieri un pugno alla mia vicina quando ha detto che non le era piaciuto. Questo è un chiaro sintomo della mancanza di anima.
(Scusate, non è vero. Non tutti i gusti sono alla menta e questo lo so bene, ma sul momento ero talmente presa bene che ho cercato di soffocarla con la Forza. Per dire.)
*FINE SPOILER*



Questo film è costellato di tanti momenti diversi, tutti perfettamente bilanciati: la fantastiche scene di volo, le situazioni comiche, i momenti più sentimentali o teneri, avvenimenti profondamente tristi...e un’epica scena finale.

Vengono anche introdotti alcuni personaggi nuovi; non molti, ma rilevanti.
Per prima abbiamo Valka, la madre ritrovata di Hiccup. Sono rimasta colpita da come siano riusciti a rendere con pochi tratti o gesti la “diversità” di una donna vissuta per 20 anni tra i draghi, ma anche il conflitto e il senso di colpa legati all'abbandono della propria famiglia. Inutile dire che avrebbero tranquillamente potuto evita di inserire questo spoiler nel trailer. La rivelazione avrebbe avuto un impatto ancora maggiore…. Ma tant'è.
Drago Bludvist invece è il vero e proprio cattivo della storia. Mentre nel primo l’antagonista era relegato alla parte finale del film, con un ruolo ridotto (il focus era su altro), questa volta abbiamo un CATTIVO con la ‘C’ maiuscola. In qualche modo gli viene data una sorta di “motivazione” per non renderlo troppo bidimensionale, eppure ci viene mostrato chiaramente -per sua stessa ammissione- che quella motivazione non è stata che la scintilla che ha alimentato la sua malvagità. Quindi nessuna immedesimazione con Drago: lo si odia dal primo momento fino all'ultimo.
Da notare che Drago Bludvist non muore alla fine del film, ma viene sconfitto e si ritira assieme al suo immenso drago incattivito. Quindi preparatevi a vederlo tornare.
C’è anche un terzo nuovo personaggio -Eret- ma la sua caratterizzazione è appena abbozzata (anche se è il centro di parecchie scene divertenti) e viene probabilmente lasciata per i capitoli successivi.



Questo film è meraviglioso sotto tanti punti di vista, a partire dal comparto “tecnico”, passando per la storia, la caratterizzazione dei personaggi, i messaggi trasmessi… Per non parlare ovviamente dei draghi. Sono tanti, molti sono nuovi e tutti sono adorabili. A parte il beniamino di tutti, Sdentato, io avevo anche un debole per l’adorabile mastodonte pigrone Grugno, il drago di Scaracchio.


Insomma, questo non è semplicemente un film per bambini. Ha fatto scelte coraggiose, ha trattato temi importanti ed è riuscito a farlo incantando tutti nella sala, a prescindere dall'età.





Serena