mercoledì 11 novembre 2015

Piedi d'argilla - Terry Pratchett



“ Nel Museo del Pane dei Nani, in Vicolo della Girandola, il curatore Signor Hopkinson era piuttosto eccitato: considerazioni varie a parte, era appena stato assassinato. Al momento, tuttavia, lo riteneva un fastidioso e marginale dettaglio.
    Era stato colpito a morte con una pagnotta. La cosa risulta improbabile perfino nelle peggiori panetterie umane, ma il pane dei nani ha proprietà impressionanti come arma di offesa. I nani considerano la panetteria una significativa parte dell’arte della guerra. Quando fanno i loro famosi ‘pan di roccia’, dolci dalla crosta simile alla roccia, non si tratta di una similitudine.
     «Guarda questa tacca» disse Hopkinson. «Ha quasi rovinato la crosta!»
     E ANCHE IL TUO CRANIO, commentò la Morte.
    «Oh, sì» rispose Hopkinson, con la voce di uno che tratta i crani a un centesimo la decina ma che è ben cosciente del raro valore di una bella pagnotta da esposizione. «Ma che ci sarebbe stato di male in un semplice manganello? O magari un martello? Avrei potuto fornirgliene uno io se me lo avessero chiesto!»
   La Morte, che per natura aveva a sua volta una personalità maniacale, si rese conto di trovarsi alla presenza di un maestro. Il defunto Signor Hopkinson aveva una vocetta stridula e indossava occhiali con un pezzo di cordino nero. Il suo fantasma indossava ora il loro omologo spirituale, e quelli erano segni inequivocabili di una mente che lucidava la parte inferiore dei mobili e riponeva le graffette in base alla dimensione.
     «È davvero un peccato» disse il Signor Hopkinson. «E c’è anche dell’ingratitudine, con tutto l’aiuto che gli ho dato con il forno. Ritengo di avere tutto il diritto di lamentarmi ».
     SIGNOR HOPKINSON, SI È RESO CONTO DEL FATTO CHE È MORTO?
    «Morto?» squittì il curatore. «Oh, no. Non posso essere morto. Non adesso. Non è assolutamente un momento adatto. Non ho nemmeno catalogato le brioscine da combattimento». ”




“ Vimes sospirò. Detritus, a dispetto di un QI a temperatura ambiente, era un buon poliziotto e un ottimo sergente. Possedeva quello speciale tipo di stupidità difficile da ingannare. L’unica cosa più difficile di fargli afferrare un’idea, tuttavia, era quella di fargliela lasciare perdere.*

*Detritus era particolarmente bravo quando si trattava di porre domande. Ne aveva tre, di base. Erano quella diretta («Sei stato tu?»), quella insistente («Sei sicuro di non essere stato tu?») e quella sottile («Sei stato tu, non è vero?»). Anche se non si trattava delle domande più intelligenti mai studiate, il talento di Detritus consisteva nel continuare a porle per ore ininterrottamente finché non otteneva la risposta giusta, che di solito era qualcosa di simile a: «Sì! Sì! Sono stato io! Adesso ti prego dimmi che cosa ho fatto!» ”  




“ Samuel Vimes sognò indizi.
    Aveva una visione cinica degli indizi. Ne diffidava istintivamente. Intralciavano.
   Diffidava anche del genere di persona che dà un’occhiata a un altro uomo e dice in tono altezzoso al suo compagno: «Oh, mio caro signore, non posso dirle nulla se non che è un muratore mancino che ha passato alcuni anni nella marina mercantile e in questo periodo se la vede brutta» e poi sciorina una serie di commenti arroganti riguardo calli, portamento e condizione degli stivali, quando esattamente gli stessi commenti si potrebbero applicare a una persona che indossa abiti vecchi perché sta facendo un po’ di lavori di muratura in casa per un nuovo barbecue, si è tatuato una volta quando era ubriaco e diciassettenne (questi ultimi sono spesso sinonimi) e in realtà gli viene il mal di mare se cammina su un pavimento bagnato. Che arroganza! Che insulto alla ricca e caotica varietà dell’esperienza umana!
  La stessa cosa valeva per prove più statiche. Le impronte nell'aiuola erano state probabilmente lasciate nel mondo reale da chi aveva pulito i vetri. Il grido nella notte era facile che provenisse da un uomo che, scendendo dal letto, aveva messo il piede su una spazzola capovolta.
    Il mondo reale era decisamente troppo reale per lasciare dei begli indizi chiari. Era troppo pieno di cose. Non era eliminando l’impossibile che si otteneva la verità, per quanto improbabile; il procedimento era ben più difficile e consisteva nell'eliminare la possibilità. Continuavi a lavorare, ponendo pazientemente domande e osservando attentamente i fatti. Si camminava e si parlava, e nel profondo del cuore si sperava maledettamente che i nervi di qualche canaglia saltassero e quello di arrendesse. ”




“ Vetinari aveva addomesticato Ankh-Morpork. L’aveva addomesticata come un cane. Aveva preso un insignificante bastardino, gli aveva allungato le zanne, rafforzato le mascelle, potenziato la muscolatura, decorato il collare, dato da mangiare bistecche e poi lo aveva aizzato alla gola del mondo.
      Aveva preso tutte le bande e i gruppetti malavitosi e aveva fatto capire loro che una fettina di torta tutti i giorni era meglio di una fettona farcita di lame. Aveva fatto capire che era meglio prendere una fettina ma ingrandire la torta.
      Ankh-Morpork, unica fra le città di pianura, aveva aperto i proprio cancelli ai nani e ai troll (le leghe sono più resistenti, aveva detto Vetinari). Aveva funzionato. Facevano un sacco di cose. Spesso creavano guai, ma soprattutto creavano ricchezza. Come risultato, anche se Ankh-Morpork aveva parecchi nemici, quei nemici dovevano finanziare i propri eserciti con soldi presi in prestito. La maggior parte di quei soldi venivano concessi in mutuo, a interessi punitivi, da Ankh-Morpork. Non c’erano più state grosse guerre da anni. Ankh-Morpork le aveva rese poco redditizie.
      Migliaia di anni prima, il vecchio impero aveva instaurato la Pax Morporkia, dicendo al mondo: «Non combattete o vi uccideremo». La Pax era nuovamente in voga, ma questa volta sosteneva: «Se combattete, vi richiediamo indietro i prestiti. E, a proposito, la picca che mi stai puntando contro è mia. Ho pagato io quello scudo che tieni in mano. E togliti il mio elmetto quando parli con me, orrido debitore». ”





Serena

2 commenti:

  1. Che bella foto (anche se fa entrare una malinconia che non ti dico)

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    1. Vero?? Però è così che me lo voglio ricordare, a spasso con un orango o mentre si prende cura del suo Mondo Disco...

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